
In prossimità di scrutinied Esami di Statosi torna a parlare di bocciature
Editoriale di Vittorio Venuti
Come ogni anno, all’approssimarsi degli scrutini e degli esami di Stato, appena ce n’è la possibilità, si improvvisano dibattiti sulla “bocciatura” (fino a quando continueremo ad usare questo termine così poco pedagogico?). Dibattiti che riprendono a cose fatte, dopo gli scrutini e dopo gli esami, con florilegi sui media che rilevano le percentuali di promossi, licenziati e respinti soffermandosi criticamente sul crescente numero dei primi e sul sempre meno corposo numero degli ultimi.
Quest’anno, l’occasione è stata offerta dal Ministro Bianchi quando, anticipando l’ordinanza sugli esami, ha ammesso il ripristino del giudizio di ammissione - cancellato l’anno scorso - e, anche, la possibilità di rimandare e di bocciare in presenza di molte insufficienze. Un’unica deroga è stata prevista riguardo ai giorni di frequenza prevedendo l’ammissione per chi ha fatto troppe assenze in Dad, per problemi di connessione o comunque legati al Covid. In ogni caso, no alla possibilità di promuovere tutti col 6 politico.
La possibilità di bocciare in Dad ha suscitato qualche perplessità tra i dirigenti scolastici, prevedendo una cascata di ricorsi al TAR soprattutto alle superiori, anche considerato che, in alcune regioni, la frequenza in presenza degli studenti è stata limitata. In aggiunta, anche il Codacons ha annunciato ricorsi per le bocciature in Dad, seguendo la logica, ormai scontata, dei ricorsi “a prescindere”. Comunque, secondo il ministro Bianchi quest’anno non è paragonabile allo scorso, quando è stata decisa la promozione per tutti: “la Dad dall’autunno è stata regolata addirittura nell’integrazione del contratto degli insegnanti e sono stati distribuiti pc e tablet”,quindi tutti sono stati messi in condizione di poter seguire le lezioni in Dad o in DDi.
Tutto bene? Certamente sì, a patto che la bocciatura non venga brandita come una punizione e che il giudizio finale si confronti con la reale situazione del contesto nonché dei diversi livelli di significato che essa assume per gli studenti del primo ciclo e per quelli del secondo.
Ribadendo che gli esami si svolgeranno in presenza, il Ministro ha affermato che “questa sarà finalmente una prova di maturità serie e rigorosa, in cui si dimostrerà di essere capaci di portare sul tavolo il proprio lavoro”(l’allusione è alla tesina che gli studenti avranno modo di preparare conoscendo l’argomento 40 giorni prima e da cui si avvierà l’esame). Precisazione da accogliere con soddisfazione, di certo, pur se non riusciamo a collocare temporalmente quel “finalmente”. Con tutta probabilità, si riferirà agli esami dell’anno scorso, in una situazione pandemica certamente peggiore di quella attuale e con l’aggravante del disperato sbigottimento in cui tutti si brancolava. Per il resto, occorre precisare che la scuola è stata sempre seria, nel rispetto delle indicazioni ministeriali e che, quanto al rigore, questo lo si sappia esercitare adattandolo alle peculiarità della situazione di contesto e personale.
Soffermandoci sul rigore, appare interessante segnalare, e darne grande merito al Ministro Bianchi, un passaggio nel discorso che lo stesso ha tenuto in occasione dell’incontro con il Forum degli Studenti dell’8 aprile: «Il problema centrale, sul quale vi chiedo di essere ancora più presenti e propositivi è quale debba essere il ruolo della scuola nel modello di sviluppo italiano. In passato si è lavorato anche positivamente, voglio riconoscerlo. Ma molto resta da fare. Dobbiamo tutti insieme impegnarci per capire come sarà la scuola dopo la pandemia, anche attraverso una riflessione sull’autonomia scolastica. L’emergenza epidemiologica separa la scuola novecentesca da quella che dovremo lasciare alle ragazze e ai ragazzi che verranno dopo di voi. Una legge per il diritto allo studio deve occuparsi di sviluppo, di sostenibilità, non solo ambientale. Deve dare massima attenzione al sistema 0-6, perché i problemi che si verificano in quella fascia non si recuperano più. Deve espressamente prevedere un capitolo sull’orientamento, perché il picco della dispersione si registra nel passaggio dalla secondaria di primo grado a quella di secondo grado. Deve dare assoluta centralità all’integrazione delle studentesse e degli studenti con disabilità, per dimostrare concretamente che nessuno viene lasciato indietro».
