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Alla fine, dopo annunci e contro annunci, non si comprende bene quale piega abbia preso la vicenda della professoressa di Palermo sospesa per non aver “vigilato” accortamente sull’operato dei propri studenti quattordicenni, rei di aver accostato, in una ricerca, la promulgazione delle leggi razziali emanate nel 1938 ai provvedimenti del “Decreto Sicurezza” a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Conseguenza del malaccorto comportamento dell’insegnante: sospensione per due settimane dal servizio con stipendio dimezzato, a firma del Direttore Scolastico Provinciale. Altra conseguenza, l’immediata massiccia mobilitazione solidale di gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.

Adesso, in occasione delle Manifestazioni per il XXVII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio a Palermo, il Ministro dell’Istruzione, Bussetti, e il Ministro dell’Interno, Salvini, hanno incontrato la prof.ssa sanzionata per un colloquio chiarificatore.

Si sono succeduti tre annunci. Uno di Salvini, che ha preconizzato la revisione del “provvedimento punitivo” e l’immediato ritorno della professoressa “in classe e con lo stipendio” evidenziando di aver assunto l’impegno “ad incontrare gli studenti in aula magna all’apertura del nuovo anno scolastico per parlare anche di sicurezza”.

L’altro annuncio del Ministro Bussetti, che ha informato di come l’azione intrapresa dal Miur non possa rappresentare una smentita di quanto deciso dal provveditore di Palermo, “perché rientra tutto in quelle che sono le regole previste dalle nostre norme”, ma che “i tecnici hanno già individuato e trovato la soluzione per il provvedimento preso nei confronti della professoressa”, di cui, ha detto, sapremo presto informati.

Il terzo annuncio è quello della stessa interessata: “Tornerò a scuola il 27 maggio come previsto, il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.

Commento? Suona strano che un provvedimento ritenuto palesemente ingiusto non possa essere revocato o modificato anche invocando il “re meliusperpensa”, ovvero del “esaminata meglio la questione”, come ha saggiamente ricordato anche il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, al quale va anche il merito di aver sottolineato come nessun dirigente scolastico avrebbe mai emanato un provvedimento del genere.

FARE L'insegnante n.9/2018 - 2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

 I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

4La didattica come arte e come scienza: tattiche e strategie per l’implementazione della sua efficacia formativadi Luciano Lelli

7Le politiche europee e i PON di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

10Didattiche difensive di Filippo Cancellieri

13Mi ricordo, sì mi ricordo di Umberto Savini

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

16Il docente educatore del XXI secolo: educare le Life skills di Carmelina Maurizio

19Ricerca-azione e modelli di progettazione didattica di Nicola Serio

22Competenze, titoli di studio, occupazione giovanile di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

25Avventure in moto di Alessia Sansoni

 

SCUOLA PRIMARIA

27Disegnare con le parole di Rita Quinzio

31Insegnanti e genitori di oggi: possono diventare empatici? di Monica Piolanti

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

35 Matematica in gioco: tutti pazzi per Geometriko di Luca Bonomi

38Didattica innovativa ed educazione per l’innovazione di Delia Dami

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

42 Gestire la comunicazione in classe di Elisabetta Imperato

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

45Quando lo studio diventa una risorsa che modifica in meglio il corso della vita

di Mimosa Crestani

 

Rubriche

49 Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

Il “sistema preventivo” di Don Giovanni Bosco di Alessandro Ferioli

 

52 Le Parole della Scuola

Flessibilità organizzativa e didattica di Ivana Summa

 

54 Arte Musica e Spettacolo

Perché fare Musica? di Carla Vazzola

 

57 Dall’ufficio di segreteria ...

Fondi strutturali tra opportunità e incongruenze di Filippo Cancellieri

 

61 Un LIBRO al mese

Letture per conoscere meglio l’UE di Flavia Marostica

FARE L'insegnante n.9/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

Editoriale di Ivana Summa, Direttore responsabile

Se pensate che un buon sistema di istruzione sia costoso, provate l’ignoranza.Ma il nostro è un buon sistema d’istruzione e formazione? Ad analizzare le comparazioni internazionali pare proprio di no. E allora cosa fare? In questo numero vogliamo ragionare intorno alle scelte di governo delle nostre istituzioni scolastiche.

