Ultime notizie

CONCORSO DOCENTI 2020 - Corso di preparazione al concorso per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

La Casa Editrice Euroedizioni nell'imminenza dell'uscita dei bandi di concorso per il personale docente propone a condizioni molto vantaggiose la seguente offerta formativa:

Corso di 45 video lezioni per la preparazione di base al concorso ordinario e straordinario docenti delle scuole di ogni ordine e grado che possono essere ascoltate come e quando si vuole senza limiti di tempo sul proprio PC, tablet, ipad,  o smartphone  a soli € 100,00. Ogni lezione è corredata dalle Slides usate dai docenti durante la tenuta delle lezioni

Corso di 20  webinar specifici mirati per ordini e gradi di scuole a soli 200,00 euro, secondo l'allegato programma.  Nel corso dei webinar saranno proposte esercitazioni sui test a risposta multipla per superare la prova di preselezione.

Offerta testi a soli € 50,00 che comprende:

La Buona Scuola in 100 parole chiave,  a cura di LELLI, SUMMA, €  23,00

Compendio di diritto e legislazione scolastica, a cura di Gianluca Dradi € 25,00

 La valutazione nel sistema scolastico, Valutazione ed autovaluta­zione del personale, degli apprendimenti, dei sistemi e processi scolastici, a cura di Antonietta Di martino,  € 19,00.

 

OFFERTISSIMA = 45 VIDEO LEZIONI + 20 webinar + Testi a soli € 300,00

Corso di preparazione in presenza a Torino

La Casa Editrice EUROEDIZIONI TORINO in collaborazione con il Sindacato SNALS di Torino organizza un Corso in presenza  di preparazione al CONCORSO straordinario e ordinario docenti finalizzato al superamento della prova di preselezione e alle prove scritte. Gli incontri in presenza saranno 10, uno per ogni materia del concorso e avranno la durata di 3 ore per complessive 30 ore, secondo il piano delle lezioni di seguito specificato.

Il primo incontro organizzativo è fissata per  il giorno 07 febbraio 2020 dalle ore 15.30 alle ore 18.30 presso l’ Istituto Alberghiero “ Colombatto ” , Via Gorizia, 7, 10136 Torino TO.

Coloro che sono interessati sono invitati a partecipare. Nel corso dell'incontro forniremo tutte le informazioni sul concorso, sui costi e sulle modalità di iscrizione al corso.

L’attività di ricerca e sperimentazione è il fondamento dell’autonomia scolastica

Editoriale di Ivana Summa Direttore Responsabile

In questo editoriale desideriamo mettere in evidenza il tratto distintivodi questa rivista che faremo in modo che diventi sempre più evidente e percepito dai nostri lettori. I contributi che pubblichiamo nascono dalla ricerca-azione di singole scuole e/o di singoli insegnanti, ma si avvalgono anche della ricerca accademica di matrice psico-pedagogica. Siamo convinti, infatti, che l’una e l’altra si intreccino efficacemente e che soltanto insieme possono dare un contributo al miglioramento del sistema scolastico italiano. Che certo non migliora soltanto attraverso le azioni promosse dal MIUR - pure apprezzabili e quanto mai provvidenziali- e con tutto l’apparato strumentale posto in essere dall’INVASI: prove nazionali standardizzate, Rapporto di autovalutazione d’istituto, Bilancio e Rendicontazione Sociale.

Tutte queste azioni top-down sono destinate a diventare mere procedure burocratiche se - e purtroppo succede ancora troppo spesso - non incontrano contesti scolastici che praticano, concretamente e quotidianamente - l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo che, all’art. 6 del D.P.R. 275/1999 (vent’anni fa!) prevede quanto segue:

DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2020

OCSE PISA. Davvero la scuola italiana è come appare? Editoriale di Vittorio Venuti

Mi ero ripromesso di non parlarne quest’anno, perché, mi ero detto, sarà la solita solfa, per cui avrei lasciato scorrere il dibattito intorno all’impietoso report OCSE PISA sulle competenze dei 15enni italiani trattenendomi da ogni commento. Poi, però, al reiterarsi del grido d’allarme di giornalisti e personaggi della scuola, primo tra tutti il Ministro per l’Istruzione - “Sono dati che ci preoccupano, non perché siano diversi da quelli di un anno fa ma perché sono molto peggio rispetto a quelli di 20 anni fa” -, ho deciso che qualcosa avrei potuto/dovuto dire.

Quando la smetteremo di stracciarci le vesti facendo finta di essere colti, per l’ennesima volta, di sorpresa e, invece, ammettere che tra una tornata di prove e l’altra per la scuola non si è fatto granché, anzi, forse, la si è ancora più penalizzata gravandola di ulteriori “incertezze” economiche e “molestie burocratiche”? Raccogliamo quel che abbiamo seminato! è questo il punto, e non ha pregio l’allarme ricorsivo ma il pensare seriamente e continuativamente alla scuola provando ad intercettare i molti mutamenti di cui la scuola è stata fatta segno da qualche decennio a questa parte con un rapporto tra fondi complessivi per l’istruzione e PiL inadeguato ancorché in riduzione e una dotazione di edifici scolastici prevalentemente insicuri e ben lontani da quell’idea di “belle scuole” che avrebbe dovuto caratterizzare gli ambienti di apprendimento. Eppure sappiamo quanto l’ambiente pulito, curato, bello a vedersi contribuisca ad una sua migliore fruizione e predisponga a modificare i comportamenti anche i più ostinati.

Ma non è solo questo il punto. Il punto vero è: bene, adesso sappiamo! Perciò, cosa facciamo? Come interveniamo e dove con maggiore intenzionalità? Chiediamoci di chi sono le responsabilità, che non possono ricadere sugli alunni, ultimo anello di una catena che ha il suo inizio da un’altra parte.

Un’affermazione ricorrente quanto superficiale, tra le tante espresse e lette, mi lascia molto perplesso e non mi sta bene. Si dice: gli studenti italiani “ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media OCSE (487), collocandosi tra il 23° e il 29° posto”; affermazione che non mi sta bene perché non sono loro, gli studenti, a classificarsi in una posizione di classifica inopportuna, ma la scuola italiana. Non possiamo dire che uno studente su 4 non raggiunge il livello base di competenza in matematica o che 19 studenti su 20 sono analfabeti funzionali o, per contro, che solo uno studente su 20 padroneggia compiti di lettura complessi distinguendo tra fatti e opinioni quando leggono un argomento non familiare. Quando si parla di valori medi, di statistica, viene in mente Trilussa con la storia del pollo:

“Me spiego: da li conti che se fanno

 secondo le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra ne le spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perché c’è un antro che ne magna due”.

