Le fragilità della scuola

Editoriale di Vittorio Venuti

In ottobre, mentre centinaia di dirigenti scolastici si incontravano sui social e dialogavano animatamente solidarizzando con la collega Franca Principe (vedi editoriale di novembre 2019) e progettando la forma di protesta più opportuna contro il decreto sicurezza n. 81 e, più in particolare contro l’articolo 18, per fatale coincidenza di tempi, il piccolo Leonardo, il bambino di 5 anni precipitato dalle scale della scuola “Pirelli” di Milano, moriva in conseguenza della caduta. La manifestazione del 31 ottobre a Roma, alla quale hanno partecipato centinaia di Dirigenti Scolastici provenienti da tutta Italia, ha quindi assunto un rilievo ed un significato particolare, sollecitando urgenze che non possono continuare ad essere ignorate.

Tra le dichiarazioni che si sono intrecciate sulla tragicità dell’incidente di Milano, particolarmente sofferta e pregnante emerge quella della collega Ilaria Virciglio che si interroga e riflette sui “disagi viscerali” vissuti dalla scuola oggi. Certi di offrire una preziosa suggestione, ospitiamo qui di seguito il suo contributo, in attesa di un ulteriore e più ampio approfondimento.

 

 

Ilaria Virciglio - Dal piccolo Leonardo ai mali della scuola

 

Magari dal dolore profondo di una famiglia che perde il proprio bambino in un luogo sacro e da quello di un’intera comunità scolastica che quel luogo lo abita, si può ripartire da una seria riflessione politica sui disagi viscerali vissuti dalla scuola oggi. Magari , visto che spesso in Italia, deve accadere il peggio per essere visti, quella morte potrà essere il punto di partenza per tentare di dare di nuovo slancio culturale e non solo armi spuntate alla scuola, settore strategico per lo sviluppo reale di ogni paese civile.

Se qualche decisore politico più illuminato presterà davvero ascolto a questo profondo malessere, magari, ci aiuterete a riscrivere le pagine ormai troppo imbrattate di un libro che vale la vita dei vostri figli, nipoti, amici ... .

Paragrafo 1:i DS sempre in bilico pericoloso tra testa e cuore, tra quell’anima grigia chiamata burocrazia soffocante e l’anima bianca della vita che pulsa negli occhi e nei bisogni sempre più pressanti dei nostri ragazzi. Professionisti costretti ad improvvisarsi medici, avvocati, ingegneri, psicologi divisi a metà tra la vocazione alla leadership educativa e la deriva aziendalistica del sistema scuola che è impresa, sì, ma “ impresa audace” che allena i ragazzi alla partita difficile della vita, “producendo” capitale umano, il cui pregio è visibile solo ad occhi attenti ed attrezzati.

 

Paragrafo 2:i docenti. Sempre più delegittimati nella considerazione sociale, sempre più alle prese con classi numerose e difficili da gestire perché specchio di una società incapace di cogliere i bisogni autentici della persona che stanno nel profondo e persa dietro la caotica tumultuosità della superficie. A volte impauriti dalla violenza dell’esterno che non riconosce più il senso profondo del loro essere magister, dilaniati anche loro tra la vocazione professionale alla formazione e la morsa stretta della burocrazia.

Paragrafo 3:gli ATA , gli invisibili del sistema alle prese con carichi di lavoro sempre maggiori, richieste di prestazioni sempre più elevate e tagli di organici incompatibili con la pretesa qualità.

Paragrafo 4:il middle management, necessario per la sempre maggiore complessità del sistema ma non istituzionalizzato e non riconosciuto , lasciato alla buona volontà dei singoli e agli scarsi riconoscimenti sociali ed economici.

