Ultime notizie

CONCORSO DIRIGENTI [...]

Presentazione delle domande dal 29 novembre al 29 dicembre

Sul sito del MIUR è stata data notizia dell'avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del bando di concorso a 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia,per coprire i posti vacanti del prossimo triennio.

REQUISITI PER PARTECIPARE

Al corso-concorso possonopartecipare  i docenti e il personale educativo di ruolo in possesso del diploma di laurea magistrale, specialistica o diploma accademico di secondo livello rilasciato da istituzioni dell’AFAM,  con contratto a tempo indeterminato e confermati in ruolo, (anche se in anno di prova per passaggio da un ruolo precedente) purché abbiano maturato un servizio di almeno cinque anni, anche antecedente alla stipula del contratto a tempo indeterminato.

Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

USCITA AUTONOMA DA SCUOLA PER [...]

Nel decreto fiscale di fine anno c'è  il via libera  alla proposta di modifica per consentire ai minori di 14 anni di uscire da scuola autonomamente sollevando l'istituto e il personale scolastico dalle responsabilità di vigilanza, previa specifica autorizzazione dei genitori. L'esonero dall'obbligo di vigilanza, si specifica, avviene anche nei confronti di quegli alunni che si avvalgono del servizio di trasporto scolastico.

Basta con i compiti a casa?

Interpellata dall’agenzia di stampa Dire, a margine della premiazione delle Olimpiadi di Debate a Roma, sui compiti a casa, la Ministra Fedeli è stata esplicita sull’argomento:  "Ci sono tesi a favore e tesi contro – dice Fedeli – e questo è ovviamente espressione del dibattito che ci sarebbe in tutta Italia qualora questo diventasse un tema della politica. Credo che ci debba essere un atteggiamento sicuramente migliorativo rispetto a quello tradizionale ‘Ti faccio la lezione frontale, poi tu approfondisci a casa da solo’. Credo che questo non sia più il tempo né della sola lezione frontale né dei singoli compiti a casa”.

Inoltre ha aggiunto che i ragazzi hanno bisogno non di schemi rigidi: “Ci sono condizioni differenti, opportunità differenti: a volte serve concentrarsi singolarmente su un compito necessario, anche con un approfondimento; di contro sarebbe anche importante che ci fosse la possibilità di fare dentro il percorso scolastico, magari il pomeriggio, magari in termini più socializzanti, anche approfondimenti collettivi soprattutto nelle scuole che assumono innovazione didattica e approfondimenti curriculari molto più flessibili e moderni, molto più legati anche alla trasversalità dei saperi”.

In Francia non si assegnano compiti per casa. Da settembre, infatti, orari ed attività scolastiche sono stati riorganizzati: ogni mese i bambini rimangono a scuola fino ad un massimo di 15 ore in più per svolgere compiti ed attività extra finalizzate all'approfondimento e al consolidamento di quanto appreso in classe durante l'orario curricolare.

In Italia, invece, da oltre il movimento 'Basta Compiti', nato su iniziativa di Maurizio Parodi, chiede l'abolizione dei compiti a casa, anche con una petizione - che è stata firmata da circa 24mila persone - e con un gruppo social che conta circa diecimila iscritti.

Sull'esempio del modello finlandese, che ha abolito da tempo i compiti a casa, e da Biella - città capofila del progetto “Niente compiti” - è partita una sperimentazione che si è estesa in tutta Italia e che, quest'anno vede la partecipazione anche di 90 classi della provincia di Milano, di 40 della provincia di Trapani e di altri istituti delle province di Torino e Verbania. I ragazzi frequentano la scuola col solito orario e svolgono la loro lezione seguendo per una o due settimane lo stesso argomento portato avanti dai docenti in maniera interdisciplinare.

Caso Liceo “Virgilio”: [...]

Già il Liceo “Virgilio” di Roma si era segnalato per l’esplosione di petardi nel cortile durante la ricreazione e per episodi di spaccio, adesso si segnala per un video che ritrae due studenti che fanno sesso durante l’occupazione avvenuta ad ottobre; video girato all’insaputa dei protagonisti e di cui, prima che la notizia uscisse sui giornali, nessuno aveva mai sentito parlare.