 

I dati occorre saperli leggere, interpretare ed analizzare, per ricercare le responsabilità del sistema più che non quelle degli studenti o, anche, degli insegnanti. Responsabilità che, in primo luogo, ricadono sulla politica, che spesso rivela un analfabetismo culturale ed emotivo ancora più preoccupante di quello che si attribuisce agli studenti. Ripariamo la scuola e curiamo gli edifici, curiamo la formazione permanente e “obbligatoria” degli insegnanti e consentiamo la liberazione della didattica dal modello trasmissivo e prevalentemente nozionistico, ma liberiamo anche i dirigenti scolastici dai funambolismi burocratici e dall’ostinazione, imposta, dell’ubiquità (quante sono le situazioni di spartizione dei dirigenti su più e più sedi?) consentendo loro di recuperare la loro vera funzione di leader educativi, liberi da responsabilità - vedasi sicurezza - che non competono loro e che alimentano quella irrequietezza esistenziale che certamente non giova alla serenità del loro impegno. Con urgenza occorre ripensare alla scuola primaria, fondamento ineludibile di tutto quel che gli studenti faranno in seguito. Gli insegnanti non siano così zelanti a seguire i programmi facendoseli dettare dai libri, talmente di fretta, ormai, che i bambini non hanno tempo di assimilare ed elaborare le informazioni, di acquisire con sicurezza le procedure. Non si trascuri il collegamento tra la mano, il cervello e la mente, vie obbligate per gli apprendimenti. La capacità di comprendere testi complessi si avvia fin dalla classe prima, a patto che si tenga conto di seguire una didattica che si basi sulla riflessione, sull’esercizio ripetuto, sulla lettura e sull’analisi di testi e dati. Non col ritmo e con l’intensità pretesi dai libri ma rispettando il ritmo e le inclinazioni dei bambini nonché il buonsenso pedagogico e didattico dell’insegnante attento.

Sarebbe facile, a questo punto, agganciare considerazioni anche sulle prove Invalsi, ma è meglio soprassedere. Rilevo solo che si stanno trasformando in una sorta di competizione tra le scuole, con insegnanti che le vivono come banco di prova per loro e mi chiedo: era questo il senso?

Intanto ricordiamo quanto dichiarato dallo stesso Ministro Fioramonti poche settimana fa: “Serve una scuola di qualità che torni a garantire l’ascensore sociale, dal Nord al Sud, e non un ammortizzatore sociale. Da 20 anni sulla scuola italiana non si investe più. (…) Difendo il principio di valutazione delle prove Invalsi, ma devono essere oggettive. Per questo ho deciso di farli anche io, per verificare se è vero ciò che viene detto per quanto riguarda, ad esempio, le domande trabocchetto che misurano solo un’attenzione e non il grado di apprendimento in modo chiaro e lineare. E poi non dovranno essere invasivi. Gli studenti non devono studiare solo per superare il test, ecco l’obiettivo”.

Permangono intatti i miei dubbi sulla oggettività delle prove e su quanto sia corretto proporre modalità di rilevazione degli apprendimenti sulla base di criteri e sequenze ideologiche estranee alle singole realtà sulle quali si riversano. Si possono osservare ed esaminare con obiettività i bambini della scuola primaria?

La questione è, comunque, più ampia e complessa di quanto appare, perché coinvolge ed incide sul profilo pedagogico e didattico del sistema d’istruzione e del senso stesso del fare scuola.

L’apertura di questo numero di Dirigere vede il contributo di Michela Lellasu un evento che, in questo periodo dell’anno scolastico, vede fortemente impegnate le scuole, intente ad offrire la migliore immagine di sé: “L’open day a scuola è solo un’operazione di marketing?”. Nella disamina del fenomeno si dà conto del ruolo che ha avuto l’autonomia scolastica nell’adesione delle scuole alle logiche di mercato al fine di garantirsi la sopravvivenza. Andare oltre il marketing è un imperativo a cui bisogna prestare più attenzione.

Stefano Stefanel, a seguire, dà rilievo a “Il problema dello staff dirigenziale”, quella componente di docenti che affianca il dirigente scolastico nella gestione della scuola. La trattazione descrive le diverse modalità operative con cui lo staff viene definito per suggerire lo spostamento di una idea di staff tutto orientato verso l’amministrazione, in favore di un’idea di staff orientato verso la costruzione di un organigramma di scuola in cui dirigente e collegio docenti convergono verso figure di sistema, di gestione e di coordinamento riconducibili a pratiche didattiche ed educative.

In “Istruzione e formazione professionale alla ricerca di una prospettiva unitaria per la persona e il lavoro” Gian Carlo Sacchifa il punto sulla unificazione del sistema scolastico e formativo come disposto dalla riforma del titolo quinto della Costituzione e mai del tutto realizzata. Il contributo ripercorre le tappe di avvicinamento dei due sistemi e rileva gli spazi per una riedificazione dell’intesa, da parte di Stato e Regioni, funzionale ad una formazione per il lavoro che corrisponda alle esigenze dei territori a sostegno delle aziende e che offra ai giovani una qualificata formazione in vista della loro occupazione.

Ivana Summain questo articolo“L’attività di gestione del dirigente scolastico: una “mappa in 40 schede” per passare da un modello burocratico ad un modello professionale del servizio educativo”, commenta il contenuto di un testo edito da Euroedizioni per supportare l’attività dirigenziale del dirigente scolastico. Il problema centrale di un istituto scolastico è quello di funzionare al meglio delle proprie possibilità tutti i giorni, sostiene l’autrice. Ma una volta raggiunto un certo standard di funzionamento, il lavoro non è finito, perché da quel momento in poi non si tratta soltanto di mantenere l’equilibrio raggiunto limitandosi a gestire la quotidianità, prevenendo gli inevitabili incidenti di percorso o correggendo eventuali errori.

