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CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI

Offerta speciale  Webinar più quiz ministeriali

Il Ministro dell'Istruzione Dott. Bussetti ha personalmente confermato che il concorso Dirigenti Scolastici sarà avviato a luglio, con la prova di  preselezione  già fissata per giorno 23 luglio. Il 27 giugno sarà pubblicata una banca dati di 4000 quesiti, da cui poi saranno estratte le domande.

I 100 quesiti oggetto della prova  avranno quattro opzioni di risposta , di cui una sola corretta.

L’ordine dei quesiti somministrati sarà diverso per ciascun candidato.

Per sostenere  i concorrenti a superare la prova di preselezione del 23 luglio la Casa Editrice Euroedizioni propone le seguenti offerte.

A) Quiz ministeriali + webinar costo 30,00

Vengono offerti i quiz ministeriali e 9 webinar di esercitazione e spiegazione degli stessi quiz che saranno pubblicati il 27 giugno.

L'obiettivo dei webinar è quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quiz a risposta multipla, mediante l'esercitazione pratica proprio sui quiz  che saranno  pubblicati dal MIUR il giorno  27 giugno 2018. Scarica il programma dei webinar.

Inoltre, vengono offerti tutti i test a risposta multipla che saranno pubblicati dal Ministero il giorno 27 giugno in versione on line  riorganizzati per materia sul simulatore on line predisposto da Euroedizioniper consentire l’autoapprendimento e la simulazione della prova d'esame. 

I quiz ministeriali, suddivisi per aree tematiche, saranno organizzati in schede con gruppi di 25 domande, per favorire l'esercitazione e consentire più rapidamente l'apprendimento.

Grazie al simulatore sarà possibile esercitarsi alla prova rispondendo ai test a risposta multipla, ripassare gli argomenti, coniugare lo studio teorico con la verifica della propria preparazione oltre a simulare lo svolgimento della prova d'esame stessa.

Fresco di nomina, il Ministro Bussetti, in occasione della fine dell’anno scolastico e degli esami di Stato, ha inviato un saluto personale a tutti gli studenti:

«Carissimi,

mi rivolgo a tutti voi, ora che l’anno scolastico volge al termine, con un messaggio di saluto e gratitudine. Voglio ringraziare tutti, proprio tutti, coloro che operano nel mondo della scuola per il lavoro portato avanti con dedizione e senso di responsabilità. Un lavoro sempre rivolto alla formazione dei ragazzi.

Per molti di voi, cari studenti e care studentesse, è arrivato il tempo della pausa e del meritato riposo, dopo un anno ricco di esperienze e impegni. Per altri stanno per iniziare gli Esami di Stato: “in bocca al lupo” sia a chi conclude il percorso della scuola secondaria di primo grado, sia ai “maturandi”.

So bene che vivete il momento degli Esami con un po’ di ansia e di attesa. Un pizzico di tensione - nella giusta misura - aiuta a reagire positivamente alle sfide. Sono con voi, al vostro fianco, e vi auguro di riuscire a dare il meglio di voi stessi.

Da pochi giorni ho assunto la carica di Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Intendo svolgere questo ruolo mettendo al servizio del Paese l’esperienza di una persona che ha sviluppato il suo percorso professionale tutto all’interno del mondo dell’istruzione. Desidero ascoltare con cura e attenzione tutte le componenti della scuola, per affrontare il lavoro insieme, nel rispetto dei ruoli. Che la scuola sia per tutti una finestra sul mondo».Marco Bussetti

 

 

A fine anno scolastico è di rito in molte scuole la foto di classe. L’introduzione della privacy ha reso difficile anche questo rituale, specie quando si interpretano in maniera rigida le disposizioni, che pure lasciano spazi di “fattibilità”.

Così, è successo che a Grado, a seguito del divieto del dirigente opposto alla foto di classe, decisi a non mollare, i ragazzini di una classe di prima elementare hanno deciso di farsi fotografare di spalle: un bel gruppo fotografato di schiena.

La dirigente scolastica, già evidenziata della cronaca per aver obbligato per mesi i genitori a venire a prendere di persona i figli alla fine delle lezioni delle medie di Grado e Ronchi dei Legionari, ritenendo la privacy più importante di un bel ricordo, aveva richiesto una specifica liberatoria da parte dei genitori, in aggiunta a quella concessa dai genitori ad inizio d’anno. Risultando difficoltosa la raccolta dell’ennesima liberatoria, per non rinunciare al momento felice rappresentato dalla foto di classe, hanno trovato l’escamotage della foto cista dal lato B. Risultato: la foto ha trovato spazio in molti sui media e su molti quotidiani nazionali.