“I fatti emersi in questi giorni dalle cronache sono preoccupanti e meritano i dovuti approfondimenti. Abbiamo letto di episodi di spaccio, di bombe carta lanciate in cortile, di video rubati con minorenni coinvolti. Sono episodi che vanno condannati e affrontati con fermezza -  così la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, è intervenuta su quanto accaduto al liceo Virgilio di Roma. - Ci sono gli strumenti per prevenirli e sanzionarli, anche in ambito scolastico. Sono certa che la comunità educante del Virgilio saprà trovare le modalità per farlo. E che tutte le istituzioni coinvolte faranno la loro parte per aiutare a fare chiarezza. Per questo è urgente ripristinare il dialogo che si è interrotto fra le varie componenti della comunità scolastica. Arginando immediatamente anche la fuga di studentesse e studenti che stanno chiedendo il nulla osta per cambiare istituto”.

Il presidente uscente del comitato genitori, Marco Luzzatto, mette in discussione che il video davvero esista: “Io vedo un accanimento mediatico contro questa scuola di 1.300 ragazzi, che vengono da diverse estrazioni sociali e culturali e che sono stati capaci di costruire un'uguaglianza nella diversità. Si parla di qualche petardo ma non dell'edilizia scolastica fatiscente e della mancanza del 'luogo sicuro nel piano della sicurezza' all'esterno della scuola”.

Ad ottobre gli studenti occuparono l'istituto per la questione dell'edilizia scolastica dopo il crollo di una parte del solaio dell'ala seicentesca della scuola. L'occupazione si concluse con un party a pagamento per gli esterni che sollevò molte polemiche. La vicenda fu denunciata da un giornalista del Messaggero e nei giorni scorsi i ragazzi del liceo sono andati a manifestare sotto la sede del quotidiano romano.

 

 

Patto di Corresponsabilità [...]

Sono trascorsi dieci anni dall’emanazione del primo “patto di corresponsabilità, voluto nel 2007 dall’allora Ministro Fioroni. Lo stesso Fioroni, insieme alla Ministra Fedeli hanno colto l’occasione per avviare i lavori “Verso il nuovo patto di corresponsabilità”, per innovare e rinnovare il testo, coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea.

Nel corso dell’incontro, svoltosi il 21 novembre, i rappresentanti dei Forum delle associazioni dei genitori e degli studenti , alcuni protagonisti del mondo scuola, i componenti del tavolo tecnico che sta curando anche i lavori per la definizione di una proposta di riforma sulla rappresentanza, hanno illustrato un pacchetto di proposte di modifica.

L’aggiornamento del testo ha lo scopo di rafforzare il patto educativo e le relazioni positive tra scuola e famiglia. L’estensione del Patto alla scuola primaria, una  maggiore chiarezza del procedimento sanzionatorio, il miglioramento e il rafforzamento della comunicazione fra scuola e famiglia e fra scuola e studenti, sono alcune delle proposte emerse.  Alla base di questi aggiustamenti restano i principi informatori di legalità, condivisione e convivenza tra le parti, affinché si possa migliorare la comunicazione tra giovani, famiglie e scuole e rafforzare la partecipazione responsabile di tutti i soggetti di fronte alla nuove sfide educative.

“In un sistema plurale di rappresentanza, è importante trovare punti di condivisione. Il lavoro che insieme stiamo affrontando aumenta e valorizza il protagonismo di studentesse e studenti”, ha affermato la Ministra Fedeli. L’ex Ministro Fioroni ha ribadito il senso del Patto di corresponsabilità:

Si propone anche di modificare il nome da Patto Educativo di Corresponsabilità a Patto di Corresponsabilità Educativa..

“Genitori e docenti devono intendere l’educazione dei giovani come una missione comune. È questo il primo fondamento del Patto di Corresponsabilità. Scuola e famiglia devono stare dalla stessa parte”.

La nuova versione del Patto sarà pronta entro il mese di gennaio 2018.

 

Dispersione scolastica in [...]

Dalla pubblicazione curata dall’Ufficio  Statistica e Studi del MIUR sulla dispersione scolastica, emerge che il fenomeno è in calo ma permane il divario tra Nord e Sud del Paese, sia alle Secondaria di I grado sia nella Secondaria di II grado. I numeri parlano chiaro: i maschi sono più coinvolti delle femmine, e percentuali più alte di “dispersi” si registrano fra i ragazzi immigrati che non sono nati in Italia.

Nel passaggio dall'anno scolastico 2015-2016 a quello successivo (2016-2017), dei 556.598 ragazze e ragazzi che hanno frequentato il terzo anno delle Medie, 34.286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento; il 4,47% è passato alla formazione professionale regionale, l'1,61% ha abbandonato del tutto.

