Gli adolescenti e la “metafora del gambero”
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
L’avvio della primavera non è stato felice per la scuola, teatro di fatti che l’hanno sconvolta profondamente e sui quali occorrerà riflettere con l’intenzione di capire dove stiamo andando e cosa fare per correggere il tiro, se ancora si è in tempo per porre un qualche rimedio. Riepiloghiamo sommariamente:
In una scuola del bergamasco, tredicenne accoltella gravemente l’insegnante di francese, rammaricandosi di non averla uccisa e, comunque, diffondendo in diretta su Instagram le immagini dell’attentato. A casa dello studente, i carabinieri troveranno del materiale esplosivo potenzialmente pericoloso. Sconcertante l’affermazione autoassolutoria del ragazzo: “Visto che a quanto pare i ‘ragazzi’ non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio. Non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, e non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo.
Diciassettenne pescarese, domiciliato in provincia di Perugia e affiliato a gruppi neo nazisti su Telegram, viene arrestato con l’accusa di terrorismo per aver pianificato una strage in un liceo. La strage si sarebbe conclusa con il suo suicido, emulando quella compiuta da due adolescenti alla Columbine High School (Stati Uniti) nel 1999, nella quale morirono 14 persone oltre gli stragisti. Tra il materiale sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.
Altro tredicenne, nel biellese, anziché recarsi a scuola, tira dritto e porta a compimento una rapina in un ufficio postale puntando una pistola, che poi si è rivelata essere un’arma giocattolo; bottino 500 euro e fuga interrotta dall’intervento dei carabinieri. Data la giovane età, il ragazzo non è imputabile per legge.
A La Spezia, un diciannovenne viene accoltellato a morte, in classe, da un compagno diciottenne, che, arrestato per omicidio, ammette di aver agito per gelosia e con l’intenzione di uccidere il compagno, perché “non doveva fare quello che ha fatto, ovvero scambiare quelle foto con la ragazza che frequento”. Il giovane assassino sarebbe entrato in classe brandendo il coltello con il quale ha colpito il compagno, mentre gli altri alunni presenti assistevano sotto shock
Dentro una scuola media, in provincia di Pisa, ragazza dodicenne attira, con una scusa, una compagna nel bagno della palestra e la colpisce al collo con un paio di forbici procurandole delle ferite, per fortuna lievi. Dopo l’episodio, la giovane responsabile avrebbe ripetuto più volte: “Volevo ucciderla, come ho visto fare in un film”.
Tutto questo nel volgere di un mese o poco più, a rappresentare una scuola incapace di ascoltare e di ascoltarsi, di parlare un linguaggio chiaro e aperto, di rimettere in primo piano il benessere di quanti in essa si trovano a convivere e che dovrebbe stare al primo posto nella agenda della scuola. Se la scuola è comunità educante e se anche ogni classe lo è, allora dovremmo essere consapevoli dell’importanza di favorire una rete relazionale efficace, attenta e consapevole dell’opportunità di rivolgere la giusta attenzione a tutte le persone che in essa si espongono, cercano coinvolgimenti e risposte, esprimono mute domande di senso.
Il ricorso all’arma bianca si è diffuso con incredibile velocità anche tra i giovanissimi e sta infettando la scuola, il luogo sacro nel quale educazione e istruzione dovrebbero concorrere alla crescita globale (cognitiva, affettiva, emotiva, sociale, relazionale) dell’individuo per orientarlo verso quella cittadinanza attiva che pone l’accoglienza, il rispetto dell’altro e l’inclusione come valori ad ampio spettro, pietre angolari ineccepibili.
Che scuola è quella che sta emergendo? Si coglie un diffuso senso di sconfitta, una crescente difficoltà degli insegnanti a fronteggiare la sempre più variegata composizione delle classi, la percezione che la scuola abbia perso di reale interesse per lo stesso sistema che la gestisce. Prova ne sia il disastro annunciato del dimensionamento delle istituzioni scolastiche, che ancora continuerà a promuovere scissioni e accorpamenti illogici partorendo situazioni grottesche, con dirigenti scolastici che, giocoforza, eserciteranno la loro funzione cercando di tamponare ai meglio i buchi organizzativi, non incarnando più il ruolo di leadership educativa; una scuola che ha deciso di volgere lo sguardo al passato e recuperarne nostalgicamente i contenuti e pratiche per affrontare il futuro.
Certo colpisce la fragilità dei ragazzi che si lasciano coinvolgere in azioni delittuose o disoneste. Quasi sempre, alla base, si registra una pesante incapacità di gestire la frustrazione e, con essa, la sensazione di “non essere all’altezza”; due aspetti che spogliano l’individuo della sua lucidità mentale e lo espongono all’attrazione del proibito e dell’eclatante, alla tentazione del male riparatore;specialmente quando si trovano nel passaggio evolutivo che porta dall’infanzia all’adolescenza e che F. Dolto (1990) ha descritto magnificamente nella “metafora del gambero”. L’adolescente viene paragonato ad un gambero nel periodo della muta, quando abbandona il suo vecchio guscio (l’infanzia e la protezione familiare) per costruirsene uno nuovo (l’età adulta), rimanendo, per un certo periodo, privo di protezione, fragile ed esposto alla voracità del “congro”, pesce predatore che si nutre proprio di gamberi privi di carapace. Nella metafora, il congro rappresenta i pericoli esterni, le tentazioni, le pressioni sociali o le relazioni pericolose che possono colpire l'adolescente quando è più vulnerabile, cioè quando non è più un bambino ma non è ancora un adulto strutturato. Questo lungo, e spesso travagliato, periodo di transizione porta l’adolescente ad essere esposto alla fascinazione, all’incantamento, alla messa in discussione di quanto gli si proponga, ad una oscillazione da un estremismo all’altro, da un dubbio all’altro, alla messa in discussione di valori che sembravano ben acquisiti o a cedere al canto di sirene senza scrupoli. Si può ingenerare una sorta di sbancamento o spoliazione, oppure, per contro, ad una ipervalutazione di sé, a seconda di come avrà trascorso l’infanzia, di quali “maestri” di vita ha avuto, di come abbia cominciato ad elaborare una personale capacità critica.