Prende spunto da uno studio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) il contributo di Anna Armonecentrato su“I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età, in particolare bella tranche 0-6”. L’AGIA ha deciso di circoscrivere, al momento, il tema dei LEP alla fascia di età 0-6 anni, in quanto universalmente riconosciuta come quella in cui investire per avere migliori risultati in ordine alla promozione del benessere, alle prestazioni scolastiche e in generale agli esiti nel corso della vita, nonché per ridurre diseguaglianze, disagi e maltrattamenti. Un livello essenziale particolarmente preso in considerazione è il diritto, per ogni bambino che frequenta la scuola dell’infanzia, di accedere a un servizio mensa in quanto servizio essenziale e non più un servizio a domanda individuale.

In “Governare i processi formativi: inclusione e qualità dell’offerta formativa”, Viviana Rossiillustra la pregevole iniziativa che l’AID, “Associazione italiana Dislessia”, ha riservato ai dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado con l’attivazione di una piattaforma digitale, gratuita, della durata di 40 ore. La scelta di rivolgersi ai dirigenti scolastici consegue alla considerazione dell’importanza del suo ruolo, che si espleta anche nella promozione di interventi indirizzati ad assicurare il diritto di apprendimento di tutti gli studenti.

In questo preciso momento dell’anno scolastico, che vede scuole e famiglie impegnate nelle preiscrizioni, assume rilievo il contributo di Daniele Scarampi, che tratta de “Il valore del diverso e la percezione dell’inclusione scolastica nella recente evoluzione normativa”, quale suggestione importante per i docenti, da un lato tesa a rammentare i fondamenti legislativi che affermano il diritto dei soggetti ritenuti più fragili ad esserci come tutti gli altri e dall’altro volta a sospingere gli insegnanti ad ampliare la loro professionalità e le loro competenze psicopedagogiche e didattiche per comprendere e curare l’effettiva inclusione di tutti gli allievi.

Sul rapporto OCSE PISA si sofferma Ilaria Virciglio, colpita dal rilievo che i mezzi d’informazione hanno dato ai quindicenni italiani evidenziati come, mediamente, non in grado di distinguere in un testo le opinioni dai dati oggettivi, quindi privi di competenza testuale. In “La scuola tra scandalo e paradosso”, Virciglio chiama in causa lo scarso amore per la lettura, complice, spesso, un ambiente familiare altrettanto distratto e uno scenario sociale anch’esso poco incline. La scuola, quindi, non può essere messa in discussione, non altrettanto si può del fuori scuola.

Silvestro Pezzuto, nel suo pezzo dal titolo “Licenziamento disciplinare per false attestazioni presenze (“furbetti cartellino”)” ritorna su un argomento di scottante attualità fornendo una chiave di lettura più completa delle nuove norme introdotte per combattere l’assenteismo dei dipendenti pubblici. Nell’ordinamento disciplinare dei dipendenti pubblici sono presenti alcune norme che sono espressione di accadimenti o particolari eventi che hanno avuto una forte rilevanza mediatica e indignato i cittadini onesti, colpiti da immagini deplorevoli di impiegati pubblici autori di false attestazioni di presenze in ufficio o di altre attività fraudolente.

Infine, Andrea Leonzio, nel suo pezzo“Le novità del decreto scuola” ci offre una panoramica delle principali novità introdotte per la scuola con questo tormentato decreto l’ultimo dell’era del Ministro Fioramonti. Il Parlamento ha approvato con la legge di conversione del 20 dicembre 2019 n. 159, il decreto scuola del 19 ottobre 2019 n. 126 contenete misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 2019.

Per “Salute e sicurezza nella scuola”, Antonietta Di Martinopropone il terzo inserto, nel quale ci si sofferma sui concetti chiave di prevenzione, protezione, promozione.

Per i Casi della Scuola, Antonio Di Lellosi occupa di “Incompetenza del Dirigente Scolastico a irrogare la sanzione disciplinare” riprendendo il caso di una docente sanzionata dal Dirigente scolastico con la Sanzione disciplinare di sospensione di giorni 1 dal servizio e dalla retribuzione, per violazione dell’art. 494, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 “atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio”.

Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauropropone l’interrogativo “Come vive se stesso chi oggi si trova a guidare l’impresa sociale più delicata e sensibile al mondo?”, intendendo riflettere sulla variegata natura professionale dei capi d’istituto, sia essi chiamati ‘headschool’, ‘director’, ‘principal’, ‘preside’ o‘rektor’, comunque un’eccellenza che in ogni scuola d’Europa cerca di custodire al meglio ogni nostro possibile futuro.

Per la rubrica giurisprudenza scolastica, Silvia Renzulli nel suo pezzo “Le novità del garante sulla privacy a scuola”, fa il punto sull’ultimo provvedimento adottato dal Garante per la privacy a proposito dei trattamenti dei dati effettuati dalle scuole. Uso degli smartphone da regolamentare scuola per scuola; sì alla registrazione delle lezioni, ma diffusione su Internet solo previo consenso; sì alla pubblicazione dei tabelloni degli scrutini.

Per Psicologia della Gestione,Vittorio Venutiriflette, in “Insegnamento e apprendimento prevedono un incontro con l’Altro”, sulla necessità che l’alunno venga riconosciuto come l’Altro, quindi portatore di cultura che deve essere considerata opportunamente. Non si può incidere sull’Altro se non gli si conferisce fisicità e se non se ne riconoscono le peculiarità, ovvero i versanti e le dimensioni affettive, cognitive, sociali che lo determinano, se non si comprende e si accoglie la cultura che lo caratterizza, che lo fa muovere, che lo alimenta e lo induce a pensare e a comportarsi come pensa e come agisce, se non lo si vede come esito di diverse linee evolutive e di una molteplicità di esperienze a noi ignote. X

CONCORSO DIRETTORE SGA - COME PREPARARSI PER LA PROVA ORALE

Il bando di concorso  all'art. 14 recita: "La  prova  orale,   volta   a   accertare   la   preparazione professionale del candidato, consiste in:  a. un colloquio sulle materie d'esame di cui all'Allegato B del decreto ministeriale, che accerta la preparazione  professionale  del candidato sulle medesime e  sulla  capacità  di  risolvere  un  caso riguardante la funzione di DSGA;      

Nella prova orale della durata massima di 30 minuti, vi faranno:

-  una domanda di carattere generale, cioè un quesito sulle materie di esame

- secondo, vi proporranno un caso a cui dovete fornire la risposta pratica operativa.

