DIRIGERE LA SCUOLA N.6/2017
EDITORIALE di Vittorio Venuti
Scrutini ed esami 2016/2017 alla luce del decreto attuativo su valutazione, certificazione delle competenze ed Esami di Stato
É FATTA!Il puzzle della Buona Scuola si completa: i decreti attuativi approvati il 7 aprile scorso all’insegna del “facciamo presto, perché non c’è tempo”, infine hanno alzato il velo e sono stati offerti nella loro versione ufficiale (G. U. n. 112 del 16/05/2017).
Avremo modo di dibattere sui contenuti dei singoli decreti. Al momento, considerato che siamo in clima di scrutini ed esami, ci limiteremo ad alcune considerazioni sul decreto 13 aprile 2017 n. 62, che detta “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze ed esami di Stato”.
Tanto per iniziare, ci sembra importante che all’art.1, comma 1 si ribadisca che “La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze”. La questione è: cosa si intende con “successo formativo” e come si pensa che la valutazione possa documentare lo sviluppo dell’identità personale e promuovere l’autovalutazione di ciascuno, visto il rapporto strettissimo che ha con i“voti-giudizio”?
Spostando l’obiettivo sulla scuola secondaria, le considerazioni che ci sentiamo di fare, in questo momento, sono in ordine agli esami di Stato delle secondarie di primo e secondo grado, che entreranno in vigore nell’a.s. 2017/2018 per le prime e 2018/2019 per le seconde.
La tempistica ci pare alquanto singolare alla luce della dichiarazione che appare sulla scheda di approfondimento del MIUR. Se il decreto, riferendosi al modello di valutazione usato nel primo ciclo, si propone di apportare - come si afferma nella scheda - “i miglioramenti dei quali, la comunità dei pedagogisti ha condiviso l’opportunità”, perché non farne fruire i ragazzi già da quest’anno? In genere i “miglioramenti”, si presume, non sono destinati ad appesantire né aggravare le situazioni, e allora perché procrastinarne l’applicazione? Sembra una incongruenza … pedagogica. Incongruenza che si profila come “ingiustizia”, non solo pedagogica, lì dove si afferma che“per le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado, l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, è deliberata dal consiglio di classe, anche nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento, dunque anche in caso di attribuzione di voti inferiori a sei decimi (articolo 6). Questa modifica sostanziale accoglie le segnalazioni del mondo docente, secondo le quali la normativa vigente di fatto induceva ad attribuire voti in decimi non corrispondenti ai reali livelli di apprendimento”. Perché non da quest’anno?, forse perché gli insegnanti provvedono in tal senso già per saggezza o bontà professionale?! Lo stesso si dica per la valutazione del comportamento, che – stando alla scheda sintetica del MIUR - verrà “declinata in positivo”, “superando il voto in condotta” e introducendo (solo nella secondaria di primo grado) il “giudizio sintetico”.
Un’ulteriore incongruenza, permanendo nell’esame di fine primo ciclo, la possiamo ascrivere al valore che viene dato alle prove INVALSI. Lo svolgimento si sposta in altra data (aprile) rispetto all’esame, ma la partecipazione si afferma come requisito per l’ammissione allo stesso (sic!). Dunque, le prove Invalsi restano un passo obbligato e determinante. Non è più sufficiente il giudizio degli insegnanti; la loro competenza, la loro funzione e la loro capacità decisionale vengono subordinate alle prove di un Ente esterno.
Non diversa è la situazione per quanto riguarda l’esame di Stato nella secondaria di secondo grado, dove si prevede l’ammissione all’esame per gli studenti che abbiano conseguito una“votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi. Nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo.” Ed anche qui la partecipazione alle prove INVALSI diviene requisito di ammissione (altro sic!).
A questo punto, comprendere il livello di miglioramento che i decreti attuativi vogliono introdurre, appare arduo; seppure ci sia qualche spiraglio qui e là, si conferma comunque una linea restrittiva nei confronti degli studenti e della professionalità docente. Una novità senz’altro interessante è relativa al diploma finale per gli studenti della secondaria di secondo grado, che attesterà l’indirizzo e la durata del corso di studi, nonché il punteggio ottenuto, anche in relazione alle esigenze connesse con la circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea. Al diploma sarà allegato il curriculum della studentessa e dello studente, in cui saranno riportate le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse. Saranno inoltre indicate le“competenze, le conoscenze e le abilità anche professionali acquisite e le attività culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico nonché le attività di alternanza scuola-lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite, in base a quanto previsto alla legge sulla Buona Scuola (107/2015), anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro”.
Gli scrutini e gli esami si confermano nella sostanza così come sono e le “riparazioni” altro non fanno che cogliere lo spunto da palesi malumori del corpo docente. Manca ancora un’indicazione chiara della scuola che si vuole costruire. L’impressione è che si voglia salvaguardare più che non rivedere e ricreare con saggezza.
Come ogni anno, la rivista dedica la parte centrale all’esame di Stato nella Scuola secondaria di primo grado, a cura diAntonio Di Lello, che presenta e commenta la relativa“Guida operativa”. Come già annunciato dal Miur, all’approvazione dei decreti attuativi, per quest’anno non si cambia, le novità saranno applicate nel 2018 per l’Esame del primo ciclo e nel 2019 per la Maturità.
