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Materiali per la preparazione alle prove scritte del concorso direttore sga

1) COME SUPERARE LA PRIMA E LA SECONDA PROVA SCRITTA- CONCORSO DIRETTORE SGA  a cura di R. CALLA', M.R. TOSIANI, A. ARMONE- Pagine 500, € 30,00 

Guida ai quesiti a risposta aperta della prima prova scritta ed al  quesito teorico- pratico della seconda prova scritta sulle materie del concorso

2) LEGISLAZIONE SCOLASTICA - CODICE DELLE LEGGI DELLA SCUOLA- Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per direttore SGA ai sensi dell'art.13, comma 10 del Bando di concorso.  € 20,00

3) MANUALE PER LA PREPARAZIONE AL CONCORSO DIRETTORE SGA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

a cura di A, Armone, R. Callà, M.R. Tosiani - €50,00 euro

Guida completa allo svolgimento dei quesiti della prima e della seconda prova scritta - TESTO  aggiornato con il nuovo Regolamento di contabilità scolastica di cui al Decreto n.129 del 28 agosto 2018 e con la Circolare  applicativa del MIUR n.74 del 5 gennaio 2019

 

Corso on line (WEBINAR)  di preparazione alla prima e seconda prova scritta  con possibilità di correzione degli elaborati

Costo del corso € 200,00

La Casa Editrice EUROEDIZIONI TORINO organizza dei WEBINAR di preparazione  al concorso per Direttore SGA  finalizzati al superamento delle prove scritte.  L'obiettivo dei webinar è quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quesiti relativi alla prima e seconda prova scritta.

L’Istituto Comprensivo “Racconigi” di Torino ha reso noto, sul proprio sito un fatto davvero increscioso verificatosi ai danni di un docente della scuola: in chiusura d’anno, tre genitori lo hanno “omaggiato con un peluche a forma di escremento, dichiarando che tale era il valore personale e professionale di quell’individuo, quindi ingiuriandolo e offendendolo difronte ai loro figli e ad altri ragazzi.

Il Dirigente Scolastico e il Collegio dei Docenti ha replicato con stile e fermezza con una nota dal titolo “Manifesto educativo e del rispetto reciproco”:

Come sempre, nel mondo della scuola la chiusura dell'anno scolastico è un tempo di bilanci e riflessioni.

Non solo nei documenti, ma nel quotidiano, la costruzione di una comunità educante e la cultura del valore del rispetto reciproco sono punti di riferimento ed intenti che guidano l'azione della nostra scuola.

Così è stato nei periodi di criticità del passato, così - a maggior ragione - è oggi.

La nostra idea di scuola è quella della Costituzione, che riconosce ruoli e responsabilità di ciascuno.

In questi giorni abbiamo avuto incontri e confronti con le famiglie: dalla consegna dei documenti di valutazione, alla progettazione di nuovi percorsi.

Sono stati incontri franchi e costruttivi, tesi in alcune situazioni, più spesso sereni, ma rispettosi nei modi e negli intenti.

Un evento doloroso ed increscioso ci lascia increduli.

Durante uno degli incontri, tre genitori hanno ritenuto di manifestare il loro scontento nei confronti di un docente regalando un peluche a forma di escremento, dichiarando che tale era il valore personale e professionale di quell'individuo, ingiuriandolo ed offendendolo, peraltro di fronte ai loro figli e ad altri ragazzi.

Non basta in questo caso rammentare che l'oltraggio ad un pubblico ufficiale è un reato. In giorni di bilancio e riprogettazione, da educatori che siamo, vogliano ribadire a gran voce che questi gesti superano un limite per noi invalicabile: quello del rispetto.

Questa è la traccia educativa sulla quale vogliamo continuare a muoverci, a condividere, a costruire. Mettendoci in discussione ogni volta che sarà necessario, ma sempre rispettando le persone che abbiamo di fronte.

Per questa ragione esprimiamo totale contrarietà rispetto all'accaduto ed al modello di società che un tale atteggiamento sottende.

Non accadano mai più eventi simili fra queste mura.

Il Dirigente Scolastico ed il Collegio dei Docenti - 21 giugno 2019

Esemplare il comportamento della scuola, alla quale va tutta la nostra solidarietà.

