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DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

DIRIGERE LA SCUOLA N. 5/2019

Editoriale di Vittorio Venuti - Anche i prossimi aumenti non renderanno giustizia al personale né alla scuola

In occasione del 70esimo anniversario della testata giornalistica “La tecnica della scuola”, il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha rilasciato un’intervista esprimendo, tra l’altro, il proprio pensiero sugli aumenti di stipendio al personale della scuola, sulla regionalizzazione e sulla rilevazione delle impronte digitali ai dirigenti scolastici.

Le risposte sulla regionalizzazione e sulle impronte digitali sono scontate, in quanto il Ministro è persona legata al partito della Lega - il cui distintivo fregia e fa buona mostra sulla sua giacca) - più interessante appare, invece, la dichiarazione in merito agli aumenti ventilati in occasione della sottoscrizione dell’intesa con le OO.SS. il 24 aprile scorso. Allora, come accade di solito, si ribadì l’attenzione sugli aumenti stipendiali agli insegnanti, addirittura enfatizzandoli a tre cifre (forte la suggestione data da riserve economiche dedicate). Rispondendo all’intervistatore il Ministro ha garbatamente evidenziato: “Dobbiamo parlare di personale della scuola, perché non dimentichiamoci del personale anche amministrativo, che svolge un ruolo importantissimo”.Si tratta, indubbiamente di un rilievo opportuno, che riflette quanto già affermato in quella parte del CCNL 2016/2018 nel quale si dà atto che il personale ATA appartiene alla“comunità educante” al punto da prevederne un coinvolgimento strutturato alle attività scolastiche, nel rispetto delle competenze e dei ruoli professionali (art. 24).

Una puntualizzazione, quella del Ministro, indubbiamente apprezzabile, però non abbiamo percezione che questa sensibilità possa tradursi in qualcosa di realisticamente consistente, vuoi perché le affermazioni di principio dei politici sono soggette all’amnesia e ricadono in un calderone comune di dimenticanze, vuoi perché i fatti hanno dimostrato sempre che c’è un oceano tra il dire e il fare e vuoi perché, conti alla mano, le risorse disponibili per gli aumenti consentiranno un incremento medio di poche decine di euro vanificando ancor più il manifesto e seducente obiettivo di rincorrere almeno la media degli stipendi europei. Eppure, non è difficile immaginare (e rendersi conto) che la mortificazione economica ostacola la stessa valorizzazione della scuola che, invece, dovrebbe porsi come obiettivo principale della politica di Governo: più si ha capacità di investire sulle strutture scolastiche e sul personale e più si investe per il Paese. Lasciare il personale ai limiti dell’indigenza non giova certo alla scuola, sempre meno centro vitale e sempre più periferia.

I vari tentativi di riforma, le razionalizzazioni, le innovazioni, i correttivi, le revisioni, le disposizioni… tutto si è abbattuto sulla scuola sradicandola finanche dalla sua stessa definizione senza introdurre, sostanzialmente, una prospettiva di crescita, una riconsiderazione premiante, una progettualità coerente, una visione verso cui tendere. La scuola ha bisogno di una svolta radicale, ha bisogno di guardarsi seriamente dentro e indagare sulle incongruenze che la determinano e che non fanno altro che farla girare intorno senza imboccare mai realmente la via del cambiamento e dell’innovazione. Eppure esistono statistiche, studi, sperimentazioni che altri Paesi intraprendono. In genere, proprio i Paesi nei quali gli stipendi sono decisamente al disopra di quelli italiani, si registra anche un’attenzione più ardita nei confronti della scuola e del modo di farla. Un’altra scuola è possibile solo se si abbandona l’abominio del “a saldi invariati per l’Amministrazione”. La formula a costo zero è un cappio che finirà con lo stritolarci.

Un’altra scuola è possibile, una scuola che persegua la coerenza interna tra il dire e il fare per dare coerenza sociale all’esterno. La nostra è la scuola dell’Inclusione e, quindi, della Personalizzazione, che dovrebbe riscontrare tutti gli studenti nel rispetto delle differenze, delle individualità e delle risorse disponibili; ma si tratta di un principio teorico che contrasta con norme che non ne tengono conto e non lo rendono fattibile. In Germania esiste una scuola creata e costruita a misura di studente, l’Istituto Comprensivo Allemannenshule di Wutöschingen, in cui questa è la missione e la personalizzazione è il filo conduttore dell’intero impianto organizzativo. Senza andare tanto lontano esempi ne abbiamo anche in Italia. Basta scorrere il sito dell’INDIRE per rendersene conto o anche, più banalmente cercare su Youtube alla voce“Una scuola a misura di studente” La scuola italiana sconta, purtroppo la vetusta dei propri edifici che, peraltro rispecchia la staticità di un sistema incapace di promuovere una “riedificazione”di tutto l’impianto.

