Ultime notizie

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

FARE L'insegnante n.3/2018 - 2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

Il team teaching: dimensione razionale e dimensione emozionale

La storia della dimensione gruppale della funzione docente ha inizio con i decreti delegati del 1974 che, come è noto, istituiscono il Collegio dei docenti e i Consigli di classe, interclasse e intersezione. È una innovazione straordinaria che si spiega se si considera attentamente il clima culturale, sociale e politico dell'epoca. Oggi, dopo più di quarant'anni, ne conosciamo gli esiti, anche alla luce dell'attribuzione dell'autonomia agli istituti scolastici e, ovviamente, ciò che si è  concretizzato a partire dal dettato normativo è di fatti qualcosa di molto diverso da ciò che prevedeva il legislatore. Infatti, oggi ci troviamo ancora  di fronte ad un docente  dal ruolo forte, unico diretto responsabile dell’azione formativa della scuola, interprete  di una libertà di insegnamento che può essere  fatta oggetto  di contestazione soltanto quando si manifesta con modalità riconducibili alla patologia e/o alla estemporaneità.

 

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Il Team modulare della primaria: possibile paradigma dell’insegnamento cooperativo di Filippo Cancellieri

Il dibattito sulla pluralità dei docenti è partito negli anni Settanta del secolo scorso dalla scuola elementare con la critica al  maestro tuttologo. Si metteva in evidenza, innanzi tutto, la necessità di offrire ai bambini una molteplicità di figure adulte a supporto della loro maturazione socio-affettiva che richiede relazioni e scambi ampi, ricchi, diversificati, che la maestra-chioccia non poteva più garantire.

L’argomentazione  più convincente contro il docente unico era però fondata sulla complessità dei nuovi curriculi, non più limitati al tradizionale  leggere,  scrivere e far di conto, ma con un articolato  impianto  disciplinare che presuppone la presenza di più docenti, ognuno con approfondite competenze in specifici settori del sapere.

 

Il team-teaching di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

Carlo è un bambino che da poche settimane ha cominciato la scuola primaria. La scuola che adesso frequenta ha ricevuto la documentazione appropriata relativa ad una diagnosi di uno specifico BES. L’insegnante curriculare e l’insegnante di sostegno hanno visioni molto diverse rispetto al modo in cui approcciarsi al bambino. In classe, la tensione è sempre alta. L’una predilige metodi normativi orientati al raggiungimento di risultati comportamentali e cognitivi, e l’altra modalità di intervento educativo più orientate alla cura della relazione e all’integrazione nel contesto sociale della scuola. Spesso perdono il controllo e si delegittimano reciprocamente davanti ai bambini, nonostante la voglia di trattenersi per non rompere l’equilibrio della classe e per non nuocere alla formazione degli alunni.

 

L’insegnante responsabile di efficienza e di efficacia di Umberto Savini

“Non sono affatto d’accordo!”, mi disse secca e arcigna una delle due insegnanti che, insieme a me, era stata invitata a rispondere alla domanda “chi è l’insegnante oggi” e a partecipare l’opinione agli insegnanti di un Istituto comprensivo.

A dire la nostra eravamo in tre: oltre a me, dirigente scolastico, e alla contestatrice, un’altra insegnante: entrambe avevano parlato prima di me.

Una aveva caratterizzato la figura dell’insegnante proponendo un lungo elenco di comportamenti che si potrebbero definire etico-professionali (“…che sa chinarsi sui bambini - …che ricerca opportune strategie didattiche - …che prepara coscienziosamente le lezioni – che… che…che…”) mentre l’altra aveva centrato il suo discorso su categorie etico-sindacali (“niente da dire sull’elenco precedentemente proposto ma attenzione a che i comportamenti non superino limiti contrattuali garanti della dignità professionale ecc. ecc.”).

 

 

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

 Come sta la Buona Scuola? Analisi disincantata e modeste proposte di Luciano Lelli

La Buona Scuola oltre la “Buona Scuola”

Con la locuzione Buona Scuola non mi riferisco in questo passaggio (lo farò a seguire) al contingente significato politico della stessa, riferito alle intenzioni e alle disposizioni normative del governo presieduto da Matteo Renzi, bensì all’estensione semantica complessiva, generale e per svariati aspetti atemporale dell’espressione, animato così dal proposito di sottrarmi ad ogni tentazione di propaganda e di mistificazione che quasi inevitabilmente è sottesa alle maniere di comunicare dei politici.

Ciò doverosamente premesso, specifico subito che per la scuola il periodo corrente è di natura prevalentemente grigia. Si può dire, infatti, che per i governanti attualmente in carica la scuola non rientri nel novero degli interessi principali. Evidenzia con crudezza ciò anche la circostanza che, nel cosiddetto contratto di governo, alla scuola siano riservate poche ed evasive battute (cambio di rotta nei riguardi della “Buona Scuola”, ovviamente come configurata in termini politici, amministrativi e in senso lato culturali dal governo precedente; revisione del sistema di reclutamento dei docenti; superamento, cioè abolizione, della cosiddetta “chiamata diretta”; modifica dell’alternanza scuola-lavoro, considerata provvedimento addirittura dannoso).

 

Radiografie al sistema scolastico e formativo di Gian Carlo Sacchi

In un’epoca in cui fare formazione vuol dire essere considerati una componente dello sviluppo economico e quindi sottoposti a verifica dei risultati e giudicati sulla base della capacità di trasferire le competenze degli allievi direttamente nel mercato del lavoro, anche il nostro sistema scolastico e formativo è sotto la lente di ingrandimento. Numerose ricerche, nazionali e internazionali, negli anni hanno sfornato una enorme mole di dati, frutto di osservazioni dall’esterno e di analisi dall’interno, che vengono offerti all’opinione pubblica attraverso i media, mentre la politica alla quale sarebbero principalmente destinati manifesta un interesse piuttosto superficiale, momentaneo, presa com’è dalla routine e da emergenze di vario genere.

Si vuole puntare alla sempre maggiore qualificazione dell’offerta formativa ed alla competizione tra i sistemi, secondo una visione che ha prevalso nell’ultimo mezzo secolo eche vedeva nell’istruzione un ascensore sociale sempre più adeguato al progredire delle attività produttive  ed all’organizzazione della società.

 

La co-progettazione tra team teaching, multi e interdisciplinarità di Loredana De Simone

Il team, in senso lato, è un gruppo di persone che collabora sinergicamente per raggiungere in modo condiviso gli stessi obiettivi.  Nella scuola lavorare in team è un aspetto necessario e imprescindibile per realizzare un tipo di insegnamento /apprendimento efficace e, soprattutto,  fondante di  un sapere quale tessuto interdisciplinare e multi disciplinare, finalizzato alla promozione di alunni competenti. Questo, però, comporta uno sforzo notevole, in particolare nella scuola superiore dove gli  spazi  e i tempi, destinati  al confronto, alla condivisione e alla co-progettazione, sono veramente ridotti.

 

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Lo sfondo integratore: oltre la forma e l’apparenza,  la sostanza di Sabrina Devona

La mia riflessione nasce dal desiderio di incoraggiare ogni operatore della scuola e soprattutto me stessa e dalla convinzione che ciò che funziona bene va conservato e con la giusta manutenzione.

L'anno da poco iniziato ha riportato a scuola dei bambini nei quali l'interesse sedimentato per gli Gnomi nello scorso anno scolastico pare facilitare le attività educative e didattiche.

 

Accoglienza e allestimenti di Tìndara Rasi

La prima tappa di ogni adeguata accoglienza prevede uno screening iniziale per conoscere il “capitale umano” dei bambini, cioè le loro capacità iniziali, le loro skills di base e i loro talenti potenziabili. La seconda tappa imprescindibile è sempre quella di individuare spazi fisici e temporali per le attività, e di allestire gli ambienti in base alla progettazione annuale, pensando a migliorare il benessere ambientale. Per percepire positivamente l’ambiente scolastico è necessario infatti starci bene, come a casa propria (in mindfulness). Neiprimi mesi dunque, soprattutto per i piccolissimi, più che a richieste grafiche immediate o ad attività cooperative/operative, dovrebbe essere data importanza alla predisposizione di un ambiente salubre che favorisca la nascita di gruppi cooperativi e lavorativi come successiva “conseguenza naturale” (Montessori) nel benessere più totale. Ma come fare?

 

 

 

SCUOLA PRIMARIA

La valutazione degli alunni nel I Ciclo d’Istruzione: le innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 62/2017 di Monica Piolante

Il tema della valutazione è certamente uno di quelli  più scottanti  nel panorama  della scuola  italiana contemporanea. Il termine “valutazione” consiste  nell'attribuire  un valore  a qualche prodotto o alla persona  che lo ha incarnato. Infatti, valutare  comprende  da un lato  aspetti  di carattere  metodologico e dall'altro  intende sottolineare  la qualità degli esiti di una verifica  degli apprendimenti.

Ma l'aspetto più significativo della valutazione  nel I Ciclo della scuola italiana odierna è quello proposto dalle “Indicazioni Nazionali” del 2012 che all'idea  tradizionale di  valutazione intesa soprattutto in senso  selettivo, sostituisce l'idea  di una “valutazione formativa” orientata alla promozione  dello studente  e al miglioramento  complessivo  della qualità  della scuola. In tal senso nella scuola odierna  (il I Ciclo della scuola  italiana) la valutazione  è destinata  a determinare effetti  e decisioni  che riguardano  soprattutto  l'azione  dei docenti.

 

Team teaching: agire complesso, condiviso, fattibile di Emanuela Cren

La scuola primaria, si sa, rappresenta il primo anello formale di congiunzione tra le diverse fasi istituzionalizzate della scolarizzazione del bambino: lo accoglie dopo l’esperienza legata al “fare” propria della scuola dell’infanzia e lo introduce al grado successivo attraverso un percorso che prevede, tra i vari traguardi, capacità di astrazione e pensiero logico.

A declinare i percorsi necessari allo sviluppo di tutto ciò, sono i curricoli e le varie discipline, viste sia singolarmente che in correlazione. Si apre una spirale crescente in cui l’azione cardine è la progettazione di un percorso educativo-didattico spendibile all’interno di una classe che, di per sé, è un vero e proprio microcosmo (Levine, 1997), con le proprie caratteristiche, necessità ed abitudini, in cui convergono routine allo scopo di facilitare innovazioni per stimolare la crescita sia personale che del gruppo in toto. Il docente si relaziona con la diversità in tutte le sue sfaccettature, interagendo con la personalità degli

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

Ricchi di parole, ricchi di pensiero di Michela Agazzani

Quanto serve conoscere le parole, avere un proprio, ben strutturato, vocabolario mentale!

La competenza lessicale aiuta nel saper parlare, scrivere, comprendere, studiare. Non solo, aiuta nel proprio saper essere, nel presentarsi agli altri e a se stessi,nel portare avanti le proprie idee. Compito fondamentale della scuola è far acquisire una sicura e ricca padronanza del lessico comune e specifico, entrando nel merito delle singole discipline, che possa strutturare, integrare, implementare il vocabolario mentale di ciascun alunno. Bisogna pensare e progettare una educazione linguistica che formi un “parlante intelligente”: il linguaggio è strettamente connesso con l’intelligenza, il suo sviluppo favorisce l’intelligenza e la potenzia. La sede del linguaggio è nel cervello come insegnano le neuroscienze.

 

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Un esempio di co-progettazione didattica per conseguire competenze dal profilo europeo di Marco Pellizzoni e Stefania Borra

L’interdipendenza disciplinare è cosa oramai risaputa; ciò nonostante fatica ancora a radicare nelle scuole italiane. Numerose sono le cause che minano tale processo, necessario per contrastare la separatezza disciplinare e pervenire ad una essenzializzazione dei curricula di Istituto. Il punto di partenza, probabilmente, non può rimanere quello della progettazione per competenze di carattere squisitamente disciplinare, con il proposito, in un secondo momento, di pervenire ad una progettazione transdisciplinare, concernente quindi più discipline, atta al raggiungimento di un obiettivo condiviso. A nostro avviso, il focus attentivo deve essere posto anzitutto sulle competenze attese dal profilo educativo, culturale e professionale dello specifico indirizzo di studi (PECUP), ossia sulle competenze che gli studenti devono possedere al termine del curricolo scelto.

 

La Bellezza tra virtù e virtuale di Elisabetta Imperato

Nel mondo moderno, a partire soprattutto dal Romanticismo, l’idea della bellezza si collega spesso alla nostalgia per qualcosa che si ritiene irrimediabilmente perduto. Molti poeti individuano in questo struggente senso di perdita e di lontananza, l’essenza stessa della bellezza (quel “vago e sconvolgente oltre”). L’idea di bellezza, la sua percezione, indubbiamente si modificano nel tempo. Ma dove collocare le fratture storiche, i passaggi epocali, e in base a quali criteri? Potremmo iniziare, seguendo un percorso storico dalla bellezza greca intesa come proporzione, con l’individuare il cambio di paradigma nella filosofia di Plotino, che concepisce il bello non più come ordine e simmetria, ma come infinito, indefinito e luce. Potremmo partire dalla rivoluzione copernicana, col tentativo da parte dell’uomo, spinto nel buio di un carcere periferico, di assorbire il colpo della perduta centralità e di fare i conti con l’infinito. Potremmo iniziare il nostro viaggio seguendo i francoforte si nell’analisi di un processo di enorme rilevanza sociologica: l’avvento della società di massa che porta con sé la trasformazione del lavoro artistico e del consumo di bellezza.

 

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Apprendere da adulti: alcune soluzioni pratiche per un’organizzazione flessibile della didattica di Carla Deiana

1. Flessibilità e apprendimento permanente

La flessibilità secondo la definizione del dizionario è la proprietà o la caratteristica di piegarsi, modificarsi, adattarsi a situazioni o condizioni diverse. Un termine molto usato nel mondo della scuola degli ultimi venti anni, da quando il Regolamento dell’autonomia, il D.P.R. 275/99, ha legato l’autonomia scolastica al concetto di flessibilità affermando che “l'autonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell'efficienza e dell'efficacia del servizio scolastico, alla integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale” (art. 3).

La dimensione della flessibilità tarda però ad affermarsi nella pratica scolastica, poiché si scontra spesso con i modelli organizzativi tradizionali, con la rigidità dei tempi, degli spazi, dell’inquadramento delle discipline e con la resistenza al cambiamento, spesso caratterizzante le pratiche quotidiane di molti docenti.

 

Rubriche

Lettera al direttore

 

Maestri del passato che parlano al presente

Il primo maestro “moderno”: Vittorino da Feltre di Gianni Balduzzi

Nella storia dell’educazione ci sono dei personaggi che conservano immutato il loro fascino, al di là del tempo e nonostante le radicali trasformazioni dei costumi e della società. Uno di questi personaggi è certamente Vittorino da Feltre, di cui sia i contemporanei, sia gli storici più recenti hanno riconosciuto l’originalità e l’importanza: “quando morì, nel 1446  ̶ scrive Bowen ̶  egli era divenuto, più di ogni altra singola figura,la personificazione del nuovo modo di concepire il maestro di scuola”1.

