DIRIGERE LA SCUOLA N.7
Editoriale di Vittorio Venuti -Dal coronavirus il coraggio di cambiare… con creatività
Indubitabilmente il coronavirus ci ha fatto precipitare in una condizione esistenziale ad elevata drammaticità, squassando certezze, abitudini e tutto ciò che si dava per scontato, in primo luogo la nostra pervicace tendenza a ritenerci, per lo più, padroni del mondo, centri permanenti e ingordi di interessi e voglie, in qualche modo trascurando di essere anche al centro di manovre e seduzioni in quanto pedine di giochi giocati ad un livello decisamente superiore, ma non per questo più nobili.La scuola ha resistito allo schianto e ha messo in atto una modalità di funzionamento che, occorre riconoscere, è stata formidabile, per quanto confusa e manchevole per molti aspetti, essendo stata essa stessa oggetto, negli ultimi decenni, di politiche malaccorte e discordanti che l’hanno penalizzata e “tagliuzzata” fuori logica e fuori misura compromettendone finanche il regolare funzionamento. Possiamo dire che la scuola si è, finora, salvata grazie al naturale istinto di sopravvivenza che si riconosce agli organismi viventi (e la scuola lo è) e per la forte capacità creativa di adattamento e di riprogettazione che, in certi momenti, proprio gli organismi viventi sanno esprimere; quindi non per grazia di un sistema centrale che, incomprensibilmente e caparbiamente, ha perseguito logiche fuorviate e disorientanti, come se il destino della scuola fosse cosa marginale nel progetto politico del Paese.
Possiamo dire che la scuola è sopravvissuta, in questi anni, soprattutto grazie alla disponibilità, alla professionalità e al senso del dovere del personale scolastico, dirigenti in testa? E, non trascurabile, grazie alla creatività di tutti, dei dirigenti e del suo staff di collaboratori (quanto è prezioso il lavoro di questi, peraltro misconosciuto e per niente valorizzato!), dei docenti (ricordiamo che le innovazioni metodologiche e didattiche degli ultimi anni sono state prodotte dalle loro sperimentazioni), dei direttori SGA e del personale ATA.
La forza che ha consentito alla scuola di sopravvivere e che anche nel frangente epidemico ha “salvato” la scuola permettendole di non interrompere il proprio funzionamento e, anzi, di promuovere nuove visioni, è proprio la creatività, che diventa un’azione straordinariamente potente quando si unisce al buonsenso, all’onestà, alla sensibilità, alla capacità di “vedere” il problema e di “ascoltare” le diverse voci che ricadono nel contesto penetrandone il senso. La creatività va oltre le apparenze e “gioca” con i dati evidenziando altre logiche combinatorie in ragione della possibilità dell’apparente impossibile.
Il nostro sistema scolastico è incapace di rispondere alle esigenze della società di oggi, imbrigliata com’è in un modello che reitera un’organizzazione stantia, lenta, pesante, distante dalla dinamicità che attraversa l’esistenza. La scuola è compressa in uno scenario in continuo mutamento e gli studenti sono ancora classificati secondo un apprendimento che privilegia prevalentemente la staticità dell’intelligenza ancora privilegiando specialmente l’insegnamento trasmissivo. Eppure la possibilità di modificare i paradigmi dell’istruzione c’è, se li si osserva e si ha il coraggio di porsi dalla parte dello studente e dello scenario nel quale si muove adesso avendo come urgenza di prefigurarselo anche domani; il che significa, da un lato, di sorreggerlo nella costruzione della propria identità in evoluzione e, dall’altro, di aiutarlo a dotarsi di capacità critica, ovvero di saper osservare e agire strategicamente il problem solving, ovvero di saper utilizzare il pensiero divergente in appoggio alla creatività. Ma tutto questo prevede che ci si allontani dalla tentazione di una scuola che premia la standardizzazione e la conformizzazione e che, perciò, si reiventi a partire già da una riconsiderazione degli spazi fisici, quindi degli ambienti di apprendimento, adottando il paradigma che il primo spazio di apprendimento da considerare è lo studente stesso e, in aggiunta ad esso, lo stesso docente.
