DIRIGERE LA SCUOLA N.8
EDITORIALE di Vittorio Venuti - Rapporto invalsi:il sud migliora, il “cheating” diminuisce. Il senso?
Il Rapporto INVALSI 2017 ha restituito la “fotografia”degli apprendimenti dei nostri studenti, dalla primaria alla secondaria di II grado: coinvolte 116.372 classi per un totale di 2.232.304 alunni. Numero indubbiamente elevato che evidenzia questa edizione delle prove Invalsi come la più partecipata tra quelle fin qui svolte.
I dati che emergono sono senz’altro importanti, se conveniamo sull’opportunità di tracciare l’andamento della scuola italiana da Nord a Sud attraverso quel che gli studenti restituiscono di quanto hanno appreso con prove studiate ad hoc e buone per i diversi livelli dei vari ordini di scuola, comunque accuratamente e scientificamente predisposte a monte di qualsiasi riferimento a questa o quella realtà: il Paese è unico, il modello di scuola è unico, gli studenti sono visti come restitutori di conoscenze apprese attorno al discrimine di una media calcolata a su base nazionale.
Alla pubblicazione del Rapporto, i titoli dei giornali, il direttore generale dell’Invalsi, Paolo Mazzoli e la stessa ministra Fedeli hanno enfatizzato un risultato che, a quanto pare, deve essere suonato come sorprendente: si riduce il divario tra Nord e Sud in matematica e italiano e si riduce anche il fenomeno del cheating (il comportamento scorretto da parte degli studenti o degli insegnanti al fine di produrre risultati positivi).
Certamente fa piacere sapere che, pur confermandosi il divario tra Nord e Sud, comunque si registri una diminuzione rispetto al 2016 e, in particolare, che tale diminuzione riguardi il punteggio medio nella preparazione nelle due discipline tra una classe e l’altra dello stesso istituto. Aspetto quest’ultimo che, come ha denunciato lo stesso Mazzoli, induce “Genitori, e talvolta gli stessi insegnanti ad esercitare pressioni di ogni genere per scegliersi la classe del figlio o dove andranno a insegnare: dalle raccomandazioni alle lusinghe quando non si arriva, in casi estremi ma che sono accaduti, alle minacce”,ciò anche per l’incapacità di parte dei dirigenti scolastici “che ancora non riesce a imporre una distribuzione equa degli alunni nelle diverse classi prime di ogni sede scolastica”.
Non entriamo nel merito delle prove, che certamente sono costruite rispettando i criteri sacri per l’elaborazione di un test, e non entriamo nel merito delle critiche che anche in ambito europeo sono state avanzate rispetto alle prove, cosiddette“obiettive”,per saggiare gli apprendimenti, ma forse è il caso di porsi una semplice domanda: il senso di tutto questo?
Del divario tra Nord e Sud si parla da anni. Fa bene l’Invalsi a rilevarlo, ma il Sud non è tutto così Sud e ci sono eccellenze anche in quelle regioni. Allora, forse si tratta di capire quali siano le ragioni della differenza tra situazioni di eccellenza e di scarsità, magari nella stessa città, e su quelle agire per quanto possibile. Allora, forse, ci si renderà conto che esistono differenze: a livello di edificio scolastico, di arredi e strumentazioni, di popolazione degli alunni, di quartiere nel quale l’istituzione si affaccia, della dotazione e formazione degli insegnanti… .
Quando si parla di dirigenti che non sanno favorire una equa distribuzione degli alunni nelle classi prime, bisognerebbe che si avesse idea di cosa si sta parlando, a meno che non ci siano test obiettivi anche in questo senso e si faccia prevalere la logica dei numeri che quantificano le persone secondo criteri obiettivi (intelligenza?).
Abbiamo più volte rilevato che non sono i test Invalsi ad essere in discussione, ma il valore prescrittivo che hanno assunto e che si è andato sempre più affermando fino a determinare ansia da prestazione negli studenti e negli insegnanti, fino a divenire strumento di valutazione anche ai fini degli esami finali e, grazie ai decreti attuativi, divenire elemento di discrimine tra ammissione e non ammissione agli esami di Stato, con ciò superando d’un balzo le competenze dei consigli di classe e dei collegi docenti.
Perplessità: Le prove Invalsi devono essere uno strumento per comprender e orientare, per valutare, oppure per giudicare?
Antonietta Di Martinoapre questo numero della rivista con “Age Management: gestione dell’età nei luoghi di lavoro”.Insieme al genere, questione che incide fortemente sulle pari opportunità nonché su salute e sicurezza di donne e uomini nei luoghi di lavoro (trattata nel numero 7 di “Dirigere la scuola”), un altro rischio emergente riguarda le differenze tra i lavori correlate all’età, differenze che stanno diventando sempre più rilevanti in ragione dell’invecchiamento della forza lavoro, all’interno del più generale fenomeno dell’invecchiamento della popolazione mondiale. Il contributo riflette sull’argomento a partire dal Rapporto sull’invecchiamento a livello mondiale pubblicato dal Fondo delle Nazioni Unite e Help Age International nel 2013. Particolare attenzione viene posta alla discriminazione dei lavoratori italiani in base all’età e alla situazione del personale scolastico italiano, il cui corpo docente, nel 2014, si è evidenziato come il più anziano rispetto all’area OCSE.
Giacomo Mondelliprosegue la sua riflessione sulla “Progettazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa”soffermandosi su quella parte dell’Atto di Indirizzo del dirigente orientata verso la migliore promozione dei servizi amministrativi dell’istituzione scolastica, in specie soffermandosi sulla organizzazione dell’ufficio di Segreteria, quindi sulle competenze che attengono propriamente al DSGA nel più ampio quadro della collaborazione con il Dirigente scolastico.