 

Siamo in chiusura d’anno scolastico e le tensioni tra docenti e genitori possono avere punte ancora più esasperate, come dimostra l’ennesimo episodio che registra l’aggressione di una mamma nei confronti di una docente di inglese in servizio a Caselle di Selvazzano (PD), “colpevole” di aver assegnato un 4 al figlio.

La genitrice, infuriata per il voto insufficiente, ha atteso la docente all’uscita da scuola, prima le ha inveito contro tutta la sua rabbia, poi l’ha aggredita fisicamente rifilandole uno spintone che la faceva cadere a terra. Nella caduta, la professoressa si è ferita al labbro, così ha chiamato i carabinieri, riservandosi di sporgere denuncia, poi si è recata al pronto soccorso di Padova.

Con la nota prot. n. 1207 del 7 giugno 2018, concernente la comunicazione dei dati riferiti agli esami di Stato 2018 del II ciclo, il Miur ricorda che la procedura per la comunicazione dei dati ripropone quella degli anni scolastici precedenti, che, a seguito dell’informatizzazione dei modelli ES0 e dei modelli ES-C (proposte di configurazione delle commissioni e di designazione commissari interni), semplifica e snellisce le relative attività.

Si ricordano, quindi le quattro fasi e le tempistiche previste per la procedura:

- Prima fase: PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI (a cura delle segreterie scolastiche) Dall’11 giugno fino all’insediamento della Commissione sulla piattaforma SIDI

- Seconda fase: LAVORI DELLA COMMISSIONE (a cura delle Commissioni d’esame secondo quanto previsto dall’O.M. n.350/2018)

- Terza fase: COMUNICAZIONE DEGLI ESITI DEGLI ESAMI DI STATO (a cura delle segreterie scolastiche a partire dal 2 luglio)

- Quarta fase: ADEMPIMENTI FINALI (a cura delle segreterie scolastiche):

1) gestione dei piani orario per la predisposizione dei certificati di superamento prove;

2) produzione del Certificato di superamento prove;

3) produzione dell’Attestato (per svolgimento prove differenziate);

4) produzione del Diploma, (in formato A3);

5) produzione del Supplemento Europass al Certificato (dall’O.M. n.350/2018 – art 27).

Si ricorda che nell’area Documenti e manuali del SIDI sono disponibili le guide esplicative per l’attività delle segreterie sul SIDI e per l’utilizzo di “Commissione Web” da parte delle Commissioni. Le informazioni riguardanti “Commissione Web” sono disponibili nella sezione Esame di stato secondo ciclo del portale www.miur.gov.it. Per eventuali chiarimenti per le procedure sul Sidi può essere contattato l’ufficio Gestione patrimonio informativo e statistica; per problemi tecnici dell'applicazione è disponibile il numero verde curato dal gestore del sistema informativo 800903080.

Nell’incontro con oltre 500 bambini delle Ferrovie dello Stato, il 9 giugno nell’atrio dell’Aula Paolo VI, Papa Francesco di è sentito chiedere se ricordasse come fossero le maestre che aveva avuto a scuola.

Il Pontefice ha risposto con molta semplicità: «La maestra si chiamava Stella: una maestra che ho avuto nel primo anno e nel terzo, la stessa maestra. Nel secondo e nel quarto ne ho avuta un’altra. Era brava, ci insegnava a scrivere e a leggere, bravissima. Poi, sempre, quando sono uscito dalla scuola, l’ho ricordata sempre, perché ricordare la prima maestra o il primo maestro è molto importante perché è quello che ti fa andare nella vita per primo. E io la chiamavo al telefono, già da ragazzo, già da prete. E poi da vescovo l’ho aiutata nella sua malattia. È morta a 94 anni. E io l’ho seguita sempre. Quel ricordo non lo dimentico mai».

Poi ha aggiunto: «Non dimenticatevi mai dei primi maestri, non dimenticatevi mai della scuola. Perché? Sentite bene. Perché sono le radici della vostra cultura. Cosa significa sradicato? Senza radici. Io non devo essere sradicato, cioè senza radici. E per questo ricordare la scuola, le maestre, sempre nella vita ci aiuterà, mantenere le radici per dare fiori e frutti».

Lucia Azzolina e Vittoria Casa, parlamentari del Movimento 5 Stelle, hanno annunciato una interrogazione al ministro dell’istruzione, Bussetti, affinché venga attivata la procedura concorsuale relativa ai Dsga.

