A fronte dello sciopero del 30 maggio, che ha registrato soltanto l’adesione del 16% del personale, il ministro dell’Istruzione, Bianchi, ha continuato a ribadire di non comprender: non comprenderne i motivi, a sua volta evidenziando (a SKY) che “Il governo ha scelto di non tagliare: dal 2021 al 2032 avremo un milione e 400 mila bambini in meno, che avrebbe potuto significare 130 mila insegnanti in meno ma fino al 2026 il numero dei docenti rimarrà inalterato e tutte le risorse rimarranno nella scuola”.
Si omette, però di dire che il 2026 sarà l’anno di una svolta drammatica per la scuola, perché verranno tagliati circa 2.000 docenti l’anno per cinque anni.
Secondo Bianchi il decreto legge 36 dovrebbe essere letto meglio: “La sua lettura credo sia stata affrettata. Col Pnrr arriveranno 17,5 miliardi nelle scuole: 10 miliardi in infrastrutture, 2 nel digitale e 5 per la qualità della didattica, 1,5 per intervenire sulle differenze territoriali. Una tale cifra per la scuola non si è mai vista”.
Bianchi ha così rassicurato che, in ogni caso,“non c’è nessuna intenzione di smantellare la scuola pubblica, né di fare tagli: manteniamo tutte le risorse nella scuola”, e riguardo alle lamentele per la mancata stabilizzazione dei supplenti di vecchia data, con oltre tre anni di servizio svolto, ha sottolineato che, con il DL 36, è stato programmato “un intervento importante per i precari: se per la formazione di tutti sono necessari 60 crediti, per i precari ne sono previsti la metà, e a loro si permette di andare direttamente al concorso, che è previsto dalla Costituzione”. Ha quindi confermato la disponibilità a migliorarne la formulazione, se necessario, “ma a loro è dato comunque un vantaggio straordinario”.
Affrontando la questione degli stipendi non valorizzati adeguatamente dal nuovo contratto, Bianchi spiegato che la contrattazione è partita è stata avviata e che “è previsto un intervento significativo per il comparto, sono stati aggiunti 300 milioni, magari non sufficienti per i sindacati”.