Dunque per risolvere un caso che riveli le  capacità di esercitare, interpretando la funzione direttiva del direttore sga, bisogna situarsi da subito in questa direzione, focalizzandosi proprio sui vari aspetti che la descrivono nelle norme di riferimento. E' un modo per esercitarsi con i casi forniti, muovendovi tra i vari ambiti utilizzando le conoscenze di base che trovate:

Oltre 2500 test a risposta multipla su tutte le materie del concorso SOLO 30,00 euro

Tutti i test vengono offerti anche on line sulla domande più ricorrenti con risposte commentate per consentire l’autoapprendimento e la simulazione delle prove.

Grazie al simulatore Test online  sarà possibile esercitarsi alla prova rispondendo a quesiti a risposta multipla, ripassare gli argomenti, coniugare lo studio teorico con la verifica della propria preparazione oltre a simulare lo svolgimento della prova stessa.

Senza por tempo in mezzo, il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato, in conferenza stampa, lo sdoppiamento del MIUR e i nomi dei due nuovi Ministri: Lucia Azzolina per la Scuola e Gaetano Manfredi per Università e Ricerca.

"Mi sono convinto che la cosa migliore per potenziare la nostra azione – ha detto Conte -, sia separare il comparto Scuola dal comparto Università e Ricerca. Sembrano appartenenti alla stessa filiera, ma hanno logiche ed esigenze molto diverse, sarà creato un nuovo ministero dell'Università e della Ricerca.Ho pensato, avendo conosciuto l'operato della sottosegretaria Lucia Azzolina, di nominarla ministra della Scuola e Gaetano Manfredi vorrei nominarlo ministro dell'Università e della Ricerca. Abbiamo la necessità di rilanciare il comparto della Ricerca dell'Università - ha aggiunto - Dobbiamo fare qualche sforzo in più, dobbiamo rilanciare un piano straordinario per i ricercatori".

Lucia Azzolina, 37 anni, di Siracusa, legata al Movimento 5 Stelle, membro della Camera dei Deputati, già Sottosegretario dello stesso dicastero dall’inizio dell’esecutivo, la neo ministra si è laureata dapprima in filosofia e poi in giurisprudenza. Insegnante all'I.I.S “Quintino Sella” di Biella, nel maggio 2019 si è classifica tra gli idonei del concorso per dirigente scolastico. Da docente, una delle sue battaglie è stata quella contro le "classi pollaio", problematica per cui presentò anche un disegno di legge. In possesso anche diabilitazione per insegnare Storia e filosofia e abilitazione all'insegnamento per gli studenti diversamente abili, dopo la seconda laurea in giurisprudenza, ha svolto la pratica forense occupandosi di diritto scolastico. Nel suo curriculum figura anche l’impegno nel sindacato “Anief”, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori, prima in Piemonte e poi in Lombardia.

Subito dopo la nomina, in un post su Facebook ha scritto:

«Guidare il ministero dell’Istruzione sarà per me un grande onore. Non nascondo l'emozione che provo in questo momento. Nella scuola ho passato gli anni più belli della mia vita, prima come studentessa e poi come insegnante. Alla scuola voglio restituire ciò che mi ha dato. C’è tanto lavoro da fare e lo faremo, a testa bassa, con umiltà, attraverso l’ascolto, il confronto e continuando ad andare nelle scuole, come ho fatto in questi mesi da sottosegretaria. Ringrazio il Presidente Conte per la fiducia. Ringrazio Luigi Di Maio che mi ha sostenuto e tutti i colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle.Rivolgo un pensiero deferente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della Costituzione e dell'unità nazionale.

Mi aspetta un compito grande. Non sarò sola: al Ministero in questi primi mesi ho già condiviso, con una squadra di persone ed esperti, il percorso del decreto scuola e avviato i primi dossier. E poi c’è il personale del Miur. Ci sono tante persone preparate con cui ci metteremo subito al lavoro per il bene della scuola.

Metterò tutto il mio impegno per riportare i ragazzi e il loro futuro al centro del sistema di Istruzione e del Paese.Non vedo l’ora di cominciare».

Gaetano Manfredi, nato a Ottaviano (NA) il 4 gennaio 1964, laureain Ingegneria conseguita nel 1988, dal 2014 è alla guida dell'università Federico II di Napoli, l'ateneo più grande del Mezzogiorno (scadenza del secondo mandato nel 2020), ed è presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane (C.R.U.I.) dal 1 ottobre 2015 (acclamato nel 2018 per un secondo mandato). Autore o curatore di 9 libri, e ha curato oltre 400 lavori scientifici pubblicati su rivista o presentati a congressi nazionali ed internazionali, svolge attività di ricerca teorica e sperimentale prevalentemente nel campo dell’Ingegneria sismica. Si deve a lui la prima scuola europea per sviluppatori di app nata nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio grazie alla partnership con il colosso di Cupertino.
Dopo l’annuncio della sua nomina ha dichiarato:

«Se mettiamo al centro la qualità delle persone non possiamo sbagliare. È la strada che intendo percorrere: su questo a volte mi si considera un po' rigido, ma è un tema su cui non faccio negoziati. In condizioni sicuramente complicate cercherò di fare il massimo per il nostro sistema».

Oltre 2500 test a risposta multipla con risposte commentate su tutte le materie del concorso

Autori: Rocco callà e Vittorio venuti

Il testo è offerto a soli 30,00 euro, comprende la versione cartacea e on line

Può essere acquistato con le seguenti modalità

CON LA CARTA DEL DOCENTE -Come creare il buono spesa:
accedi con il tuo Spid alla piattaforma ministeriale https://cartadeldocente.istruzione.it
clicca la voce “Crea buono” dal menu in alto a sinistra - si aprirà la schermata “Per quale tipologia di esercizio/ente?” clicca su “Fisico” - scegli l’ambito “Libri e testi ( anche in formato digitale)",- inserisci l’importo corrispondente  al costo del corso o dei libri - clicca su “Crea buono”
Verrà generato un buono spesa contraddistinto da un codice. Scarica il buono in PDF e invialo  alla nostra casella  direttore@euroedizioni.it  insieme ai dati (nome, cognome, indirizzo completo ). OPPURE:

· Bonifico: CODICE IBAN   IT 85  D  07601  01000 000035368109

· Versamento sul c/c postale n. 35368109,  intestato  a EUROEDIZIONI TORINO SRL, Via Gaetano Amati, 116/7 10078 Venaria Reale (TO).