Chi apprende e chi insegna devono agire ed incontrarsi nell’azione facendo dialogare le loro “incompiutezze”. La scuola deve cambiare riconoscendosi come luogo conversazionale, avendo a cuore la crescita dell’altro e rifuggendo la seduzione della selezione. La scuola ha il compito di aiutare l’Altro a divenire consapevole di essere un “sé stesso”, parte integrante e partecipe di un “sé sociale” ampio ed articolato, attivamente e significativamente inserito in un contesto globalizzato, il cui profilo ecologico ha confini permeabili, la cui sostenibilità è da preservare e curare come valori universali.
La scuola che vale è quella che mette lo studente in condizione di esprimere i propri talenti, riconoscendo che tutti gli studenti ne siano dotati.
Entriamo nel merito degli articoli di questo numero.
Sullo scenario della pandemia, Michela Lellasi sofferma a disegnare “La comunità scolastica ai tempi del coronavirus”, rilevando l’incidenza che l’emergenza sanitaria ha avuto sulle relazioni comunitarie, in particolare sulla scuola, caratterizzata da relazioni fortemente trainanti. Si è verificata una modificazione strutturale dell’esperienza comunitaria, che non si pensava si dovesse mettere in discussione se non per rigenerarla e affermarla con maggiore forza e incisione. L’impegno del dirigente scolastico si conferma essere, in questa delicatissima fase di cambiamento, quello di“rinnovare” e di ricostruire, dunque, una struttura di legami tra le persone, rispettando i parametri della reciprocità e non rifacendosi ad una logica burocratica e specialistica.
Con l’attenzione rivolta ai mutamenti provvisori e inquietanti dello scenario sociale di questo periodo, Ivana Summariflette sulla necessità di gestire l’inatteso, sapendo che, tale fenomeno, se trasversale ed invasivo come la pandemia che siamo chiamati a fronteggiare, mette in crisi i paradigmi precedenti e le precedenti pratiche. Governare e gestire le crisi provocate, pertanto, non può essere considerato alla stregua delle tante attività previste all’interno di una organizzazione saldamente programmata sulle routines e su dispositivi burocratici, ma richiede lo sviluppo di uno stile di pensiero e d’azione integrato e condiviso sul piano dell’analisi, sul piano della teorizzazione, sul piano dell’intervento. In: “Che impresa cambiare la scuola!”.
Anna Armone tratta de“La questione del contratto assicurativo e le responsabilità dei contraenti nel trattamento dei dati personali”, a partire dai cambiamenti che hanno interessato le responsabilità e i ruoli nella gestione del diritto alla Privacy, quindi soffermandosi sul contratto assicurativo di cui produce una disamina puntuale specialmente in merito ai ruoli nella filiera assicurativa che coinvolge la scuola. Particolare attenzione viene prestata all’applicativo gestionale.
Nell’emergenza che stiamo vivendo in seguito alla pandemia COVID-19, l’Istituto Superiore della Sanità ha riconosciuto che l’esposizione allo stress riguarda anche le famiglie e le persone confinate a casa. Edgardo Escamiloriprende il comunicato dell’IIS nel contributo “Il coronavirus e la disciplina sullo stress lavoro-correlato”, per farne materia di riflessione sullo sfondo del CCNL 2018.
Il 7 maggio del 2020 l’OCSE ha divulgato i risultati attinenti alle competenze economiche e finanziarie possedute dai ragazzi quindicenni e intese come capacità di utilizzare e applicare la conoscenza acquisita a contesti e situazioni della vita reale. Sotto il titolo “Deludenti i risultati dell’indagine OCSE-PISA 2018”, Michele Di Filippone fa una lettura attenta andando ad intercettare il punteggio raggiunto dai nostri studenti, decisamente inferiore a quello degli altri Paesi, che rileva come il 20% di loro non possiede le capacità minime necessarie per prendere decisioni finanziarie responsabili e bene informate. Differenze sostanziali si evidenziano tra studenti delle tre grandi aree geografiche del territorio nazionale, tra le tipologie di scuole e tra gli status socio-economico-culturale delle famiglie.