Si dà per scontato che la prossima settimana il Consiglio dei Ministri si pronuncerà sulla Regionalizzazione. Da un lato il vicepremier Di Maio pone precise condizioni legando il progetto ad un “grande piano per il Sud, dall’altro, l’altro vicepremier Salvini tuona: “Indietro non si torna!”. A dare forza all’ipotesi della prossimità dell’accordo si pronuncia la ministra leghista per gli Affari Regionali, Erika Stefani, che fa sapere che la road map sulle fasi finali della trattativa è stata ufficialmente fissata.

Sulla questione è intervenuta anche il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, informando che tutta la questione è oggetto di revisione, in accordo con i colleghi della Lega, per rivedere l’accordo fatto dal Governo precedente con maggiori principi di equità “in modo che non siano differenze tra Nord e Sud”.

Intanto, forse in ritardo rispetto ai tempi che si prevedono per l’approvazione, il 25 giugno si terra una manifestazione avversa in Piazza Montecitorio, promossa da un Comitato spontaneo nazionale e sostenuta da Cobas, Unicobas, da Anief, AND, ADIDA.

A spingere perché si faccia in fretta le regioni del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia Romagna, della Lombardia.

Il 30,8%, degli studenti impegnati nella prima prova scritta dell’esame di maturità ha scelto la traccia che parte dal brano tratto da “L’illusione della conoscenza”, proposta nell’ambito della Tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo.

La traccia è risultata la più scelta in tutti i percorsi: il 28,8% nei Licei, il 34% negli Istituti tecnici, il 32,2% nei Professionali.

L’altra traccia preferita dal 20,1% degli studenti attieneall’ambito della Tipologia B, avendo come riferimento un brano tratto dal libro “Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”

Per la traccia “Tra sport e storia”, incentrata sulla figura di Gino Bartali, si è registrata la preferenza di del 13,1% dei maturandi.

Per le altre tracce si sono registrate le seguenti percentuali:

-       11%, l’analisi del testo di Leonardo Sciascia tratto da “Il giorno della civetta”

-       8,5%, la poesia “Risvegli” tratta da “L’Allegria, Il Porto sepolto” di Giuseppe Ungaretti

-       8,5%, la prima traccia di attualità, dedicata alla figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

-       8 %, la traccia dedicata all’eredità del Novecento.

 

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato i risultati dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018. Il rilevamento risponde all’obiettivo di acquisire informazioni, comparabili a livello internazionale, sulle pratiche didattiche dei docenti e sulla loro formazione e preparazione iniziale, sull’ambiente scolastico, l’innovazione, l’equità, le diversità. I Paesi partecipanti sono stati 48, in ciascuno dei quali è stata operata una selezione casuale di un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4.000 insegnanti. In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolastici delle Scuole secondarie di I grado.

Nella nota che riguarda espressamente l’Italia si evidenziano i seguenti dati.

L’insegnamento è stata la professione individuata come prima scelta dal 65% dei docenti italiani e dal 67% nei Paesi OCSE.

In media:

• i docenti hanno 49 anni (44 anni la media nei Paesi OCSE), i dirigenti scolastici 56 (52 anni nei Paesi OCSE);

• il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (68% la percentuale media delle docenti e 47% quella delle dirigenti scolastiche nei Paesi OCSE);

• il 97% dei docenti concorda nel definire positive le relazioni tra studenti e insegnanti. Il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore alla media del 14% registrata negli altri Paesi;

• il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media OCSE del 17%). Il 94% dei dirigenti scolastici riferisce che i loro docenti ritengono che bambini e giovani debbano apprendere che le persone di culture diverse hanno molto in comune (media OCSE del 95%).

Pratiche sono utilizzate dagli insegnanti in classe?

Durante una lezione tipica, i docenti italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri Paesi della rilevazione.

In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato.

In generale, la stragrande maggioranza dei docenti e dei dirigenti scolastici considera i propri colleghi aperti al cambiamento e le proprie scuole come luoghi che hanno la capacità di adottare pratiche innovative.

Come sono formati i docenti e i dirigenti scolastici?

In Italia, il 64% degli insegnanti ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe (media dei Paesi OCSE 79%). Il 61% dei dirigenti scolastici italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%).

Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia. Il 93% dei docenti (media OCSE 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media OCSE 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine.

Nel nostro Paese l’81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% fruisce della formazione basata sull’apprendimento tra pari e sulcoaching.

I docenti italiani sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC)

In media, il 47% degli insegnanti italiani consente “frequentemente” o “sempre” agli studenti di utilizzare le TIC per progetti o lavori in classe (53% la media OCSE).

In Italia, il 52% dei docenti ha riferito che “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella propria formazione, mentre il 36% si è sentito preparato per l’uso delle TIC per l’insegnamento al termine degli studi.

Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso “uso delle TIC per l’insegnamento” nei 12 mesi precedenti l’indagine. La formazione sull’uso delle TIC è comunque il tema dello sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18% media dei Paesi OCSE).

In media, in Italia, il 31% dei dirigenti scolastici riporta che la qualità dell’istruzione nella propria scuola è frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media dei Paesi OCSE TALIS).

-       La Nota Paese per l’Italia in versione completa

-       Il Rapporto completo

FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Si sono concluse le tre giornate della prova preselettiva del concorso DSGA, che hanno visto una scarsa partecipazione degli iscritti (tra il 33 e il 50%). Le ragion di tale bassa affluenza sembra siano imputabili alla difficoltà delle prove e alla vastità dei programmi.

I candidati che hanno affrontato la preselezione hanno conosciuto il punteggio della propria prova al termine della stessa e hanno conosciuto anche il punteggio di chi ha effettuato la prova nello stesso giorno e nella stessa aula. 

Al momento, non si conosce ancora il punteggio minimo di ammissione, in quanto esso dipende anche dal numero di partecipanti alla prova.

Questa prima fase del concorso sarà superato da un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti messi a disposizione su base regionale, quindi in alcune regioni potrebbe bastare anche un voto basso, mentre in altre potrebbe essere necessario un voto più alto.

 

 

Il MIUR ha pubblicato l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.

Il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.

Le certificazioni relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).

In totale, nel 2017/2018, gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale si è attestata intorno al2%, per la Secondaria di I grado al5,6%e per la Secondaria di II grado al4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%.

Mediamente, la percentuale di studenti con DSA è stata pari al 3,3% del totale degli alunni della scuola a gestione statale e al 2,3% nella scuola a gestione non statale (3,2% in media su tutte le scuole). Con specifico riferimento alla scuola paritaria, la percentuale degli alunni con DSA è stata pari al 2,1% del totale.

Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni delNord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni delCentro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%).

Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%).

La pubblicazione: I principali dati relativi agli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) - Anno Scolastico 2017/2018

Mentre si avvia a conclusione anche l’ultima fase della prova orale, si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile annullamento del concorso per dirigenti scolastici. I ricorsi sono stati innumerevoli e si è in attesa del 2 luglio, quando il Tar del Lazio deciderà con sentenza se annullare o meno le prove scritte, con la conseguenza di richiamare gli oltre novemila candidati a ripetere l’esame. AA dare corpo ai ricorsi anche l’inchiesta del settimanale l’Espresso, che ha documentato e denunciato più anomalie, quali: dono dell’ubiquità per i membri delle commissioni, fughe di notizie, software impazziti, schede di valutazione create prime della correzione delle prove scritte.

Cosa succederà in tal caso? Cosa faranno i candidati che saranno risultati idonei? Inevitabile la stura ad altre migliaia di ricorsi.

DIRIGERE LA SCUOLA n. 6/2019

Sospendere l’insegnante, un atto illegittimo e pericoloso

Editoriale di Vittorio Venuti

Il  caso dell’insegnante sospesa per due settimane dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo per non aver “vigilato”sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni, a loro volta colpevoli di aver accostato la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un PowerPoint prodotto in occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, si è immediatamente rivelato come un boomerang per l’Amministrazione. È apparsa inevitabile la mobilitazione solidale, in favore della docente sanzionata, della gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.

Sulla vicenda, in punta di buon senso e sulla scorta di sagge interpretazioni del diritto amministrativo, intervistato da “La Tecnica della Scuola”,il presidente dell’ANP Antonello Giannelli ha dichiarato che il provvedimento adottato non è, trattandosi di sospensione dal servizio, un atto amministrativo ma gestionale di diritto privato e che, agendo in autotutela, lo stesso Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale potrebbe revocare direttamente ed in autonomia, in forza del “re melius perpensa”,ovvero del “esaminata meglio la questione”.In aggiunta, in virtù della sua indiscutibile esperienza e della sua equilibrata abilità mediatrice, Giannelli ha sottolineato che nessun dirigente scolastico avrebbe mai emanato un provvedimento del genere, in qualche modo evidenziando la non appropriatezza non solo procedurale dello stesso.

Sulla questione, il Ministro Bussetti e lo stesso Ministro Salvini avevano manifestato, seppure in forme diverse, il loro interesse, preannunciando che avrebbero incontrato l’insegnante sanzionata in occasione delle Manifestazioni per il XXVII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio a Palermo.

