Il filo rosso che unisce concorso docenti, scrutini ed esami
Il concorso docenti è entrato nella seconda fase: correzione della prova scritta e avvio della seconda prova. Superando la diatriba se non fosse il caso di tener presente che gli esaminandi sono, nella quasi totalità, gli stessi che hanno consentito alla nostra scuola di funzionare comunque negli ultimi anni, qualche appunto merita ancora di fare sull’impostazione stessa dell’esame (perché di esame, in ogni caso, si tratta), perché riflette una particolare incongruenza del sistema d’istruzione e del modo di intendere significato e ruolo dell’insegnante.
A rileggere i quesiti a risposta aperta, commisurando la richiesta col tempo a disposizione, sorge una prima grossa perplessità: mediamente 18 minuti per articolare un discorso in sé complesso, quasi sempre flesso sul versante del sapere e sul versante della conoscenza. E qui sorge la seconda grossa perplessità: sapere e conoscenza sono due ambiti che incrociano la professionalità e la dimensione culturale della persona. Ma cosa è più opportuno indagare in un contesto nel quale ci si rivolge ad insegnanti? E come indagare? La prova a quesiti aperti, con i risicati vincoli di tempo suesposti, rileva effettivamente la preparazione tecnico-professionale? E cosa bisogna intendere, a questo punto, per competenze pedagogiche e psicologiche degli insegnanti? Sulla base di cosa si determinano le conoscenze da porre alla base dei saperi?, ossia quali conoscenze – programmi disciplinari - e quali saperi?
Ma il discorso si sposta dal concorso agli esami di Stato che questo mese interesseranno gli studenti che sono al termine del proprio ciclo di’istruzione.
Quale congruenza può esserci tra le conoscenze, i saperi, il programma svolto, le caratteristiche personali degli stessi studenti e i loro livelli di partenza? Continua a permanere un mistero!, specie se ci riferiamo agli esami di maturità, dove le prove piovono dall’altro sulla base di “presunzioni” livellatrici date per scontate!, ma in sé ingiuste alla luce della stessa normativa che enfatizza il valore dell’inclusione e che reclama la personalizzazione dell’istruzione come un diritto. Da un lato si vuole riconoscere l’individuo nelle sue esigenze “da” fragilità e dall’altro gli si chiede une efficientismo a priori e un adattamento conformistico che non cura l’originalità. Tra i due estremi, dove si colloca la scuola?, dove agiscono gli insegnanti?
Tempo di esami, quindi prove INVALSI. Come ogni anno si ripresentano a rilevare gli apprendimenti, pur nella consapevolezza che ne possono riscontare solo una minima parte, e come ogni anno riattivano critiche e polemiche perché l’uso che se ne fa viene ritenuto didatticamente e pedagogicamente inaccettabile, specialmente negli esami di fine primo ciclo di istruzione, dove il valore (così parziale e inappropriato) delle prove concorre alla definizione del voto finale essendo equiparato ad elementi di valutazione ben più significativi, quali il colloquio su tutte le materie e i risultati conseguiti nei tre anni di frequenza. Altro che incongruenza! In questo caso, ci troviamo davanti ad un assurdo pedagogico che mal coniuga le esigenze di un sistema di valutazione nazionale con le esigenze di una scuola il cui scopo principale è quello di contribuire alla formazione ed educazione degli studenti anche utilizzando i contenuti disciplinari come strumenti. Da qui la domanda: qual è la missione della scuola? Forse sarebbe il caso di tener conto della retromarcia che in altri contesti internazionali si sta facendo sul senso della valutazione come misurazione degli apprendimenti, illecitamente e acriticamente standardizzandoli.
Ma questo è il periodo dell’anno in cui si affrontano, prima degli esami, gli scrutini - un impegno, di estrema importanza - che devono rappresentare anche un’occasione per riflettere non solo sul sistema di valutazione adottato ma anche sulla considerazione che si è avuta degli obiettivi e delle“promesse” del POF come anche delle intenzioni di personalizzazione del rapporto educativo e delle intenzioni didattiche: scrutini, quindi, come momento in cui sinteticamente si esprime il percorso compiuto dal singolo allievo dalla sua situazione di partenza secondo le sue potenzialità e disponibilità, mettendo in conto anche come e quanto realmente la scuola ha investito nei suoi confronti.
