
DIRIGERE LA SCUOLA N. 4/2021
Tra luci ed ombre il piano e le misure per l’inclusione degli studenti con disabilità
Editoriale di Vittorio Venuti
L'illustrazione della Legge di Bilancio 2021, nella parte che riguarda le “Misure per l’Inclusione scolastica” e per le interpretazioni che ne sono state fatte, ha registrato molti malumori tra gli insegnanti di sostegno a tempo determinato, prefigurando un “taglio” di circa 5.000 unità all’anno, in aperto contrasto con la prospettiva di un concorso che ne dovrebbe assumere 25.000. Una scelta, sembra, giustificata dall’intenzione di corrispondere alle indicazioni del Decreto Interministeriale MI - MEF previsto dall’art. 7, comma 2-ter del D.Lgs. 66/2017.
Su questa scorta, infatti, “l’Amministrazione ha approntato (…) un dispositivo di razionalizzazione finalizzato, tra l’altro, alla più precisa definizione del monte ore di sostegno da assegnare all’alunno con disabilità, al fine del superamento dell’automatismo finora in essere secondo cui, a fronte di una disabilità grave, è richiesto il massimo delle risorse disponibili in termini di ore di sostegno e, conseguentemente, di personale specializzato”. La questione, quindi, si riconduce al dispositivo di“razionalizzazione” delle modalità di assegnazione delle ore di sostegno, e noi sappiamo che, quando si parla di “razionalizzazione”- almeno nella scuola -, tale processo si connetta con quello dei “tagli” come unadovuta riflessione, sostenuta dai numeri, altrimenti difficoltosa da dimostrare.
Sta qui il problema? No! Il problema è nella considerazione che sta alla base del percorso che si vuole intraprendere, maldestramente presentato come tentativo di “aggiustare” un stortura burocratica trascurando il fatto che le persone con disabilità non sono numeri e non possono essere considerati come investimenti di spesa a perdere. In buona sostanza, la novità sostiene la necessità di “valorizzare”l’assegnazione delle ore di sostegno in corrispondenza delle difficoltà dello studente nello svolgimento delle attività, comprese in domini, dimensioni e fattori ambientali implicati nel contesto di apprendimento. Interessante e corretto tener conto delle dimensioni (relazione, socializzazione, comunicazione, interazione, orientamento, autonomie) e dei fattori ambientali implicati nel contesto di apprendimento (quali siano non è ancora dato di sapere), ma non si può negare che prevalga l’idea di misurarela risposta dello studente al fine di corrispondergli un adeguatonumero di ore di sostegno. Ma qui si cade in un altro meccanismo, che potremmo definire “perverso”, perché vengono individuati i “livelli dell’entità di difficoltà” secondo cui “il Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) per l’Inclusione propone l’attribuzione delle ore di sostegno all’alunno all’interno di un range predefinito”.Per la secondaria di primo e secondo grado vengono riportate, a mo’ di esempio: 0 - 4 ore per difficoltà Lieve, 5 - 9 ore per difficoltà Media, 10 - 14 ore per difficoltà Elevata, 15 - 18 ore per difficoltà Molto Elevata.
Giusto così? Se l’intenzione è quella di eliminare la discrezionalità, questa esce dalla porta e rientra dalla finestra in forma che, non esitiamo a pronosticare, sarà penalizzante in quanto il meccanismo sarà imbrigliato da disposizioni e parametri difficilmente da declinare. In più, c’è da dire che il meccanismo così individuato conferma un altro criterio che contrasta con il senso dell’Inclusione: tanto più l’alunno mostra di rispondere positivamente all’intervento di sostegno, tanto più rischia di essere penalizzato nelle successive attribuzioni di ore. Un assurdo pedagogico che la scuola non si può permettere!
Intorno all’Inclusione e al destino degli studenti con BES si sta disegnando un circuito burocratico labirintico perché poco chiaramente orientato/spiegato. Nelle disposizioni che accompagnano i nuovi PEI, improvvidamente emanati nel corso di un anno davvero difficile per la scuola e gli insegnanti, si evidenziano alcuni aspetti che dovrebbero essere chiariti meglio.
