Ultime notizie

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Al solito, non entriamo nel merito di specifici episodi, che la magistratura avrà modo di indagare, però è il caso di ribadire, ancora una volta, che in ogni scuola esistono il dirigente scolastico o un reggente o comunque un vicario e che non è possibile non sapere, non è possibile che comportamenti aggressivi si instaurino fino a tal punto senza che nessuno se ne accorga. Non bisogna essere investiti di autorità o ricevere una delega ad hoc per sentirsi responsabili. Tutti quanti, collaboratori scolastici inclusi, sono comunque tenuti a vigilare perché non si verifichino comportamenti illeciti, soprattutto di tale portata.

Senza voler sminuire i fatti, c’è anche da dire, e senza che ciò valga a giustificazione, che lavorare nella Scuola dell’Infanzia non è facile, per via dell’orario, del numero e della vivacità dei bambini, delle situazioni stressanti che si determinano in tante occasioni, della pressione psicologica cui spesso sono soggetti gli insegnanti.

In proposito, scrive Vittorio Lodolo D’Oria il 21 giugno su Professione Insegnante:“Nelle indagini sui Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS) i mass-media riportano spesso le intimidazioni pronunciate dalle maestre contro la piccola utenza troppo vivace. Tra le minacce più impressionanti vi sono frasi come “vi impiccherei”, “vi ammazzerei tutti”, “vi butterei fuori dalla finestra”, “ti appiccicherei al muro” (talvolta pronunciate in dialetto). Pur non sembrando “politicamente corrette”, si tratta di evidenti “frasi al vento”, di sfoghi verbali ovvero di espressioni colorite, come dimostra il fatto incontrovertibile che nulla di tutto ciò è mai accaduto per davvero. Quando tali parole (come capita nei processi per PMS) vengono estrapolate da una videoregistrazione, decontestualizzate, interpretate e drammatizzate, finiscono con l’assumere nelle indagini giudiziarie una gravità assoluta, paradossale e totalmente surreale”.

Ci sembrano riflessioni importanti e degne di nota, dietro le quali avvertiamo il tentativo di comprendere il fenomeno depurandolo dalle “impressioni” e dalle suggestioni. È chiaro che, al di là della inopportunità delle frasi - ci sarebbe da discutere sull’aspetto non verbale o paraverbale che le accompagna - ciò non vale per le aggressioni fisiche, anche violente, che le immagini rilevano e che, comunque sono anch’esse da inquadrare nella oro reale dimensione.

Quel che appare certo è che ogni scuola è chiamata ad attrezzarsi in capo alla responsabilità che ciascuno deve riconoscersi, perché ciò che succede nella scuola, in qualunque angolo di essa e da parte di chiunque, interessa tutti e coinvolge tutti. Davanti a fatti così riprovevoli nessuno può sentirsi o dirsi assolto. Altro aspetto su cui, comunque, la scuola deve interrogarsi su che tipo di relazione, collaborazione e cooperazione lega il personale, perché nessuno finisca col sentirsi isolato.

Nella recente relazione in Parlamento, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ha ricordato che “la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha trasformato bambini e ragazzi da oggetto di protezione a soggetti titolari di diritti, ponendo le basi per un cambiamento nella relazione tra generazioni” e che “ciò però non può significare - come talora accade - che i genitori, la comunità e le istituzioni, senza assumersi le loro responsabilità, rinunciano al loro ruolo di guida nei confronti dei più piccoli”.

La responsabilità, dunque, è l’irrinunciabile parola chiave che deve permeare il progetto relazionale che la scuola deve sapere e voler perseguire per tutti e per ciascun alunno. Il che comporta l’obbligo di “ascoltare”i bisogni dei bambini e dei ragazzi ma senza rinunciare all’esercizio del proprio ruolo di “grandi” consapevoli e responsabili. Non può esistere vera relazione al di fuori del rispetto per l’altro, al di fuori di un’accoglienza che non identifichi un momento particolare dell’incontro, ma che lo permei e lo sostenga ininterrottamente.

