EDITORIALE di Anna Armone
Abbiamo perso le tracce della trasparenza nella scuola
Vorrei intitolare questo editoriale “Abbiamo perso le tracce della trasparenza nella scuola”. L’idea mi è venuta leggendo la determinazione n. 12/2015 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sull’aggiornamento del PNA. Non che tale determinazione riguardi direttamente le scuole, ma, in qualche, modo vengono coinvolte. La determinazione in questione è stata assunta dall’Autorità che ha deciso di predisporre l’Aggiornamento muovendo, da una parte, dalle risultanze della valutazione condotta sui Piani di prevenzione della corruzione (PTPC) di un campione di 1911 amministrazioni conclusasi a luglio 2015.
Senza approfondire il livello di complessità organizzativa e documentale che sorregge l’intera materia, richiamo quanto già affermato dall’ANAC nella Relazione ai Piani di prevenzione della corruzione 2014. Affermava, l’ANAC, che, per realizzare politiche anticorruzione differenziate ma comunque ‘governate dal centro’ è auspicabile che si sviluppi un sistema di reti istituzionali con un ruolo attivo degli organismi associativi per la diffusione dell’informazione, la circolazione dei documenti e l’individuazione delle modalità d’azione più appropriate in ciascun contesto specifico (ad esempio, università, camere di commercio, enti di ricerca, etc.). È altresì necessario che queste reti interagiscano con il Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) e l’Autorità, ciascuno per il proprio ambito di competenza. Analogamente va affrontato in maniera coordinata con il ministero competente il problema dell’applicazione della legge n. 190/2012 e dei decreti legislativi n. 33/2013 e n. 39/2013 alle istituzioni scolastiche al fine di trovare soluzioni ‘sostenibili’, anche in considerazione dell’elevatissimo numero delle istituzioni interessate.
A seguito di questa determinazione i sindacati della scuola spinsero il MIUR a chiarire la propria posizione in merito all’intera applicazione della normativa, visto che le scuole si erano lanciate in una pedissequa identificazione con le Amministrazioni statali centrali e con gli enti pubblici in generale, impegnando personale, risorse e tempo. Alla fine di gennaio 2014, inlimine litis, il MIUR sospende l’applicazione del d.lgs. 190/2012 e del d.lgs. 33/2013. Tale decisione si basa sulla considerazione della specificità del settore scuola e sulla necessità di individuare misure opportune di adattamento della suddetta normativa alla complessa realtà delle istituzioni scolastiche. Tale adattamento dovrebbe consistere in un atto aggiuntivo al Piano nazionale anticorruzione. Il Piano nazionale Anticorruzione non fa cenno delle istituzioni scolastiche. In effetti l’Autorità ha approfondito l’analisi sull’aspetto dell’applicazione soggettiva della norma, ma non con riferimento alle scuole
“... a) Pubbliche amministrazioni
Le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono tenute all’adozione di misure di prevenzione della corruzione nella forma di un PTPC di durata triennale e all’adozione di un Programma per la trasparenza. A tali soggetti si applicano, quindi, pienamente le disposizioni del presente Aggiornamento.
Ogni amministrazione, anche se articolata sul territorio con uffici periferici, predispone un unico PTPC, salvo i casi, da concordare con l’Autorità, in cui si ravvisi la necessità di una maggiore articolazione del PTPC fino a prevedere distinti PTPC per le strutture territoriali.
Gli enti di diritto pubblico non economici comunque denominati, istituiti, vigilati e controllati da una pubblica amministrazione, nazionale, regionale o locale, ivi compresi le agenzie fiscali, gli ordini professionali, le università statali adottano ciascuno un proprio PTPC e un Programma per la trasparenza, integrati come indicato. A tali soggetti si applicano, quindi, pienamente le disposizioni del presente Aggiornamento...”.
