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La riforma del bilancio e della contabilità pubblica: PDF Stampa E-mail

 

La riforma del bilancio e della contabilità pubblica:
il bilancio di cassa e l'analisi della spesa

di Renato Loiero

Premessa
I cultori di finanza pubblica, così come quelli di contabilità dello Stato, evidenziano come nell'ultimo trentennio, con singolare cadenza decennale, la contabilità pubblica italiana sia stata interessata da riforme che ne hanno interessato vari aspetti.
Dal primo gennaio del 2010 è entrato in vigore il testo della legge 196 del 2009.
Esemplificando molto brevemente i punti cardine della riforma, essa intende, in primo luogo, realizzare il tanto sospirato governo unitario della finanza pubblica e l'armonizzazione contabile in linea con la riforma del federalismo fiscale di cui alla legge n. 42 del 2009 .
Essa intende inoltre adeguare strumenti e procedure di finanza pubblica al contesto dell'Unione europea.
Inoltre, la necessità di contenere il disavanzo pubblico senza ulteriori aumenti della pressione fiscale ha richiesto, e richiede con permanente urgenza, un’attenta pianificazione della spesa pubblica oltre che, soprattutto, un maggiore controllo della stessa.


Infine, la legge interviene sul tema della valutazione dei risultati dell’azione pubblica insieme e delle modalità con cui le risorse pubbliche sono impiegate. La scarsità delle risorse pubbliche richiede, infatti, che esse siano utilizzate in maniera ancora più efficiente.
In tale contesto, traguardi quali la trasparenza del bilancio come pure l’individuazione degli obiettivi e il controllo dei risultati rappresentano il comune denominatore degli strumenti individuati per conseguire il governo unitario della finanza pubblica, migliorare la pianificazione e il controllo della spesa nonché l’efficienza e l’efficacia nell’utilizzo delle risorse.
La riforma interessa peraltro tutti quanti, a vario titolo, sia a livello di amministrazione centrale che locale, sono interessati a temi della contabilità e, più ingenerale, della finanza pubblica e rappresenta anche, nelle intenzioni, una occasione per migliorare, come da più parti richiesto, la trasparenza e la qualità dell’azione delle pubbliche amministrazioni, premesse fondamentali per un corretto esercizio del controllo democratico sull’azione di politica economica e finanziaria. La riforma può rappresentare in questo senso l'occasione per migliorare, finalmente, la rendicontazione delle amministrazioni e rilanciare il processo di valutazione delle politiche pubbliche.
Con la premessa iniziale e con l’intento di perseguire questi obiettivi, la riforma della contabilità pubblica non poteva pertanto non prevedere un ambito di applicazione più ampio di quello del solo bilancio dello Stato per rivolgersi all’intero comparto delle Amministrazioni pubbliche.
Allo stesso modo, la Legge si pone come un tentativo di intervenire su tutti gli aspetti che regolano il governo della finanza pubblica e in particolare sulle materie che riguardano: i principi di coordinamento tra livelli di governo, la definizione degli obiettivi di finanza pubblica e l’armonizzazione dei sistemi contabili; la programmazione degli obiettivi di finanza pubblica, i relativi documenti, i loro contenuti e la tempistica di presentazione; il monitoraggio dei conti pubblici; la copertura delle leggi; il bilancio dello Stato, in tutte le fasi in cui esso si articola; la tesoreria degli enti pubblici e la programmazione dei flussi di cassa; il sistema dei controlli.
Per alcuni di questi temi, nella Legge sono esplicitamente indicate le ipotesi di intervento; per altri, invece, che necessitano di una più approfondita riflessione, la Legge rinvia a provvedimenti di delega e ne definisce i contenuti, i principi ed i criteri direttivi.
In questo scritto si esaminano in particolare i temi sul passaggio al bilancio di cassa e la nuova rilevanza della valutazione dei risultati.

 


N.B.
L’articolo è stato pubblicato su SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA
 N. 3 del 2010

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