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Materiali per la preparazione alle prove scritte del concorso direttore sga

1) COME SUPERARE LA PRIMA E LA SECONDA PROVA SCRITTA- CONCORSO DIRETTORE SGA  a cura di R. CALLA', M.R. TOSIANI, A. ARMONE- Pagine 500, € 30,00 

Guida ai quesiti a risposta aperta della prima prova scritta ed al  quesito teorico- pratico della seconda prova scritta sulle materie del concorso

2) LEGISLAZIONE SCOLASTICA - CODICE DELLE LEGGI DELLA SCUOLA- Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per direttore SGA ai sensi dell'art.13, comma 10 del Bando di concorso.  € 20,00

3) MANUALE PER LA PREPARAZIONE AL CONCORSO DIRETTORE SGA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

a cura di A, Armone, R. Callà, M.R. Tosiani - €50,00 euro

Guida completa allo svolgimento dei quesiti della prima e della seconda prova scritta - TESTO  aggiornato con il nuovo Regolamento di contabilità scolastica di cui al Decreto n.129 del 28 agosto 2018 e con la Circolare  applicativa del MIUR n.74 del 5 gennaio 2019

 

Corso on line (WEBINAR)  di preparazione alla prima e seconda prova scritta  con possibilità di correzione degli elaborati

Costo del corso € 200,00

La Casa Editrice EUROEDIZIONI TORINO organizza dei WEBINAR di preparazione  al concorso per Direttore SGA  finalizzati al superamento delle prove scritte.  L'obiettivo dei webinar è quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quesiti relativi alla prima e seconda prova scritta.

L’Istituto Comprensivo “Racconigi” di Torino ha reso noto, sul proprio sito un fatto davvero increscioso verificatosi ai danni di un docente della scuola: in chiusura d’anno, tre genitori lo hanno “omaggiato con un peluche a forma di escremento, dichiarando che tale era il valore personale e professionale di quell’individuo, quindi ingiuriandolo e offendendolo difronte ai loro figli e ad altri ragazzi.

Il Dirigente Scolastico e il Collegio dei Docenti ha replicato con stile e fermezza con una nota dal titolo “Manifesto educativo e del rispetto reciproco”:

Come sempre, nel mondo della scuola la chiusura dell'anno scolastico è un tempo di bilanci e riflessioni.

Non solo nei documenti, ma nel quotidiano, la costruzione di una comunità educante e la cultura del valore del rispetto reciproco sono punti di riferimento ed intenti che guidano l'azione della nostra scuola.

Così è stato nei periodi di criticità del passato, così - a maggior ragione - è oggi.

La nostra idea di scuola è quella della Costituzione, che riconosce ruoli e responsabilità di ciascuno.

In questi giorni abbiamo avuto incontri e confronti con le famiglie: dalla consegna dei documenti di valutazione, alla progettazione di nuovi percorsi.

Sono stati incontri franchi e costruttivi, tesi in alcune situazioni, più spesso sereni, ma rispettosi nei modi e negli intenti.

Un evento doloroso ed increscioso ci lascia increduli.

Durante uno degli incontri, tre genitori hanno ritenuto di manifestare il loro scontento nei confronti di un docente regalando un peluche a forma di escremento, dichiarando che tale era il valore personale e professionale di quell'individuo, ingiuriandolo ed offendendolo, peraltro di fronte ai loro figli e ad altri ragazzi.

Non basta in questo caso rammentare che l'oltraggio ad un pubblico ufficiale è un reato. In giorni di bilancio e riprogettazione, da educatori che siamo, vogliano ribadire a gran voce che questi gesti superano un limite per noi invalicabile: quello del rispetto.

Questa è la traccia educativa sulla quale vogliamo continuare a muoverci, a condividere, a costruire. Mettendoci in discussione ogni volta che sarà necessario, ma sempre rispettando le persone che abbiamo di fronte.

Per questa ragione esprimiamo totale contrarietà rispetto all'accaduto ed al modello di società che un tale atteggiamento sottende.

Non accadano mai più eventi simili fra queste mura.

