Il dado è tratto, la riforma della scuola è bella e pronta
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
A discreti e decisi passi, si va completando sempre più il quadro riformatore della scuola secondo Valditara, un profondo rinnovamento che ha toccato i punti strategici del sistema d’istruzione, dalla disciplina alla valutazione della condotta - che ritorna ad essere fondamentale ai fini di promozione o bocciatura -, dalla valorizzazione del merito al lancio della filiera 4+2 per collegare meglio istruzione e lavoro, dal divieto di smartphone in classe ai programmi scolastici (3-14 anni), che segnano il ritorno alle materie tradizionali, con latino facoltativo alle medie, il potenziamento della grammatica e l’accentramento sulla storia italiana ed europea, ed altro ancora, a disegnare un puzzle che sradica la scuola dal percorso che stava seguendo, in stretto raccordo con gli orientamenti europei, per essere dirottata verso il mito del merito, della disciplina e della sanzione, per di più volgendo lo sguardo all’indietro, come in preda ad un nostalgico “ritorno al futuro”.
Una riforma che è stata pennellata un po’ alla volta secondo una precisa visione ideologica più che non secondo rilievi di inadeguatezze o intercettazione di più proficui orientamenti: uno sradicamento che intende privilegiare visioni che, al momento, sembrano essere orfane del contributo della psicologia, della pedagogia, della didattica funzionale. Un cambiamento radicale del quale non si riesce ad apprezzare un ordito che risponda alle esigenze di una attualità proiettata sul futuro, aspetto che non riusciamo ad apprezzare e neanche ad intravvedere nel nuovo quadro riformatorio. Eppure bisognerà pur sempre condividerla e, concorrere perché la scuola trovi un po’ di ristoro e, comunque, sappia riemergere magari intervenendo con un po’ di saggia creatività, pur sempre all’ombra dei grandi della psicologia e della pedagogia.
Gli articoli di questo numero:
Antonietta Di Martino, occupandosi di prevenzione e tutela nei luoghi di lavoro, ci rende edotti di “Cosa cambia con il D.L. N. 159/2025, convertito con modificazioni dalla L. 29 dicembre N. 198”, concernente misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile. Si tratta di interventi che, pur nel rispetto dell’impianto complessivo, rafforzano alcuni presidi sostanziali e procedurali, precisano obblighi e funzioni dei soggetti della prevenzione ed introducono impatti immediati sul piano applicativo.
Filippo Cancellieri si sofferma sull’“Impatto culturale e didattico delle nuove indicazioni nazionali”, evidenziando come questo comporterà la rielaborazione dei curricoli di studio, nonché l’adeguamento degli strumenti per la valutazione degli apprendimenti degli allievi, operazioni onerose, complesse e, per certi aspetti, controverse anche perché si paventano dei cambiamenti su cui è difficile ottenere unanimità di vedute, contrastati da un ampio fronte di realtà associative culturali e professionali.
Tullio Faia si concentra sulla “Validità dell’anno scolastico e assenze giustificabili dell’alunno con disabilità: ruolo del Gruppo di lavoro operativo e del Consiglio di classe”. Al riguardo propone la giurisprudenza sulla validità dell’anno scolastico, alla quale fa seguire prototipi e indicazioni pratiche per la valutazione delle assenze prolungate dell’alunno, nonché la loro incidenza sulla validità dell’anno scolastico. A seguire anche la delibera del Consiglio di Classe e una Checklist preventiva.
Claudio Naddeo propone “La Formazione Scuola-Lavoro (FSL) e il modello 4+02. Verso una nuova governance dell’apprendimento”. Si evince come la FSL non può essere un dispositivo ausiliario ma assume una funzione strutturale all’interno del curriculo e diventa il raccordo che anticipa, già nel quadriennio, linguaggi, culture organizzative e pratiche professionali proprie degli ITS: le imprese vengono coinvolte stabilmente nella progettazione didattica, configurandosi come un “secondo luogo di apprendimento” in cui si sviluppano competenze tecnico-professionali.
Pasquale Annese con “Micro affidamenti di importo inferiore a 5.000, 00 euro e principio di rotazione” propone un articolato approfondimento sul principio di rotazione negli affidamenti sottosoglia, alla luce dell’art. 49 del d.lgs. 36/2023, soffermandosi sul rinnovato assetto normativo e sulle principali differenze rispetto alla previgente disciplina di cui al d.lgs. 50/2016. Ne emerge una disciplina che impone alle istituzioni scolastiche una valutazione puntuale, motivata e documentata delle scelte negoziali.
Il principio di rotazione si conferma così strumento di equilibrio tra concorrenza, favor partecipationis, continuità amministrativa e perseguimento del risultato.
Anna Armone propone un articolato intervento nel quale si riversano fatti e considerazioni che attengono a “Il giudizio di legittimità sulla violazione del principio di leale collaborazione” e che interessano principalmente la questione del dimensionamento della rete scolastica, la sentenza n. 223/2023 della Corte costituzionale e la deroga nel Decreto Milleproroghe: le Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Puglia hanno impugnato varie disposizioni della legge n. 197 del 2022, in particolare i commi 557, 558, 560 e 561 relativi alla disciplina della definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e alla sua distribuzione tra le regioni, nonché ad alcuni fondi e stanziamenti statali nel settore dell’istruzione.
Marilù Federico incentra il suo intervento sull’interrogativo “Scelte scolastiche: chi decide il futuro?” facendo un disanima delle scelte che hanno caratterizzato le iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado, confidando nel fatto che le trasformazioni che interessano il sistema educativo italiano sono visibili nei comportamenti delle famiglie, nei risultati degli studenti e nelle traiettorie di accesso all’università. Dietro le scelte, compiute quando gli studenti hanno appena tredici o quattordici anni, si intrecciano molteplici fattori: i consigli orientativi delle scuole secondarie di primo grado (formalmente non vincolanti), le aspettative delle famiglie, spesso orientate alla sicurezza e alla spendibilità occupazionale del titolo di studio e la percezione, ancora incerta e in formazione, che gli stessi studenti hanno delle proprie inclinazioni.
Mario Di Mauro, per la Scuola in Europa, ci coinvolge nella domanda “In quali modi il computer e il suo mondo vanno rimodellando la prima infanzia?”, considerato che, tra computazione ed educazione anche la scuola dei più piccoli in Europa si fa virtuale tra euforia e pensiero critico. Appare piuttosto discutibile che si decida, come pare stia avvenendo, di porre attenzione nel privilegiare la stessa prima infanzia come momento in cui introdurre il cosiddetto ‘pensiero computazionale’ attraverso didattiche aventi lo scopo di sviluppare capacità di base ancor prima dello stesso leggere e scrivere.
Stefano Callà, per La Scuola nella giurisprudenza, espone la problematica dell’ “Accesso ai documenti amministrativi”, per cui la richiesta motivata esclusivamente con riferimento alla legge n. 241/1990, non può valere quale istanza di accesso civico generalizzato. In questo senso si è espresso il TAR Lazio con decisione n. 1368 del 7 febbraio 2022, a meno che non sia accertato che l’interessato abbia inteso richiedere, al di là del mero riferimento alla legge n. 241/1990, anche l’accesso civico generalizzato e non abbia inteso limitare il proprio interesse ostensivo al solo accesso documentale, uti singulus.
Vittorio Venuti, per la rubrica di psicopedagogia, propone la strategia del “Fattore RP per migliorare la relazione docente-discente”. Molto più semplicemente, il Fattore RP sintetizza la relazione che si viene a definire a second a della frequenza con cui un alunno o un bambino viene fatto oggetto di lodi o di rimproveri, di apprezzamento o di disinteresse, di ricompensa o di punizione. A focalizzarne l’importanza è stato Kaoru Yamamoto, psicologo emerito della Arizona S tate University. Lo studioso giunse alla conclusione che il rapporto 5:1 fosse il più efficace: 5 ricompense contro una sola punizione. Andando oltre, la riflessione coinvolge anche la scuola: quale immagine di sé può elaborare un alunno se continua a prendere voti negativi? Sarebbe importante che gli insegnanti si mettessero nei panni dell’alunno per valutare gli effetti finanche devastanti che i voti possono provocare negli alunni e, in aggiunta, alle loro famiglie.
Tullio Faia, per I casi della scuola, chiarisce “Cosa si intende per individualizzazione dell’insegnamento?”. La spiegazione è semplice e chiara: la didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio.
Valentino Donà, per Sportello Assicurativo, tratta “L’inganno della borraccia: quando la bravata sfida la legge e le polizze”, traendo spunto dal caso di uno studente che, al ritorno da una gita scolastica, in autobus, è stato colto da coma etilico dopo aver bevuto da una borraccia nella quale alcuni compagni avevano introdotto della vodka anziché dell’acqua. La famiglia dello studente ha contestato l’assenza di vigilanza dei docenti, minacciando un’azione legale. La polizza assicurativa tutela il danno in questo caso?