E' risolutivo o solo accomodante il 2030 dell'Agenda OECD per poter competere con profitto tra continenti?

di Mario Di Mauro

 

Oggi è comune leggere il reale usando spesso nuovi lessici. Tutti intriganti anche se a tratti appiccicosi come capita nel tecnologico ormai dominante perchè abituale per ogni bisogno. Esemplare l'accoppiata 'intelligenza' e 'artificiale' nell'ormai onnipresente forma del parlato inglese "AI", buona per tutte le occasioni pertinenti o meno che siano.

Favorevoli certamente le opportunità del semplificare ma anche le riflessioni dubbiose vuoi sui contesti, vuoi sulla stessa sostanza del sapere.

In senso approssimato e per difetto l'Intelligenza Artificiale sarebbe una forma di intelligenza di cui si può dotare un sistema digitale. A tal punto, si dice, da farsi autonoma e in forma nativa, come si pensa sia di ogni vivente e di quello umano in modo singolare. Se questione dalle molte facce e dai tanti resoconti, non è da sottostimarne tuttavia anche i risvolti e le incidenze indeterminate. Ma non per il gioco che ne può fare una giovane mente curiosa o per quello che ne fa quell'intreccio di tante menti comunitarie noto abitualmente come 'senso comune' . Ciò su cui ci si sofferma è altro, è in quale misura di tale stato di cose ne subiscano le ricadute quei sistemi sociali che per mandato ne sono più sensibili. Come nel caso dei sistemi educativi e di quelli scolastici in modo più diretto e organico.

( da DIRIGERE LA SCUOLA - N.1 Gennaio 2022)

 

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