L'abbandono alle Superiori è del 4,3% (112.240 ragazzi), con una percentuale molto elevata nel primo anno di corso (7%) e con i maschi che abbandonano più delle femmine. Tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. Per contro, le percentuali più basse di abbandono si registrano in Umbria (2,9%), in Veneto e Molise con valori del 3,1%.

Il fenomeno della dispersione interessa maggiormente gli alunni con ritardo scolastico: 14,5% contro 1,2% degli alunni in regola. Inoltre, tra le tipologie di istituti interessati eccellono gli istituti professionali, cove il fenomeno è dell’8,7% più distanziati gli istituti tecnici (4,8%) e ancora più distanziati i licei (2,1%).

Si conferma una forte correlazione tra la condizione socio-economica e il successo (o l’insuccesso) scolastico, fenomeno che, in Italia, è più forte che altrove: nelle scuole che presentano un indice socio-economico basso il numero di alunni bocciati cresce notevolmente.

 

Uscita da scuola: via libera [...]

La Commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento Pd a firma Marcucci e Puglisi che risolve la questione dell’uscita dalle scuole medie per i ragazzi al di sotto dei 14anni:  potranno uscire da scuola da soli, previa autorizzazione dei genitori che esonera gli istituti dalla responsabilità connessa all’obbligo di vigilanza. L’emendamento precisa anche la modalità di esenzione dalla responsabilità in caso di servizi di utilizzo degli scuolabus.

 

Obbligo vaccini: dal prossimo [...]

In Commissione Bilancio al Senato è stato approvato un emendamento che semplifica la materia sulla vaccinazione obbligatoria per l’accesso a scuola sospendendo l’autocertificazione. Dal prossimo anno scolastico, infatti, gli istituti forniranno alle Asl gli elenchi degli iscritti e, successivamente, le Asl comunicheranno alle scuole i nominativi degli eventuali alunni inadempienti.

Iscrizioni a scuola: dal 16 [...]

Da giovedì 16 novembre è disponibile da oggi, sul sito del MIUR, la circolare sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2018/2019.

Ci sarà tempo dalle 8.00 del 16 gennaio alle 20.00 del 6 febbraio 2018 per effettuare la procedura on line per l’iscrizione alle classi prime della scuola primaria, della secondaria di I e II grado.; ma già a partire dalle 9.00 del 9 gennaio si potrà accedere alla fase di registrazione sul portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità.

Contratto Scuola: le novità

Fervono le trattative tra Miur e Sindacati sul contratto della scuola. Nell’ultimo incontro del 9 novembre all’Aran sono state avanzate delle proposte da parte dei sindacati che sembrano di difficile attuazione.

Uno dei temi centrali è quello riguardante l’eliminazione degli scatti d’anzianità dai parametri con i quali stabilire l’aumento di stipendio; verrebbero introdotti nuovi criteri basati sul merito, e questa è un’opzione che piace al governo ma che i sindacati non intendono prendere in considerazione.

Per contro, i sindacati hanno fatto sapere che all’Aran verrà chiesto il recupero degli scatti perduti, anche per tutti i docenti che nel frattempo sono andati in pensione, un tema che coinvolge circa 650mila insegnanti ed è per questo che potrebbero essere necessari più di 380milioni di euro, cifra che non sembra alla portata del Governo e che potrebbe non trovare alcuna risposta positiva.

Altro tema affrontato è quello che riguarda i bonus previsti dalla legge 107. I sindacati vogliono arrivare ad una contrattualizzazione del bonus, e all’inserimento in busta paga sia del bonus  da 500 euro sia di quello premiale per i docenti meritevoli. Anche questa proposta dei sindacati, però, come quella del  recupero degli scatti perduti, comporta un notevole esborso economico per le casse del governo. Per questo motivo, anche su questo tema il governo ha fatto sapere che almeno per ora le risorse economiche non ci sono, e quindi almeno per questa legge di bilancio non ci sono speranze per le proposte avanzate dai sindacati.

