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Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Smartphone, tablet, dispositivi elettronici vari: benvenuti a scuola o da espellere? di Luciano Lelli

Le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione a supporto della didattica di Feldia Loperfido e

Giuseppe Ritella

E-Learning nella formazione dei docenti

di Carmelina Maurizio

Piani di lavoro, progettazione educativo-didattica e curricolo. Linee di sviluppo di Nicola Serio

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Fare l’insegnante in carcere di Lia Pensabene

Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata? di Gian Carlo Sacchi

La creatività digitale… leva strategica per il miglioramento del successo formativo di Caterina Bagnardi

 

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Parliamo di noi: femmine e maschi di Nicoletta Calzolari

 

 

SCUOLA PRIMARIA

Insegnare a Sognare di Rita Quinzio

Leggere e scrivere al tempo del web di Gheti Valente

Tecnologie interattive e soluzione di problemi: la didattica del fare di Emanuela Cren

 

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

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SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Il digitale a scuola, facciamo il punto. L’Europa ci guarda di Anna Alemanno

L’e-learning per un apprendimento significativo di Loredana De Simone

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Migranti: apprendimento della lingua e cultura italiana e integrazione di Lorella Tomirotti

 

 

Rubriche

 

Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

La lezione di Sant’Agostino di Loredana De Simone

 

Le Parole della Scuola

Competenze di Ivana Summa

 

Scuole che innovano

Un’innovazione didattica nel nuovo ordinamento “Web Community” di un Istituto di Istruzione Superiore di Serena Selvaggia Pezone e Domenico Consoli

 

Legislazione e normativa scolastica

Il valore delle norme interne all’istituzione scolasticadi Anna Armone

 

Un LIBRO al mese

Da Le linee rosse e Quando inizia la nostra storia: quali stimoli per l’insegnamento/apprendimento? di Flavia Marostica

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Ivana Summa  Direttore  responsabile

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

Il tema che in questo numero della rivista è fatto oggetto di attenzione riguarda l’utilizzo delle tecnologie nelle attività didattiche che vengono praticate nelle nostre scuole. Ovviamente, ciascuno di noi è libero di essere favorevole o contrario all’utilizzo didattico delle tecnologie ma, in ogni caso, è preliminare il considerare che sia l’una che l’altra posizione, se estremizzata, è sbagliata.

Da un lato, infatti, non si può ignorare il fatto che la storia dell’umanità è anche storia delle tecnologie e che queste hanno un potere di cui non sempre si comprende la portata, anche se la storia dell’uomo potrebbe essere scritta come storia di “epoche tecnologiche”. E così, fino a qualche decennio fa, educare voleva dire trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di saperi che l’umanità aveva costruito nei secoli, perché si riteneva utile per essere in grado di affrontare, da adulti, i problemi. Come è facile intuire - ma, forse, non si riflette mai abbastanza su questo aspetto - alla base di questa funzione sociale affidata ai sistemi scolastici c’è la certezza (infondata!) che i problemi del futuro saranno molto simili a quelli che le generazioni precedenti hanno già risolto. Insomma,per la scuola è sufficiente la “trasmissione” di saperi codificati in modo immutabile.

Come sempre accade, quando si verifica un avvicendamento politico, la scuola viene chiamata in ballo con promesse salvifiche. Non è sfuggito alla regola neanche il neoeletto segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che, domenica, all’Assemblea Nazionale, nel discorso che celebrava la cerimonia di investitura ha richiamato l’attenzione su due leggi da proporre subito: “quota 10” e istruzione pubblica, che non ha esitato a definire come “architrave di un’ampia operazione di crescita”.

L’istruzione pubblica, ha precisato, deve essere oggetto di “scelte radicali a cominciare dalla prossima legge di bilancio; per chiedere l’aumento dei salari a tutti i maestri e le maestre e l’apertura a tempo pieno delle scuole del Paese”.

Il Ministro Marco Bussetti ha firmato il decreto di adozione del nuovo “Sistema di misurazione e valutazione della performance” del Miur, in vigore già a partire da quest’anno, al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti dal Ministero ai cittadini e far crescere le competenze professionali del personale attraverso la valorizzazione del merito.