Da molti è considerato, infatti, un educatore geniale, il primo maestro “moderno” per cui il metodo è il suo stesso modo di vivere, che sta alla base di un rapporto maestro-scolaro impegnativo e ricco di empatia, tutto teso alla valorizzazione delle capacità individuali dei propri allievi.

Giudizi di questo genere comportano, inevitabilmente, una domanda preliminare: chi era questo Vittorino?

 

Le Parole della Scuola

Collegialità docente di Ivana Summa

Tutte le organizzazioni di lavoro, per raggiungere i propri obiettivi, si basano su una qualche forma di azione collettiva, ovvero sul fatto che tutti gli attori organizzativi, pur con compiti e ruoli diversi, collochino la loro prestazione in un sistema più ampio che rende coerente l'azione dei singoli. Oltre alla divisione/coordinamento del lavoro attraverso la modalità burocratica, fatta di rigoroso rispetto delle regole e vincoli procedurali cui corrisponde la logica del controllo, possono essere adottate altre modalità di gestione per rendere operativa l'azione collettiva ed una di queste è proprio la collegialità, intesa come un metodo di lavoro che consente la partecipazione e crea responsabilità, ma che richiede coordinamento.

 

Arte Musica e Spettacolo

Re della terra selvaggia: educare alla costruzione del sé di Vincenzo Palermo

Hushpuppy è una bambina di sei anni e vive col padre nelle paludi nel sud della Louisiana, un luogo che per gran parte dell’anno è sommerso dalle incessanti inondazioni, tanto da essere chiamato “la grande vasca”. Le continue catastrofi ambientali che si abbattono sul territorio, i grandi cicloni e gli allagamenti costanti, non fanno che complicare le condizioni di vita nelle quali sguazzano la bambina e gli abitanti del villaggio. Quando il papà, dal temperamento aggressivo e spinto a trasformare la sua unica figlia nel “re” del focolare, si ammala gravemente, Hushpuppy rimane da sola a fronteggiare un destino crudele che la spinge a dare inizio alla sua “autobiografia” immaginaria per i posteri.

 

Legislazione e normativa scolastica

Il Patto di corresponsabilità educativa. Ha valenza giuridica? di Anna Armone

La serie dei procedimenti che coinvolgono la famiglia e lo studente inizia con il momento dell’iscrizione e via di seguito con l’inserimento nella classe, la valutazione dell’apprendimento, la gestione della disciplina, della vigilanza, della sicurezza. In tutti questi procedimenti si azionano diritti dello studente e della famiglia e doveri della scuola e degli stessi studenti e famiglie. Come vedremo più avanti si tratta di una trama che supporta i comportamenti degli uni e degli altri.

L’intervento dell'allora Ministro Giannini, avente ad oggetto il Patto di corresponsabilità educativa  giunse alla fine di una sequenza di eventi ed episodi allarmanti che, già a partire dal precedente Governo, portarono l’amministrazione a puntare decisamente sull’alleanza scuola-famiglia al fine di ribadire impegni e responsabilità condividendo le regole e i percorsi di crescita dei ragazzi.

Lo strumento normativo utilizzato per modificare lo Statuto delle studentesse e degli studenti è stato il D.p.r. n. 235/2007 che ha modificato gli articoli 4 e 5 e ha introdotto l’art. 5 bis.

 

 

Un libro al mese

Ancora Edgar Morin, Conoscenza Ignoranza Mistero di Luciano Lelli

Nel n. 2 appena pubblicato della rivista, Rosanna Rinaldi ha,con specifica recensione, consigliato la lettura del saggio di Morin Insegnare a vivere –Manifesto per cambiare l’educazione. Può sembrare eccessiva la reiterazione qui del consiglio a replicare l’approccio al nonagenario studioso francese, mediante lettura del suo più recente contributo Conoscenza Ignoranza Mistero; ugualmente però formulo la raccomandazione di procedere alla ricognizione dell’opera appena menzionata, per una serie di motivi fondanti che espliciterò.

 

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