Altro argomento discusso concerne l’orario di lavoro dei docenti.  La questione è stata posta all’attenzione da Rino Di Meglio il coordinatore della Gilda Insegnanti, il quale annunciato  che il suo sindacato si opporrà a qualsiasi tentativo di aumentare l’orario di lavoro dei docenti italiani, ed ha sollecitato che nel rinnovo contrattuale della scuola che si sta mettendo a punto si chiarisca meglio la definizione di “orario di lavoro”, specificando che in questo è compreso anche il tempo in cui il dipendente non è a lavoro ma a disposizione del datore di lavoro e “nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”. La proposta di Di Meglio vuole fare emergere il lavoro sommerso degli insegnanti che sono costretti a passare molto tempo a scuola e a casa per lo svolgimento di quelle mansioni utili per svolgere il loro lavoro (preparazione delle lezioni, correzione dei compiti in classe) senza alcun riconoscimento professionale né retributivo.

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Ragioni e Finalità della nuova rivista

La scuola appare in continuo affanno rispetto ai cambiamenti che interessano il mondo nella sua globalità e nello specifico delle singole realtà territoriali, cambiamenti che hanno disarticolato i parametri della vita sociale ed economica, e aggredito le relazioni tra le persone facendole slittare verso declinazioni utilitaristiche. Lo stesso susseguirsi di riforme “epocali” - troppo spesso viziate da presunzioni ideologiche - cui è stata sottoposta la scuola negli ultimi due decenni ha solo prodotto cambiamenti formali e circoscritti,e comunque non  tali da consentirle di affrontare appropriatamente quella che viene ormai riconosciuta come una vera e propria “emergenza educativa”.

La scuola si trova nella necessità di ridefinire ruolo e funzioni, di ridefinire il rapporto tra educazione e istruzione, di ridefinire il suo rapporto con la società secondo una visione che comprenda la “cura” delle individualità che la frequentano e dei sistemi con cui è in relazione.

A fronte del grande mutamento che interessa la società, la scuola non   è ancora  in grado di dare risposte efficaci, riproducendosi con scarsi aggiustamenti dal punto di vista organizzativo, didattico, strumentale, comunque disorientati di fronte  alle richieste che provengono da più parti, dal mondo del lavoro alle famiglie.

Spunti per riflettere sulle finalità della rivista FARE L’INSEGNANTE

 

1. Cos’è la scuola, e chi e a cosa debba servire?Sono interrogativi di fondo che si sono smarriti nel tempo, anziché essere tenuti presenti come guida perenne, dal momento che la scuola è dinamicamente determinata dalla cultura del momento avendo, peraltro, il compito di intercettarla e reindirizzarla.

Scuola come centro motore di un Paese e, quindi, come servizio: ma al servizio di chi? È indubbio che la scuola, in questo momento, si trovi ad un bivio: perseguire un indirizzo funzionalistico, nell’ottica di una visione che vede la migliore espressione nell’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze – in linea con la progettualità che premia le richieste del mondo produttivo - oppure riscoprire il senso dell’educazione, intesa come “introduzione” al mondo, e riqualificarsi come centro di cultura, nell’accezione più ampia del termine?

Partiamo dall’assunto irrinunciabile che scopo della scuola è “promuovere” l’individuo e il suo successo formativo,    e non  farsi specchio della naturale selezione che ha origine  nelle tipologie delle famiglie e alle classi sociali di appartenenza . Va da sé, quindi, che guardare alla persona per farla crescere dovrebbe essere il punto di partenza dell'insegnare, a partire dalle modalità di apprendimento delle nuove generazioni.

 

2. Ripensare la figura dell’insegnante, che deve abdicare dalla propria cultura di riferimento per ricomprenderla in una visione più ampia, nella quale “coabita” con le persone di cui ha responsabilità educativa e orientativa, oltre che formativa. L’insegnante porge il mondo e aiuta lo studente ad elaborare il proprio, personale senso critico, la propria genialità, i talenti di cui dispone. L’insegnante come strumento consapevole per alunni che crescono nella consapevolezza.

All’insegnante si chiede di non essere solo un tecnico dell'insegnamento/apprendimento,  ma un entusiasta, un appassionato attore in grado di interpretare il proprio ruolo suscitando entusiasmo, e sensibile al punto da sapere entrare in empatia con i suoi allievi tanto da rendere essi stessi attori della propria crescita.  

L’insegnante deve essere sostenuto nella sua crescita professionale (si pensi alla didattica e ai contributi che ad essa pervengono dalla psicologia, dalla pedagogia, dalle neuroscienze) ma anche nella sua crescita personale attraverso stimoli che lo conducano ad una sempre più profonda conoscenza di sé, via maestra verso quella ricerca di senso che accomuna le persone. È indubbio, infatti, che non si possa essere un buon insegnante se non si è anche una “bella” persona. Allora, “fare l’insegnante” non significa identificare le tecniche che rendono migliore l’esercizio del mestiere di insegnante, ma aiutarlo a costruire la mente razionale ed emotiva che rende possibile il “fare l’insegnante”.