Paragrafo 5: gli studenti. I loro occhi smarriti ci dicono molto sulla loro condizione, bambini giovani bisognosi di punti di riferimento capaci di insegnare con gli unici metodi realmente efficaci, l’esempio e la credibilità. Chiedono aiuto spesso distruggendo le classi e tutto quello li circonda, scappando dalle classi, diventando aggressivi, sputando e dando calci a dirigenti, docenti, bidelli e forse alla loro stessa vita, che si è accanita in un modo o nell’altro.

Poi c’è un’equazione sancita dal decisore politico: meno docenti, meno personale ATA, meno servizi alla famiglia ma più qualità e successo formativo per tutti e per ciascuno! Qui ho un problema: sono discalculica e il risultato non mi torna, come quando al liceo il prof. mi chiamava alla lavagna e una serie disconnessa di concetti e numeri mi si affastellava disordinatamente nella mente.

Al segno meno aggiungo anche la sicurezza degli edifici, problema tragico che incombe sulle spalle dei DS e, a cascata, dei docenti e collaboratori scolastici.

Non mi torna, è inutile, anche perché l’algoritmo si inceppa in un altro punto ben preciso. Il CCNL comparto scuola 2018 sancisce il ruolo della comunità educante, quelle risorse professionali interne che, aggiunte all’utenza e al territorio, dovrebbe vogare nella stessa direzione e invece nella mia percezione discalcula è, spesso, sostanzialmente “l’uno contro l’altra armata” non riesce a fare quadrato, ma si limita ad interessi di categoria. Questa “scissione interna” nuoce gravemente alla salute della scuola, che tutta, dovrebbe chiedere a gran voce ai decisori politici di trovare le risorse dai loro stessi sprechi per investire sul futuro di questo paese. Ma io non so risolvere queste equazioni e la discalculia con cui ho combattuto per anni, torna prepotentemente a non farmi tornare il risultato.

A Leonardo, allora, dedico l’ultimo pensiero di questo post inutile e forse anche dannoso.

Sono stata anche io per anni di quelle maestre e adesso, da Preside, vivo sulla mia pelle anche il punto di vista della collega e dei bidelli, tutti combattenti con armi spuntate.

Infine, sono mamma, e per questo mi taccio abbracciando la sua famiglia che soffre le pene dell’inferno per aver perduto un figlio nel luogo in cui doveva sbocciare.

 

La rivista si apre con la quarta parte di Otto e venti prima campana, per i 2000 neo dirigenti scolastici: una guida ragionata sui primi adempimenti dirigenziali”,la guida ragionata sui primi adempimenti espressamente elaborata daPasquale Annese, nella quale ci si sofferma su una questione molto tecnica ma decisamente importante, perché vede spesso il DS esposto ad eccezioni di natura procedimentale. Nello specifico, vengono esaminate nel dettaglio: la richiesta di accesso agli atti afferente i compensi del FIS e bonus docenti e la richiesta di accesso agli atti afferente il procedimento disciplinare.

Risponde all’interrogativo “Quali limiti incontra l’accesso civico generalizzato”, introdotto dal D.Lgs. 97/2016, il contributo di Gianluca Dradi, che si concentra sulle eccezioni all’accesso e, soprattutto, sui limiti impliciti enucleati dall’evoluzione interpretativa di tale istituto.

Volge il suo interesse all’accesso agli atti anche Anna Armonecon il contributo“Le conseguenze penali del silenzio dell’amministrazione a seguito dell’esercizio del diritto di accesso” per rispondere alla domanda se l’inerzia dell’Amministrazione a seguito di una richiesta di accesso agli atti possa o meno profilare il reato di omissione di atti d’ufficio.

La complessa realtà che contraddistingue ciascuna istituzione scolastica rende impegnativo qualsiasi percorso orientato al cambiamento che, inevitabilmente, si scontra con l’esigenza di stabilità necessaria a preservare le condizioni di efficienza dei processi interni attivati nel tempo. Questa la premessa del contributo di Michela Lellasu “Il change management a scuola”, evidenziando il ruolo del dirigente scolastico di guida alla responsabilità per l’intera comunità scolastica e, d’altra parte, i riflessi condizionanti dell’eccessiva burocrazia, dei vincoli normativi, delle regole sindacali, delle consuetudini consolidate, spesso tali da spegnere ogni impulso al cambiamento e qualsiasi spinta di creatività e passione anche nei neo dirigenti, che pure si sono insediati carichi di entusiasmo.