Il vecchio aforisma si adatta perfettamente alla condizione attuale della scuola italiana, che funziona trascinandosi vecchi problemi senza mai risolverli una volta per tutte. E, d’altronde, non si può neanche affermare che i governi e il MIUR non siano intervenuti e non continuino ad intervenire per poterli risolvere o almeno portarli ad un livello di accettabilità confrontabile con gli altri paesi. Ecco, forse è proprio questo il problema: tanti interventi, tanti dispositivi di manutenzione ordinaria, tante pressioni e su diversi fronti senza che - nonostante tutto - si ottengano risultati soddisfacenti. Anzi, è sotto gli occhi di noi tutti il progressivo appesantimento burocratico cui, proprio con la pioggia di interventi del MIUR (l’ultimo è sul bullismo), è sottoposta la macchina organizzativa e gestionale delle singole istituzioni scolastiche, continuamente molestate da disposizioni che pretendono di migliorare le scuole attraverso il cambiamento delle procedure oppure facendo loro acquisire finanziamenti.

PUBBLICATI I QUIZ MINISTERIALI PER LA PROVA DI PRESELEZIONE CONCORSO DIRETTORE SGA

Corso di 8 webinar più tutti i quiz ministeriali on line riorganizzati per materia sulla piattaforma digitale di euroedizioni a soli 30,00 euro.

In data odierna il MIUR ha pubblicato la banca dati dei 4000 quesiti a risposta multipla su cui saranno estratti le 100 domande per la prova di preselezione. La prova si svolgerà nelle date già programmate dal MIUR dell'11,12,13 giugno.

La nostra CASA EDITRICE ha organizzato un corso di 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova.

Nell’incontro di informativa sull’organico del personale ATA, per il triennio scolastico 2019/2022tenutosi al MIUR nella giornata di ieri, 20 maggio, sono stati esposti i criteri con i quali verrà rideterminato l’organico per l’A.S. 2019/2020, tenuto conto del calo di 70.000 alunni a livello nazionale, della trasformazione dei contratti – da tempo parziale a tempo pieno – di 226 ex co.co.co. e della stabilizzazione, a partire dal 1° gennaio 2020, del personale ex LSU (come previsto dalla legge di Stabilità 2019).

Il calcolo delle dotazioni organiche terrà conto del numero di alunni con disabilità, per cui la riduzione, che ci sarebbe stata per effetto della diminuzione del numero degli alunni, viene riassorbita. Il taglio previsto inizialmente di 437 Assistenti amministrativi e 1.224 Collaboratori scolastici viene compensato sulla base del numero di alunni con disabilità certificati, consentendo, il mantenimento delle attuali dotazioni organiche.

Il saldo complessivo – pari per l’A.S. 2019/2020 a 203.434 unità – è di 36 unità in più date dalla compensazione tra 113 posti di personale ex co.co.co. trasformati a tempo pieno e 77 posti in meno di DSGA, dovuti al dimensionamento.

A partire dal 1° gennaio 2020, dovranno essere poi recuperati 11.507 posti congelati sull’organico di diritto per la stabilizzazione del personale ex LSU, per questo si attendono i decreti applicativi del Ministero.

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.1/2019

E' l’anno del reclutamento dei nuovi dirigenti e dei direttori amministrativi!

EDITORIALE di Anna Armone Direttore responsabile, Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Da questi due reclutamenti dovrebbe emergere una classe gestionale in grado di reggere la complessità della scuola,

complessità che potrebbe benissimo essere contenuta e,

anzi, ridotta, lasciando alla scuola la realizzazione

più proficua della sua missione

È l’anno dell’immissione negli organici del personale dirigente e amministrativo della scuola di un gran numero di vincitori dei concorsi in atto o in via di realizzazione. Il reclutamento del personale in un’organizzazione pubblica deve partire non solo dal disegno organizzativo di questa, ma anche dalla visione politica dell’organizzazione. E da qui partiamo. Il concorso per dirigente scolastico è nella fase centrale e presumibilmente si concluderà entro l’estate 2019. Dal programma d’esame viene fuori un profilo dirigenziale molto complesso che fa trasparire un’organizzazione scolastica fondata su un apparato amministrativo analogo a qualsiasi altro apparato pubblico. La normativa richiamata copre tutti gli ambiti dell’azione amministrativa, dalla contrattualistica alla sicurezza, alla privacy, al rapporto di lavoro. E questo è un riferimento alla normativa generale. Poi c’è la normativa di settore che riguarda in modo specifico la scuola.