Le nuove disposizioni, che sono state anche oggetto di apposito confronto con le organizzazioni sindacali, si sono rese necessarie per aggiornano il sistema di valutazione del Miur alla luce delle recenti modifiche normative intervenute sul decreto legislativo 150 del 2009 in materia di riforma della Pubblica Amministrazione. Alla loro formulazione si è adoperato un tavolo tecnico predisposto ad hoc e coordinato dall’Organismo Indipendente di Valutazione della performance(OIV) scaduto da due anni e riattivato dal Ministro Bussetti. Le novità relative al Sistema di misurazione e valutazione della performance.

Per Bussetti “Il nuovo Sistema sarà uno strumento fondato sulla profonda connessione tra programmazione, obiettivi, risorse, attività e risultati del Miur. Vogliamo che il nostro Ministero funzioni sempre meglio, che sia sempre più efficiente e offra servizi di qualità ai cittadini, a partire dai suoi numerosissimi dipendenti”.

In forza di questo testo, precisa il Ministro, “riduciamo fortemente gli spazi di discrezionalità– e introduciamo criteri e parametri di misurazione e valutazione più oggettivi. Il nuovo Sistema ci consentirà di avere maggiore trasparenza all’esterno e allo stesso tempo di gestire meglio il lavoro all’interno dei nostri uffici: ci permetterà di monitorare la nostra azione, di correggere il tiro in caso di bisogno e di valorizzare il lavoro del personale del Ministero”.

Tra le novità introdotte si evidenzia l’eliminazione del meccanismo dell’autovalutazione della performance della macchina organizzativa e amministrava del Miur, che avverràseguito di un processo di valutazione precisamente scandito nelle fasi e nei tempi, sulla base di criteri più oggettivi, e che coinvolgerà figure dirigenziali e non, quindi affidando con chiarezza con chiarezza ruoli specifici ai principali attori che sono parte del ciclo della performance e riconoscendo il contributo dato da ciascun dipendente in relazione al diretto grado di responsabilità.

La valutazione comprenderà le attività degli enti vigilati o partecipati dal Ministero e rivolgerà particolare attenzione anche al parere dei cittadini e degli utenti esterni, attraverso questionari einiziative dedicate).Riguardo alla valutazione dei singoli dipendenti si prevedono procedure di conciliazione in caso di disaccordo sul giudizio finale.

E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  del 15 marzo il calendario della prova preselettiva del concorso per diventare DSGA. 

La prova preselettiva del concorso pubblico, per esami e titoli, a 2004 posti di direttore dei servizi generali ed amministrativi, si svolgerà l’11, il 12 e il 13 giugno 2019.

La banca dati dei 4000 quesiti da cui verranno estratti i test oggetto della prova preselettiva saranno pubblicati almeno 20 giorni prima rispetto alle date su indicate, sul sito del MIUR. L’elenco delle sedi con la loro esatta ubicazione, l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti sulla base della Regione per la quale hanno presentato la domanda di partecipazione, l’orario di svolgimento e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicate almeno quindici giorni prima della data di svolgimento della prova tramite un avviso che verrà pubblicato sul sito del MIUR e degli USR competenti.

PREPARATI CON NOI ALLA PROVA DI PRESELEZIONE! SCARICA IL PROGRAMMA!

Governo e Camera dei Deputati hanno approvato la mozione che impegna il Governo ad adottare iniziative per introdurre progressivamente e gradualmente, entro il 2022, nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione lo studio del pensiero computazionale e del Coding nell’ambito del curricolo digitale obbligatorio, in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo.

La prima firmataria della mozione, n. 1-00117, è l’On. Aprea (capogruppo F.I. della Commissione Cultura)  che, dopo aver espresso grande soddisfazione per l’approvazione, ha spiegato: “Governare con scelte pubbliche le trasformazioni della quarta rivoluzione industriale con tempestività e lungimiranza richiede, prima di tutto, l’introduzione dell’insegnamento del Coding sin dalla scuola dell’infanzia e primaria per favorire la formazione del pensiero computazionale, la creatività digitale, e più generalmente, la cittadinanza digitale. Intelligenza artificiale, robotica e biotecnologia, costituiscono i nuovi campi da sviluppare per favorire una nuova era del lavoro, migliorare anziché sostituire le condizioni e le opportunità del lavoro. Per questo, il Coding, la programmazione informatica, deve essere considerata come la quarta abilità di base per le nuove generazioni di studenti, insieme al leggere, allo scrivere e al far di conto.