Di straordinario rilievo è, in particolare, la frase “Deve dare massima attenzione al sistema 0-6, perché i problemi che si verificano in quella fascia non si recuperano più”, che riconosce la straordinaria importanza della scuola nei primi anni di vita - della scuola dell’Infanzia più specificamente -, incidente su tutto il percorso scolastico successivo. Quale rigore sarà riservato a quei bambini?
Non meno importanti sono i riferimenti alla dispersione, abisso che si apre nel passaggio dal primo al secondo ciclo, e alla centralità degli studenti con disabilità.
Panoramica sugli articoli di questo numero.
Giacinto Iannuzziapre il suo contributo “Un nuovo modello organizzativo: criteri e condizioni”ribadendo la necessità, per la scuola, di essere considerata e intesa quale elemento particolare e integrante dell’organizzazione complessiva della formazione sul territorio, tra l’altro avendo lo scopo di trasmettere agli alunni e ai docenti una valida carica formativa come requisito intrinseco del modello organizzativo elaborato attraverso la ricerca, l’elaborazione, la costruzione, in prospettiva, di una nuova teoria dell’istruzione, integrativa della stessa organizzazione. Una premessa dai molteplici e forti significati.
Filippo Sturaro dà spazio a “Il nuovo modello Nazionale del Piano Educativo Individualizzato”, avendo sullo sfondo il DI 29.12.2020 n. 182, con il quale sono stati introdotti i modelli del PEI da adottare, unitamente alla modalità per l’assegnazione delle misure di sostegno di cui al D.Lgs.vo n. 66/2017. L’adozione dei nuovi PEI rappresenta l’occasione per sollecitare rinnovati processi di riflessività circa le prassi inclusive adottate dalle scuole, attraverso la condivisione di alcune traiettorie comuni: il principio della corresponsabilità educativa, la documentazione dell’alunno, l’attribuzione delle risorse professionali, la formazione dei docenti, il ruolo di leadership del DS.
Vittoria Striatopropone un’interessante riflessione su“Creatività e trasversalità nelle otto competenze europee 2018”, ponendo uno sguardo descrittivo molto attento alle competenze chiave rilevandone l’essenza della trasversalità per soffermarsi sul valore unificante della creatività, una delle finalità della scuola ribadita dalla legge 107/2015. Creatività, innovazione, ricerca e intraprendenza dovrebbero porsi alla base di una nuova scuola, per svincolarla dallo scontato significato che le si attribuisce.
Francesco G. Nuzzacipone in evidenza “Riflessioni di una nota dell’USR Lazio sulle relazioni d’istituto”. Si tratta di una nota che ha fatto avanzare l’ipotesi che volesse rivolgersi ad alcuni dirigenti scolastici per richiamarli al rigoroso rispetto delle norme regolanti le relazioni sindacali, in particolare quelle d’istituto, e invitandolia condividerne la ratioche le sorregge. Il senso della nota, si legge nelle riflessioni, può compendiarsi nell’espressione dirigenti bacchettatie sindacati santificati, essendosi fatta una lettura strabica del sistema delle relazioni sindacali, i cui principi fondativi vanno rispettati e correttamente agiti anche dalla controparte rappresentativa dei lavoratori, così come preteso per i dirigenti scolastici datori di lavoro.
Michela Lellasi sofferma su“La pandemia e gli effetti sull’apprendimento”,un argomento che ha trovato spazi anche sui media e che ribadivano perdite consistenti a seconda delle discipline e dei gradi di scuola: 35 e 50% proprio a causa della chiusura delle scuola. Secondo studi condotti negli Usa e in Inghilterra, durante lo scorso anno i ragazzi avrebbero immagazzinato metà delle conoscenze capitalizzate dai loro coetanei e quelli appartenenti alle famiglie con minori risorse economiche avrebbero perso così tanta scuola da compromettere gli studi futuri e, di conseguenza, un efficace ingresso nel mondo del lavoro. Il tempo eccezionale che stiamo vivendo ci chiede di agire in fretta per offrire una concreta possibilità agli studenti italiani di recuperare tutte quelle conoscenze che, la particolare situazione sanitaria, sta contribuendo a disperdere.
Michela Manentetratta de “La nuova valutazione nella scuola primaria: ruolo del dirigente scolastico”secondo la nuova riforma, che sta guidando un cambiamento di impostazione nel fare scuola relativo alla pianificazione didattica coinvolgendo parimenti il versante gestionale, organizzativo e dirigenziale della scuola primaria. L’articolo entra nel merito dei riflessi sull’impegno gestionale del DS.
