DIRIGERE LA SCUOLA N.7
EDITORIALE di Vittorio Venuti
Il MIUR e… Don Milani
Lo scorso 24 giugno ricorreva il 50° anniversario della morte di don Lorenzo Milani, il “prete rosso” che condusse, nella comunità di Barbiana, un’esperienza di contro scuola destinata a lasciare un segno profondo nella coscienza politica e pedagogica dell’epoca e a riverberarsi ancora come modello alternativo di scuola che sa strutturarsi dalla realtà in cui opera, privilegiando spontaneamente l’accoglienza, la collaborazione, la solidarietà sociale fondata sulla giustizia.
Con tempismo straordinario, come a voler rimediare alla disattenzione con cui il nostro sistema d’istruzione ha sempre guardato a questo straordinario e scomodo personaggio, il MIUR ha voluto ricordarlo lo scorso 5 giugno, dedicandogli una mattinata dal titolo“Insegnare a tutti”.
Nel ricordo che ne ha tracciato la Ministra Fedeli è stato ribadito che “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero”, come a lasciar presagire, alla luce del lavoro del sacerdote, un profondo ripensamento del nostro sistema d’istruzione. E questo è anche ciò che, personalmente, mi è venuto di pensare alla notizia dell’evento e dell’invito alle scuole di rileggere, studenti e insegnanti, la storia della scuola di Barbiana e riflettere sulla missione educativa svolta da Don Milani. Ma si sa, le illusioni è meglio metterle da parte, perché Don Milani è stato scomodo allora e continua ad esserlo ancora adesso; non a caso sono trascorsi i 10, i 20, i 30 e i 40 anni dalla sua morte senza che si promuovesse un benché minimo riconoscimento ufficiale, a parte le iniziative di questa o quella scuola a lui intitolata.
Il concetto di scuola inclusiva che poteva avere Don Milani non è quello della politica corrente nel nostro sistema d’istruzione, ma quello che si può evincere dal suo pensiero, molto più profondo e decisamente rivoluzionario, oltre pedagogicamente avanzato rispetto alla nostra attuale legislazione: “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola dell’obbligo” ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi (insegnanti) che li perdete e non tornate a cercarli”; e poi ancora: “La scuola selettiva è un peccato contro Dio e contro gli uomini…” (Lettera a una professoressa, 1967). Son passati cinquanta anni, appunto, ma la dispersione ancora c’è ed è consistente, ancora si buttano nel mondo d’oggi ragazzi senza istruzione, come “buttare in cielo passerotti senza ali”.
Don Milani vale più di un evento commemorativo.
La cosa più interessante è che l’evento abbia coinciso con la chiusura dell’anno scolastico e con l’avvio del rituale degli scrutini. Momento strategico perfetto per riflettere sull’affermazione che “Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”.
Il rapporto sul divario di genere del 2016, a cura del World Economic Forum (fondazione senza fini di lucro con sede in Svizzera), disegna un quadro statistico dell’ampiezza e della portata della disparità di genere in tutto il mondo, nel quale l’Italia occupa la 50° posizione (su 144 Paesi), media di ben quattro indicatori:
1) partecipazione economica ed opportunità (117°);
2) educazione (56°);
3) salute e sopravvivenza (72°);
4) responsabilizzazione in politica (25°).
Parte da questa descrizione il contributo di apertura di Antonietta Di Martino, “Pari opportunità uomo/donna, cultura e salute; un trinomio indissolubile”, nel quale dibatte di questioni di genere in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La riflessione di merito evidenzia, quale punto di svolta il Dlgs 81/08, che raccoglie e fa evolvere un’attenzione sempre maggiore verso l’individuo colto nelle sue peculiarità e nelle sue esigenze, vincolate ad un mondo lavorativo e privato inscindibili. La trattazione dell’argomento comprende i riferimenti al contesto scolastico ricordando il documento d’indirizzo della diversità di genere del 15/6/2011, quindi la legge 107/2015 che, art 1 comma 16, esplicitamente richiama i principi di pari opportunità, prevenzione e contrasto alla violenza e a tutte le discriminazioni, che devono essere assicurati nell’attuazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa.
A quali norme tecniche UNI (ente Nazionale Italiano di Unificazione) devono adeguarsi le caratteristiche degli arredi scolastici (lavagne, banchi, sedie, cattedre e lampade da illuminazione), così da garantire la sicurezza sia all’interno che all’esterno delle aule? Ad ogni inizio d’anno scolastico si rende necessario predisporre le aule dotandole del numero adeguato di banchi e sedie, ma raramente si tiene conto dei requisiti che devono avere per soddisfare pienamente alle esigenze di sicurezza e per adattarsi agli studenti. Si tratta di un argomento trascurato ma di cui non si può ignorare l’importanza. Aldo Domenico Ficaraci ricorda tutte le disposizioni in “Norme tecniche UNI riguardanti gli arredi scolastici”.