·Carta di Credito collegandosi al sito www.euroedizioni.it “acquista on line”

Per ogni altra informazione di dettaglio consultare il sito www.euroedizioni.it.  Per ogni altro chiarimento  inviare una email a  direttore@euroedizioni.it

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.4/2019

Considerazioni sul concorso per DSGA

Editoriale di  Anna Armone - Direttore responsabile - Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

E' in pieno svolgimento il concorso per il reclutamento dei Direttori dei Servizi generali e amministrativi. Che storia! Più ci penso e più la vicenda mi riporta ad un copione italico della farsa. Questa figura ha un’anima composita. Nasce come supporto al capo d’istituto in un periodo storico in cui la complessità scolastica si limitava a poche pratiche da mezze maniche. La scuola era un’appendice del Provveditorato senza alcun rilievo esterno, a meno che il Provveditore non decidesse di dare qualche delega al Preside/Direttore didattico. Il segretario non aveva bisogno di alcuna formazione tecnica superiore di livello universitario legata come era la sua professionalità, al livello di complessità dell’azione amministrativa della scuola.

Con l’avvento dell’autonomia muta profondamente l’ambito di operatività delle istituzioni scolastiche. Viene conferita la dirigenza ai capi d’istituto e questo passaggio trascina con sè una serie di conseguenze relative all’azione amministrativa. L’istituzione scolastica viene inserita tra le amministrazioni pubbliche ai sensi dell’art. 2 comma 1 del d.lgs. 165/2001, da quel momento in poi tutta la normativa generale che richiama tale disposizione ricade in modo automatico sulle istituzioni scolastiche, parliamo di sicurezza sui luoghi di lavoro, trasparenza, contrattualistica, privacy.

La dirigenza, con la sua formazione giuridico-amministrativa non sempre adeguata non riesce a far fronte alla gestione dell’istituzione scolastica e l’Ufficio di segreteria non si è evoluto di pari passo alla legislazione. Benché dal 2001 fosse previsto il reclutamento dei direttori dei servizi generali e amministrativi muniti di lauree specifiche, le assunzioni sono state sempre mediate da interventi sindacali mirati al riconoscimento dell’esercizio della funzione a prescindere dal titolo di studio e basato su graduatorie, incarichi di reggenza e istituti emergenziali.

Lo sforzo profuso dal personale di segreteria è stato ed è sicuramente enorme, ma la qualità della gestione è stata influenzata dalla struttura di segreteria debole e spesso inadeguata.

Ed è così che il primo bando di concorso ha acceso le speranze di una profonda e valida professionalizzazione delle strutture amministrative. Il contenuto del bando in teoria rende ragione di tale investimento, prevedendo un programma davvero corposo che non ha pari nel panorama dei reclutamenti di funzionari pubblici. Direi, anzi, che sembra quasi esorbitante rispetto alla funzione che, benché complessa, il direttore deve andare a svolgere.

Si è di conseguenza aperto un mercato della preparazione al concorso adeguato alle materie di cui è richiesta la conoscenza. E proprio all’inizio del mese di novembre sono state sostenute le prove scritte. La montagna ha partorito un topolino. Una per tutte. L’area diritto costituzionale e amministrativo è stata condensata in un quesito sulla differenza tra decreto legislativo e decreto legge. Per ragazzi laureati che hanno approfondito le tematiche giuridiche indicate nell’area contestualizzandole anche nel sistema scolastico e di istruzione, ritengo si sia trattato di una frustrante sorpresa. Domande del genere si trovano nei manualetti di preparazione a concorsi di livello iniziale nel pubblico impiego, non in un concorso mirato al reclutamento di una figura che si pone benissimo anche oltre il profilo del funzionario, essendo più vicina alla posizione organizzativa prevista da alcuni ordinamenti. Nessuna traccia di diritto del lavoro, considerando l’importanza della conoscenza della disciplina codicistica e delle procedure di contenzioso che spessissimo investono la scuola.

La seconda prova è consistita nello svolgimento di un caso che caso non è. Il caso rappresenta una situazione problematica che porta a diverse soluzioni possibili, tra le quali il candidato deve privilegiare quella più attinente al contesto di riferimento. Il caso proposto era più lo svolgimento di una procedura nella quale era già individuato sia l’atto da adottare che gli elementi essenziali che un caso da svolgere attraverso l’individuazione della soluzione e la formazione dell’atto.

Qui prodest tale strategia?

 

Veniamo al contenuto della rivista.

Renato Loierocommenta il dl n.126/2019, un provvedimento legislativo che interviene su nodi essenziali del sistema scolastico. In primis, prevede l’introduzione di misure per assicurare la stabilità dell’insegnamento nelle istituzioni scolastiche, ponendo rimedio alla grave carenza di personale di ruolo nelle scuole statali e riducendo il ricorso a contratti a termine al fine di garantire lo svolgimento delle funzioni tecnico-ispettive all’interno del sistema scolastico. Inoltre, il decreto vuole adeguare le disposizioni generali in tema di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione alle specificità del personale scolastico e contiene disposizioni dirette ad assicurare alle famiglie meno abbienti condizioni economiche di favore per il trasporto scolastico. Il provvedimento introduce, infine, disposizioni dirette a garantire il corretto svolgimento dell’attività amministrativa e ad assicurare i servizi di pulizia all’interno delle istituzioni scolastiche.

Alessandra Foschetti fa il punto sulla legislazione sulla Privacy così come emerge dal Regolamento UE e dal nostro Codice. Si tratta di un quadro sintetico ed esaustivo che costituisce una sorta di planning delle azioni da porre in essere per la gestione della tematica.

Gabriele Venturae Massimo Nutini fanno un’approfondita analisi dello stato del sistema di integrazione degli alunni disabili alla luce del d.lgs. 66/2019. Il saggio entra nello specifico dell’analisi dei dati sia relativi al numero dei minori disabili che agli organici del personale di sostegno e agli assistenti forniti dagli enti locali. Vengono altresì offerti spunti di riflessione per affrontare il problema: l’aumento del numero degli alunni certificati, la complessità del fenomeno rispetto a diverse dimensioni di senso e di pratiche professionali e istituzionali, l’aumento della complessità sociale e culturale sul piano antropologico generale, il miglioramento sensibile nel corso degli anni delle tecniche diagnostiche, il livello di generalizzazione e standardizzazione nonché modalità di utilizzo dei sistemi di codifica e diagnosi internazionali.

Il settore della formazione duale è affrontato da Vanna Monducci da una duplice prospettiva: la ricostruzione storica del modello e la comparazione tra diversi Paesi dell’Europa continentale. Ognuno con la propria specificità persegue l’obiettivo della costruzione di un modello funzionale alla crescita economico sociale del Paese attraverso la formazione dei giovani saldamente ancorata al mondo del lavoro e della produzione.