Il numero si apre con il contributo di Anna Armone su “La natura giuridica e la funzione del servizio di istruzione e formazione”, nel quale analizza la specificità del servizio scolastico, che la legge Bassanini ha immesso nel sistema riformato delle autonomie conferendole una soglia di agibilità propria e che si dimensiona su due esigenze - pianificazione come soggetto scuola e concertazione con il territorio e le sue componenti - intercettando la dimensione della funzione sociale, come richiamato da tutte le Costituzioni europee.

Giacomo Mondellipropone “La progettazione curricolare nel PTOF: riflessioni e considerazioni preliminari” approfondendo l’importanza che nella scuola, tra gli insegnanti e con il concorso e la guida del dirigente scolastico, si sviluppi, prima, e si persegua, poi, la cultura del curricolo che, passa, in primo luogo, attraverso la progressiva ma sempre più diffusa consapevolezza della notevole diversità esistente tra “curricolo”(di istituto, da costruire autonomamente in ogni istituzione scolastica anche se sulla base educativa, culturale e formativa unitaria proposta dalle Indicazioni Nazionali/Linee Guida) e “programma”(nazionale, prescrittivo in ogni sua parte e, perciò, semplicemente da attuare).

Legato agli studi sulla leadership, il termine followership definisce la capacità da parte seguaci di accompagnare i propri capi esercitando un legame di stretta e cieca obbedienza nei loro confronti.Michela Lellariprende il concetto in “Lo sviluppo della followership nella scuola”e lo riporta il nell’alveo della psicologia sociale e, in particolare, in ambito organizzativo, dove i followers sono rappresentati da quei lavoratori che manifestano la volontà di cooperare in modo che si realizzi la mission dell’organizzazione attraverso l’attestazione di un alto grado di coinvolgimento nel lavoro di squadra. Da qui una interessante suggestione per il leader istituzionale.

A seguire Damiano Verdache, in “Media Education” focalizza l’attenzione sulla tecnologia e sull’educazione al suo uso come strumento di mediazione didattica. La riflessione si avvia dall’affermazione di Karl Popper che tutta la vita è risolvere problemi, per soffermarsi sulla sua possibile ricaduta in un contesto pedagogico come quello della scuola, nel quale i percorsi di apprendimento possono essere rappresentati in forma di sequenze di problemi. Significativo, resta, comunque, che l’efficacia con cui si affrontano i problemi è strettamente legata al processo di mediazione tra alunno e insegnante, tanto nei confronti della realtà (per interpretarla) quanto l’uno verso l’altro (per interpretare, ciascuno al meglio, il proprio ruolo nel percorso di crescita).

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, il 20 maggio scorso, lo Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.Il provvedimento ha l’intento di cambiare radicalmente l’approccio alla disabilità, con l’obbiettivo di porre sempre di più al centro lo studente e le sue necessità in ambito scolastico. Sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente. Filippo Sturarone fa una attenta disamina in:“Inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.

Pur se il tempo degli scrutini si è concluso, si pone come importante momento di riflessione il contributo di Silvia Giannonesu “La valutazione degli alunni. Scrutini e Consiglio di classe: possibili vizi di delibera”,che riflette sull’intero processo sottostante avendo sullo sfondo la sentenza n. 166/2018 del TAR di Trento, emessa in conseguenza del ricorso di genitori per la mancata ammissione del loro figlio alla quarta classe del liceo scientifico frequentato a causa di gravi insufficienze in due materie di indirizzo e di alcune lacune ritenute dai docenti impossibili da colmare con lo studio personale durante i mesi estivi né con interventi didattici promossi dallo stesso istituto.

Si rifà all’ultima indagine dell’ISTAT sul benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicata a fine 2018, il contributo di Ada Maurizio, “L’istruzione e la formazione: indicatori del benessere”, Il quadro offerto dall’indagine pone l’istruzione e la formazione al secondo posto in ordine d’importanza tra le variabili che definiscono il benessere, subito dopo l’importanza prioritaria riconosciuta alla buona salute e agli stili di vita. Il ruolo attribuito all’istruzione risulta particolarmente significativo e in aumento rispetto agli altri domini. Al fine di verificare quanto l’istruzione e la formazione contribuiscano al benessere di un Paese come l’Italia, il contributo propone anche il Rapporto Excelsior, presentato a Roma a fine marzo 2019. Mettendo insieme i dati delle due indagini, il risultato è che la qualità dell’istruzione e della formazione è la condizione necessaria affinché si costruiscano profili qualificati ed è la garanzia per lo sviluppo di competenze necessarie per l’occupazione.