L’articolo di apertura di questo numero è di Giorgio Siena, che propone un interrogativo ricorrente “La dirigenza scolastica negata?”, specie quando si pensa all’autonomia scolastica profilata nel DPR 275/99 e la si coniuga alle misure di dimensionamento delle scuole che si sono sovrapposte da allora, all’obbligo di rappresentanza della scuola, che impegna il dirigente anche legalmente nella stipula di contratti e convenzioni, ai molteplici compiti che si trova a dover assolvere e assicurare; il tutto, in un crescendo che trova il freno nella debolezza degli strumenti a disposizione, con l’esito di una autonomia che declina verso il fallimento.
Ha fatto il suo esordio ufficiale il Portfolio dei dirigenti scolastici, lo strumento che dovrebbe dare un’ulteriore svolta epocale alla scuola, e il Miur ha comunicato che le funzioni per la compilazione saranno aperte fino al 30 giugno. Gianluca Dradine puntualizza gli aspetti più importanti a partire dalla fonte normativa nel contributo “Il rilievo degli obiettivi regionali nella valutazione dei dirigenti”. Uno spunto di riflessione proposto è in ordine alla discrezionalità degli USR di assegnare gli obiettivi: dall’esame dei Piani Regionali di valutazione pubblicati sul portale SNV, si evidenzia una notevole varietà di comportamenti, da nessun obiettivo a 9 obiettivi.
Il discorso sul Portfolio prosegue con Carmela Rossielloche, suggestivamente, intitola il proprio contributo: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più bravo del reame?”. Al portfolio si riconosce la dimensione dello specchio atto a riflettere l’opera delicata e complessa di ciascun Dirigente, comunque imprescindibile per il buon funzionamento del servizio scolastico nel territorio: uno strumento di riflessione, analisi e rendicontazione di particolare interesse e rilievo nella seconda e terza parte del documento.
Filippo Cancellieripropone “La chiamata dei docenti nella buona scuola”, ricordando che, a differenza di quanto avvenne nell’assegnazione dell’incarico triennale a un forte contingente di docenti per la copertura dei posti dell’organico dell’autonomia, quest’anno l’accordo MIUR-OO.SS. ha riconosciuto che la scelta venga operata sulla base di criteri deliberati dal collegio dei docenti che potrà individuare titoli ed esperienze, attingendo ad un elenco incluso nel contratto integrativo. In questo modo si dissolve l’istituto della cosiddetta chiamata diretta.
Ancora sulla valutazione del dirigente, il contributo di Michela Lella, “Il portfolio non può attendere”, nel quale si evidenzia come l’autoanalisi che ne è alla base consenta di raggiungere una maggiore consapevolezza relativamente alle azioni realizzate necessarie ai fini del conseguimento degli obiettivi di miglioramento.
Pasquale Annesepropone, in “Contributi volontari SÌ! Contributi volontari NO!”, una querelle che ciclicamente si rinnova ma che non trova corrispondenza in logiche ancorate alla realtà delle istituzioni scolastiche: quella dei contributi volontari.
Con la conclusione dell’anno scolastico, le istituzioni scolastiche devono esprimersi sullo stato di attuazione del programma annuale, una verifica che non può risolversi semplicisticamente in un insieme di operazioni contabili - ci ricorda Edgardo Escamilonel contributo “Entro il 30 giugno la verifica del programma annuale”, - ma costituisce l’occasione per valutare il raggiungimento o meno degli obiettivi previsti nel Piano dell’offerta formativa.
La pedagogista Carmen Russoriprende, in“La continua lotta contro cyber bullismo”, il dibattito su un fenomeno che diventa sempre più preoccupante perché invasivo e, in molti casi, dall’esito tragico, richiamando il Piano promosso dal MIUR nell’ottobre del 2016.
Per la rubrica CPIA, Ada Maurizio, in “Questione di dati” richiama il decreto ministeriale del 27 gennaio 2016, con il quale il MIUR ha costituì il gruppo di lavoro BIG Data con il compito di analizzare policy e competenze a livello europeo e internazionale al fine di avanzare proposte. I dati disponibili sui CPIA non sono al momento organizzati in una data base organico.
Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauropone un singolare interrogativo: “C’è più Europa nella scuola cinese o più Cina in quella europea?”. All’insegna dell’educazione come dialogo e dell’opportunità di guardare meglio ciò che si sa che ci unisce, più che quello di cui spesso non si sa, ma che divide, nel contributo si riflette sulla partecipazione ufficiale, per la prima volta, della Cina all’indagine PISA 2015 sulla scuola; appuntamento di cui si è occupato l’anno scorso uno studio dell’OECD.
Per la rubrica di Psicologia,Vittorio Venuti si interroga su quanto gli esami di Stato, così come sono concepiti e nella prospettiva dei cambiamenti annunciati dai decreti attuativi della legge 107/2015, siano in linea con una scuola inclusiva: “Esami di Stato: prove di un dialogo interrotto”. X