L’incontro c’è stato e, dopo annunci vari, non si comprende bene a quale determinazione si sia arrivati.

Si sono succeduti tre annunci. Uno di Salvini, che ha preconizzato la revisione del “provvedimento punitivo”e l’immediato ritorno della professoressa “in classe e con lo stipendio”, assumendosi anche l’impegno “ad incontrare gli studenti in aula magna all’apertura del nuovo anno scolastico per parlare anche di sicurezza”.

Un secondo annuncio del Ministro Bussetti, che ha informato di come l’azione intrapresa dal MIUR non possa rappresentare una smentita di quanto deciso dal provveditore di Palermo, “perché rientra tutto in quelle che sono le regole previste dalle nostre norme”, ma che“i tecnici hanno già individuato e trovato la soluzione per il provvedimento preso nei confronti della professoressa”,di cui, ha detto, saremo presto informati. La dichiarazione collima con quanto egli stesso aveva espresso precedentemente, allorquando aveva manifestato l’intenzione di accompagnarsi a Salvini per l’incontro.

Il terzo annuncio è quello della stessa interessata: “Tornerò a scuola il 27 maggio come previsto, il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.

Commento? Suona strano che un provvedimento ritenuto palesemente ingiusto non possa essere revocato o modificato, così come prospettato dal Presidente di ANP, sulla linea di quanto richiedono anche altre OO.SS., i cui segretari generali di categoria, concordemente, ritengono che quanto accaduto sia un attacco al diritto fondamentale, quello garantito dall’art. 33 della Costituzione, il diritto a insegnare e a farlo con la libertà d’insegnamento, che è indispensabile per formare cittadini consapevoli, come richiamato dalle indicazioni nazionali. Censurare la libertà di pensiero, ribadiscono, è l’opposto che dovrebbe fare un insegnante.

Al di là di tutto, c’è da chiedersi su quali riscontri si sia basata la ragione della sanzione e, specialmente, da cosa sia stata suggestionata, se, come appare dalle informazioni, si evidenziano come promotori dello “scandalo”un personaggio che, discutibile per precedenti comportamenti, si è procurato di allarmare direttamente il Ministro dell’Istruzione invocandone un autorevole intervento punitivo, stravolgendo proditoriamente i fatti; ed una sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia; peraltro aggiungendo che aveva già contattato chi di dovere. Delazione e acredine, pertanto, si stimano alla base del provvedimento e ciò, per l’esito che ha avuto, costituisce un gravissimo incidente ingiustificabile e che meriterà un’indagine, perché segnala il sospetto di una pericolosa invasione di campo della politica nel mondo della scuola, di un modo di fare politica che sta suscitando non poche perplessità in buona parte dell’opinione pubblica.

Tornando alla vicenda, ricordiamo che si svolge in una scuola, laboratorio per eccellenza, nella quale l’educazione al pensiero critico si configura come missione irrinunciabile, e che l’elaborato incriminato (due slide di un power point) è degli studenti ed esprime le impressioni che loro hanno ricavato dallo studio e dall’attualità operando un confronto tra eventi distanti nel tempo e con fondamenti storici diversi, che può anche apparire ardito, ma che dovrebbe essere interpretato non come sovrapposizione dei due eventi ma come loro accostamento. In questi termini, gli studenti hanno ragione, si sono affidati alla percezione ricavata da un insieme di dati inseriti in un clima politico nel quale i termini “fascista” e “razzista”sono stati ampiamente pronunciati dalle più diverse personalità politiche e ampiamente diffuse dai mezzi di informazione. Visto in questi termini, l’elaborato dei ragazzi appare particolarmente interessante, e bene ha fatto l’insegnante a non censurarlo. In fondo, si tratta di un elaborato scolastico, e non si hanno notizie che possa essere stato utilizzato per fare propaganda e, comunque, non si può censurare un pensiero o una convinzione, tantomeno un “compito”svolto dagli studenti. L’insegnante sospesa ha vigilato come insegnante e non come censore! Censore di cosa? se quelli sono i suoi studenti, le persone con cui dialoga e che “conduce”.