Il corpo centrale di questo numero di Dirigere la Scuola è dedicato agli Esami di Stato nella scuola secondaria di primo grado. Come per gli anni scorsi,Antonio Di Lellone ha curato una ampiamente esaustiva“Guida pratica operativa”. Sostanzialmente le disposizioni ripercorrono quelle già espresse con le indicazioni dell’O.M. n. 90/2001 e modifiche successive. Particolare attenzione viene riservata alle prove Invalsi, previste il 17 giugno 2016, e certificazione delle competenze che, nelle scuole del primo ciclo, assume una prevalente funzione educativa, di attestazione delle competenze in fase di acquisizione di un percorso formativo di base che, partendo dall’età di 3 anni, si estende fino ai 16 anni. Le indicazioni che le“Linee guida” del Miur danno nel merito, agganciando la certificazione alle Indicazioni Nazionali vigenti e alle competenze chiave individuate dall’Unione Europea (così come recepite nell’ordinamento italiano), affermano l’esigenza che l’operazione di certificazione non venga interpretata come un semplice adempimento amministrativo ma come occasione per rendere coerenti i momenti della progettazione, dell’azione didattica, della valutazione degli apprendimenti con il quadro pedagogico delle Indicazioni Nazionali, che dà valore ad un apprendimento significativo di conoscenze, abilità e atteggiamenti tali da contribuire ad una piena formazione della persona dell’allievo. Pur se l’adozione dei nuovi modelli è stata lasciata ad una libera adesione delle scuola, riteniamo che, comunque, una riflessione approfondita in tal senso debba trovare posto nella gestione di qualsivoglia modello di certificazione. Ricordiamo che l’unico modello di certificazione delle competenze proposto dal MIUR, fino alla C.M. n, 3/2015, è quello riportato nella C.M. 15/3/2007, n. 28 che, per la mutata normativa sull’argomento, si ritiene non utilizzabile in termini assoluti. La guida è corredata dalla Scheda nazionale di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e di una scheda al termine del Primo Ciclo di Istruzione.
La rivista si apre con il contributo di Pasquale Annesesu “L’alternanza scuola lavoro nella Buona Scuola: un prototipo di convenzione e patto formativo da stipulare con le aziende”. Si tratta di una riflessione operativa che si rifà al precedente contributo dello stesso autore nel quale si equiparavano gli studenti ai“lavoratori”, cioè a coloro che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolgono un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche solo al fine di apprendere un mestiere, un’arte , una professione. L’articolo è completato da una bozza di Convenzione tra l’istituzione scolastica e l’azienda ospitante, nonché da una schema di Patto formativo dello studente.
A seguire Edgardo Escamiloricorda la che il prossimo 30 giugno scade la “Verifica del programma annuale”, il documento con il quale i consigli di circolo/istituto si espimono sullo stato di attuazione del programma sulla base della relazione tecnica elaborata dal Direttore amministrativo e del conseguente documento di valutazione predisposto dal Dirigente scolastico.
Ad integrazione del documento sull’Esame di Stato, per la rubrica I Casi della Scuola Antonio Di Lello riferisce di una studentessa di liceo Scientifico, con brillante curriculum scolastico, ammessa con giudizio lusinghiero all’Esame di maturità, ma che, sorpresa a copiare da un telefono cellulare, dopo avere già svolto una delle tracce previste per la prova di italiano, veniva esclusa dalla prosecuzione delle prove da parte del Presidente della Commissione: “Esclusione dall‘esame”.
Per La Suola in Europa,Mario Di Mauroparla della crescente attenzione dei Paesi europei per l’organizzazione americana Asia Society, che dagli anni ’60 promuove scambi educativi e socio culturali con l’Asia in un contesto globale:“Inatteso ma non troppo. Da quest’anno la Svizzera è membro di Asia Society e Berlino ne ospita l’International Summit on the Teaching Profession 2016”. Voluta dai Rockfeller nel 1956, Asia Society inizialmente si proponeva solo di far socializzare due realtà lontane tra loro e in qualche modo sconosciute ed estranee l’un l’altra. Oggi Asia Society è molto di più, non tanto e non solo per i partenariati di varia natura che stimola quanto per un comune modello socio-culturale che sostiene in una visione globale del mondo.
Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioricorda che anche per i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti è “Tempo di esami”. A differenza di tutte le altre istituzioni del sistema scolastico nazionale, nei CPIA è possibile sostenere gli esami conclusivi del primo livello, finalizzato al rilascio del diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione, anche nella sessione invernale. Per i candidati per i quali il Patto Formativo Individuale prevede una durata del percorso tale da concludersi entro il mese di febbraio 2015, è prevista la possibilità di svolgere l’esame di Stato entro il 31 marzo dello stesso anno. Per Appunti di psicologia della Gestione, Vittorio Venuti ha previsto la seconda parte delle “Caratteristiche degli allievi della scuola secondaria”. X