L’insegnante al quale la rivista si rivolge deve trovare stimoli che da una lato lo arricchiscano di strumenti e riflessioni critiche per potenziare il proprio bagaglio strumentale e professionale, ma dall’altro devono orientarlo verso una più approfondita conoscenza di sé e del mondo. Una rivista che si soffermasse solo sul primo versante, non aggiungerebbe nulla di nuovo rispetto ad altre riviste del settore; mentre noi sappiamo che quel che fa la differenza tra gli insegnanti è proprio la loro capacità di interpretare il mondo, la vita, di condurre l’altro a trovare il senso. La cosa più straordinaria del “fare l’insegnante” è proprio la possibilità di condurre l’altro a costruire la chiave che apre la porta “senso”. E in questo, sarebbe oltremodo riduttivo e ingiusto se limitassimo questa prospettiva solo agli studenti più perspicaci, più dotati, più diligenti e non comprendessimo anche tutti gli altri, tutte quelle diversità che siamo pronti a riconoscere come bisognose di attenzione e ad etichettare  ma per i quali poi si fa fatica a includere in un ambiente di apprendimento  che possa essere efficace per tutti e per ciascuno..

 

3. La rivista  può essere  strumento di formazione e crescita culturale e professionale dell'insegnante a patto che abbia  un taglio più pratico che teorico, che affronti le varie problematiche in base ai bisogni formativi più urgenti dei docenti. Una esigenza primaria per i docenti oggi è quella di capire come fare a gestire classi sempre più eterogenee e con esigenze formative plurime: con giovani provenienti da contesti diversi, con diversi livelli di capacità, che parlano lingue diverse, che usano quotidianamente devices di nuova generazione, con modi di apprendere diversi. Se l'insegnamento risulta inefficace al primo ciclo, nel secondo - le superiori -  assistiamo all’aumento di atteggiamenti di assenteismo, non partecipazione, demotivazione, disinteresse,  addirittura rifiuto della scuola. Disagio scolastico, dispersione e mortalità scolastica sono altrettanti indicatori di fallimento della funzione istituzionale della scuola.

La scuola dovrebbe essere lo spazio dove realizzare la formazione del futuro cittadino, capace di comprendere il mondo e le sue innumerevoli culture, contro ogni discriminazione, … Gli insegnanti non possono continuare  a "trasmettere" solo un sapere codificato in conoscenze nozionistiche e, dunque, inerti (ce ne sono ancora molti, purtroppo!), ma dovrebbero comunicare amore per la conoscenza, curiosità e spirito di ricerca, voglia di apprendere, pensiero critico, resilienza, creatività, passione, modi di pensare inclusivi … ed essere in grado di utilizzare efficacemente le varie tecnologie e di organizzare quotidianamente esperienze didattiche diverse, tali da provocare un efficace apprendimento. Ma non tutti i docenti sono preparati a ciò!

La formazione dei docenti è indispensabile per una scuola al passo con i tempi, in quanto sono proprio gli insegnanti che devono svolgere il ruolo di mediatori fra un mondo in rapida evoluzione e gli allievi che già ne fanno  parte.  Ma come? Alcuni docenti si fanno in quattro per promuovere apprendimenti significativi che coinvolgano i loro studenti, ma non sono in molti, purtroppo. Sono più quelli delusi e demotivati, che abbandonano ogni progetto formativo … per fare come hanno sempre fatto, senza porsi la domanda più importante: perché i miei alunni non apprendono ciò che io insegno?  Chi mi aiuta a cambiare?

Ed è proprio per questo che è indispensabile che i docenti acquisiscano essi stessi le competenze alle quali dovranno formare i loro alunni. Devono sapersi confrontare con i moderni strumenti di comunicazione, con i nuovi linguaggi, che stanno diventando sempre più determinanti anche negli apprendimenti individuali e di gruppo.

Contenuti e competenze devono essere veicolati dall'insegnante attraverso modalità e strumenti capaci di accendere nei ragazzi l'interesse ad apprendere, di favorire la partecipazione e di creare ambienti di apprendimento dove la multimedialità e l'interattività modificano le modalità di gestione e di fruizione delle “lezioni”.

