Nel discorso di presentazione, per avere la fiducia in Senato, il Presidente Mario Draghi è intervenuto anche sulla scuola.

“La diffusione del Covid ha provocato ferite profonde nelle nostre comunità, non solo sul piano sanitario ed economico, ma anche su quello culturale ed educativo. Le ragazze e i ragazzi hanno avuto, soprattutto quelli nelle scuole secondarie di secondo grado, il servizio scolastico attraverso la Didattica a Distanza che, pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze. Un dato chiarisce meglio la dinamica attuale: a fronte di 1.696.300 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo 1.039.372 studenti (il 61,2% del totale) ha avuto assicurato il servizio attraverso la Didattica a Distanza. Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà.  Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza”.

Ciò significherà “certificare” il gap formativo (tra il 30 e il 50% in matematica e nelle lingue stimano studi internazionali) probabilmente puntando sulle prove Invalsi per i 500mila maturandi di quinta superiore, che vedono i test in italiano, matematica e inglese in calendario a marzo (al di là della questione se saranno o meno obbligatori per gli esami).

Draghi ha anche fatto un riferimento agli Its, gli istituti tecnici superiori, partecipati dalle imprese; un fiore all’occhiello, con tassi di occupazione superiori all’80%. Ha quindi confermato che nel Recovery Fund sono previsti 1,5 miliardi di euro, voluti da Lucia Azzolina, «20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Ma occorre innovare l’attuale organizzazione», L’obiettivo, quindi, sarà di avvicinare Francia e Germania, che sono al top nell’istruzione subito professionalizzante. Nel 2019-23, infatti, si stima un fabbisogno di circa 3 milioni di diplomati tecnici nell’area digitale e ambientale.

In discontinuità con i precedenti governi, Draghi ha posto la necessità di rivedere i percorsi educativi, che, pur mantenendo gli standard qualitativi richiesti, prevedano «innesti» di nuove materie e metodologie, coniugando «le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo». Un invito ad ammodernare la scuola, aprendo alle discipline Stem, a cominciare dalle ragazze. Per i docenti si punterà sulla formazione (obbligatoria) che «allinei l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni».

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