Sul PTOF Giacomo Mondelli ha già scritto avendo come riferimento le finalità della legge 107/2015; in questo numero, in “Proviamo a elaborare insieme il Piano Triennale dell’Offerta Formativa”, si sofferma sul processo che dovrebbe essere avviato e sviluppato dalle istituzioni scolastiche in vista della sua elaborazione. La proposta che viene rappresentata prende in considerazione gli elementi essenziali e più generali della predisposizione del PTOF e in particolare si preoccupa di delineare:
a) un prototipo di atto di indirizzo del dirigente scolastico;
b) le conseguenti indicazioni per la sua attuazione;
c) le azioni e le procedure per elaborare il PTOF e per adeguarlo nel tempo;
d) la struttura complessiva del Piano Triennale;
e) gli aspetti organizzativi più salienti in esso contenuti.
A seguire, Francesco Nuzzaci ci indirizza “Verso il rinnovo del CCNL”, non senza ricordare l’esasperazione della categoria dei dirigenti scolastici, reduci da significative manifestazioni di protesta concentratesi nel mese di maggio, al punto da indurre la ministra Fedeli ad avviare un dialogo, con le OO.SS. della dirigenza scolastica, sui prossimi rinnovi contrattuali. Nelle more della sentenza 178/15 della Corte Costituzionale, che ne ha sanzionato l’obbligo, l’armonizzazione dei trattamenti retributivi dovrà sanare la sperequazione retributiva della dirigenza scolastica.
Di burocrazia si può morire e, anche se sovente i proclami politici vogliono rassicurare sostenendo la semplificazione come rimedio - sostenuti dalla diffusione sempre più massiccia e liberatoria dell’informatizzazione dei servizi -, in realtà le cose sembrano andare in senso opposto. Così, contrariamente a quanto faceva sperare il processo di riforma in senso autonomistico della scuola, che avrebbe dovuto sottrarla ai vincoli paralizzanti e soffocanti delle burocrazie ministeriali, è successo che, invece, i carichi amministrativi siano cresciuti in maniera esponenziale. Un’ulteriore aggravio, sostiene Filippo Cancellieriin “Ritualità banali di una burocrazia oppressiva”, è paventato dalla legge 107/2015, che prevede di scaricare sulle istituzioni scolastiche le attribuzioni ancora intestate ai presìdi provinciali degli USR, di cui si concerta la soppressione.
Con il D.Lgs. 66 del 13 aprile scorso si è ridisciplinata la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, appena qualche giorno dopo la pubblicazione della sentenza n. 2023 della sez. VI del Consiglio di Stato proprio in materia di assegnazione delle ore di sostegno. Gianluca Dradi raccoglie entrambe le suggestioni nel contributo “L’inclusione degli studenti disabili e le ore di sostegno” muovendosi tra riforma legislativa e novità giurisprudenziali.
Lo scorso 17 maggio è stata approvata in via definitiva la legge che detta disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, provvedimento che la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha inteso ufficialmente dedicare a Carolina Picchio, riconosciuta come la prima vittima italiana di tale fenomeno.Carmen Russoriprende l’evento nel contributo “A Carolina Picchio e a tutte le vittime del cyberbullismo” e propone una serie di commenti approfonditi sul testo del dispositivo.
Recentemente è stato approvato il decreto legge che ha dettato disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, introducendo di fatto l’obbligo di vaccinazione per i minori da 0 a 16 anni e prescrivendo, tra l’altro, che la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione dei vaccini costituisce requisito d’accesso per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia statali, paritarie e non paritarie. Filippo Sturaroriprende la questione in “Decreto vaccini: le azioni del dirigente scolastico”, nel quale presenta anche una check list di azioni del Capo d’Istituto.
La parola periferia viene spesso associata alle immagini di disagio, di difficoltà, di multiculturalità e la scuola un luogo complesso, degradato e fragile. L’esperienza ci insegna invece che spesso le scuole di periferia sanno trasformarsi in luoghi aperti, dinamici e ricchi di stimoli. La questione è affrontata da Loredana Garritanonel pezzo intitolato “Le periferie al centro: Fare scuola nelle periferie urbane multiculturali”.
Il MIUR con il programma “Scuole al centro” ha investito risorse per rinnovare il patto tra scuole e territorio e riqualificare le periferie.
Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioriferisce della convention dedicata all’istruzione degli adulti e tenutasi a Napoli alla fine di maggio: “FierIDA: la prima fiera nazionale dell’istruzione degli adulti”.
Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauroci porta in Belgio tratteggiando il riflesso sull’istruzione del modello federativo che lo definisce integrando le Regioni e le Comunità: “Insieme per l’eccellenza dell’insegnare, Wallonie e Fédération Wallonie-Bruxelles”.
Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venutiinvita ad estendere il l’impegno negoziale del dirigente scolastico al modo stesso in cui cura la gestione della scuola, quindi la rete delle relazioni che lo interessano e coinvolgono: “Il dirigente scolastico, negoziatore per professione e per vocazione”. Alla base occorre porre la constatazione che la negoziazione è un tratto stabile della quotidianità di ciascuno, fin dalla più tenera età.
In chiusura Rosanna Visocchinella rubrica Giurisprudenza del lavoro si occupa dell’uso dell’informatica della pubblica amministrazione nei concorsi pubblici. X