Nicoletta Tombaapprofondisce il tema della comunicazione pubblica, facendo una disamina della normativa, dall’originaria legge 150/2000 fino alle prospettive di una legge 150 bis da adeguare alle mutate condizioni e allo sviluppo tecnologico della comunicazione pubblica. Forse il sistema scolastico dovrebbe farsi carico di una riflessione sulla strumentalità della comunicazione ai fini educativi, in particolare ai fini di un corretto uso dei social e del riconoscimento dei limiti a difesa della privacy.

Renata Rossiricostruisce lo sviluppo del panorama sistemico dell’Unione Europea. Partendo dai Trattati istitutivi, arriva fino alla Strategia di Lisbona 2020. Il pezzo si conclude con l’Agenda di sviluppo universale “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”. Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile e i traguardi, entrati in vigore il 1° gennaio 2016, orienteranno le decisioni per i prossimi 15 anni. Superfluo sottolineare l’importanza strategica che tali obiettivi dovrebbe assumere nelle politics e nelle policies dei Paesi dell’intero mondo.

Federica Marotta tratta un tema di grande rilievo dal punto di vista della giurisprudenza giuslavorista: il riconoscimento delle precedenze previste dalla L.104/92 in tema di mobilità interprovinciale. L’analisi giurisprudenziale è di grande interesse per comprendere lo spazio che di volta in volta la contrattazione conquista o perde su questo tema.

Carmen Iuvoneillustra la recente rassegna giurisprudenziale di interesse scolastico, sia in relazione al personale docente che ai diritti degli alunni disabili. In particolare risulta di attuale interesse la diversa posizione dei giudici amministrativi sulle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di accesso e la costante giurisprudenza tesa a garantire l’effettiva fruizione da parte degli studenti disabili del percorso formativo e di istruzione. Un diritto che nella pratica risulta spesso compresso dalle norme procedurali regolative alla mobilità dei docenti.

Vincenzo Palermorecensisce due film di grande impegno, Go Home - A casa loro, per la regia di Luna Gualano e Fiore Gemello, per la regia di Laura Luchetti. Il primo film ruota intorno al tema della xenofobia, mentre il secondo film narra di isolamento, solitudine, ma anche tecane volontà d’amore. Entrambi offrono spunti valoriali di grande importanza. Possono essere davvero entrare nel processo di insegnamento di valori positivi.

Giuliana Costantini recensisce tre libri di grande interesse. La casa mangia le parole, di Leonardo Luccone, un romanzo amaro, incalzante, che affronta aspetti fondamentali dell’odierna crisi di una società dove molti valori sono attenuati dal trionfo delle ambizioni personali. Lo scialacuore di Florio, di Salvo Fleres, ruota intorno al valore dei diritti umani, praticato nella quotidianità. Sergio Florio, il protagonista, non si limita alla presenza in aula, ma che va a verificare o fa verificare dai suoi più stretti collaboratori il rispetto dei diritti umani anche quando sembra che qualcosa possa violarli. Roma repubblicana. Una storia in quaranta vite, di Federico Santangelo, un’originale trattazione sul vero potere delle figure femminili, illustrate in questo volume, da Servilia a Fulvia, da Livia a Cornelia, e l’influenza che hanno saputo esercitare per poter favorire l’ascesa dei loro mariti, figli o fratelli, essendo già valido da allora, il detto popolare della necessità di una grande donna vicino ad un grande uomo. X

La nostra proposta formativa per superare il concorso prevede:

Un Corso di 48 webinar fruibile da subito - Il corso comprende tutti gli argomenti di base, di seguito elencati,  oggetto delle prove di concorso, con allegati tutti i materiali  utilizzati dai docenti e scaricabili  -  La preparazione di base è necessaria anche per superare la prova di preselezione. Nel corso della fruizione dei webinar verranno fornite batterie di quiz a risposta multipla per esercitarsi. Costo del corso €200,00

Un Corso di 20 webinar che sarà attivato con l'uscita del Bando di concorso - Il corso  è finalizzato agli approfondimenti degli argomenti chiave del concorso in vista della preparazione alla prova di preselezione e soprattutto alle tre prove scritte. Durante il corso saranno fornite e sviluppate le possibili tracce dei temi che potranno essere oggetto delle prove scritte. Ai corsisti sarà garantita la correzione di temi da noi proposti su cui potranno esercitarsi  -  Costo del corso €200,00.

Per completare la preparazione consigliamo l'acquisto dei seguenti tre testi:

CALLA’, VENUTI, Guida alla prova di  Preselezione  concorso per Dirigente Tecnico - Esercitazione  su 2500 Test a risposta multipla su tutte le materie del concorso - Tutti i quiz sono offerti  anche on line  per consentire l’autoapprendimento e la simulazione delle prove.  E' sufficiente collegarsi al sito www.euroedizioni.it, A ciascun cliente sarà fornita una password di accesso via email. Il testo è offerto a soli € 30.00

CALLA', TOSIANI, ARMONE, Manuale per la preparazione al concorso per Dirigente Tecnico del MIUR, Testo completo con tutti gli argomenti oggetto del concorso, Edizione 2020, pagine 1200, €70,00.

CALLA', Codice delle leggi della scuola - Testo di legislazione scolastica ad uso concorso - Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per Ispettore Tecnico, Pagine 1280, €35,00

I tre testi in offerta a soli 120,00

Chi volesse comprare il pacchetto completo che comprende il corso dei 48 webinar, il corso dei 20 webinar,  più i tre testi paga solamente 450,00 euro

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore Editoriale

La funzione educativa della famiglia e della scuola: uno sguardo alla storia e all’attualità

FARE L’INSEGNANTEaffronta in questo numero una tematica essenziale riguardo al funzionamento della scuola, quella del suo rapporto con la famiglia; ispezionata in una triplice ottica: le tipologie della comunicazione, come nella tradizione sono lungamente state, come attualmente in linea generale si svolgono e come in vista della maturazione personale e del successo formativo delle giovani generazioni dovrebbero esplicarsi; le forme della corresponsabilità etica che entrambe le istituzioni è adeguato esercitino, al servizio educativo di bambini e ragazzi; le modalità della cooperazione che famiglia e scuola è necessario mettano in atto, sempre per favorire al massimo il«bene-essere» umano e culturale delle persone in fase di costituzione integrale del loro “sé”. Trattasi, dunque, di approccio intenzionalmente triplice che sfocia nel proposito di comprendere sinergicamente come il rapporto tra scuola e famiglia in potenza e in atto si articola e di fornire agli operatori scolastici qualche spunto per rendere il rapporto più dinamico e produttivo.