“L’Italia presenta un elevato indice di rischio di cambiamento pari al 35,5 per cento dei lavori attuali, al di sopra della media internazionale. Se ignoriamo queste trasformazioni e non interveniamo per alfabetizzare le nuove generazioni ai linguaggi delle nuove tecnologie si allargheranno le lacune di competenze, si creeranno nuovi e maggiori diseguaglianze e polarizzazioni”.

Per raggiungere entro il 2022 questo obiettivo al Governo si chiede di rispettare i seguenti impegni:

– a considerare lo studio del « coding» e la dotazione nelle classi degli strumenti tecnologici a tal fine necessari come nuovi aspetti degli ambienti per l’apprendimento in sostituzione degli arredi tradizionali, quali le lavagne di ardesia e la tradizionale organizzazione degli spazi con banchi e sedie non modulabili;

– a valutare, di conseguenza, la dotazione di strumenti hardware avanzati quali componente essenziale dei nuovi ambienti di apprendimento;

– ad adottare misure affinché gli edifici scolastici di nuova costruzione siano predisposti per facilitare la diffusione del coding a scuola;

– ad adottare iniziative per prevedere, a partire già dall’anno scolastico in corso, percorsi di formazione per il personale docente delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, al fine di sensibilizzarlo alle nuove metodologie didattiche digitali attraverso cui veicolare gli apprendimenti e raggiungere gli obiettivi delle indicazioni nazionali;

– a promuovere e favorire iniziative volte all’alfabetizzazione e allo sviluppo dell’apprendimento del « coding» nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Con largo anticipo rispetto al passato, anche in considerazione delle novità che entrano in vigore per effetto del decreto legislativo 62 del 2017, è disponibile sul sito del MIUR l’ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato conclusivo del II ciclo di Istruzione. Il documento guiderà presidenti, commissari e docenti nelle tappe di avvicinamento alle prove di giugno e nello svolgimento delle stesse. “Con l’ordinanza – spiega il Ministro Bussetti - offriamo un quadro chiaro delle norme e delle diverse tappe dell’Esame. Nelle prossime settimane andremo avanti con le simulazioni della prima e della seconda prova che abbiamo voluto per consentire a insegnanti e studenti di ‘testare’ i nuovi scritti previsti dal decreto 62 del 2017. Proseguiremo anche gli incontri sui territori con docenti e ragazzi”.

I contenuti dell’O.M.

- Entro il prossimo 15 maggio ogni consiglio di classe elaborerà un documento che espliciterà “i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo” seguito dagli studenti e anche “i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti”. Il documento illustrerà, poi, le attività, i percorsi e i progetti eventualmente svolti nell’ambito di “Cittadinanza e Costituzione” ai fini della prova orale. I commissari condurranno il colloquio tenendo infatti conto di quanto previsto dal documento elaborato dai docenti della classe.

- La prima riunione plenaria delle commissioni si terrà il prossimo 17 giugno alle 8.30. La prima prova, italiano, è calendarizzata per il 19 giugno, alle 8.30. il giorno dopo, giovedì 20 giugno, sempre alle 8.30, ci sarà la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. L’ordinanza individua anche le date per le eventuali prove suppletive.

- Una specifica sezione del documento è destinata alla prova orale: le commissioni dovranno dedicare un’apposita sessione di lavoro alla sua preparazione. Il colloquio prenderà il via da materiali predisposti dalla commissione (testi, documenti, esperienze, progetti, problemi) e che servirà a verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi caratteristici delle singole discipline e la capacità del candidato di utilizzare le proprie conoscenze e di metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale. I materiali, precisa l’ordinanza, costituiranno solo uno spunto di avvio del colloquio che si svilupperà poi in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare, per fare emergere al meglio il percorso fatto da ciascuno studente. Nella predisposizione di questi materiali di partenza la commissione terrà conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento prodotto a maggio da ciascun consiglio di classe.