Il Dirigente Scolastico ed il Collegio dei Docenti - 21 giugno 2019

Esemplare il comportamento della scuola, alla quale va tutta la nostra solidarietà.

Si dà per scontato che la prossima settimana il Consiglio dei Ministri si pronuncerà sulla Regionalizzazione. Da un lato il vicepremier Di Maio pone precise condizioni legando il progetto ad un “grande piano per il Sud, dall’altro, l’altro vicepremier Salvini tuona: “Indietro non si torna!”. A dare forza all’ipotesi della prossimità dell’accordo si pronuncia la ministra leghista per gli Affari Regionali, Erika Stefani, che fa sapere che la road map sulle fasi finali della trattativa è stata ufficialmente fissata.

Sulla questione è intervenuta anche il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, informando che tutta la questione è oggetto di revisione, in accordo con i colleghi della Lega, per rivedere l’accordo fatto dal Governo precedente con maggiori principi di equità “in modo che non siano differenze tra Nord e Sud”.

Intanto, forse in ritardo rispetto ai tempi che si prevedono per l’approvazione, il 25 giugno si terra una manifestazione avversa in Piazza Montecitorio, promossa da un Comitato spontaneo nazionale e sostenuta da Cobas, Unicobas, da Anief, AND, ADIDA.

A spingere perché si faccia in fretta le regioni del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia Romagna, della Lombardia.

Il 30,8%, degli studenti impegnati nella prima prova scritta dell’esame di maturità ha scelto la traccia che parte dal brano tratto da “L’illusione della conoscenza”, proposta nell’ambito della Tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo.

La traccia è risultata la più scelta in tutti i percorsi: il 28,8% nei Licei, il 34% negli Istituti tecnici, il 32,2% nei Professionali.

L’altra traccia preferita dal 20,1% degli studenti attieneall’ambito della Tipologia B, avendo come riferimento un brano tratto dal libro “Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”

Per la traccia “Tra sport e storia”, incentrata sulla figura di Gino Bartali, si è registrata la preferenza di del 13,1% dei maturandi.

Per le altre tracce si sono registrate le seguenti percentuali:

-       11%, l’analisi del testo di Leonardo Sciascia tratto da “Il giorno della civetta”

-       8,5%, la poesia “Risvegli” tratta da “L’Allegria, Il Porto sepolto” di Giuseppe Ungaretti

-       8,5%, la prima traccia di attualità, dedicata alla figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

-       8 %, la traccia dedicata all’eredità del Novecento.

 

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato i risultati dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018. Il rilevamento risponde all’obiettivo di acquisire informazioni, comparabili a livello internazionale, sulle pratiche didattiche dei docenti e sulla loro formazione e preparazione iniziale, sull’ambiente scolastico, l’innovazione, l’equità, le diversità. I Paesi partecipanti sono stati 48, in ciascuno dei quali è stata operata una selezione casuale di un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4.000 insegnanti. In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolastici delle Scuole secondarie di I grado.

Nella nota che riguarda espressamente l’Italia si evidenziano i seguenti dati.

L’insegnamento è stata la professione individuata come prima scelta dal 65% dei docenti italiani e dal 67% nei Paesi OCSE.

In media:

• i docenti hanno 49 anni (44 anni la media nei Paesi OCSE), i dirigenti scolastici 56 (52 anni nei Paesi OCSE);

• il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (68% la percentuale media delle docenti e 47% quella delle dirigenti scolastiche nei Paesi OCSE);

• il 97% dei docenti concorda nel definire positive le relazioni tra studenti e insegnanti. Il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore alla media del 14% registrata negli altri Paesi;

• il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media OCSE del 17%). Il 94% dei dirigenti scolastici riferisce che i loro docenti ritengono che bambini e giovani debbano apprendere che le persone di culture diverse hanno molto in comune (media OCSE del 95%).

Pratiche sono utilizzate dagli insegnanti in classe?

Durante una lezione tipica, i docenti italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri Paesi della rilevazione.

In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato.