Nella interrogazione, le parlamentari ricordano il D.D. 979/2010, che indiceva una procedura selettiva per l’accesso alla mobilità professionale ed in particolare per il passaggio dall’area B all’area D, profilo professionale Direttore servizi generali e amministrativi, per cui chiedono l’attivazione della procedura per la formazione del personale inserito nella suddetta graduatoria definitiva redatta non solo ai fini delle immissioni in ruolo, ma anche ai fini della redazione di una nuova graduatoria permanente da utilizzare negli incarichi, utilizzazioni e supplenze DSGA. Tale formazione consentirebbe la copertura parziale e/o totale dei posti disponibili.

Accanto a questa iniziativa, le due parlamentari chiedono che venga bandito al più presto un concorso che vada a coprire la carenza di ben 1700 DSGA, così da garantire il pieno ed efficace funzionamento delle Istituzioni scolastiche coinvolte.

L'Assemblea Nazionale francese ha votato la proposta di legge che introduce il «divieto effettivo» dei telefoni cellulari nelle scuole elementari e medie dall'inizio del prossimo anno scolastico. Il presidente Macronlo aveva promesso in campagna elettorale rafforzando ilo divieto che già esisteva dell’uso del cellulare in classe: adesso, secondo il testo di legge approvato, i telefonini saranno vietati appena varcato il portone della scuola, non più solo a lezione. In teoria, in base ai regolamenti d’istituto, già adesso dovrebbero restare spenti negli zaini, ma sia sa come difficilissimo far rispettare ai ragazzi questa semplice norma di convivenza civile. Peraltro, in Francia ai docenti non è concesso di perquisire gli studenti né tanto meno di sequestrare i telefoni, quindi resta da capire come faranno ad accertarsi che i ragazzi terranno effettivamente spenti i telefonini?

In Italia, con il governo Gentiloni, più che puntare sul divieto ha sollecitatol’«uso responsabile» del telefonino, una formula invero piuttosto generica che autorizza l’uso dei dispositivi digitali in classe ma solo a scopo didattico, superando la circolare Fioroni del 2007, che ne vietata l’uso in classe. Sulla questione, la ministra Fedeli si è dimostrata più di “manica larga” ritenendo il divieto inutile e preferendo regolamentarne l’uso attraverso precise linee guida.

L’ex ministra dell’Istruzione, Gelmini, plaude all’iniziativa francese e promette di presentare anche lei in Parlamento “una proposta di legge che vieti l’utilizzo dei telefoni cellulari tra i banchi di scuola, affinché ci sia un uso consapevole di questi dispositivi digitali, solo se in linea con la didattica e propedeutici allo studio”.

In un istituto tecnico di Parma, lo scorso 5 giugno, una ragazza di 18 anni è stata violentata da un compagno di classe. La classe era semideserta e, al termine della lezione, erano rimasti in aula solo la ragazza e due compagni; a questi si è aggiunto un altro studente, diciannovenne, mai stato individuato dalla scuola come soggetto a rischio, che si è reso protagonista dello stupro. Dopo averle strappato di mano il cellulare, l’avrebbe immobilizzata e provato a baciarla, quindi l’aggressione sessuale, che si è arrestata solo dopo una ventina di minuti, scoraggiato dalla fermezza della ragazza a farlo smettere:“Mi ha preso il cellulare e non voleva ridarmelo – ha denunciato la ragazza -, io l’ho inseguito e ho cercato di riprenderlo. A quel punto mi ha stretto le mani intorno al collo spingendomi verso il muro. Mi ha messo le mani su tutte le parti del corpo, io provavo a spingerlo via e a dirgli di fermarsi”.

Sotto shock, la ragazza è corsa dalla Dirigente scolastica raccontando l’accaduto, poi ha sporto denuncia ai carabinieri, che hanno avviato le indagini sentendo i giovani testimoni per trovare riscontri al racconto della studentessa.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il molestatore si sarebbe fermato di fronte ai ripetuti ‘no’ della ragazza, mentre i due compagni che erano con lei si sarebbero limitati solo a dire all’aggressore di fermarsi, ma senza intervenire.

Intervistata dalla Gazzetta di Parma, la preside dell’istituto ha manifestato la propria vicinanza alla studentessa e alla famiglia, annunciando provvedimenti per tutti responsabili.“L’istituto – ha dichiarato la preside - è sempre stato in prima linea nel portare avanti i valori di rispetto e tutela delle persone, come abbiamo fatto con le assemblee d’Istituto con Lucia Annibali e tanti altri momenti di questo tipo che hanno sempre cercato di coinvolgere i ragazzi. Proprio per questo siamo i primi a sentirci feriti”.

La Scuola è risultata assente anche nel discorso programmatico che il Presidente del Consiglio ha pronunciato alla Camera dei deputati. Nel tentativo di recuperare il silenzio il silenzio del Senato, Giuseppe Conte ha solo detto: «Abbiamo ragionato con tanti stakeholders, interverremo sui nodi critici della legge 107», senza far cenno a quali siano questi nodi.