- Per garantire a tutti i candidati trasparenza e pari opportunità, la commissione predisporrà, per ogni classe, un numero di buste con i materiali di avvio del colloquio pari al numero dei candidati aumentato almeno di due unità, in modo da assicurare anche all’ultimo candidato di esercitare la facoltà di scelta fra tre buste. Il giorno del colloquio, infatti, il presidente di commissione preleverà in modo casuale tre buste alla presenza di ciascun candidato e le sottoporrà a quest’ultimo che ne sceglierà una. I materiali delle buste già scelte dai candidati non potranno essere riproposti in successivi colloqui.

Il 26 marzo il MIUR pubblicherà una nuova simulazione della prova di italiano, il 2 aprile è in calendario la pubblicazione di ulteriori esempi della seconda prova.

In allegato, l’ordinanza completa.

O.M. n°205

Infografica tappe Maturità 2019

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

Argomenti:

Giacomo Mondelli - Una Proposta di Atto di Indirizzo: l’Articolazione degli Indirizzi Generali per l’azione formativa

Maria Rosaria Tosiani - I nuovi adempimenti per le istituzioni scolastiche in materia pensionistica

Raffaella Scibi - Reddito di cittadinanza

Antonio Di Lello - Congedo straordinario retribuito

Maria Rosaria Tosiani - La gestione del fondo minute spese. Le novità del nuovo regolamento di contabilità

Filippo Sturaro - Diventare insegnante di sostegno. Corsi di specializzazione al via!

Silvia Giannone - Le occupazioni studentesche: quando sfociano in violenza privata e interruzione di pubblico servizio

Angelo Muratore - Volontarietà dei contributi scolastici e loro detraibilità/deducibilità

Luciana Petrucci Ciaschini - Riscatto laurea. Le novità del D.L. del 17/01/2019

Sandro Valente - Per il personale ATA il nuovo contratto prevede la determinazione concordata della sanzione

 

Notizie:

Alternanza Scuola-Lavoro: si cambia

Personale cessato dal servizio dal 02/01/2016 in poi: applicazione CCNL 19/4/2018 - Luciana Petrucci Ciaschini

Rubriche:

PENSIAMOCI SU... a cura di Angelo Muratore

Per la Corte di Giustizia Europea va applicata la parità di trattamento tra lavoratori precari e non

L’ANGOLO DELLA PSICOLOGIA a cura di Vittorio Venuti

Le reciproche aspettative come presupposto alla realizzazione del benessere organizzativo

GIOCANDO S’IMPARA

RISPOSTA AI QUESITI POSTI DAI LETTORI

NOTE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA SCOLASTICA

Editoriale: Vittorio Venuti  - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

Francesco G. Nuzzaci - Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione

Michela Lella - In cerca di credibilità

Damiano Verda - Riforme educative: l’agenda Macron

Antonio Di Lello - Il nuovo Esame di Stato del 2° ciclo. Cosa cambia da quest’anno (Prima parte)

Maria Torelli - Didattica per competenze e nuovo esame di stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta

Anna Armone - La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’ esercizio dell’azione amministrativa

Gian Carlo Sacchi - Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?

Loredana Garritano - Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti

Maria Rosaria Tosiani - Pensioni scuola a.s. 2019/2020

 

Rubriche:

I CASI DELLA SCUOLA ...  a cura di Antonio Di Lello

Indennità funzioni superiori - Riconoscimento del diritto al compenso

 

LA SCUOLA IN EUROPA … a cura di Mario Di Mauro

Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex-Jugoslavia

 

PSICOLOGIA DELLA GESTIONE … a cura di Vittorio Venuti

Concorso dirigenti All’orale cadono le maschere ovvero:  come ci si presenta al colloquio orale?

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

La scuola dovrebbe essere migliore della società nella quale insiste, perché dovrebbe orientare il senso della prospettiva, perché il suo presente racchiude il futuro, perché contiene la potenzialità del domani, perché è promozione di persone e talenti riconoscendo che ciascuno è potenzialmente un insieme di talenti. La scuola, una scuola che tiene ai giovani di cui ha cura, non li misura per premiarli o scartarli, semmai li valuta per favorire la capacità critica dell’autovalutazione, per favorire la costruzione di quella capacità di assunzione di responsabilità indispensabile alla crescita consapevole e all’acquisizione di quella cittadinanza attiva che si profila come dettato di civiltà, di reciprocità e di sussidiarietà.

Mi capita a volte, a fronte di voti e giudizi - anche al di là del fatto che siano positivi o negativi - di sentire insegnanti che ne confermano la validità in quanto sono la“fotografia reale” di quello studente in quella data situazione al termine di un percorso. Mi chiedo: esiste una fotografia reale? Ha senso del reale un voto? E che senso ha un voto negativo nella scuola primaria o anche nella secondaria di primo grado se sappiamo bene che i bambini e i preadolescenti maturano tutti con tempi e modalità differenti l’uno dall’altro? Che lo stesso profilo cognitivo si esprime attraverso stili diversi e che l’intelligenza non solo non è misurabile ma non si identifica neanche solo con quella logico-matematica o linguistica? Che ciascuno è anche l’esito più o meno fortunato dell’ambiente più o meno“attrezzato”culturalmente ed economicamente in cui sta crescendo?

Il discorso, comunque, non si esaurisce con la scuola del primo ciclo, perché il secondo ciclo non può pensarsi svincolato da esso e non può affermarsi contraddittoriamente ad esso. Non è questione di bocciatura o promozione: è soprattutto questione di sistema e del coraggio di riformarlo radicalmente, rinunciando a reiterare valori che persistono da tempo immemorabile perché si è sempre fatto così e perché poi la vita, fatalmente, presenterà il conto… . La scuola deve essere meglio della società in cui insiste, ma bisogna crederci!

Per fortuna, ci sono docenti, molti docenti illuminati che sanno porsi la questione e anticipano concretamente ciò che i gestori del sistema si interdicono di pensare. In questa direzione vanno i movimenti spontanei che hanno rimesso in discussione la lezione frontale proponendo modalità alternative di conduzione della classe. Senz’altro da segnalare e seguire il dibattito aperto da due diverse aggregazioni di docenti (il “Gruppo di Firenze” e “Condorcet”) in favore di un’organizzazione scolastica basata su corsi annuali piuttosto che su classi, in modo che, a fronte di un’insufficienza in una disciplina, l’allievo possa ripetere solo quello o quei corsi e non l’intero anno, ponendo un argine alle bocciature.

La rivista si apre con due contributi che trattano proprio del nuovo esame di stato. L’Esame di Stato ha subito forti modificazioni ad anno scolastico inoltrato e questo, come c’era d’attendersi, ha generato inquietudine e malcontento, in un crescendo che ha seguito il delinearsi delle novità introdotte.

Con il primo contributo dal titolo “Il nuovo esame di stato del 2° ciclo”,Antonio Di Lelloprocede ad una prima analisi del D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017 recante Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107 con il quale sono stati introdotti cambiamenti ed innovazioni significativi alla struttura e all’organizzazione dell’Esame di Stato conclusivo del 2° Ciclo.

A seguire Maria Torelliin “Didattica per competenze e nuovo esame di Stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta” propone una disamina attenta, andando a cogliere il nucleo attorno a cui si struttura il nuovo esame: in coerenza con l’impianto generale delineato dai tutti i decreti di riforma degli ordinamenti, l’Esame non dovrà più limitarsi ad accertare il possesso di conoscenze e di abilità, ma dovrà certificare l’acquisizione di competenze, definite dalle Linee Guida o dalle Indicazioni Nazionali per gli specifici indirizzi di studio. Le simulazioni della prima prova confermano tale orientamento.

Al tema della responsabilità del dirigente scolastico è dedicato il pezzo di Anna Armone“La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’esercizio dell’azione amministrativa”,che si inserisce nella generale tematica dell’elemento psicologico dell’illecito amministrativo. Si tratta di responsabilità amministrativo-contabile, che consiste nel danno procurato dal dipendente e che vede la Corte dei Conti quale giudice naturale. Al dirigente compete l’obbligo di vigilanza in quanto organo di vertice che dirige, coordina e controlla l’attività degli uffici che da lui dipendono e dei responsabili dei procedimenti amministrativi.

Recentemente si è acceso un forte dibattito politico intorno al riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione, inizialmente richiesto da Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e poi appetito da altre regioni del Paese, e che ha dato il via ad una veemente impennata di perplessità e indignazione. Francesco G. Nuzzacisi sofferma sulla questione in “Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione”, andando a rilevare i riflessi che siffatta differenziazione potrebbe far registrare in capo al sistema scolastico.