Di forte impatto e significato è il contributo di Michela Lellasu “I nuovi docenti”,personaggi ai quali è affidata la responsabilità di promuovere la qualità del servizio attraverso una preparazione culturale e professionale adeguata, le cui competenze e attitudini devono saper corrispondere alle richieste formative avanzate dagli studenti ogni volta che si trovano a vivere e ad affrontare una fase evolutiva del proprio percorso di crescita. Non solo cultori della materia ma soprattutto persone dotate di una preparazione completa, adeguata ed efficace, dotate di abilità specifiche e capaci di innestare un insegnamento fecondo finalizzato a destare la voglia di apprendere dei ragazzi.
Dal 25 maggio del 2018 partirà la piena applicazione del “Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali”.Anna Armone illustra la guida applicativa emanata dal Garante alla Privacy, il quale ha già preannunciato che dall’autunno di quest’anno saranno emanate altre istruzioni applicative e di accompagnamento. Il contributo approfondisce in particolare i riferimenti del Regolamento che riguardano le istituzioni scolastiche statali, in quanto soggetti pubblici. Per il momento, l’analisi del regolamento, che si svolgerà in più puntate, riguarda il primo paragrafo, relativo alla liceità del trattamento, che deve trovare sempre un fondamento giuridico. Per le istituzioni scolastiche statali tale fondamento consiste nell’esercizio di pubblici poteri.
Un caso non infrequente è quello che ci propone Angelo D’Onofrio, psicologo e psicoterapeuta, in “Il caso Alberto”,un ragazzo dell’ultimo anno di liceo che non riusciva più ad affrontare compiti ed interrogazioni, fino al punto di rinunciare a presentarsi nei gironi in cui c’erano gli uni e le altre, come se ci fosse assenza di piacere per la quotidianità scolastica. Il contributo descrive il percorso analitico verso la “guarigione”,attraverso una serie di interessanti scoperte.
Del ruolo dell’intelligenza artificiale si occupa il contributo di Damiano Verdadal titolo “Uguaglianza e merito”. Lo spunto di avvio della riflessione è la decisione del governo britannico di sovvenzionare la creazione ex novo o la riconversione di istituti esistenti in grammarschool, ovvero in scuole equivalenti a medie e superiori in qualche modo d’elite, che prevedono un test d’ingresso; ciò nel desiderio di premiare il merito superando quella che viene definita l’ipocrisia di un sistema scolastico che si dipinge formalmente egualitario, ma scarsamente efficace nell’incidere su una società sempre più imperniata sul censo, sulle condizioni di partenza e di appartenenza.
L’avvocatoSilvia Giannone, trattando di“Cyberbullimso: un dramma sociale”, illustra i punti più significativi della legge 71/2017, sette articoli densi di contenuti che interessano la definizione del fenomeno, le norme sulla tutela dei minori, le linee guida e le strategie che le Istituzioni scolastiche devono adottare per prevenirlo e contrastarlo.
Uno dei punti forti della legge 107/2015 è la formazione in servizio dei docenti di ruolo, obbligatoria, permanente e strutturata. Il Miur ha elaborato allo scopo un Piano Nazionale della formazione ed ha attivato una piattaforma digitale per offrire ai docenti adeguati elementi a supporto di precise scelte formative e di aggiornamento professionale.Viviana Rossidescrive tale piattaforma in “S.O.F.I.A.: il Sistema Operativo per la Formazione e le iniziative di Aggiornamento dei docenti”.
Settembre è anche tempo di passaggio di consegne tra Dirigenti scolastici che si avvicendano alla guida delle varie scuole, una competenza che, però, non ha alcuna norma di riferimento, ma che si fonda su una prassi, al fine di circoscrivere le responsabilità relativa alla gestione. Antonio Sapiente ne traccia la procedura in “Il passaggio di gestione tra dirigenti scolastici”fornendo anche il modello di uno schema di verbale.
Per la rubrica CPIA, Ada Maurizio, in “Il mondo dentro visto da fuori”,propone una intervista a Edoardo Albinati, docente in carcere e premio Strega 2016. L’intervista ha come centro focale l’insegnamento degli adulti in carcere.
Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauroci fa parte di come PISA si preoccupi anche di rilevare come gli adolescenti pensano e vivono il benessere. In “Non solo saperi e competenze cognitive per PISA. È importante anche il benessere degli studenti”vengono evidenziati gli esiti dell’indagine condotta per stabilire chi fa meglio e chi fa peggio nel rendere soddisfatti i quindicenni delle nostre scuole e che occupa un intero volume del Rapporto 2015. A che punto si troverà l’Italia nella scala che misura il benessere come soddisfazione per la propria vita?
Per la rubrica di Psicologia della Gestione, Vittorio Venuticentra il suo intervento su “L’attualità ignorata di Don Milani”,al seguito dell’evento celebrativo promosso dal MIUR in occasione del 50esimo anniversario della sua morte, che, pur esaltando l’importanza pedagogica del “prete rosso”, precursore anche della scuola inclusiva, non è riuscita a focalizzarne l’attualità per ricomprenderla tra gli indirizzi del sistema d’istruzione. Don Milani continua ad essere un faro scomodo, perché fa luce sui mali della scuola che continuano ad esserci, una scuola che, nonostante i molti tentativi di riforma, non è stata in grado, né lo appare ancora adesso, di guardarsi dentro per modificarsi e dare risposte alle singolarità dei bambini, dei ragazzi, dei giovani e alle loro esigenze di riconoscimento come persone e come comunità sociale.
Per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchi illustra l’ordinanza n. 03008/2017, con la quale la VI Sezione del Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della normativa di riferimento relativa al corso intensivo di formazione per l’immissione nei ruoli dei Dirigenti scolastici. X