In occasione della presentazione del libro di Bruno Vespa, “Rivoluzione, Uomini e retroscena della Terza Repubblica”, il Ministro Matteo Salvini ha ribadito che il Governo sta studiando le modalità per mandare in pensione i beneficiari dell’anticipo consentito dalla quota 100, con almeno 38 anni di contributi, e quota 42-43 come totale di contributi.
Riferendosi alla PA e al mondo della scuola, ha detto: “Se mi dicono che di botto se ne vanno in pensione centomila persone in settori chiave dell’amministrazione pubblica come le scuole e gli ospedali è ovvio che non possiamo consentirlo.Dobbiamo provvedere gradualmente e con giudizio per evitare esodi di massa. Perciò nell’arco del 2019 ci saranno tre o quattro finestre per procedere a scaglioni”.
Sulla questione pensione, il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha parlato di Decreto ad hoc per i dipendenti pubblici. Secondo indiscrezioni, probabilmente si prevedono possibili penalizzazioni degli impiegati pubblici; ritardo nel pagamento del TFR, per cui chi va in pensione a 62 anni subirebbe un ritardo fino a 5 anni del pagamento, che gli sarebbe riconosciuto al compimento dei 67 anni; altra penalizzazione potrebbe essere il ritardo di sei mesi per ricevere l’assegno.





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