Il momento storico che stiamo attraversando si appalesa in tutte le sue contraddizioni a conferma di una diffusa vulnerabilità e fragilità che si sprigionano in tutti i settori di vita e fra tutte le categorie sociali. Michela Lellarileva, in “In cerca di credibilità”, che si è smarrito il valore delle partiche e degli strumenti che appartengono al discorso pedagogico, in corrispondenza della rinuncia degli adulti al loro ruolo educativo e alla relativa responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Di conseguenza, si sono imposti il primato del permissivismo e dell’indulgenza, che hanno favorito l’invalidazione dei ruoli educativi degli adulti sia dei genitori sia degli insegnanti, con ripercussioni clamorose sulla loro credibilità.

A seguire, Gian Carlo Sacchi riflette su “Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?”, descrivendo la problematica situazione nella quale si trovano gli istituti tecnici, sempre più indeboliti rispetto ai licei, la formazione professionale in ragione dei rapidi cambiamenti del mondo del lavoro e gli istituti professionali che, pur avendo avuto una grossa spinta al rinnovamento, lasciano intravvedere difficoltà ad agire in tempi rapidi, anche per quanto riguarda la riorganizzazione delle risorse finanziarie.

Damiano Verdasi sofferma, in “Riforme educative: l’agenda Macron”, sulle importanti novità che interesseranno il sistema scolastico francese, in particolare con l’approvazione di una legge che vuol marcare una discontinuità rispetto alla tendenza dominante. Più nello specifico, paresi cerchi di definire una sorta di oasi scolastica, al riparo da stimoli esterni che risultano forse, almeno fino a una certa età, troppo numerosi, rapidi e complessi da gestire: un primo strumento individuato a tale scopo è il divieto di cellulare o smartphone in aula, fino ai 14-15 anni, prescrizione che ha avuto grande risalto sui media al punto da essere stata ripresa anche in Italia.

Sono circa 800 mila gli allievi stranieri, provenienti da 190 differenti Paesi del mondo, che frequentano la scuola italiana, che può, a ragione, definirsi un laboratorio privilegiato per la costruzione di una democrazia pluralista e socialmente coesa. Un punto di forza, quindi, del nostro sistema d’istruzione, che Loredana Garritano espone approfonditamente in “Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti”, evidenziandone l’importanza culturale e sociale e rilevando la necessità di considerare la prospettiva interculturale che si va disegnando come nuova normalità superando l’approccio emergenziale ed estemporaneo. Gli alunni di origine non italiana rappresentano un orizzonte di cambiamento per tutta la scuola.

L’argomento “Quota 100”,riferito alle pensioni, è particolarmente dibattuto da qualche tempo a questa parte, perché arricchisce il nostro sistema previdenziale, sia pure in forma sperimentale, per il triennio 2019-2021, di una vasta gamma di canali di pensionamento. L’argomento è ampiamente ripreso da Maria Rosaria Tosianiin “Pensioni scuola A.S. 2019/2021”.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lello si ispira al deliberato di una sentenza di Tivoli in ordine all’operato di un Dirigente scolastico reggente che ha attribuito al Collaboratore Vicario il compenso per compiti specifici con mansioni meramente collaborativi e non riferibili alla funzione dirigenziale per assenza/impedimento del Dirigente, sollevando le rimostranze dello stesso Collaboratore Vicario che, invece, si riteneva meritevole dell’indennità per compiti superiori. Il caso: “Indennità funzioni superiori- Riconoscimento del diritto al compenso”.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauro, sotto il titolo “Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex Jugoslavia”,prosegue la riflessione, avviata nel n. 1 di gennaio 2019, su cosa e come rimane della prima Federazione balcanica negli odierni sistemi educativi nazionali. Nel panorama proposto, si evidenzia la situazione delicata del Kosovo, il cui riconoscimento internazionale è ancora incompleto.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venuti si sofferma sul concorso per dirigenti scolastici, entrato nella fase finale, e propone una serie di suggerimenti su come presentarsi alla prova orale: “All’orale cadono le maschere”. X

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