Scrive Paulo Freire (Pedagogia dell’Autonomia, 2014, pag. 98): «Insegnare e apprendere hanno a che vedere con lo sforzo sistematicamente critico dell’insegnante di “portare alla luce” la comprensione di qualcosa, e con l’impegno egualmente critico dell’alunno di entrare man mano, come soggetto in fase di apprendimento, nella dinamica che l’insegnante deve innescare. (…) Insegnare non vuol dire trasferire la comprensione dell’oggetto all’educando ma spingerlo a diventare capace, come soggetto della conoscenza, a comprendere e comunicare quanto compreso». Molto realisticamente ed efficacemente, Freire sottolinea che “Insegnare esige di riconoscere che l’educazione è ideologica”, perché l’educazione non è mai neutrale, è sempre un incontro di mondi di conoscenze, di suggestioni. Per questo insegnare è difficile; per questo, chi è all’esterno ha difficoltà a comprenderne il valore e l’impegno che comporta.

In chiusura c’è da chiedersi quale tipo di indagine sia stata condotta scevra da pregiudizi e connotazioni ideologiche, in che misura si sia tenuto conto del curriculum professionale dell’insegnante e quale misura di giustizia si sia voluto ribadire comminando una sanzione così pesante e mortificante. Interessante sarebbe anche di sapere da dove sia partito l’ordine d’ispezione e in ragione di quali indicazioni. Infine, ma non meno importante, sapere se il dirigente scolastico dell’istituzione in cui presta servizio la docente sia stato preventivamente consultato e, eventualmente, perché non sia stato indotto a produrre un accertamento al fine di rilevare l’eventuale “pericolosità” del suo operato. Fuor di dubbio appare che, da qualunque parte la si voglia guardare, la sanzione è illegittima.

Questo numero di “Dirigere” si apre con il contributo “Una nuova cultura per la leadership scolastica”,nel qualeMiche Lellariflette sulla constatazione della inadeguatezza con cui si presenta l’attuale organizzazione del sistema formativo, che appare ancora condizionato da schemi di lavoro rigidi e inadatti a fronteggiare le attuali sfide educative e gestionali. Da qui la necessità di una nuova cultura per sperimentare e diffondere un nuovo clima organizzativo, in particolare tenendo conto della peculiarità che qualifica la scuola come organizzazione complessa a legami deboli, quell’insieme di relazioni, cioè, che interessano le persone della scuola e che esulano dalla dipendenza di un rapporto lineare o causale.

Damiano Verdaprende spunto dall’assegnazione della medaglia Fields, nell’ambito del Festival della Scienza 2018, a un matematico italiano con meno di 40 anni, per ragionare, nel contributo “Rigore e scoperta”, sull’importanza della scoperta, il cui processo prende il via da una curiosità che pare istintiva e che va meglio compresa, preservata e sviluppata come elemento essenziale del percorso formativo di bambini e ragazzi. La didattica della scoperta va dunque perseguita con intenzionalità: nel 1982, il gruppo di ricercatori della Western Carolina University guidato da Bruce Henderson ha misurato sperimentalmente una correlazione diretta tra il livello di curiosità e i risultati scolastici di ragazze e ragazzi tra i dieci e i sedici anni.

Per il suo contributo, “La questione dei permessi retribuiti ai docenti”, Francesco G. Nuzzaci avvia la sua argomentazione da una nota di chiarimento dell’ARAN (prot. n. 2458/19 del 27.03.19), in risposta ad un docente siciliano, in merito ai sei giorni di ferie che i docenti a tempo indeterminato possono usufruire in corso d’anno convertendoli in permessi retribuiti. La nota in questione, per i riflessi operativi che comporta e che in parte stridono con le disponibilità gestionali ed organizzative della scuola, è oggetto di una attenta disamina.

Maria Torelli ci ricorda, in “Il bilancio sociale, una storia che viene da lontano”,che, con l’A.S. 2018/19 si conclude il primo ciclo del percorso intrapreso con l’avvio del Sistema Nazionale di Valutazione e che, come previsto dal DPR 89/2013, dovrà essere predisposto il Bilancio Sociale, da realizzare mediante la pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio con la comunità di appartenenza. Il contributo evidenzia gli elementi che costituiscono la sua ossatura e che necessariamente devono trovare posto nella rendicontazione.

A un anno dall’entrata in vigore, nel nostro Paese, del GDPR, Anna Armone, in “La nomina del DPO a quasi un anno dal nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati”, riflette su tale figura che, con il suo ruolo di guida e consulenza, dovrebbe svolgere una funzione di motore propulsivo in grado di portare l’organizzazione verso la completa osservanza del nuovo assunto normativo, essendo di sua competenza l’individuazione delle misure organizzative e procedurali più idonee per la tutela e la garanzia dei dati. Di fatto, si rileva che, per le scuola, la scelta del DPO è spesso ricaduta sul soggetto che si occupa della sicurezza dei dati anche se tale competenza non garantisce il possesso di una conoscenza di natura giuridica.