All’esordio della ricognizione è funzionale rappresentare una convinzione molto diffusa: sia la scuola che la famiglia soffrono per l’aggressione contro e in esse di patologie varie, designate nei discorsi valutativi in argomento con la categorizzazione apprezzativa crisi. In tale stato la scuola si arrabatterebbe da decenni e forse da sempre nella sua natura di“apparato ideologico” dello Stato. Lungamente dal suo canto la famiglia è stata percepita quale fondamento solido della società: man mano però essa avrebbe oscurato i suoi connotati di pregevole connotazione, caricandosi di disagi, inadeguatezze e negatività. Non mi prefiggo d’addentrarmi nelle accennate questioni di coloritura sociologica: mi limito qui a constatare che, rispetto a tempi non troppo regrediti nel passato, sia l’una che l’altra istituzione sono notevolmente cambiate, nel loro essere ontologico e nelle concrete manifestazioni di sé, non sempre e non necessariamente transitando dal meglio al peggio, anzi, anche presentando innovazioni comportamentali decisamente rilevanti per pregevolezza. Conseguentemente è mutata pure la relazione funzionale tra scuola e famiglia, la quale non è costituita solo dai fenomeni sui quali i mezzi di comunicazione di massa voluttuosamente si diffondono sul piano informativo, di aggressione anche fisica di esponenti familiari a docenti e dirigenti, ma anche da intrecci apprezzabili assai variegati.

In questa sorta di introduzione generale alla problematica, mi attengo tatticamente alla accennata tipologia triplice di esplicazione del rapporto tra famiglia e scuola. Avvio, quindi, la rapida osservazione dicendo innanzi tutto della comunicazione.

Lungamente in passato tra l’istituzione naturale (famiglia) e quella culturale (scuola) non si è data sostanzialmente effettiva comunicazione. La scuola operava sulla base dei suoi criteri pedagogici costitutivi (notevolmente persistenti nei suoi assunti fondativi) e manifestava un cospicuo disinteresse per le esperienze esistenziali extrascolastiche dei soggetti affidati alle sue cure educative. La famiglia era destinataria di periodiche informazioni sugli apprendimenti e sul comportamento dell’allievo di sua pertinenza, in colloqui ai quali un suo esponente si recava in spirito di sudditanza, incline a solidarizzare con gli insegnanti soprattutto se il giudizio ricevuto dagli stessi in merito allo specifico allievo non era apprezzativo, anche con assicurazione di duri interventi repressivi.

Sia per emersi convincimenti nella ricerca pedagogica e nelle prassi sull’importanza formativa dell’extra scuola nella configurazione degli apprendimenti e del comportamento scolastici, sia per rilevanti innovazioni normative introdotte (in particolare il DPR 416/1974 sulla compartecipazione anche dei genitori degli alunni alla gestione della scuola), sia per la rivoluzione tecnologica che sta facilitando al massimo le opportunità di comunicazione (con strumenti potenti ed economici quali i telefoni cellulari, la posta elettronica, dispositivi telematici quali WhatsApp) la comunicazione tra famiglia e scuola è stata ed è tuttora destinataria di cambiamenti estesi e profondi.

Personalmente inclino a ritenere che gli apporti dei mutamenti menzionati abbiano connotazione prevalentemente positiva, anche se non sono rare le espressioni di disagio e le manifestazioni di insofferenza di insegnanti oberati da eccesso di intrusione delle famiglie nella gestione dei processi formativi di loro stretta pertinenza e certamente censurabili le sovrapposizioni violente di familiari (casi clamorosi ma quantitativamente minimali) dissenzienti riguardo posizioni, scelte e valutazioni assunte dalle scuole.

Comunque, le emersioni di patologie relazionali rafforzano la convinzione che è adesso urgente la rivitalizzazione del Patto di corresponsabilità, con precisa puntualizzazione, anche per quanto concerne le tipologie della comunicazione, di ciò che attiene alla scuola e di quello che la famiglia può e anche deve fare. Se, infatti, le due istituzioni si sovrappongono o arrivano a invadere il territorio operativo di ciascuna peculiare, l’effetto non può non essere che confusione, incapacità di ascolto e comprensione, degrado della parola in chiacchiera.

Passo ora a una delineazione, sempre sommaria e introduttiva, della seconda valenza funzionale inerente al rapporto tra famiglia e scuola e concernente gli ambiti di responsabilità peculiari dell’una e dell’altra. È vexata quaestio se nella formazione delle giovani generazioni il primato, cioè a dire nel discorso qui intrapreso la responsabilità primaria, sia da riconoscere alla famiglia o alla scuola. Attualmente è condivisa, e con tutta probabilità concettualmente e operativamente efficace e produttiva, l’idea di un sostanziale equilibrio: essenziale è la funzione della famiglia per quanto concerne l’educazione complessiva, il progetto di vita, le scelte etiche ed esistenziali. D’altro canto di pari rilievo è il ruolo della scuola nella gestione dell’istruzione degli allievi affidati alle sue cure, soprattutto per quanto concerne contenuti, obiettivi, perseguimento delle competenze, metodi e opzioni didattiche. Ovviamente non sostengo qui che la famiglia non debba mettere bocca in argomento, come succedeva in epoche trascorse, probabilmente in situazioni meno stressanti e problematiche per i docenti: però, la scuola non deve essere troppo assillata dalle pretese e dai rilievi critici della famiglia, la quale in modalità adeguata esercita il proprio impegno educativo fidandosi dell’attitudine professionale, della capacità tecnica, della disponibilità all’attenzione e alla cura, della propensione alla continua qualificazione della propria azione delle comunità di docenti che in ogni scuola co-agiscono.

Consegue, per implicazione etica, che, anche al fine di prevenire l’insorgenza di conflitti nocivi per tutti (allievi, scuole, famiglie), le singole scuole e il sistema scolastico nazionale complessivo intensamente debbono operare per mantenere e anzi implementare la propria adeguatezza professionale, in termini di cultura, specializzazione metodologica e didattica, apertura alle esigenze formative delle persone affidate alle loro cure, ottemperanza al diritto dei giovani di fruire di prestazioni di insegnamento sempre di decorosa consistenza ed anzi tendenzialmente ottimali.