CORSO SUI QUIZ MINISTERIALI PRESELEZIONE CONCORSO PER DIRETTORE SGA

WEBINAR di Esercitazione sulla batteria dei quiz  che saranno pubblicati dal MIUR 20 giorni prima della prova di preselezione a soli 30,00 euro

Il corso comprende 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla che saranno pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova. L'obiettivo dei webinar è appunto quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quiz a risposta multipla, mediante l'esercitazione pratica proprio sui quiz  ministeriali.

Nel corso di un comizio elettorale a Tivoli,il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salviniha ricordato che la settimana prossima approderà in Parlamento la legge per introdurre le telecamere negli asili nido e nelle case di riposo per anziani, proposta fortemente sponsorizzata Lega proprio allo scopo di “difendere bambini, anziani e disabili”.

Analoga dichiarazione ha reso in analoga situazione a Potenza, confermando di avere assunto una attenzione molto particolare nei confronti della scuola. Durante un comizio elettorale a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, aveva chiaramente annunciato: "Entro maggio sarà legge la possibilità di mettere le telecamere in scuole materne e case di riposo per difendere bimbi, anziani e disabili. Però stiamo valutando di metterle anche nelle superiori per difendere i professori da qualche alunno imbecille e maleducato. E fosse per me - nel nome del rispetto e della parità - chiederei che venga messo anche il grembiule per evitare che ci sia il bimbo con la felpa da 700 euro e il figlio dell'operaio che non se lo può permettere. Già so che diranno che lo faceva anche il duce. Siamo in democrazia ma io penso che un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina".

Ricordiamo che, secondo il Garante, “nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personaledeputato all’educazione e all’assistenza dei soggetti meritevoli della maggiore attenzione”.

Contrari alle telecamere sono contrari anche la gran parte dei docenti, che ritengono il provvedimento lesiva della privacy dei lavoratori.

Nel corso della presentazione del Portale Nazionale della scuola in ospedale, il Ministro Bussetti ha annunciato che è sua intenzione “pensare con i sindacati a qualche misura in più nel rinnovo del contratto per i docenti che si occupano da vicino dei ragazzi in ospedale”.

“Oggi – ha precisato il ministro – i docenti che lavorano in ospedale hanno una indennità minima. Vorrei creare una classe di docenti attenta a questi problemi specifici. Con il rinnovo contrattuale con le organizzazioni sindacali vorrei garantire loro un sostegno di questo tipo. La scuola ha una missione educativa forte: garantire il diritto allo studio e la continuità didattica per i ragazzi che sono impossibilitati a frequentare i normali percorsi d’istruzione è determinante per consentire alle famiglie di continuare ad aver speranza nel futuro”.

Nel corso di un punto stampa al Forum Pa, il Ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno, ha annunciato che il Governo sta studiando un disegno di legge per istituire un corso universitario al termine del quale, attraverso un concorso, si possa entrare nella pubblica amministrazione.

“Oggi c'è un grosso problema per i giovani - ha detto Bongiorno-, non riescono a trovare lavoro quando escono dall'Università, di solito escono con un tipo di formazione estremamente generica.Con il ministro Bussetti abbiamo deciso di creare un corso che permetta al ragazzo che studia all'università, alla fine del suo percorso, di poter fare un concorso direttamente nella pubblica amministrazione e permette alla Pa di assumere ragazzi. Perché non è possibile che si entri nella Pa soltanto a 35 anni,si deve entrare prima. Quando dico che nella legge di bilancio ci sono risorse, do già delle risposte. Stiamo parlando di un piano concreto e fare ricambio generazionale”. Sui tempi di realizzazione di tale progetto Bongiorno ha poi aggiunto "quando ci sarà un ddl”.

Il ministro ha anche annunciato che sta sperimentando un concorso territoriale in Campania per evitare il fenomeno delle migrazioni. “C’è un nuovo concorso al quale tengo particolarmente che è un concorso territoriale, lo stiamo sperimentando con il presidente della Campania. È un concorso che permette al singolo di partecipare a un concorso sapendo quale è la sua destinazione finale - ha spiegato, - cosi che se ci sono concorsi nella regione Sicilia si resta in Sicilia, se ci sono concorsi in Campania, in Campania; questo permette di evitare la migrazione del dipendente pubblico. Il bando sarà entro giugno e il concorso sarà a fine agosto”. Avviata la sperimentazione, Bongiorno non ha escluso che questa formula di concorso territoriale possa essere resa obbligatoria.

