DIRIGERE LA SCUOLA n. 6/2019
Sospendere l’insegnante, un atto illegittimo e pericoloso
Editoriale di Vittorio Venuti
Il caso dell’insegnante sospesa per due settimane dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo per non aver “vigilato”sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni, a loro volta colpevoli di aver accostato la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un PowerPoint prodotto in occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, si è immediatamente rivelato come un boomerang per l’Amministrazione. È apparsa inevitabile la mobilitazione solidale, in favore della docente sanzionata, della gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.
Sulla vicenda, in punta di buon senso e sulla scorta di sagge interpretazioni del diritto amministrativo, intervistato da “La Tecnica della Scuola”,il presidente dell’ANP Antonello Giannelli ha dichiarato che il provvedimento adottato non è, trattandosi di sospensione dal servizio, un atto amministrativo ma gestionale di diritto privato e che, agendo in autotutela, lo stesso Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale potrebbe revocare direttamente ed in autonomia, in forza del “re melius perpensa”,ovvero del “esaminata meglio la questione”.In aggiunta, in virtù della sua indiscutibile esperienza e della sua equilibrata abilità mediatrice, Giannelli ha sottolineato che nessun dirigente scolastico avrebbe mai emanato un provvedimento del genere, in qualche modo evidenziando la non appropriatezza non solo procedurale dello stesso.
Sulla questione, il Ministro Bussetti e lo stesso Ministro Salvini avevano manifestato, seppure in forme diverse, il loro interesse, preannunciando che avrebbero incontrato l’insegnante sanzionata in occasione delle Manifestazioni per il XXVII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio a Palermo.
L’incontro c’è stato e, dopo annunci vari, non si comprende bene a quale determinazione si sia arrivati.
Si sono succeduti tre annunci. Uno di Salvini, che ha preconizzato la revisione del “provvedimento punitivo”e l’immediato ritorno della professoressa “in classe e con lo stipendio”, assumendosi anche l’impegno “ad incontrare gli studenti in aula magna all’apertura del nuovo anno scolastico per parlare anche di sicurezza”.
Un secondo annuncio del Ministro Bussetti, che ha informato di come l’azione intrapresa dal MIUR non possa rappresentare una smentita di quanto deciso dal provveditore di Palermo, “perché rientra tutto in quelle che sono le regole previste dalle nostre norme”, ma che“i tecnici hanno già individuato e trovato la soluzione per il provvedimento preso nei confronti della professoressa”,di cui, ha detto, saremo presto informati. La dichiarazione collima con quanto egli stesso aveva espresso precedentemente, allorquando aveva manifestato l’intenzione di accompagnarsi a Salvini per l’incontro.
Il terzo annuncio è quello della stessa interessata: “Tornerò a scuola il 27 maggio come previsto, il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.
Commento? Suona strano che un provvedimento ritenuto palesemente ingiusto non possa essere revocato o modificato, così come prospettato dal Presidente di ANP, sulla linea di quanto richiedono anche altre OO.SS., i cui segretari generali di categoria, concordemente, ritengono che quanto accaduto sia un attacco al diritto fondamentale, quello garantito dall’art. 33 della Costituzione, il diritto a insegnare e a farlo con la libertà d’insegnamento, che è indispensabile per formare cittadini consapevoli, come richiamato dalle indicazioni nazionali. Censurare la libertà di pensiero, ribadiscono, è l’opposto che dovrebbe fare un insegnante.
Al di là di tutto, c’è da chiedersi su quali riscontri si sia basata la ragione della sanzione e, specialmente, da cosa sia stata suggestionata, se, come appare dalle informazioni, si evidenziano come promotori dello “scandalo”un personaggio che, discutibile per precedenti comportamenti, si è procurato di allarmare direttamente il Ministro dell’Istruzione invocandone un autorevole intervento punitivo, stravolgendo proditoriamente i fatti; ed una sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia; peraltro aggiungendo che aveva già contattato chi di dovere. Delazione e acredine, pertanto, si stimano alla base del provvedimento e ciò, per l’esito che ha avuto, costituisce un gravissimo incidente ingiustificabile e che meriterà un’indagine, perché segnala il sospetto di una pericolosa invasione di campo della politica nel mondo della scuola, di un modo di fare politica che sta suscitando non poche perplessità in buona parte dell’opinione pubblica.
Tornando alla vicenda, ricordiamo che si svolge in una scuola, laboratorio per eccellenza, nella quale l’educazione al pensiero critico si configura come missione irrinunciabile, e che l’elaborato incriminato (due slide di un power point) è degli studenti ed esprime le impressioni che loro hanno ricavato dallo studio e dall’attualità operando un confronto tra eventi distanti nel tempo e con fondamenti storici diversi, che può anche apparire ardito, ma che dovrebbe essere interpretato non come sovrapposizione dei due eventi ma come loro accostamento. In questi termini, gli studenti hanno ragione, si sono affidati alla percezione ricavata da un insieme di dati inseriti in un clima politico nel quale i termini “fascista” e “razzista”sono stati ampiamente pronunciati dalle più diverse personalità politiche e ampiamente diffuse dai mezzi di informazione. Visto in questi termini, l’elaborato dei ragazzi appare particolarmente interessante, e bene ha fatto l’insegnante a non censurarlo. In fondo, si tratta di un elaborato scolastico, e non si hanno notizie che possa essere stato utilizzato per fare propaganda e, comunque, non si può censurare un pensiero o una convinzione, tantomeno un “compito”svolto dagli studenti. L’insegnante sospesa ha vigilato come insegnante e non come censore! Censore di cosa? se quelli sono i suoi studenti, le persone con cui dialoga e che “conduce”.