 

Siamo in chiusura d’anno scolastico e gli studenti sono in procinto di entrare in fibrillazione per gli scrutini, che decreteranno il finale del loro annuale impegno di studio, e per le prove d’esame che sanciranno la chiusura di un ciclo in favore di altre prospettive. Appare quindi opportuno il contributo di apertura “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”a cura di Antonio Di Lello, che si propone come guida pratica aggiornata con le ultime modifiche apportate con il D.L,vo n. 62/2017. Tra le novità ricordiamo il peso dato alle prove INVALSI, la cui non partecipazione avvalorerebbe l’esclusione dagli esami. Si conferma che la prova scritta di lingue straniere sarà articolata in due sezioni, una per ciascuna lingua e che per la certificazione delle competenze si utilizzeranno ancora i modelli di certificazione allegati al D.M. n. 742/2017.

Michela Lella, coerentemente con la visione di una scuola che sappia mettere al centro del discorso pedagogico l’attenzione per la persona dello studente e per la sua crescita, in “La responsabilità formativa della scuola”ribadisce l’importanza della salvaguardia dell’alterità come presupposto di ogni processo educativo, quindi dell’instaurarsi di ogni relazione che si voglia intendere come legame e/o dipendenza reciproca. Il che comporta che l’insegnante sia guidato da un atto di responsabilità anche etica, che lo guidi nella conoscenza dei propri vissuti e lo predisponga “con umiltà e diligenza alla frequentazione dell’educando per scoprire ogni specifico aspetto della sua personalità”.

Dopo aver scritto sulla scomparsa dell’infanzia (n. 12/2018 e n. 2/2019 di “Dirigere la scuola”), Giacomo Mondelli entra nel merito dell’adolescenza con il contributo “Adolescenti, questi sconosciuti”, suggestionato dal rilievo che la cronaca riserva, quasi quotidianamente, a fatti di cronaca ed accadimenti persino luttuosi che vedono coinvolti i“nostri ragazzi”, nonché dalla constatazione che non si è ancora sviluppata e diffusa una forte e decisa consapevolezza della necessaria esplorazione e conoscenza delle loro caratteristiche“evolutive”, delle relazioni che vivono, degli atteggiamenti che assumono, dei comportamenti che esprimono. Carenza che si riscontra ampiamente anche a scuola, a partire da quella (la scuola secondaria, specie di secondo grado) che, pur frequentata da adolescenti, almeno fino a qualche tempo fa, paradossalmente si disinteressava di loro e, quindi, anche dei loro modi di vivere, relazionarsi, studiare e apprendere. Il contributo propone di entrare nel mondo dell’adolescenza attraverso la porta della conoscenza circa il modo di essere e di vivere degli adolescenti e quella della comprensione partecipata della loro attuale condizione di vita.

Ha un contenuto tecnico ma decisamente interessante e attuale il contributo di Maria Patrizia Costantini, che richiama l’attenzione su “La formazione degli organici e la gestione del personale docente nella scuola dell’autonomia”; questione alquanto delicata che permea l’organizzazione delle istituzioni scolastiche e incide fortemente sul loro stesso funzionamento ponendo, al Dirigente scolastico, il compito, complesso e delicato, di rinvenire un equilibrio tra i diversi attori e portatori di interessi della comunità scolastica tutta.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizio commenta, in “Italiano per stranieri nei CPIA: cittadinanza e altre questioni”,il D.L. 4/12/2018 n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, che introduce sostanziali modifiche alla precedente normativa in materia di cittadinanza, subordinandola al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue. Al riguardo, i CPIA non rilasciano certificazioni linguistiche di livello superiore all’A2 ma attestazioni di completamento del percorso formativo corrispondente al livello B1.

Per La Scuola in Europa, Mauro Di Mauroci porta ad osservare il sistema scolastico di “Un Paese scommessa, la Turchia” che potrebbe essere prossimo ad entrare nell’UE. Realtà complessa la Turchia, crogiolo di grandi civiltà, in cui l’ultima riforma della scuola, risalente al 2012, non ha mancato di far molto discutere la politica e di suscitare possibili revisioni conservatrici ed autoritarie. La riforma, ancora in corso di affinamento, è riuscita a disegnare bene una scuola più funzionale anche rispetto alle attese comunitarie.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lellotratta di “Bonus Docenti. Accesso agli Atti”esponendo il caso di un docente di un IPSSAR che, non essendo rientrato tra i destinatari del bonus, presenta istanza al Dirigente scolastico richiedendo i nominativi dei destinatari, le relative attività per le quali il bonus è stato riconosciuto ai singoli docenti, i criteri adottati per l’assegnazione dei bonus. L’istanza di accesso agli atti viene negata dal Dirigente, in forza del fatto che i criteri di valutazione erano stati diffusi sul web dandone anche informazione agli interessati. Legittima la determinazione del Dirigente?

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutipropone “Riflessioni sparse sugli Esami, occasioni mancate”,evidenziando come si sia smarrito il senso degli esami quali momento di passaggio verso un nuovo percorso di vita, quindi da intendere come momenti di riflessione comune e confronto, che non può essere condizionato dalla intenzione della scuola di conformare al proprio modello culturale e ai propri codici interpretativi proprio quella variegata realtà degli studenti che, almeno teoricamente, essa stessa riconosce come infinitamente differenziata al proprio interno e, proprio per questo, degna di attenzioni personalizzate e individualizzate.

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