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

La scuola dovrebbe essere migliore della società nella quale insiste, perché dovrebbe orientare il senso della prospettiva, perché il suo presente racchiude il futuro, perché contiene la potenzialità del domani, perché è promozione di persone e talenti riconoscendo che ciascuno è potenzialmente un insieme di talenti. La scuola, una scuola che tiene ai giovani di cui ha cura, non li misura per premiarli o scartarli, semmai li valuta per favorire la capacità critica dell’autovalutazione, per favorire la costruzione di quella capacità di assunzione di responsabilità indispensabile alla crescita consapevole e all’acquisizione di quella cittadinanza attiva che si profila come dettato di civiltà, di reciprocità e di sussidiarietà.

Mi capita a volte, a fronte di voti e giudizi - anche al di là del fatto che siano positivi o negativi - di sentire insegnanti che ne confermano la validità in quanto sono la“fotografia reale” di quello studente in quella data situazione al termine di un percorso. Mi chiedo: esiste una fotografia reale? Ha senso del reale un voto? E che senso ha un voto negativo nella scuola primaria o anche nella secondaria di primo grado se sappiamo bene che i bambini e i preadolescenti maturano tutti con tempi e modalità differenti l’uno dall’altro? Che lo stesso profilo cognitivo si esprime attraverso stili diversi e che l’intelligenza non solo non è misurabile ma non si identifica neanche solo con quella logico-matematica o linguistica? Che ciascuno è anche l’esito più o meno fortunato dell’ambiente più o meno“attrezzato”culturalmente ed economicamente in cui sta crescendo?

Il discorso, comunque, non si esaurisce con la scuola del primo ciclo, perché il secondo ciclo non può pensarsi svincolato da esso e non può affermarsi contraddittoriamente ad esso. Non è questione di bocciatura o promozione: è soprattutto questione di sistema e del coraggio di riformarlo radicalmente, rinunciando a reiterare valori che persistono da tempo immemorabile perché si è sempre fatto così e perché poi la vita, fatalmente, presenterà il conto… . La scuola deve essere meglio della società in cui insiste, ma bisogna crederci!

Per fortuna, ci sono docenti, molti docenti illuminati che sanno porsi la questione e anticipano concretamente ciò che i gestori del sistema si interdicono di pensare. In questa direzione vanno i movimenti spontanei che hanno rimesso in discussione la lezione frontale proponendo modalità alternative di conduzione della classe. Senz’altro da segnalare e seguire il dibattito aperto da due diverse aggregazioni di docenti (il “Gruppo di Firenze” e “Condorcet”) in favore di un’organizzazione scolastica basata su corsi annuali piuttosto che su classi, in modo che, a fronte di un’insufficienza in una disciplina, l’allievo possa ripetere solo quello o quei corsi e non l’intero anno, ponendo un argine alle bocciature.

La rivista si apre con due contributi che trattano proprio del nuovo esame di stato. L’Esame di Stato ha subito forti modificazioni ad anno scolastico inoltrato e questo, come c’era d’attendersi, ha generato inquietudine e malcontento, in un crescendo che ha seguito il delinearsi delle novità introdotte.

Con il primo contributo dal titolo “Il nuovo esame di stato del 2° ciclo”,Antonio Di Lelloprocede ad una prima analisi del D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017 recante Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107 con il quale sono stati introdotti cambiamenti ed innovazioni significativi alla struttura e all’organizzazione dell’Esame di Stato conclusivo del 2° Ciclo.

A seguire Maria Torelliin “Didattica per competenze e nuovo esame di Stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta” propone una disamina attenta, andando a cogliere il nucleo attorno a cui si struttura il nuovo esame: in coerenza con l’impianto generale delineato dai tutti i decreti di riforma degli ordinamenti, l’Esame non dovrà più limitarsi ad accertare il possesso di conoscenze e di abilità, ma dovrà certificare l’acquisizione di competenze, definite dalle Linee Guida o dalle Indicazioni Nazionali per gli specifici indirizzi di studio. Le simulazioni della prima prova confermano tale orientamento.

Al tema della responsabilità del dirigente scolastico è dedicato il pezzo di Anna Armone“La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’esercizio dell’azione amministrativa”,che si inserisce nella generale tematica dell’elemento psicologico dell’illecito amministrativo. Si tratta di responsabilità amministrativo-contabile, che consiste nel danno procurato dal dipendente e che vede la Corte dei Conti quale giudice naturale. Al dirigente compete l’obbligo di vigilanza in quanto organo di vertice che dirige, coordina e controlla l’attività degli uffici che da lui dipendono e dei responsabili dei procedimenti amministrativi.