Viviana Rossi, con “I nuovi ambienti di apprendimento”prosegue la disamina, a grandi linee, del Rapporto Finale “Idee e proposte per una scuola che guarda al futuro”, che il ministro Patrizio Bianchi aveva inviato al suo predecessore, la ministra Azzolina. Il contributo si incentra sui capitoli 3 e 4, rispettivamente sul digitale e sull’architettura scolastica e nuovi ambienti di apprendimento: digitale “senza se e senza ma” e per gli edifici scolastici passare da una “edilizia scolastica” ad una “architettura scolastica”, che non è questione puramente formale, ma ontologica e concettuale.
Aldo Domenico Ficarapresenta l’esito di un lavoro laboratoriale, “Ascensore parlante: a Messina il Covid non ferma la scuola”,condotto in piena emergenza sanitaria con una classe 5^ dell’istituto professionale “Maiorana”, sede aggregata all’Istituto Tecnico “Verona-Trento” di Messina: La costruzione di cui si riferisce è il modellino di un ascensore parlante, studiato per favorire l’orientamento e in particolare agevolare le persone non vedenti, ipovedenti o con particolari problemi alla vista.
Per la rubrica di Psicologia, Vittorio Venuti prosegue il discorso già avviato sul numero di marzo focalizzando l’attenzione sul passaggio “Dall’attaccamento all’appartenenza”,ovvero da una situazione determinata principalmente dal rapporto bambino-genitori a quello bambino-insegnante, che prefigura la progressiva introduzione verso il sociale. Il bambino porta a scuola tutto sé stesso, della cui composizione non ha alcuna responsabilità diretta. Ciò dovrebbe orientare l’accoglienza della scuola già a partire dall’attenzione alla sua presenza fisica, che deve trascendere da giudizi estetici, di forma o comportamentale.
Per i Casi della Scuola,Filippo Cancellieripresenta “Assenze cicliche e continuative del docente: il computo di sabato e domenica”, riferendo il caso del dirigente scolastico di un I.C., in cui si effettua orario lavorativo con settimana corta, che si è imbattuto in una sequela di assenze del prof. di Matematica, rimasto ininterrottamente a casa per oltre 2 mesi e mezzo. Notato che il docente ha (volutamente?) evitato sistematicamente di includere nei periodi di assenza, le giornate di sabato e domenica, si chiede come deve classificare la posizione giuridica di servizio in tali giornate e anche come “inquadrare” il periodo delle vacanze natalizie nell’ipotesi in cui il docente il 7 gennaio, alla ripresa delle lezioni, chieda congedo parentale.
Per la rubrica CPIA, Ada Maurizio, in “La valutazione on line delle competenze”, riferisce dei risultati del progetto “Sperimentazione PIAAC on line nei CPIA”, progetto realizzato in collaborazione con la Rete dei Centri Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo, sostenuto e promosso dal MI. Nato nel 2008, il Programma PIAAC adotta una metodologia che rileva le competenze effettivamente possedute e utilizzate dall’adulto nel contesto lavorativo, senza fare ricorso agli indicatori quali i titoli di studio e le qualifiche professionali posseduti.
Per la rubrica La Scuola in Europa, Mario Di Mauropropone l’interrogativo“Ma poi quanto vale in sé l’istruzione a distanza?”.Riflettendo sul concetto di distanza, nel contributo ci si sofferma su quella che si rileva tra cognizione e metacognizione, una distanza complicata da variabili in gioco, che mettono a confronto stati interni e stati esterni rispetto a quanto pensiamo e facciamo.
Per Giurisprudenza scolastica, Gianluca Dradi suggerisce“La mancanza di unanimità non è, di per sé, sufficiente per non attribuire la lode”rispondendo alla domanda: che cosa accade se, all’esame di Stato conclusivo del primo o del secondo ciclo, allo studente che ne possiede i requisiti, la commissione non attribuisce la lode, in conseguenza della mancata unanimità della relativa decisione? A seguire il commento di due sentenze sull’argomento.
Per Sportello Assicurativo, Valentino Donàsi sofferma su “Educazione fisica a Distanza, le indicazioni del Ministero dell’Istruzione”. Sollecitato sull’argomento, con una lettera datata 25 novembre 2020, il MIUR ha chiarito che non è possibile impartire lezioni pratiche di educazione fisica attraverso la DaD (o DDI). La motivazione, per il Ministero, risiede nel fatto che non tutti gli studenti, dispongono di spazi idonei e/o sicuri per svolgere le attività proposte dai docenti.X