In generale, la stragrande maggioranza dei docenti e dei dirigenti scolastici considera i propri colleghi aperti al cambiamento e le proprie scuole come luoghi che hanno la capacità di adottare pratiche innovative.

Come sono formati i docenti e i dirigenti scolastici?

In Italia, il 64% degli insegnanti ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe (media dei Paesi OCSE 79%). Il 61% dei dirigenti scolastici italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%).

Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia. Il 93% dei docenti (media OCSE 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media OCSE 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine.

Nel nostro Paese l’81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% fruisce della formazione basata sull’apprendimento tra pari e sulcoaching.

I docenti italiani sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC)

In media, il 47% degli insegnanti italiani consente “frequentemente” o “sempre” agli studenti di utilizzare le TIC per progetti o lavori in classe (53% la media OCSE).

In Italia, il 52% dei docenti ha riferito che “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella propria formazione, mentre il 36% si è sentito preparato per l’uso delle TIC per l’insegnamento al termine degli studi.

Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso “uso delle TIC per l’insegnamento” nei 12 mesi precedenti l’indagine. La formazione sull’uso delle TIC è comunque il tema dello sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18% media dei Paesi OCSE).

In media, in Italia, il 31% dei dirigenti scolastici riporta che la qualità dell’istruzione nella propria scuola è frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media dei Paesi OCSE TALIS).

-       La Nota Paese per l’Italia in versione completa

-       Il Rapporto completo

FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Si sono concluse le tre giornate della prova preselettiva del concorso DSGA, che hanno visto una scarsa partecipazione degli iscritti (tra il 33 e il 50%). Le ragion di tale bassa affluenza sembra siano imputabili alla difficoltà delle prove e alla vastità dei programmi.

I candidati che hanno affrontato la preselezione hanno conosciuto il punteggio della propria prova al termine della stessa e hanno conosciuto anche il punteggio di chi ha effettuato la prova nello stesso giorno e nella stessa aula. 

Al momento, non si conosce ancora il punteggio minimo di ammissione, in quanto esso dipende anche dal numero di partecipanti alla prova.

Questa prima fase del concorso sarà superato da un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti messi a disposizione su base regionale, quindi in alcune regioni potrebbe bastare anche un voto basso, mentre in altre potrebbe essere necessario un voto più alto.

 

 

Il MIUR ha pubblicato l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.

Il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.

Le certificazioni relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).

In totale, nel 2017/2018, gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale si è attestata intorno al2%, per la Secondaria di I grado al5,6%e per la Secondaria di II grado al4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%.

Mediamente, la percentuale di studenti con DSA è stata pari al 3,3% del totale degli alunni della scuola a gestione statale e al 2,3% nella scuola a gestione non statale (3,2% in media su tutte le scuole). Con specifico riferimento alla scuola paritaria, la percentuale degli alunni con DSA è stata pari al 2,1% del totale.

Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni delNord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni delCentro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%).

Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%).

La pubblicazione: I principali dati relativi agli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) - Anno Scolastico 2017/2018

Mentre si avvia a conclusione anche l’ultima fase della prova orale, si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile annullamento del concorso per dirigenti scolastici. I ricorsi sono stati innumerevoli e si è in attesa del 2 luglio, quando il Tar del Lazio deciderà con sentenza se annullare o meno le prove scritte, con la conseguenza di richiamare gli oltre novemila candidati a ripetere l’esame. AA dare corpo ai ricorsi anche l’inchiesta del settimanale l’Espresso, che ha documentato e denunciato più anomalie, quali: dono dell’ubiquità per i membri delle commissioni, fughe di notizie, software impazziti, schede di valutazione create prime della correzione delle prove scritte.

Cosa succederà in tal caso? Cosa faranno i candidati che saranno risultati idonei? Inevitabile la stura ad altre migliaia di ricorsi.

