DIRIGERE LA SCUOLA N.12/2016
Editoriale di Vittorio Venuti
Il premio nazionale insegnanti:ciliegina
su una torta che manca!
Abbiamo i dati relativi ai candidati al Premio Nazionale Insegnanti lanciato lo scorso 29 maggio dal Ministro Giannini: 10.798 docenti, di cui il 67% è donna e il 53% insegna alle superiori. Conosciamo, quindi, il profilo prevalente: donna, docente di scuola superiore e, in aggiunta, spesso impegnata ad operare in aree a rischio o ad insegnare ad alunni diversamente abili. E sappiamo anche che 7.426 docenti sono stati proposti dai propri alunni, dalle famiglie o da persone che fanno parte della loro comunità scolastica, i rimanenti 3.372 si sono autocandidati.
Il comunicato Miur informa che è la Campania la regione con il maggior numero di candidature (12,3%), seguita dalla Lombardia (12,1%), dal Lazio (11,8%) e dalla Puglia (10,4%); sappiamo anche che il 43% dei candidati lavora in aree a rischio, il 35% insegna ad alunni con disabilità, il 32% opera in scuole di aree socio-economiche disagiate e il 20% in scuole di aree interne. Altro dato significativo riguarda l’età dei candidati: la fascia d’età 50-59 è quella più rappresentata (38%), seguita immediatamente da quella 40-49 (37%). Oltre la metà dei candidati (53%) insegna in scuole secondarie di II grado, il 24% nell’infanzia e nella primaria e il 23% in scuole secondarie di I grado.
Il premio, gemellato con il noto Global Teacher Prize, meglio conosciuto come il“Nobel dei docenti”, è nato – come ricorda il comunicato MIUR - allo scopo di“valorizzare il ruolo degli insegnanti nella società portando all’attenzione di tutti le esperienze di quei docenti che sono riusciti ad ispirare in modo particolare i propri studenti, favorendone la crescita come cittadini attivi, e che hanno prodotto un cambiamento rilevante nella comunità scolastica di appartenenza”.
Il Ministro è fiducioso che “dal premio emergeranno storie di ordinario impegno quotidiano e straordinaria potenza educativa. Storie capaci di lasciare un segno e trasmettere valore”, in quanto, sottolinea, “gli insegnanti appassionati, bravi e carismatici non esistono soltanto nei film e con questa iniziativa abbiamo voluto promuovere un vero e proprio racconto della realtà. È un primo successo che due candidature su tre dei docenti siano arrivate da famiglie, studenti, dirigenti e colleghi: la scuola è la prima comunità creativa di ogni società”.
I dati e i presupposti sono tali da indurre serie riflessioni sulla bontà dell’iniziativa, non tanto per il significato che si vuole attribuire, riconoscimento e stimolo, quanto perché si inserisce in una logica di premialità che sorpassa la condizione reale della professione docente e della scuola nei suoi meccanismi di funzionamento e nel suo insieme, per privilegiare la “ciliegina sulla torta”; in questo caso, per di più, senza che la torta ci sia.
Ad analizzare i dati delle candidature (consigliamo caldamente una loro analisi qualitativa), non ci si trova davanti ad una accoglienza entusiastica dell’iniziativa, a conferma, ancora una volta, che non è la sporadicità dell’incentivo offerto in concorrenza ad allettare i docenti né, in questo caso, la fascia di primo della classe e il trofeo. Peraltro, primo tra chi e perché e per cosa? Perché svilire a questo a livello una professione che ha il suo fondamento nel rigore morale ed etico, in costrutti deontologici che non si dovrebbero barattare, nella disponibilità coscienziosa a fare il meglio perché i giovani scoprano ed esaltino i propri talenti e si proiettino nella vita come cittadini positivi, solidali e attivi, tutti, ognuno per la sua parte, nessuno escluso?
Facendo un piccolo sforzo, e limitando ogni spunto critico, possiamo apprezzare l’intenzione di valorizzare il ruolo degli insegnanti, ma crediamo che il modo in cui lo si faccia, lo si stia facendo, sia una “variazione su tema” per non affrontare il tema, un po’ come eleggere una “miss” o un“mister” in una saga di paese, uno “chef” in un reality.
Veniamo al contenuto di questo numero.