Successivamente alla sospensione da parte del MIUR dell’applicazione della l. 190/2012, il MIUR ha diramato una nota specifica (prot. 2351 del 22 gennaio 2015) riferita all’applicabilità, anche alle istituzioni scolastiche, delle disposizioni di cui all’art.1, comma 32, della legge 6 novembre 2012, n.190 che obbliga le stazioni appaltanti a pubblicare sui propri siti internet, entro il 31 gennaio di ogni anno, i dati relativi ai procedimenti di scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi e a trasmettere gli stessi all’ANAC secondo le modalità operative fornite dalla stessa Autorità con nota del 12 gennaio 2015.
In mancanza di un’espressa deroga per le istituzioni scolastiche, il MIUR richiama le stesse agli obblighi di pubblicità e comunicazione.
Ecco, dunque, che a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della l. 190 le scuole non sono in grado di collocarsi all’interno del sistema soggettivo obbligato al rispetto della normativa sulla trasparenza e la prevenzione della corruzione.
Il Piano Triennale del MIUR 2016 – 2018, laddove affronta l’analisi del contesto specifico dell’amministrazione, afferma che la stessa può realizzarsi attraverso l’esame degli stakeholder, intesi come i soggetti che contribuiscono alla realizzazione della missione istituzionale, e che perciò sono in grado di influenzare il raggiungimento degli obiettivi del Ministero,ma anche come i soggetti interessati alle attività dell’amministrazione senza poterle “influenzare”.
Degli stakeholder fanno parte sicuramente le istituzioni scolastiche. Le stesse, successivamente, vengono escluse dal rispetto del contenuto del piano; proprio per le scuole il Piano afferma che “sono in corso interlocuzioni tecniche MIUR – Dipartimento della funzione pubblica per individuare le soluzioni più opportune affinché, anche nel settore scuola, siano poste in essere le misure atte ad assicurare un’efficace prevenzione della corruzione (Par. Relazione del Responsabile della Prevenzione della Corruzione 2013)”.
E questa è, dunque, una piccola storia parallela alle grandi vicende che riguardano la prevenzione della corruzione. Ma non dovrebbe essere la scuola la prima istituzione a rappresentate e testimoniare il contenuto etico di questa normativa?
E veniamo al contenuto di questo numero della rivista. Francesco Nuzzacianalizza, nell’ambito del ddl di riforma costituzionale, gli articoli che riguardano l’istruzione. In particolare viene evidenziato come, ancorché negli stessi articoli costituzionali del Titolo V non si ravvisi quella radicale riscrittura che connota larga parte del testo, con riguardo all’istruzione pare potersi affermare di essere di fronte ad una vera e propria controriforma del Titolo V rispetto all’architettura, peraltro mai compiutamente perfezionatasi, disegnata dalla legge costituzionale n. 3/01.
Carmen Iuvone illustra il contenuto della l. 124/2015, ricostruendo un quadro chiaro della riorganizzazione delle Amministrazioni Pubbliche. Nella seconda parte dell’articolo illustra il contenuto dei decreti legislativi attuativi in fase di approvazione. Tra questi spicca il decreto che inasprisce il procedimento disciplinare a carico dei dipendenti colti in flagranza di falsa attestazione della presenza.
Salvatore Milazzo affronta il tema del nuovo Comitato di valutazione dei docenti così come declinato dalla l. 107/2015. La trattazione è di natura squisitamente giuridica ed esegetica. L’autore approfondisce la disposizione innovativa ancorandola alla procedimentalizzazione della valutazione e alla sua conclusione naturale, il giudizio del dirigente.
Mariagrazia Accorsioffre un’ampia e interessante disamina delle buone pratiche in tema di alternanza scuola-lavoro. La trattazione parte dalla Guida Operativa emanata dal MIUR(1) (08/10/2015) per realizzare l’Alternanza scuola lavoro secondo il profilo profondamente rinnovato definito nella L. 107/15. Vengono proposte esperienze già attuate che realizzano le nuove stringenti condizioni e che, avendo permesso di ottenere buoni risultati, possono fungere da paradigmi, da esempi da seguire o ripetere. Una valida sintesi per coloro che si approcciano al tema dell’alternanza.