Sotto il titolo “Pillole di Politica scolastica”,Gian Carlo Sacchiriflette sulla visione di una scuola sempre più percepibile come un “cantiere sempre aperto”. Dopo aver richiamato il nono decreto applicativo della Legge 107/2015, che avrebbe dovuto riguardare il nuovo testo unico che raccoglie tutte le norme sulla scuola, il contributo si sofferma sulla scarsa attenzione che i governi successivi, hanno riservato a tale questione. Non è sfuggito a tale dimenticanza neanche l’attuale Esecutivo, considerato che il ministro Bussetti aveva detto, fin dall’inizio del suo mandato, che non avrebbe elaborato nuove riforme della scuola, ma si sarebbe limitato ad intervenire con provvedimenti correttivi là dove le cose non andavano bene, il tutto in linea con l’obiettivo del contratto di Governo di contrastare la politica dell’Esecutivo precedente.

La Camera ha recentemente approvato la proposta di legge istitutiva dell’insegnamento di educazione civica nelle scuole del primo e del secondo ciclo, unitamente ad attività di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. Sull’evento, “Torna l’insegnamento di educazione civica”,argomenta Filippo Sturaroche entra nel merito degli articoli che strutturano il dispositivo,

Il concorso per dirigenti scolastici in corso di svolgimento è nel pieno della fase conclusiva (coda di ricorsi a parte) e, pur se il ruolo del dirigente introduce ad una mole di pesanti responsabilità e di numerosi impegni ed adempimenti, a fronte di una retribuzione poco adeguata, comunque ha visto la partecipazione di oltre 35.000 docenti. Del resto, nel nostro sistema scolastico, diventare dirigente scolastico è l’unica forma di carriera interna riservata per i docenti. Da questo abbrivio si dipana il contributo di Ada Maurizio, “Il reclutamento dei dirigenti scolastici in Italia e in Europa”.

A seguire  sullo stesso tema il pezzo di Aldo Domenico Ficara“Gli step del concorso a dirigente scolastico”.  L’autore si sofferma sulle vicende procedurali che hanno caratterizzato anche questa tormentata operazione di reclutamento dei nuovi dirigenti , descrivendo  tutto il percorso del concorso ordinario per il reclutamento di 2.425 dirigenti scolastici dal 24 novembre 2017 al 27/03/2019 attraverso i le varie fasi d i attuazione.

Come ogni anno, a conclusione dell’anno scolastico e in previsione del cambio della guardia a settembre in numerose scuole, pensando anche alle immissioni in ruolo dei nuovi dirigenti a seguito del concorso, la rivista propone il contributo diAntonio Sapienterelativo a “Il passaggio di consegne tra dirigenti scolastici”. Si tratta, come noto, di un adempimento che non è obbligatorio, perché non è sanzionato da alcuna norma, ma prassi ormai consolidata, al fine di circoscrivere gli ambiti di responsabilità relativa alla gestione.

Che la scuola sia all’affanno, cantiere perennemente aperto ma privo di un progetto che la indirizzi coerentemente in forza di una visione condivisa e di una missione che sappia porre veramente al centro il progetto Inclusione, senza camuffamenti e alterazioni di significato, è opinione ormai ampiamente condivisa. Qualunque progetto di riforma si sia voluto definire non ha prodotto risultati apprezzabili, perché, di fondo è mancata la capacità di analisi e di interpretazione della situazione scolastica italiana, che rifuggisse dalla logica dei compromessi politici e tenesse conto delle mutate esigenze sociali nell’ottica di riscontrare e fronteggiare le sfide del XXI secolo. Richiamandosi al Quaderno dell’Associazione TREELLE del 15 aprile 2019,Viviana Rossi propone “Il coraggio di ripensare la scuola”.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurosi interroga su “Dove va la scuola?”, non solo quella pubblica, statale e gratuita, ma anche quella privata, a pagamento e dei modelli oggi frequenti delle “Boarding schools” stile “School Education”.È talmente compressa su se stessa come materia di studio - si rileva nel contributo -, che l’Educazione, un giorno o l’altro, rischia davvero di implodere, e forse sarebbe meglio, come già si auspica da più parti, lasciarla vivere libera e secondo natura. Il lungo articolo propone un attento e curioso viaggio tra i molti sistemi d’istruzione in cui pubblico e privato si intrecciano disegnando un panorama articolato quanto complesso. X

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