In apertura, Filippo Cancellierisi sofferma sul processo meritocratico finalizzato all’assegnazione del bonus introdotto dal comma 129 della Legge 107/2015 in “…E merito fu”, producendo una disamina attenta della problematica connessa, con forti dubbi che la disposizione possa innescare meccanismi virtuosi in direzione della riqualificazione professionale e più propenso a rilevarne i rischi di degenerazione del clima sociale, dello spirito collegiale e della coesione delle istituzioni scolastiche. A parte le perplessità sul modo in cui si è inteso riscontrare il bisogno di una revisione strutturale della funzione docente, ancora una volta ricorrendo alla premialità, l’impianto dell’innovazione non offre già in sé criteri validi e/o accettabili di perseguibilità delle intenzioni: non basta il miraggio di una più o meno modesta gratifica economica per rilanciare una figura regredita in termini di marginalità per la scarsa considerazione e la perdita di prestigio sociale. Il dirigente scolastico si trova a dover gestire una questione che richiede azioni valutative che, quand’anche si riconoscesse la validità dell’impianto, risultano impossibili o sconvenienti da definire.
Nel contributo successivoGianluca Dradi si pone nei panni del dirigente scolastico allorché, pressato dalle proteste degli studenti e delle famiglie, si trovi a dover affrontare il problema dell’incompetenza pedagogico-didattica di un insegnante. In quanto responsabile dei risultati del servizio, egli ha il dovere di promuovere gli interventi necessari per assicurare la qualità dei processi formativi, come da art. 25 D.Lgs. 165/2001, ma lo strumentario a disposizione è incerto e di difficile gestione per poter intervenire efficacemente a tutela dell’utenza. In “La dispensa dal servizio per incapacità didattica” l’autore evidenzia la fonte normativa e la sua applicazione, rilevando gli orientamenti che il dirigente scolastico può seguire e le azioni che può intraprendere.
Il primo bilancio fatto dal MIur in merito al Piano Nazionale Scuola Digitale, che contempla un ingente sforzo economico ed organizzativo, appare confortante: a un anno dal suo avvio il 65% delle azioni previste sono state attuate e sono stati investiti 500 milioni (su 1,1 miliardi di euro stanziati) per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali, la formazione dei docenti. Samuele Giombi ne tratta in “La scuola e il digitale” focalizzando l’argomento a partire dall’opportunità di rivedere l’impianto epistemologico disciplinare della scuola, che appare ormai datato ed inadatto rispetto alle nuove frontiere dell’apprendere aperte dal digitale e dalla rete. La questione del tecnologica va presa sul serio, ma occorre farlo con i passi giusti. A corredo dell’articolo si propone una Ipotesi di Piano scuola digitale di Istituto.
Ad ottobre, il Ministro Giannini ha presentato il Piano per la formazione dei docenti, che prevede un investimento di 325 milioni di euro. Il Piano, di cui tratta Filippo Sturaronel contributo“Formazione dei docenti: al via il piano triennale”, risponde ad un’esigenza molto sentita dal mondo della scuola ma mai affrontata in modo serio e continuativo: la formazione in servizio e la valorizzazione della crescita professionale degli insegnanti. Il Piano prevede la formazione obbligatoria, permanente e strutturata, un impegno che vuole riconoscere alla relazione tra sistema educativo di qualità e sviluppo professionale dei docenti il ruolo di fattore di crescita del paese e del suo capitale umano. Sarà da vedere come potranno essere risolti alcuni inevitabili problemi “tecnici” quali, ad esempio, il coinvolgimento dei docenti dell’Istituto di solito reticenti, come coniugare la progettazione di attività formative gestite dalla rete con le proposte delle singole scuole e come ricondurre il principio della obbligatorietà della formazione all’interno delle previsioni contrattuali.
Di recente, il giudice del lavoro di Foggia, con sentenza n. 73331/16, ha annullato la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e dalla retribuzione per dieci giorni comminata dal dirigente scolastico a un docente, ai sensi dell’art. 55 bis del D.Lgs: 165/01. Riflette sulle motivazioni di questa sentenza Francesco G. Nuzzaciin “Il dirigente scolastico e le sanzioni disciplinari irrogabili ai docenti”. Nella fattispecie, per il magistrato, il dirigente scolastico non poteva andare oltre la censura per il personale docente, stante il fatto che, per questa categoria di personale continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della parte III del D: Lg. 297/94.