Quando fissiamo lo sguardo sui nostri ragazzi, ricordiamoci della metafora del gambero e del loro bisogno di visibilità, che andrà ricercata soprattutto nei luoghi in cui vivono la maggior parte del loro tempo e in cui hanno i rapporti più significativi, ovvero la famiglia e la scuola.
Riferimenti bibliografici:
Dolto F. (1988), Le parole dei bambini e l'adulto sordo, Mondadori, Milano.
Dolto F. (1990), Adolescenza, Mondadori, Milano.
Gli articoli di questo numero:
Antonietta Di Martino richiama la nostra attenzione su “La delega di funzioni in materia di salute e sicurezza”, argomento chiave e ampiamente trattato, per quanto attenga alla complessità gestionale soprattutto delle scuole autonome, spesso distribuite su più plessi e caratterizzate dalla compresenza di attività didattiche, amministrative e tecniche.
Gianluca Dradi, per facilitare i lavori delle commissioni degli esami di Stato nel secondo ciclo nel suo pezzo: "Operazioni connesse con lo svolgimento degli esami di maturità", propone uno schema riassuntivo delle attività necessarie per lo svolgimento dell’esame. L'autore inoltre fornisce alcuni esempi di possibili criteri per l’attribuzione del punteggio integrativo e della lode.
Pasquale Annese presenta l’“Accordo quadro Consip per visite e viaggi d’istruzione” soffermandosi su come procedere per gli affidamenti sopra soglia e sotto soglia. A corredo dell’articolo un quadro riassuntivo della procedura da seguire differenziate per sottosoglia e soprasoglia.
Federico Bizzetti e Patrizia Giorgi trattano della “Dual leadership e responsabilità amministrativa nella scuole”, viste secondo una prospettiva comparata e normativa, rispondendo al quesito aperto dalla legge sull’autonomia che attribuisce al dirigente scolastico non più la sola funzione di leader educativo, ma di vero e proprio legale rappresentante, che garantisce la gestione unitaria dell’Istituzione Scolastica.
Giuseppe Lo Friddo si sofferma e fa il punto su “La valutazione degli apprendimenti e del comportamento alla Primaria”, un contributo interessante che offre molti spunti di riflessione penetrando nella materia cogliendo aspetti e proponendo collegamenti e riferimenti che ampliano la visuale e la considerazione del processo valutativo nella sua complessità.
Anna Armone riflette su “I principi giuridici applicabili al procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti”, soffermandosi su ciascuno di essi, ben nove principi, da quello di preesistenza a quello dell’autonomia tra procedimento disciplinare e penale.
Michela Lella si chiede “La scuola può trasformarsi in un’organizzazione post-burocratica?”, domanda che si pone in considerazione del predominio, nel contesto scolastico, di una sempre più crescente cultura burocratica.
Mario Di Mauro, per La Scuola in Europa”, si focalizza sull’Ungheria e chiede “Quale futuro possa essere immaginabile oggi dopo tanta storia imperiale?” per una nazione nella quale si registrano molti punti di attrito tra il paese e l’Unione Europea in un settore di grandissimo valore quale è quello dell’istruzione. Osservando il modello educativo ungherese nel suo complesso non si riscontrano distinzioni programmatiche né differenze curricolari rispetto ad ogni altro paese membro dell’Unione.
Tullio Faia, al fine di chiarire uno dei punti più nodali per l‘inclusione degli studenti più fragili, risponde alla domanda “In cosa consistono le misure compensative per gli alunni con DSA?”, argomento già evidenziato in altre occasioni, ma sul quale si ritiene opportuno insistere offrendo ancora altri motivi di riflessione operativa.
Stefano Callà, per Giurisprudenza scolastica, argomenta su “Il diritto di critica sindacale non legittima dichiarazioni consistenti in mere illazioni e giudizi offensivi privi di riscontro fattuale”, avendo sullo sfondo il pronunciamento della Corte di Cassazione, Sez. Lav. n. 2844, con il quale viene rigettata l'impugnazione proposta da un sindacato avverso la sanzione del rimprovero verbale irrogato dal datore di lavoro ad una propria dipendente.
Vittorio Venuti, per Psicologia della Gestione, propone una riflessione su “La scuola come organismo”, descrivendo le componenti essenziali che giustificano tale metafora, indubbiamente interessante per coglierne meglio le peculiarità che la definiscono ed apprezzarne i significati che la determinano e la collocano, come parte attività, all’interno di un più ampio ecosistema.
Valentino Donà, per Sportello Assicurativo, si sofferma su “Eventi violenti in ambito scolastico: responsabilità giuridiche e risposta assicurativa”, riprendendo il caso del tredicenne che ha accoltellato l’insegnante di Francese procurandole gravi ferite. Quali possono essere le conseguenze giuridiche e le possibili voci danno? E quali possono essere le responsabilità della scuola nei confronti della docente?