Scrive Paulo Freire (Pedagogia dell’Autonomia, 2014, pag. 98): «Insegnare e apprendere hanno a che vedere con lo sforzo sistematicamente critico dell’insegnante di “portare alla luce” la comprensione di qualcosa, e con l’impegno egualmente critico dell’alunno di entrare man mano, come soggetto in fase di apprendimento, nella dinamica che l’insegnante deve innescare. (…) Insegnare non vuol dire trasferire la comprensione dell’oggetto all’educando ma spingerlo a diventare capace, come soggetto della conoscenza, a comprendere e comunicare quanto compreso». Molto realisticamente ed efficacemente, Freire sottolinea che “Insegnare esige di riconoscere che l’educazione è ideologica”, perché l’educazione non è mai neutrale, è sempre un incontro di mondi di conoscenze, di suggestioni. Per questo insegnare è difficile; per questo, chi è all’esterno ha difficoltà a comprenderne il valore e l’impegno che comporta.
In chiusura c’è da chiedersi quale tipo di indagine sia stata condotta scevra da pregiudizi e connotazioni ideologiche, in che misura si sia tenuto conto del curriculum professionale dell’insegnante e quale misura di giustizia si sia voluto ribadire comminando una sanzione così pesante e mortificante. Interessante sarebbe anche di sapere da dove sia partito l’ordine d’ispezione e in ragione di quali indicazioni. Infine, ma non meno importante, sapere se il dirigente scolastico dell’istituzione in cui presta servizio la docente sia stato preventivamente consultato e, eventualmente, perché non sia stato indotto a produrre un accertamento al fine di rilevare l’eventuale “pericolosità” del suo operato. Fuor di dubbio appare che, da qualunque parte la si voglia guardare, la sanzione è illegittima.
Questo numero di “Dirigere” si apre con il contributo “Una nuova cultura per la leadership scolastica”,nel qualeMiche Lellariflette sulla constatazione della inadeguatezza con cui si presenta l’attuale organizzazione del sistema formativo, che appare ancora condizionato da schemi di lavoro rigidi e inadatti a fronteggiare le attuali sfide educative e gestionali. Da qui la necessità di una nuova cultura per sperimentare e diffondere un nuovo clima organizzativo, in particolare tenendo conto della peculiarità che qualifica la scuola come organizzazione complessa a legami deboli, quell’insieme di relazioni, cioè, che interessano le persone della scuola e che esulano dalla dipendenza di un rapporto lineare o causale.
Damiano Verdaprende spunto dall’assegnazione della medaglia Fields, nell’ambito del Festival della Scienza 2018, a un matematico italiano con meno di 40 anni, per ragionare, nel contributo “Rigore e scoperta”, sull’importanza della scoperta, il cui processo prende il via da una curiosità che pare istintiva e che va meglio compresa, preservata e sviluppata come elemento essenziale del percorso formativo di bambini e ragazzi. La didattica della scoperta va dunque perseguita con intenzionalità: nel 1982, il gruppo di ricercatori della Western Carolina University guidato da Bruce Henderson ha misurato sperimentalmente una correlazione diretta tra il livello di curiosità e i risultati scolastici di ragazze e ragazzi tra i dieci e i sedici anni.
Per il suo contributo, “La questione dei permessi retribuiti ai docenti”, Francesco G. Nuzzaci avvia la sua argomentazione da una nota di chiarimento dell’ARAN (prot. n. 2458/19 del 27.03.19), in risposta ad un docente siciliano, in merito ai sei giorni di ferie che i docenti a tempo indeterminato possono usufruire in corso d’anno convertendoli in permessi retribuiti. La nota in questione, per i riflessi operativi che comporta e che in parte stridono con le disponibilità gestionali ed organizzative della scuola, è oggetto di una attenta disamina.
Maria Torelli ci ricorda, in “Il bilancio sociale, una storia che viene da lontano”,che, con l’A.S. 2018/19 si conclude il primo ciclo del percorso intrapreso con l’avvio del Sistema Nazionale di Valutazione e che, come previsto dal DPR 89/2013, dovrà essere predisposto il Bilancio Sociale, da realizzare mediante la pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio con la comunità di appartenenza. Il contributo evidenzia gli elementi che costituiscono la sua ossatura e che necessariamente devono trovare posto nella rendicontazione.