“Come la creatività può favorire l’acquisizione delle competenze”è l’argomento che Vittoria Striatopropone rilevando la creatività quale strumento per fronteggiare le situazioni complesse e imprevedibili come quelle che il coronavirus ci impone. Si tratta di una comunicazione che è anche esortazione a riconsiderare il ruolo centrale che la creatività dovrebbe avere nel progetto educativo e formativo della scuola e che le Competenze chiave europee 2018 richiamano con insistenza.
Un richiamo alla creatività ritroviamo anche nel contributo di Frigenti e Lepore, “Un possibile percorso per l’apprendimento del testo argomentativo attraverso una didattica per competenze: La logica del fumetto”. Il contributo prende spunto dalla situazione emergenziale del coronavirus e si sofferma sulla opportunità che essa offre per una revisione del sistema formativo. Nella necessità di intervenire sulle competenze di base di lettura e comprensione, deficitari nel rapporto OCSE, viene presentato un esemplificativo percorso per gli allievi di un primo anno del II Biennio di Scuola Secondaria di II grado, finalizzato a far acquisire agli studenti le competenze di base per padroneggiare gli strumenti espressivi e argomentativi.
Nel prossimo anno scolastico saranno nominati altri nuovi dirigenti scolastici vincitori di concorso utilmente collocati nella graduatoria ed una delle prime operazioni da compiere per circoscrivere e delimitare la propria responsabilità sarà quella di pretendere il passaggio delle consegne da parte del precedente dirigente in carica, adempimento non obbligatorio perché non sanzionato da alcuna disposizione, ma quanto mai opportuno. Antonio Sapientene ricorda la procedura in “Il passaggio di gestione tra dirigenti scolastici”. A corredo dell’articolo, il modello del verbale di passaggio di gestione.
Per Salute e Sicurezza nella Scuola, nell’inserto n. 8 Antonietta Di Martino tratta de “Il ruolo datoriale nella scuola: aspetti giuridici e aspetti di crescita professionale” partendo dalla definizione di datore di lavoro e tenendo conto della specificità della scuola, quindi evidenziando la difficoltà, per il dirigente scolastico, di reperire fondi e risorse necessarie ad ottemperare agli adempimenti sulla sicurezza, nonché i limiti di spesa riconosciuti nel decreto attuativo per la scuola.
Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lello, in “Alunno disabile grave, posticipo ingresso primaria”, rappresenta la vicenda di un alunno con disabilità grave, che ha superato il sesto anno di età, e per cui i genitori presentano istanza, al Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di riferimento, intesa ad ottenere la deroga di iscrizione alla classe prima della scuola primaria e a procrastinare di un anno la sua permanenza nella scuola dell’infanzia. Pur a fronte di parere favorevole degli organi scolastici, il dirigente scolastico nega tale possibilità in virtù della valutazione dell’età anagrafica.
Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauro pone l’interrogativo“Perché guardare alle tante Europe che ci portiano dentro?”, ponendo sullo sfondo la necessità che di considerare come ogni Paese ha una sua propria storia e che la scuola ne riflette i vissuti. La Romania, in particolare, è il Paese attorno al quale si centra la riflessione.
Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venuti individua i paradigmi che dovrebbero dare sostanza al rinnovamento della scuola: “Inclusione, metacognizione e creatività alla base della scuola che sarà”. Ormai appare improcrastinabile il rinnovamento della scuola, una sua vera e propria rifondazione già a partire dagli edifici, ma che esige anche un approfondito ripensamento del dettato pedagogico e psicopedagogico che deve ispirare le sue linee educative e formative. La creatività si pone come elemento indispensabile per la definizione concreta dell’insegnamento come co-costruzione. X