Focalizzando l’attenzione sulla documentazione da rendere disponibile durante le visite ispettive,Paolo Pieripropone la seconda parte dell’ampio tema “Prevenzioni incendi negli edifici scolastici (D.M. 12 maggio 2016)”. La normativa obbliga sia gli Enti locali proprietari degli edifici scolastici e sia i dirigenti scolastici, che vi esercitano l’attività scolastica, a revisionare con attenzione tutte le certificazioni e le documentazioni previste dalla normativa antincendio, ma le posizioni di garanzia dell’Ente proprietario e del dirigente scolastico non sono le stesse né per l’ambito generale, che riguarda l’applicazione della normativa sulla sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro, né per l’ambito specifico, che riguarda la prevenzione degli incendi. Al riguardo, l’autore propone un elenco ragionato della serie di documenti da richiedere all’Ente proprietario per poter effettuare la Valutazione del Rischio Incendio residuo, quindi l’elenco della documentazione da rendere disponibile per i sopralluoghi ispettivi.
A fronte della sempre più pressante e aumentata richiesta di interventi individualizzati e/o personalizzati, la nostra scuola manifesta la corda e, nonostante l’aumentata professionalità del corpo docente e dei suoi dirigenti, nonché l’introduzione sempre più massiccia delle nuove tecnologie nel contesto scolastico, non riesce a rispondere al semplice dettato costituzionale di servizio accessibile a tutti senza discriminazioni di sorta. Da qui l’interrogativo“La scuola è aperta a tutti. È proprio vero?” con cui Viviana Rossititola il suo contributo, ponendo particolarmente l’accento sul divario esistente tra ciò che la scuola propone, le pratiche didattiche preferite dai ragazzi e i loro risultati scolastici. A preoccupare non è solo il persistente e rilevante tasso di abbandono scolastico, che ha un suo picco nel passaggio tra i due gradi della scuola secondaria (ben sopra la media europea), ma anche la percentuale degli alunni con difficoltà di apprendimento, che una recente indagine rileva al 20% tra i minori della fascia d’età 6 – 14 anni.
A seguire il contributo “Progetto per le scuole “Cittadini attivi per il paesaggio e l’ambiente” di Loredana Garritano che dà conto dell’ultima edizione del concorso, al quale hanno partecipato 14.000 studenti e 850 classi, con corti, documentari, video, fotografie a sostegno di racconti che hanno avuto al centro il territorio. Il premio è andato all’Istituto Karol Woytjla di Roma per la realizzazione del video “Di ponte in ponte, a Roma sotto i ponti”, che ha anche ricevuto la menzione speciale di Rai Radio Tre.
Per la rubrica CPIA, Ada Mauriziotratta de “La questione dei minori che vogliono iscriversi e frequentare i percorsi di istruzione nei CPIA”, un fenomeno rappresentato da quindicenni con una carriera scolastica caratterizzata da pluripetenze, con frequenza discontinua, a rischio elevato di dispersione scolastica e in fase di abbandono dell’istruzione, di minori stranieri che arrivano in corso d’anno, spesso non accompagnati e affidati a strutture di accoglienza.
Per I Casi della Scuola,Antonio Di Lellotratta de “La formazione delle classi”, riferendo del caso verificatosi nella scuola primaria di un Istituto Comprensivo calabrese il cui dirigente scolastico ha ritenuto di utilizzare, in una classe a tempo pieno, le 4 ore residue di servizio dei due docenti ivi impegnati ampliando il tempo orario da 40 a 44 ore settimanali, producendo una rimostranza dei genitori non interpellati in precedenza.
Per La Scuola in Europa, Mario di Mauroci porta nel territorio più a nord della zona baltica, al centro dei nuovi modelli di società connessa: “Il fare scuola in un paese di antiche tradizioni popolari: l’Estonia”. Sull’educazione e sulla scuola il sistema ha iniziato ad operare nel 1990 con il progetto Tiger Leap, che ha portato tutte le scuole estoni nel mondo digitale avanzato. Oggi il modello e-School coinvolge in Estonia tutti, genitori, insegnanti e studenti principalmente, ma anche il territorio ad un livello mai visto prima. Un sistema che vale la pena conoscere e studiare.
Per Appunti di Psicologia della Gestione, Vittorio Venuti propone una riflessione dal titolo “Dalle competenze degli studenti alle competenze degli insegnanti”, rilevando le difficoltà che sottostanno nella definizione operativa delle prime e ancor più delle seconde, eppure evidenziando l’importanza che si affronti individualmente e collettivamente la questione.
Per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchiprende spunto da una recentissima sentenza del TAR Lazio in ordine all’esecuzione del giudicato riguardante una docente abilitata destinataria, unitamente ad altri colleghi, di una precedente decisione concernente la nota questione dei ‘congelati SSIS’. Il TAR ha accolto le doglianze della ricorrente e ha annullato il provvedimento posto in essere dall’amministrazione scolastica: “Esecuzione del giudicato in favore di docente destinatario di contratto a tempo indeterminato: precedenza rispetto alle operazioni di mobilità”. X