In “L’autonomia differenziata”, argomento che ha tenuto banco tra gli impegni di programma del precedente governo giallo-verde, Francesco G. Nuzzaciriprende la questione visto l’intensificarsi dei colloqui, da parte del nuovo ministro per gli Affari regionali, con tutti i presidenti di regione per la realizzazione di un nuova edizione della scuola regionalizzata, a seguito di una profonda riflessione nell’ambito del percorso previsto e regolato dalla Costituzione.

All’insegna del “La scuola del futuro è qui”, Maria Chiara Grigianteci introduce all’innovativo progetto sperimentale“Torino fa scuola”, finanziato da Compagnia di San Paolo e Fondazione “Giovanni Agnelli”, con la collaborazione del Comune di Torino. Pensare alla scuola di domani, recita il manifesto del progetto, implica lavorare sugli ambienti di apprendimento, coniugando la prospettiva architettonica e la prospettiva pedagogica. Questo impegno ha prodotto, in Torino, due realizzazioni particolarmente interessanti: le scuole secondarie di primo grado “Fermi” e“Pascoli”.

Nel precedente numero della rivista ci siamo occupati delle modalità di svolgimento della contrattazione d’istituto e della determinazione del budget. In questo numero Salvatore Argentaci propone uno schema di relazione illustrativa che accompagna il contratto d’istituto di competenza del dirigente scolastico che le scuole possono adattare alle proprie esigenze.

Ancora volgendo l’attenzione ai neo dirigenti, Edgardo Escamilorichiama alcuni concetti fondamentali sulla responsabilità, perché possano, con consapevolezza ed animo sereno, svolgere le funzioni loro affidate: in “Una responsabilità sui generis, quella dirigenziale”.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioricorda, in “CPIA e SIDI”, che, a partire dall’anno scolastico 2019/20 i CPIA devono procedere alla definizione del Patto Formativo Individuale attraverso l’apposita funzione del Sistema Informativo Dell’Istruzione (SIDI), come da nota ministeriale del 10 maggio 2019.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauroci porta nella“Terra di mare grosso il Portogallo. E mare aperto”, un interessante excursus storico che ci accompagna alla situazione attuale dell’istruzione, che si suddivide in quattro settori particolari: il pre-scolare, l’istruzione di base, la secondaria superiore e il sistema dei due canali terziari, dell’insegnamento e della ricerca accademica da una parte e dello sviluppo tecnologico e delle professioni dall’altra.

A seguire lo Sportello Assicurativo, con le risposte di Vincenzo Casellaa quesiti sulle assicurazioni scolastiche.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venutiripropone il tema de “La scuola, sistema evolutivo complesso” a partire dalle tre classiche parole chiave che racchiudono sinteticamente il senso dell’organizzazione: sistema, visione, missione. Per la scuola, la parola sistema è quella che appare la più fondante, sia perché racchiude in sé le altre prospettive - altrimenti neanche ipotizzabili - sia perché consente di perseguire forme autoprotettive e di sviluppo anche a fronte di assalti riformatori dalle intenzionalità a volte confuse quando non anche poco congruenti.

Per Giurisprudenza nella scuola, Rosanna Visocchi riprende e illustra, in“Non attribuzione della lode: l’importanza della motivazione”, la recente sentenza del TAR Lazio con la quale si accoglie il ricorso promosso dal genitore di un alunno minorenne, che ha contestato alla scuola la mancata assegnazione della lode da parte della Commissione esaminatrice al termine della prova d’esame. X

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