FARE L'insegnante n.9/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

Editoriale di Ivana Summa, Direttore responsabile

Se pensate che un buon sistema di istruzione sia costoso, provate l’ignoranza.Ma il nostro è un buon sistema d’istruzione e formazione? Ad analizzare le comparazioni internazionali pare proprio di no. E allora cosa fare? In questo numero vogliamo ragionare intorno alle scelte di governo delle nostre istituzioni scolastiche.

Il vecchio aforisma si adatta perfettamente alla condizione attuale della scuola italiana, che funziona trascinandosi vecchi problemi senza mai risolverli una volta per tutte. E, d’altronde, non si può neanche affermare che i governi e il MIUR non siano intervenuti e non continuino ad intervenire per poterli risolvere o almeno portarli ad un livello di accettabilità confrontabile con gli altri paesi. Ecco, forse è proprio questo il problema: tanti interventi, tanti dispositivi di manutenzione ordinaria, tante pressioni e su diversi fronti senza che - nonostante tutto - si ottengano risultati soddisfacenti. Anzi, è sotto gli occhi di noi tutti il progressivo appesantimento burocratico cui, proprio con la pioggia di interventi del MIUR (l’ultimo è sul bullismo), è sottoposta la macchina organizzativa e gestionale delle singole istituzioni scolastiche, continuamente molestate da disposizioni che pretendono di migliorare le scuole attraverso il cambiamento delle procedure oppure facendo loro acquisire finanziamenti.

Nel primo caso ci riferiamo - a titolo di esempio - alle nuove disposizioni per l’esame di stato conclusivo del 2° ciclo di istruzione che, se le scuole ne considerassero davvero lo spirito innovativo, non si attarderebbero sulle modalità degli esami scritti ed orali, ma ne apprezzerebbero la loro vera intenzione: far applicare i Regolamenti n. 87, 88, 89 del 2010 che, di fatti, chiedevano e continuano a chiedere alle nostre scuole di prendere in mano i loro destini interrogandosi sul senso stesso della loro funzione. Infatti, nei regolamenti citati, è possibile rinvenire continui richiami alla necessità di far conseguire, ai nostri studenti,competenze per l’apprendimento permanente attraverso i saperi specifici della nostra tradizione: robuste conoscenze ed abilità di natura disciplinare. Così, dopo quasi un decennio, gli esami di stato del 2018/2019, già annunciati con chiarezza nel decreto legislativo 62 del 13 aprile 2017, sono stati pensati per consentire agli studenti di “esibire” la personale acquisizione delle competenze sia dal punto di vista cognitivo che da quello della consapevolezza di come sono diventati grandi vivendo l’esperienza della vita scolastica e, in particolare, quella relativa agli ultimi cinque anni.

La scuola secondaria di 2° grado, dal canto suo, dovrebbe, da subito, ripensare la propria progettazione curriculare anche sulla base dell’individuazione dei Nuclei tematici fondamentali e dei relativi obiettivi di apprendimento che, introdotti con il D.M. n. 37 e con C.M. n.3050/2019, mettono ordine nelle Linee Guida ed Indicazioni Nazionali introdotti nel 2° ciclo di istruzione con i Regolamenti del 2010. Ma i singoli istituti saranno in grado di invertire le pratiche didattiche e metodologiche fin dall’inizio del quinquennio, incoerenza tra quanto richiesto dal legislatore e le prassi didattiche che, nonostante le riforme, sono rimaste invariate? L’esame di stato è stato riformato proprio perché la trasversalità disciplinare e multidisciplinare è ancora praticata in modo sporadico e la scuola è centrata sull’insegnamento e sull’apprendimento individuale dei saperi disciplinari. Ogni richiesta di cambiamento, nei fatti, si presenta a latere delle metodologie didattiche già praticate con pervicace e sistematica insistenza, non ponendosi come sostitutiva, ma soltanto come aggiuntiva e, nel migliore dei casi, integrativa.

