Giannini: La Buona Scuola per fermare la mafia. Insorgono i “Partigiani”

In occasione della premiazione, ad Agrigento, dei vincitori del concorso "Disegna la legalità", il ministro Giannini ha enfatizzato la riforma Buona Scuola, che costituirebbe un argine alla illegalità al punto che “La mafia ha paura della Buona Scuola”.

Immediatamente sono insorti i “Partigiani della Scuola Pubblica” ribattendo che: “Laddove si esalta l'apertura della scuola pubblica al territorio voluta dalla cosiddetta "buona scuola " come panacea contro le mafie in un territorio di mafia, non si può rimanere indifferenti. La Giannini dimentica di aver lasciato con la sua Riforma i Dirigenti Scolastici in balia di imprenditori -finanziatori, i quali avranno ogni strumento per decidere ed imporre i loro progetti, la loro idea di scuola e anche quindi di legalità, per non dire che potranno anche "incoraggiare" il Dirigente scolastico ad assumere degli insegnanti a loro legati”

“Con quale coraggio – aggiungono i Partigiani -  una rappresentante del Governo si presenta in terra di mafia e vanta un simile aborto normativo di fronte a degli studenti che sta praticamente consegnando nelle mani dell'anti-stato per eccellenza? Che fine faranno i ragazzi siciliani, calabresi, pugliesi, campani impiegati da 16 anni di età nell'alternanza scuola -lavoro, in contesti ad alto rischio criminalità? Questa é la vera "buona scuola " che la Ministra si guarda bene dal raccontare ai meridionali e agli Italiani tutti e che noi cittadini onesti ci stiamo impegnando a far abrogare raccogliendo in tutta Italia firme per i quattro quesiti referendari contro gli incentivi per finanziamenti privati alle scuole pubbliche, l'alternanza scuola-lavoro, la chiamata diretta del Dirigente scolastico e il Comitato di valutazione dei docenti”.

 

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