L’art. 3 del decreto 182/20, nella definizione del GLO, dopo avere elencato quanti lo compongono, in un comma a parte qualifica i genitori in guisa di partecipantiglissando sulla opportunità della loro collaborazione. È lecito pensare che, visto che le ore di sostegno vengono proposte dal GLO, i genitori debbano, di fatto, essere lasciati fuori?
Certamente singolare è, poi, la precisazione che il Dirigente scolastico possa autorizzare, ove richiesto, la partecipazione al GLO di non più di un esperto indicato dalla famiglia purché non sia da essa retribuito. Un cattivo modo di entrare nella privacy delle famiglie, ponendo paletti che non competono all’Amministrazione!
Altre grosse criticità si evidenziano nella trama che disegna il processo di Inclusione degli studenti con disabilità, ormai anche ben evidenziati dagli studiosi e dalle organizzazioni di settore. L’impressione che noi ne abbiamo è che ancora si proceda seguendo traiettorie che man mano si allontanano dal cuore del problema (l’Inclusione) per cercare di contemperare aspetti tra loro anche non collimanti modificando qua e là, rimpolpando questo e quello, copiando e incollando stralci o riferimenti dimenticando di epurarli e di curarne la coerenza con un dettato che viaggia verso altra direzione… . Al riguardo, si rinvia anche alla lettura dell’articolo di Filippo Cancellieri, “L’accomodamento ragionevole”.
Non dimentichiamo che la fragilità degli studenti con disabilità rappresenta una delle ricchezze fondamentali del nostro sistema d’istruzione, un’opportunità di crescita umana e civile per tutto il popolo della scuola e non solo.
Panoramica sugli articoli di questo numero.
Michela Lellaapre il suo contributo, esemplarmente intitolato “La scuola avvilita dal Virus”,con una considerazione che non si può non condividere: la pandemia ha invaso il nostro presente al punto da impedire la crescita di una visione positiva dell’esistenza prospettando ai giovani un futuro sprovvisto di promesse. A fronte dei grossi disagi che si stanno vivendo, e per contenere le “manifestazioni di affaticamento collettivo e tormento emotivo”, si rende urgente approntare “strategie di salvataggio” per evitare che la situazione produca ulteriori ferite.
Stefano Stefanelcon il suo contributo intitolato “La comunicazione della scuola”,si sofferma sull’importanza della comunicazione nel perdurare della pandemia. Nell’era dei social e della comunicazione autoprodotta è fondamentale avere chiari in mente gli elementi cardine sia della comunicazione verso l’interno, sia di quella verso l’esterno, poiché le scuole sono improvvisamente diventate soggetti comunicatori a forte interesse pubblico.
Con l’approssimarsi del prossimo anno scolastico e in vista della scadenza dei contratti di assicurazione Anna Armonecon il suo contributo“Le assicurazioni facoltative”focalizza il suo intervento nell’analisi del corretto processo decisionale che deve guidare il dirigente nella scelta delle migliori condizioni per tutelare gli alunni e il personale per i rischi non coperti dall’INAIL.
“Dall’inserimento all’Inclusione: percorso di civiltà educativa”è il titolo del contributo di Tullio Faia, che fa il punto sulla complessa materia dell’Inclusione così come si è venuta dipanando dalla Direttiva del 2021 relativa agli strumenti d’intervento per alunni con BES fino alla recentissima proposizione dei nuovi PEI con il DI 29/12/2020, n. 182.
“L’accomodamento ragionevole”è il titolo dell’intervento di Filippo Cancellieri, che si richiama al rilievo che ne fa la Convenzione dell’ONU sui Diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata con Legge n. 18/2009, e che indica “le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un carico sproporzionato o eccessivo, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. La lettura appare attuale ed estremamente interessante alla luce del riferimento non esemplare che ne fanno le recenti disposizioni sull’Inclusione degli studenti con disabilità.
Ivana Summainterviene proponendo “Oltre la resilienza, c’è l’innovazione”,una riflessione che si incentra sull’incidenza che la situazione emergenziale che stiamo vivendo ha sulle azioni di governo e di gestione di una organizzazione programmata su pratiche di routine e preesistenti dispositivi burocratici: l’inatteso scardina l’organizzazione precedente provocando disordine dal quale è necessario ripartire per una organizzazione necessariamente diversa.