Recentemente si è acceso un forte dibattito politico intorno al riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione, inizialmente richiesto da Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e poi appetito da altre regioni del Paese, e che ha dato il via ad una veemente impennata di perplessità e indignazione. Francesco G. Nuzzacisi sofferma sulla questione in “Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione”, andando a rilevare i riflessi che siffatta differenziazione potrebbe far registrare in capo al sistema scolastico.

Il momento storico che stiamo attraversando si appalesa in tutte le sue contraddizioni a conferma di una diffusa vulnerabilità e fragilità che si sprigionano in tutti i settori di vita e fra tutte le categorie sociali. Michela Lellarileva, in “In cerca di credibilità”, che si è smarrito il valore delle partiche e degli strumenti che appartengono al discorso pedagogico, in corrispondenza della rinuncia degli adulti al loro ruolo educativo e alla relativa responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Di conseguenza, si sono imposti il primato del permissivismo e dell’indulgenza, che hanno favorito l’invalidazione dei ruoli educativi degli adulti sia dei genitori sia degli insegnanti, con ripercussioni clamorose sulla loro credibilità.

A seguire, Gian Carlo Sacchi riflette su “Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?”, descrivendo la problematica situazione nella quale si trovano gli istituti tecnici, sempre più indeboliti rispetto ai licei, la formazione professionale in ragione dei rapidi cambiamenti del mondo del lavoro e gli istituti professionali che, pur avendo avuto una grossa spinta al rinnovamento, lasciano intravvedere difficoltà ad agire in tempi rapidi, anche per quanto riguarda la riorganizzazione delle risorse finanziarie.

Damiano Verdasi sofferma, in “Riforme educative: l’agenda Macron”, sulle importanti novità che interesseranno il sistema scolastico francese, in particolare con l’approvazione di una legge che vuol marcare una discontinuità rispetto alla tendenza dominante. Più nello specifico, paresi cerchi di definire una sorta di oasi scolastica, al riparo da stimoli esterni che risultano forse, almeno fino a una certa età, troppo numerosi, rapidi e complessi da gestire: un primo strumento individuato a tale scopo è il divieto di cellulare o smartphone in aula, fino ai 14-15 anni, prescrizione che ha avuto grande risalto sui media al punto da essere stata ripresa anche in Italia.

Sono circa 800 mila gli allievi stranieri, provenienti da 190 differenti Paesi del mondo, che frequentano la scuola italiana, che può, a ragione, definirsi un laboratorio privilegiato per la costruzione di una democrazia pluralista e socialmente coesa. Un punto di forza, quindi, del nostro sistema d’istruzione, che Loredana Garritano espone approfonditamente in “Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti”, evidenziandone l’importanza culturale e sociale e rilevando la necessità di considerare la prospettiva interculturale che si va disegnando come nuova normalità superando l’approccio emergenziale ed estemporaneo. Gli alunni di origine non italiana rappresentano un orizzonte di cambiamento per tutta la scuola.

L’argomento “Quota 100”,riferito alle pensioni, è particolarmente dibattuto da qualche tempo a questa parte, perché arricchisce il nostro sistema previdenziale, sia pure in forma sperimentale, per il triennio 2019-2021, di una vasta gamma di canali di pensionamento. L’argomento è ampiamente ripreso da Maria Rosaria Tosianiin “Pensioni scuola A.S. 2019/2021”.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lello si ispira al deliberato di una sentenza di Tivoli in ordine all’operato di un Dirigente scolastico reggente che ha attribuito al Collaboratore Vicario il compenso per compiti specifici con mansioni meramente collaborativi e non riferibili alla funzione dirigenziale per assenza/impedimento del Dirigente, sollevando le rimostranze dello stesso Collaboratore Vicario che, invece, si riteneva meritevole dell’indennità per compiti superiori. Il caso: “Indennità funzioni superiori- Riconoscimento del diritto al compenso”.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauro, sotto il titolo “Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex Jugoslavia”,prosegue la riflessione, avviata nel n. 1 di gennaio 2019, su cosa e come rimane della prima Federazione balcanica negli odierni sistemi educativi nazionali. Nel panorama proposto, si evidenzia la situazione delicata del Kosovo, il cui riconoscimento internazionale è ancora incompleto.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venuti si sofferma sul concorso per dirigenti scolastici, entrato nella fase finale, e propone una serie di suggerimenti su come presentarsi alla prova orale: “All’orale cadono le maschere”. X

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