A seguire Filippo Sturaroanalizza il  D.P.C.M. n. 47 del 4 aprile 2019  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 133 dell’8 giugno 2019 con il quale sono stati stabiliti  i nuovi assetti organizzativi del Miur, in  “La nuova riorganizzazione del MIUR” .

Come già nel numero di giugno, Aldo Domenico Ficarafocalizza l’attenzione sull’intricata e complessa vicenda del concorso per dirigente scolastico, ormai concluso per quanto riguarda le fasi previste, ma ancora ostaggio di ricorsi che, presenti fin dal primo momento, si sono viepiù appesantiti nell’arco del suo evolvere da una fase all’altra. Il contributo propone una attenta e significativa “Storia dei ricorsi negli ultimi concorsi per Dirigenti Scolastici”,con uno sguardo che dall’attuale si posta al concorso del 2011 per andare a quello del 2004, addentrandosi anche in particolari sconcertanti.

Sulla scia del precedente articolo, “Il coraggio di ripensare la scuola”(numero 6 di Dirigere), ispirato dalla lettura del Quaderno di TreLLLE n. 15, Viviana Rossipropone il primo di tre articoli elaborati per approfondirne le tematiche e le proposte emerse per il miglioramento qualitativo del nostro sistema scolastico, proposte che derivano dallo studio delle migliori esperienze italiane e internazionali, dai dati dei più qualificati centri di ricerca europei e italiani (in particolare OCSE, EUROSTAT, ISTAT...); dai più importanti esperti italiani ed europei; da una visione della scuola a 360°. Nell’articolo di questo numero, “La scuola per tutti non deve limitarsi ad istruire”,si puntualizza la necessità che la scuola debba anche educare ai diritti e ai doveri, alla libertà e al rispetto delle regole, formare al lavoro sia intellettuale che operativo per preparare i giovani a vivere nel XXI secolo. Alla luce di questi profili, si può affermare che la scuola italiana assolva al suo compito in modo adeguato e sia in grado di far fronte alla sfida del lavoro nei prossimi anni?

Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurorivolge la sua attenzione ad una piccola realtà europea, grande più o meno come una delle nostre province minori, “Il Lussemburgo, il paese, la città, la scuola …”,quindi una realtà in cui il sociale si trova a sperimentarsi insieme e simultaneamente a ciò che definiamo“locale”e “globale”.Il contributo si sofferma sullo studio del 2018 “Teaching for Global Competence in a Rapidly Changing world”. Particolarmente interessante è la riflessione che ne deriva sul concetto di competenza globale. Il Lussemburgo si rivela essere ottimo terreno di coltura per imparare a leggere il “globale”.

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutiriflette su“I voti nella scuola primaria, croce e delizia!?” evidenziandone l’incongruenza con i bisogni degli scolari che si muovono secondo linee di sviluppo ancora in via di definizione e, quindi, non necessariamente e non sempre in linea con l’idea di sviluppo medio che possono averne gli insegnanti. L’attribuzione dei voti, seppure riscontra felicemente le situazioni di bambini più pronti a comprendere e ad allinearsi alle aspettative, rischia di essere mortificante per quelli che, almeno al momento, stentano a rispondere alle richieste in maniera anche solo un po’ soddisfacente. X

Copyright © 2010 Euroedizioni Torino
Via G. Amati 116/7 - 10078 Venaria Reale (TO)
Tel. +39 0112264714 Fax. +39 011 2730803 P.I. 07009890018

Questo sito web utilizza i cookie per essere sicuri di ottenere la migliore esperienza di navigazione sul nostro sito.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo