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Una modifica introdotta dal Senato nella manovra finanziaria, prevede che dai risparmi derivanti dal fondo d’istituto delle scuole si detrarranno, nel triennio 2010/2012, circa 20 milioni di euro da destinare, in quota annuale, ai corsi gestiti dalle Forze Armate e finalizzati alla “diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”.
È previsto, infatti, che il Ministero del Tesoro comunichi alle scuole l’entità delle risorse disponibili; su questa base le singole scuole disporranno il piano di spesa comunicando al ministero la misura del compenso spettante a ciascun dipendente, che sarà liquidato direttamente col meccanismo del “cedolino unico”.
Non si verificheranno più, così, i risparmi dovuti a somme non spese, che attualmente vengono trattenuti dalle scuole e tenuti a disposizione per incrementare la dotazione utilizzabile per il contratto d’istituto dell’anno successivo, ma, direttamente dal Tesoro, nella misura prevista, andranno ad alimentare i corsi dell’esercito che dovranno “fornire le conoscenze di base riguardanti il dovere costituzionale di difesa della Patria, le attività prioritarie delle Forze armate, in particolare nelle missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali, di contrasto al terrorismo internazionale e di soccorso alle popolazioni locali, di protezione dei beni culturali, paesaggistici e ambientali e quelle di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni, in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza”.
A questo punto, sembra superata la norma contrattuale che dispone la permanenza dei risparmi a disposizione delle scuole, ma non si hanno, al momento, chiarimenti in merito.
A meno di prese di posizione da parte dei sindacati, finora assenti, si profila, dunque, un’altra “sforbiciata”?
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