Non è certamente agevole una adeguazione all’impegno in fugaci termini descritto senza ombre pertinente: anche per il fastidioso motivo che, ormai da qualche decennio e come non avveniva con pari insistenza in passato, implacabilmente e senza sostanziali cambiamenti di orientamento, sulla scuola si riversano gli strali critici di una molteplicità di opinion makers, secondo i quali sempre la scuola è in crisi, si arrabatta convulsamente in un groviglio di problemi che non riesce ad affrontare e tanto meno a risolvere, non è più capace di esercitare con perspicua professionalità la propria funzione istituzionale e fornisce, perciò, agli utenti un servizio di scarsa apprezzabilità.

Ecco, anche a contrasto di siffatta tenacissima opinione negativa e pure denigratoria, famiglia e scuola dovrebbero con più stretti vincoli allearsi nell’allusa rigenerazione delPatto di corresponsabilità, appunto per evidenziare, anche con la vivezza e l’efficacia della loro connessione funzionale che, pur nella consapevolezza della difficoltà degli impegni ai quali far fronte, la capacità di educazione e istruzione di entrambe le componenti non è così deficitaria come gli orientatori delle opinioni collettive vorrebbero far credere.

Dicoda questo punto della terza specificità in cui in questo numero di FARE L’INSEGNANTE è stata articolata l’indagine sulle relazioni funzionali tra famiglia e scuola, la cooperazione. Ribadisco che le tre prospettive d’approccio sono sinergiche: nel senso che una pertinente gestione della comunicazione agevola la consapevolezza e le pratiche efficaci della corresponsabilità, la quale è auspicabile che produca forme innovative e autenticamente formative di cooperazione. È questo per molti versi l’aspetto più delicato e problematico: per la ragione che - come ho en passant sopra annotato - incombe il rischio della sovrapposizione, della confusione dei ruoli pertinenti di ciascuna delle due istituzioni sul rapporto tra le quali qui rifletto.

Ciò ulteriormente evidenziato, nulla esclude, anzi tutto auspica che famiglia e scuola operino d’intesa, anche nella pratica delle attività e delle esperienze didattiche. Mi diffondo un poco in siffatta scansione dell’indagine.

La ricerca pedagogica da ormai lungo tempo sostiene che l’extrascuola costituisce per scolari e studenti ambiente di apprendimento, anzi, pluralità di ambienti di apprendimento, classificabili, secondo una nota categorizzazione degli stessi, quali non formali e informali. In essi, certamente dal punto di vista quantitativo, si svolge la maggior parte delle esperienze esistenziali e in senso lato educative di bambini e ragazzi. Acquisita esplicita consapevolezza di ciò, la scuola è uscita dai suoi tradizionali confini topografici (edificio complessivo, aule e immediate pertinenze) inducendo gli allievi ad esplorare il proprio ambiente di vita con i suoi strumenti interpretativi, nell’ottica di una forte risalto formativo di tali esperienze.

Essa però, per contingenze facilmente intuibili, può riservare a tale estensione soltanto una quota parziale del suo impegno e del suo tempo di attività. Ad adeguata implementazione, è altamente positivo che intervenga la famiglia, con viaggi, visite a musei, pinacoteche e altre opportunità culturali, anche con qualificazione in declinazione educativa delle singole e quotidiane esperienze esistenziali che bambini e ragazzi compiono. A ulteriore valorizzazione di siffatte caratterizzazioni dell’extrascuola, è pertinente che la scuola costantemente intervenga, trattandole come «saperi caldi», integrativi dei «saperi freddi», mediati dalle discipline, che sono il suo tradizionale campo di attività. In siffatta esplicazione ideale della cooperazione, dunque, accade che la famiglia costruisce ed amplia le esperienze esistenziali di bambini e ragazzi e la scuola ne fa oggetto di riflessione critica, di approfondimento e sistematizzazione cognitivi, così traducendole in occasioni fondative della maturazione culturale che ciascun allievo è indispensabile persegua.

La cooperazione tra famiglia e scuola è resa nei tempi correnti indispensabile e primaria, per l’avvento in scena sempre più imponente delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tale presenza di grande rilevanza formativa, come diffusamente si sa, implica la disponibilità a scuola di svariati dispositivi informatici e telematici, che, per motivi di natura finanziaria, essa non può sempre acquisire per tutti gli allievi. Promana da tale circostanza la assai pubblicizzata metodologia BYOD (bringyourowndevice -porta il tuo dispositivo personale), consistente appunto nella richiesta che le famiglie dotino gli allievi delle attrezzature elettroniche funzionali all’implementazione della didattica.

In larga misura derivazione della ancora in corso rivoluzione digitale si può considerare una metodologia di sempre più ampia diffusione a livello internazionale, la cosiddetta Flippedclassroom (argomento in questo numero della rivista di una specifica presentazione ad opera dello scrivente). Senza particolare insistenza, qui, nell’esplicitazione dei tratti costitutivi di detta metodologia didattica, evidenzio comunque che essa muta profondamente la relazione cooperativa tra famiglia e scuola. Nella tradizione, infatti, la famiglia in merito allo svolgimento domestico dei cosiddetti compiti aveva (in realtà tuttora ha) una mera funzione sussidiaria, di stimolazione e controllo, in non pochi casi di intervento diretto nello svolgimento delle consegne addossate agli alunni.

Nell’ambito della gestione integrale o parziale della Flippedclassroom, la funzione cooperativa della famiglia muta notevolmente: non più tenuta a mera vigilanza o inappropriato intervento sostitutivo bensì sollecitata appunto a cooperare: nella messa a disposizione delle indispensabili attrezzature elettroniche, nella acquisizione primaria da parte di bambini e ragazzi delle nozioni e delle informazioni che la scuola, mutata anche grazie a tale riqualificazione della ruolo della famiglia la propria tipologia di azione formativa, procede sinergicamente a precisare, approfondire, collegare, tradurre in conoscenze e competenze solide e non volatili nel patrimonio conoscitivo degli allievi. X

Copyright © 2010 Euroedizioni Torino
Via G. Amati 116/7 - 10078 Venaria Reale (TO)
Tel. +39 0112264714 Fax. +39 011 2730803 P.I. 07009890018

Questo sito web utilizza i cookie per essere sicuri di ottenere la migliore esperienza di navigazione sul nostro sito.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo