La scuola sceglie la via dei licei
Cambiare tutto per non cambiare nulla?
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
A sorpresa (del resto, come ci ha abituati) il ministro Valditara ha scoperto un’altra carta, subito trasformata in decreto: gli istituti tecnici mutano la loro denominazione in “licei tecnologici” e gli istituti professionali in “licei professionali”. Un bel colpo davvero: tutti licei!
Giusto o sbagliato? Difficile giudicare, soprattutto perché questa riforma evoca visioni diverse e contrapposte della scuola, specie perché non tocca i contenuti e i piani di studio originari, ma si limita alla denominazione ufficiale entro il quadro dell’istruzione superiore. E allora? Non sarà un “cambiare tutto per non cambiare nulla”? Una sorta di “todos caballeros” alla maniera dell’imperatore Carlo V in visita ad Alghero nel 1541?
Il rischio sarà concreto se non si riscontreranno le ragioni per cui, all’atto delle iscrizioni, oltre la metà degli studenti ha preferito, sinora, di scriversi ai licei tradizionali; per contro, pensando che l'introduzione dei licei tecnologici e professionali li renderebbe più attrattivi al fine di avvicinare i giovani alle richieste del mercato del lavoro. Una sorta di ripescaggio dell'istruzione tecnica e professionale da scuola di “serie B” per una valorizzazione che non può essere solo di facciata. In proposito, occorre considerare che, all’attuale condizione della scuola professionale, ha concorso la scuola stessa nel modo di orientare, verso di essa, gli studenti ritenuti più fragili per preparazione o per comportamento, nella distorta convinzione che lì (nel professionale) le richieste intellettuali siano più leggere e poi perché lì si preferiscono le attività pratiche.
Ma un’altra riflessione dovrà essere fatta sull’appiattimento che si è fatto dei programmi alle richieste del tessuto produttivo locale, trascurando di formare cittadini con una buona base culturale globale. La cultura e la capacità di gestire il penero critico non si possono disgiungere dal destino degli studenti, perché diventino cittadini consapevoli e attivi. Impegno di base dovrà essere l’eliminazione dello stigma di scuola inferiore. Sembra giusto vedere, in questo mutamento di denominazione, il riconoscimento della pari dignità formativa a tutti gli studenti quale che sia l’indirizzo di studio prescelto, avendo l’università come comune e possibile sbocco naturale.
Insomma, non sia un intervento puramente cosmetico e superficiale, come molti intellettuali e critici sono pronti a sottoscrivere.