Occorre, quindi, un’offerta formativa ricca, che tenga conto delle novità continue che riguardano il mondo della scuola, sul piano dei contenuti, delle normative, delle metodologie e che possa servire per aprire “spazi virtuali”, in cui sperimentare e realizzare diversi modi di apprendere.

Formazione, dunque:

·       per far fronte alle richieste di una società che muta continuamente,  alle situazioni nuove, ai differenti contesti, che richiedono metodologie e tecnologie sempre più innovative non perché fanno uso di tecnologie, ma perché sono calibrate sulle vecchie e nuove modalità di apprendimento delle nuove generazioni.

·       per affinare i “ferri” del mestiere: comunicazione, relazione con adolescenti, …

·       per lavorare per competenze … e non solo per nozioni che producono un sapere scolastico, inerte, superficiale

·       per approfondire e rendere più accattivanti tutte le discipline … lavorando con approccio laboratoriale e finalizzato all'acquisizione di   competenze,  progettando curricoli  interdisciplinari

·       per imparare ad utilizzare i nuovi mezzi/strumenti di comunicazione per far comprendere  ai ragazzi a gestire criticamente l’enorme flusso di informazioni che arriva dalla rete

·       per realizzare un'educazione linguistica a 360°

·       per  potenziare le competenze linguistiche degli studenti  con la metodologia CLIL

·       per poter approfondire metodi di studio, stili di apprendimento, mediatori didattici, progettazione curriculare

·       per guidare gli studenti verso un pensiero strutturato e critico, corrispondendo alla necessità di imparare ad imparare, … in modo che ciascuno di loro diventi  costruttore attivo e autonomo di conoscenza

Imparare ad imparare è anche la premessa che deve guidare l’insegnante nell’imparare ad insegnare, perché non si è insegnanti definitivi ma insegnanti in costruzione.

 

Alcuni degli ambiti di interesse, quindi, possono così essere sintetizzati:

·       gestione classe e problematiche relazionali (gestione dei conflitti, delle emozioni; la leadership del docente; le “alleanze” tra gli adulti coinvolti, …)

·       priorità, traguardi, obiettivi di processo, rubriche valutative, indicatori, valutazioni standardizzate INVALSI, SNV, autovalutazione, ….)

·       competenze (di base, disciplinari, chiave, trasversali, ….)

·       didattiche inclusive (cooperative learning, peer education, flipped classroom, didatticheaperte, buoneprassi, …)

·       didatticadigitale (strumenti e metodi, … lim, storytelling, learning object, coding, …)

 

4. Altro punto interessante di riflessione riguarda il percorso d’istruzione frammentato in ordini. Pur raccomandandosi di guardare alla continuità, i diversi gradi  di scuola patiscono l’autoreferenzialità, per cui, nella valutazione degli apprendimenti  degli alunni, si limitano ad accusarsi l'un l'altro, la scuola che segue a quella che precede. D’altra parte è anche vero che prevale, negli insegnanti, una visione frammentata dello sviluppo dell'apprendimento  dell’allievo,  che ha le sue fasi e le sue specificità. Da qui anche il maggior peso che viene dato agli studenti delle secondarie di secondo grado, e agli insegnanti di tale ordine di scuola, e una credibilità decisamente marginale agli educatori della scuola dell’infanzia; mentre, invece, sappiamo quanto questi ultimi siano fondamentali per la crescita dell’individuo e dello studente che sarà.

Si pone come irrinunciabile, pertanto, di guardare al sistema degli ordini avendone una visione integrata ed enfatizzandone la finalità orientativa: ciascun grado di scuola non è da meno degli altri perché opera in una determinata fascia di età rispettandone le peculiarità tipiche dell’età e specifiche di ciascuno. dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori si lavora sulla stessa persona, con obiettivi e finalità che si devono integrare durante il percorso, dialogando in modo costruttivo.

Non è, quindi, importante che la rivista affronti lo specifico di ciascun ordine di scuola, pur se, volendo, può entrare nel merito, quanto piuttosto che favorisca la comunicazione tra le parti come un dialogo ininterrotto.

 

5. Altra considerazione deve essere fatta riguardo al rapporto educativo con le famiglie. La scuola non può non dialogare con le famiglie, trovando un linguaggio comune per realizzare un'alleanza educativa senza la quale entrambe le istituzioni sono condannate al fallimento. Anche in questo caso, la rivista deve favorire questo dialogo, sia approfondendo la questione sia riportando scuole che hanno saputo trovare un efficace dialogo comunicativo

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