A un anno dall’entrata in vigore, nel nostro Paese, del GDPR, Anna Armone, in “La nomina del DPO a quasi un anno dal nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati”, riflette su tale figura che, con il suo ruolo di guida e consulenza, dovrebbe svolgere una funzione di motore propulsivo in grado di portare l’organizzazione verso la completa osservanza del nuovo assunto normativo, essendo di sua competenza l’individuazione delle misure organizzative e procedurali più idonee per la tutela e la garanzia dei dati. Di fatto, si rileva che, per le scuola, la scelta del DPO è spesso ricaduta sul soggetto che si occupa della sicurezza dei dati anche se tale competenza non garantisce il possesso di una conoscenza di natura giuridica.
Sotto il titolo “Pillole di Politica scolastica”,Gian Carlo Sacchiriflette sulla visione di una scuola sempre più percepibile come un “cantiere sempre aperto”. Dopo aver richiamato il nono decreto applicativo della Legge 107/2015, che avrebbe dovuto riguardare il nuovo testo unico che raccoglie tutte le norme sulla scuola, il contributo si sofferma sulla scarsa attenzione che i governi successivi, hanno riservato a tale questione. Non è sfuggito a tale dimenticanza neanche l’attuale Esecutivo, considerato che il ministro Bussetti aveva detto, fin dall’inizio del suo mandato, che non avrebbe elaborato nuove riforme della scuola, ma si sarebbe limitato ad intervenire con provvedimenti correttivi là dove le cose non andavano bene, il tutto in linea con l’obiettivo del contratto di Governo di contrastare la politica dell’Esecutivo precedente.
La Camera ha recentemente approvato la proposta di legge istitutiva dell’insegnamento di educazione civica nelle scuole del primo e del secondo ciclo, unitamente ad attività di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. Sull’evento, “Torna l’insegnamento di educazione civica”,argomenta Filippo Sturaroche entra nel merito degli articoli che strutturano il dispositivo,
Il concorso per dirigenti scolastici in corso di svolgimento è nel pieno della fase conclusiva (coda di ricorsi a parte) e, pur se il ruolo del dirigente introduce ad una mole di pesanti responsabilità e di numerosi impegni ed adempimenti, a fronte di una retribuzione poco adeguata, comunque ha visto la partecipazione di oltre 35.000 docenti. Del resto, nel nostro sistema scolastico, diventare dirigente scolastico è l’unica forma di carriera interna riservata per i docenti. Da questo abbrivio si dipana il contributo di Ada Maurizio, “Il reclutamento dei dirigenti scolastici in Italia e in Europa”.
A seguire sullo stesso tema il pezzo di Aldo Domenico Ficara“Gli step del concorso a dirigente scolastico”. L’autore si sofferma sulle vicende procedurali che hanno caratterizzato anche questa tormentata operazione di reclutamento dei nuovi dirigenti , descrivendo tutto il percorso del concorso ordinario per il reclutamento di 2.425 dirigenti scolastici dal 24 novembre 2017 al 27/03/2019 attraverso i le varie fasi d i attuazione.
Come ogni anno, a conclusione dell’anno scolastico e in previsione del cambio della guardia a settembre in numerose scuole, pensando anche alle immissioni in ruolo dei nuovi dirigenti a seguito del concorso, la rivista propone il contributo diAntonio Sapienterelativo a “Il passaggio di consegne tra dirigenti scolastici”. Si tratta, come noto, di un adempimento che non è obbligatorio, perché non è sanzionato da alcuna norma, ma prassi ormai consolidata, al fine di circoscrivere gli ambiti di responsabilità relativa alla gestione.
Che la scuola sia all’affanno, cantiere perennemente aperto ma privo di un progetto che la indirizzi coerentemente in forza di una visione condivisa e di una missione che sappia porre veramente al centro il progetto Inclusione, senza camuffamenti e alterazioni di significato, è opinione ormai ampiamente condivisa. Qualunque progetto di riforma si sia voluto definire non ha prodotto risultati apprezzabili, perché, di fondo è mancata la capacità di analisi e di interpretazione della situazione scolastica italiana, che rifuggisse dalla logica dei compromessi politici e tenesse conto delle mutate esigenze sociali nell’ottica di riscontrare e fronteggiare le sfide del XXI secolo. Richiamandosi al Quaderno dell’Associazione TREELLE del 15 aprile 2019,Viviana Rossi propone “Il coraggio di ripensare la scuola”.
Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurosi interroga su “Dove va la scuola?”, non solo quella pubblica, statale e gratuita, ma anche quella privata, a pagamento e dei modelli oggi frequenti delle “Boarding schools” stile “School Education”.È talmente compressa su se stessa come materia di studio - si rileva nel contributo -, che l’Educazione, un giorno o l’altro, rischia davvero di implodere, e forse sarebbe meglio, come già si auspica da più parti, lasciarla vivere libera e secondo natura. Il lungo articolo propone un attento e curioso viaggio tra i molti sistemi d’istruzione in cui pubblico e privato si intrecciano disegnando un panorama articolato quanto complesso. X