Della stessa tematica Vanna Monduccifa un’analisi accurata anche dal punto di vista dei contenuti didattici e delle finalità di apprendimento. Rileva come l’avvio dell’esperienza, tuttavia, ha presentato e presenta diversi elementi di complessità, da governare con attenzione se si vuole che questa prospettiva, di per sé di grande valore per l’impatto che può avere per la formazione di generazioni competenti, possa avere gambe sicure sulle quali camminare.
Ivana Summaanalizza il “contratto psicologico” all’interno del rapporto di lavoro al fine di dare una rappresentazione della gestione delle risorse umane fondata sugli elementi soft dell’organizzazione. Riportando le parole dell’autrice, è un “contratto” che investe nuove dimensioni delle “persone”: quelle delle emozioni, del carattere, dei modi di essere e di fare. Il successo di un’organizzazione dipende sempre di più da variabili impalpabili ma molto concrete come la leadership, l’empowerment, la visione del futuro, l’impegno, il benessere generato dal bene-stare e ben-divenire,delle persone. Questo significa non trascurare i dispositivi tecnici e razionalizzanti di una qualsiasi organizzazione ma tenere presente l’impatto che sulle persone ha la costrittività organizzativa, rappresentata dalla riduzione degli spazi di libertà individuale a fronte delle scelte strutturali, tecniche, strategiche, normative che formano una sorta di “piattaforma organizzativa” predefinita, non a caso sentita come burocratica e costrittiva.
La rubrica di recensioni librarie, curata da Giuliana Costantini, spazia nella letteratura raccontando di viaggi, arte, società e adolescenza. Tra i testi recensiti ricordiamo quello di Susi Nielsen, Siamo tutti fatti di molecole. Intervistata da Lella Costa in occasioni del Festival della Letteratura di Mantova, l’autrice di questo romanzo, solo apparentemente disimpegnato, per adolescenti, ha dichiarato che nei libri per ragazzi si possono toccare tutti gli argomenti, come in quelli per gli adulti. Questo libro ne è un esempio molto riuscito, poiché affronta il tema dell’omosessualità dal punto di vista dei due adolescenti protagonisti del racconto.
Vincenzo Palermo, nella rubrica di critica cinematografica, recensisce due film recenti. Il primo è Star wars: Episodio VII – Il risveglio della forza Così Star Wars. “Già mito delle generazioni degli anni ’70, si perpetua nel corso degli anni fino ad arrivare al bambino che, non ancora nato nel 1977, ha già la consapevolezza di cosa sia la “forza”, a cosa serva una spada laser e a cosa deve andare incontro il proprio eroe durante il difficile percorso di formazione intorno ai tanti sistemi planetari della galassia”. Il secondo film Mustang, è un’opera d’arte coraggiosa che riflette sull’oscurantismo politico e sociale turco, mettendo in risalto la difficile condizione che vive la donna nei paesi periferici della Mezzaluna. “Di grande intelligenza e sensibilità, Mustang offre inoltre una visione non manicheista dell’uomo e della donna, facendo affiorare in superficie l’idea che, forse, qualche esponente del sesso “forte” può compartecipare alla solidarietà femminile nel cambiare realmente le cose”.
Chiudiamo con l’Osservatorio giurisprudenziale tematico curato da Rosanna Visocchi, che in questo numero offre una panoramica della giurisprudenza in tema di responsabilità nell’ambito delle gite scolastiche. Ne deriva una gamma di posizioni giudicanti differenziata secondo il libello di responsabilità assunto dai vari attori, insegnanti, genitori, alunni, Amministrazione scolastica. Non esiste una relazione diretta causa-effetto per determinare l’attribuzione di responsabilità durante le gite, ma vanno decriptate le singole percentuali di responsabilità che il giudice, sempre più spesso articola e definisce.
Buona lettura! X
(1) MIUR Attività di alternanza scuola lavoro. Guida operativa per la