Scuola: si cambia registro o tutto è perduto?
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
La scuola di ieri è alle porte. Concluso il suo giro di approvazioni, è bella e pronta all’esordio ufficiale, con il suo carico di consensi e critiche, per traghettarci verso il futuro, un percorso che non sappiamo come si appaleserà e quanto potrà corrispondere alle intenzioni che sono state poste alla base. Certo, bisogna riconoscere che le nuove Indicazioni Nazionali sono state volute, dagli uffici laddove si può quel che si vuole, in tempi rapidissimi, inattese quanto criticate anche per questo e in aperta dissonanza con la scuola dell’oggi, così mortificata dai resoconti INVALSI 2025 e boccheggiante almeno per quanto riguarda il primo ciclo d’istruzione. Una sorta di “improvvisata” che chiede alla scuola di rivedersi completamente a partire dall’interno e di recuperare linee di indirizzo che la ricolleghino ad una visione culturale e ideologica che sembrava, giustamente, superata da diversi decenni. Come a dire: avete sbagliato tutto! Dal ‘68 in poi è stato uno sfacelo!
Al momento, occorre obbedirtacendo e confidare che i presupposti infondati che stanno alla base del nuovo corso, si chiariscano e dimostrino il loro potenziale valore. Non si può tacere, comunque, che la scuola ante ‘68 era l’esito di un funzionamento anticostituzionale, che tagliava fuori una gran parte della popolazione e che non brillava certo per i livelli di apprendimento.
La scuola che si prospetta appare come l’esito di una nostalgica visione della scuola frequentata “a quei tempi”, e che riemerge come un singulto emotivo di commozione ogni qualvolta la memoria restituisce “la donzelletta vien dalla campagna”, “e il naufragar m’è dolce in questo mare”, “eran trecento, eran giovani e forti e sono morti”, insieme all’immancabile, compiaciuta esclamazione “ai miei tempi!”. Per contro, bisogna ammettere che, pur con tutti i problemi che si sono riversati sulla scuola di oggi, si è progressivamente ridotto il numero degli abbandoni al 10 % rispetto all’oltre 50% degli anni ’60, permettendo alla quasi totalità degli iscritti di completare il ciclo secondario degli studi e conseguire il diploma.
Tutto è perduto per la scuola di Stato? Ci sarà uno slittamento verso il privato, vista l’attenzione economicamente incoraggiata verso la scuola paritaria?