Nel secondo caso - l’acquisizione di finanziamenti - riguarda il filo conduttore che si snoda in questo numero dedicato ai PON ai cui bandi le scuole partecipano con grande dispendio di energie in tutte e tre le fasi: progettazione, realizzazione, rendicontazione, sottolineando che tutte e tre richiedono grande impegno ma che è soprattutto l’ultima - la rendicontazione tecnico/amministrativa - quella davvero più ostica per le scuole perché richiede investimenti in ore-lavoro che la scuola non ha a disposizione né nel personale amministrativo né in quello docente. Come ben argomentato nel loro contributo da Loperfido e Ritella, gli Stati membri si premurano di rendere operative le indicazioni che provengono dall’Europa e che riguardano proprio la questione dell’acquisizione di competenze da parte degli studenti, dei docenti, degli adulti, allo scopo di connettere il mondo scolastico con quello sociale, del lavoro, della vita quotidiana.

Non a caso, il Programma Operativo Nazionale relativo al settennio 2014-2020 è intitolato “per la scuola - competenze e ambienti per l’apprendimento”. Se, dunque, nel settennio programmatico precedente, l’obiettivo era quello di far raggiungere obiettivi minimi di conoscenza nelle diverse regioni, nel periodo che si chiuderà di qui a circa due anni, l’obiettivo è quello di“creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità, efficace ed equo offrendo alle scuole l’opportunità di accedere a risorse comunitarie”: Ancora una volta la domanda ritorna con insistenza: è questo il modo di migliorare la capacità formativa delle nostre scuole?

Insieme alle riforme grandi e piccole che hanno creato una scuola dall’insensato patchwork (letteralmente: cucitura di pezzi di stoffa per creare un armonioso disegno), l’altra strada è quella dell’elefantiasi dei curricoli attraverso le risorse acquisibili con la partecipazione ai bandi PON? Certo, le scuole si arricchiscono anche di strumenti materiali ed immateriali, gli insegnanti hanno modo di arricchire la loro professionalità e di usufruire di un’opportunità di guadagno che non può essere sottovalutata, ma la domanda di fondo resta: è questa la strada giusta per migliorare la qualità dell’offerta formativa delle nostre scuole, o queste modalità rappresentano soltanto un arricchimento quantitativo?

Noi crediamo di no, anche se non possiamo negare - e alcuni contributi pubblicati in questo numero lo testimoniano - che alcune scuole hanno saputo utilizzare i dispositivi normativi e le risorse finanziarie per migliorare ed innovare la propria offerta formativa focalizzandola sulle concrete esigenze dei propri utenti. Ovvero, mettono a frutto la loro capacità progettuale andando a procacciarsi le risorse finanziare ed applicando la normativa in funzione dell’efficacia e non soltanto come mero esercizio procedurale.

Noi pensiamo - e ne sono chiari esempi i contributi di Serio e di Savini - che sia necessario riaccendere, sia pure con modalità diverse e più consone a questi nostri difficili tempi di transizione, il pensiero dell’azione pedagogica che, per sua natura, è rivolto ad innovazione e miglioramento. Ma a riaccendere il pensiero pedagogico, mettendo in moto il circolo virtuoso prassi-teoria-prassi, devono essere proprio le scuole che hanno il dovere di avvalersi dell’autonomia di ricerca e sperimentazione. Il contributo di Bardellici porta proprio su questo terreno. Infatti ci riporta alcune“sensate esperienze” provenienti da diverse parti del mondo e che sono state presentate nell’annuale seminario internazionale dell’A.D.I., tenutosi a Bologna nel febbraio di quest’anno.

Ma se gli insegnanti da soli possono coltivare soltanto il proprio orticello e compiacersi dei prelibati frutti del proprio lavoro, oggi diventa urgente assegnare questo compito proprio alle scuole e ai loro dirigenti scolastici. Il riferimento non è casuale, ma intenzionalmente rivolto ai circa 4.000 nuovi dirigenti che entreranno in azione con il prossimo anno scolastico. La loro presenza, infatti, potrebbe liberare energie in tutte le scuole perché gli attuali dirigenti non saranno più impegnati nelle defatiganti e avvilenti reggenze, mentre i nuovi dirigenti potranno finalmente mettere in gioco le proprie competenze dal momento che dovrebbero conoscerne dispositivi e finalità. X

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