Sappiamo quanto sia difficile confrontarsi con l’età dell’adolescenza, che continua ad apparire enigmatica, contraddittoria e pur sempre crocevia di cambiamenti fondamentali.
Giacomo Mondelliin “Pensare all’adolescenza all’interno del paradigma della complessità”, torna a parlare della complessità del vivere, del pensare, del comunicare, dell’agire nella società contemporanea. Importante appare, dunque, una riflessione sul “fenomeno” adolescenza a partire dalle ragioni costitutive dell’ambivalenza adolescenziale e che ha sede proprio nel cervello, per orientarsi poi alla sua espressione nella società contemporanea.
Mentre era ancora in odore di nomina a ministro dell’Istruzione, già circolava il rapporto finale che Patrizio Bianchi aveva redatto in qualità di coordinatore del Comitato dei 18 esperti che aveva coordinato, su incarico della ministra Azzolina, con il compito di presentare idee e proposte sulle modalità di riapertura della scuola a settembre 2020. Viviana Rossiavvia una disamina del documento sotto il titolo “Una scuola che guardi al futuro”.
“C’è un futuro per la scuola?”,questo l’interrogativo da cui si sviluppa la riflessione di Raimondo Giunta, sollecitato dalle urgenze che la pandemia ha scoperchiato. Così come l’abbiamo vissuta e così come funziona, quali prospettive ha la scuola, dovendo fare i conti sia con le mutate esigenze di molte famiglie e della società, sia col fatto che fuori della scuola esistono tanti modi di istruirsi e tanti modi di far valere quello che si è imparato fuori dai circuiti istituzionali?
Per I Casi della Scuola, Stefano Callàci introduce alla “Legittimità della sanzione irrogata per dichiarazione mendace”,traendo spunto dal caso di un dirigente che commina a un docente un provvedimento di risoluzione del contratto di assunzione comportante la decadenza dalle graduatorie di II e III fascia, in ragione del fatto che l’interessato non aveva fatto menzione, in sede di stipulazione del contratto a tempo determinato, di essere stato sottoposto, dieci anni prima, a procedimento penale conclusosi con irrogazione della pena di dieci mesi di reclusione e beneficio della sospensione.
Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauroci conduce oltralpe per rappresentarci il modo di educare elvetico in “La Svizzera: 26 cantoni, 4 lingue e un’anima esportatrice ad alto valore aggiunto”,un caso unico in Europa, “un insieme di coscienze distinte e proprie che rendono già interessante ogni modo di relazionarsi con gli altri, del tutto originale nel trattare l’universale come particolare e il suo contrario”.
Per Giurisprudenza Scolastica, Gianluca Draditratta de “L’illegittima previsione dell’uso delle mascherine per gli alunni del primo ciclo”, richiamando il caso di un’associazione culturale viterbese che, nel novembre 2020 impugnava al TAR del Lazio il DPCM allora vigente nel punto in cui prevedeva che l’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo si svolgesse in presenza, ma con l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie, salvo per i bambini con età inferiore ai sei anni e per soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso di mascherine.
Per lo spazio di Psicologia della Gestione, Vittorio Venutipresenta“La relazione insegnante-bambino da una prospettiva di attaccamento”,in prosecuzione dell’argomento su Attaccamento e Appartenenza avviato nello scorso numero di marzo. Considerato che l’attaccamento emerge da una relazione affettiva e può esprimere modalità comportamentali dei bambini molto differenziati, si evidenzia l’importanza che l’insegnante favorisca l’espressione di un attaccamento sicuro, possibile solo se anch’egli si qualifichi come base sicura.
Infine per lo Sportello Assicurativo, Valentino Donàsi sofferma sul tema della denuncia INAIL per Covid19 in ambito scolastico e sull’opportunità di effettuare denuncia di sinistro alla luce dell’equiparazione del contagio ad infortunio in osservanza dell’art. 42 della Legge 24 aprile 2020 n. 27. X