Un passo indietro rispetto alla proposta di “smantellamento” della “Buona Scuola”?

Sembra che tra i punti critici rientrino la “chiamata diretta”, per cui si prospetta un ridimensionamento dei poteridei dirigenti scolastici, il bonus premiale, che potrebbe essere ridotto e la carta docente, che potrebbe subire una sforbiciata in conseguenza dei tagli che potrebbero interessare i fondi del MIUR

Gli insegnanti faranno 30 ore?

Editoriale di Vittorio Venuti

Ha suscitato molto scalpore sui social e sui siti di informazione la nuova proposta presente sul “Piano nazionale di formazione docenti 2016-1019”,che prevede che l’orario lavorativo dei docenti possa essere portato a 30 ore settimanali. Irritazione e ironia sono state, per lo più, le reazioni degli addetti ai lavori, sostanzialmente significando che non si tratta altro che di uno stato di fatto e non di diritto, perché è indubbio che i docenti lavorino anche più delle 30 ore individuate. Evidenziare solo adesso, attraverso ricerche e inchieste, che gli impegni della professione docente vadano oltre le trenta ore settimanali è senz’altro gratificante ma di certo non ripaga della perdita di prestigio e credibilità della figura, comunque scarsamente considerata già nella logica dello stesso sistema d’istruzione e delle riforme rivoluzionarieche si sono susseguite da qualche decennio a questa parte.

L’orario dei docenti fa parte di quel nodo strutturale che è lo stato giuridico degli insegnanti, che ci si ostina a non voler prendere in considerazione, pur nella consapevolezza che rappresenti un centro di interessi cruciale per la scuola che si vuole di qualità, vocata all’innovazione continua e pronta ad affrontare tutte le problematiche sociali emergenti, le suggestioni transnazionali, le bizzarrie politiche. Fare l’insegnante è una cosa seria, c’è del sacro nella dedizione che lo deve pervadere; è investito della responsabilità di aver cura del futuro, di far crescere il presente nella prospettiva del cambiamento, di tracciare le menti che daranno sostanza al mondo che verrà.

La singolarità della proposta, così come recepita da più parti, vorrebbe che la specifica delle 30 ore varrebbe solo per i neo assunti, mentre i docenti di ruolo avrebbero la possibilità di scegliere se aderire o meno. Ma l’aspetto più singolare è che, a margine del Piano di formazione, si trova una nota che suggerisce di retribuire una parte delle ore eccedenti l’attuale orario settimanale con un prolungamento del congedo ordinario dal lavoro. Detta in breve: lavoro in più in cambio di ferie! Immaginiamo che la trovatasia legata al fatto che gli insegnanti quelle ore in più le fanno già, non importa se a casa o a scuola, quindi sì, si potrebbero riconoscere ufficialmente e acquisirle senza colpo ferire. Insomma, si valorizzerebbe il lavoro che già svolgono ogni giorno e che non viene valorizzato. Caspita che riconoscimento!

Il gruppo di lavoro preposto ad elaborare proposte per la valorizzazione della professionalità docente, in ordine al una eventuale prospettiva di carriera ha anche individuato una sua possibile articolazione verticale: da docente“principiante” a docente “ordinario”, quindi docente “esperto” e “master teacher”. Il concetto è vecchio, ma la riproposta è nuova. Così come è nuova la proposta di istituire le figure intermedie di sistema o di staff (coordinatore dei consigli di classe, coordinatori di dipartimenti disciplinari, responsabili di unità scolastiche decentrate, responsabili di progetto) con un riconoscimento di retribuzione stipendiale differenziata, delegata alla contrattazione con i sindacati rappresentativi.

Quanto di questo potrà arrivare sul tavolo delle trattative non si riesce neppure ad immaginare, considerato, appunto, che si tratta di vecchi e scontati progetti. Del resto, come afferma lo stesso Giancarlo Cerini - coordinatore di uno dei tre gruppi di esperti che, per il MIUR, hanno elaborato in 58 pagine un documento che riassume le proposte per «lo sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio»dei docenti - si tratta di «un esercizio di ricerca culturale, non una proposta per la trattativa sindacale». Il documento, insomma, sarebbe l’esito del «tentativo di definire gli standard professionali, di descrivere i comportamenti attesi e quale deve e può essere la loro carriera, un brainstorming tra esperti di scuola provenienti da varie realtà “avendo anche” esaminato esempi virtuosi di altri Paesi e confrontato le esperienze migliori».

Al di là della bontà della proposta - se proposta sarà -, è indubbio che la scuola, con il susseguirsi di notizie su fatti di bullismo e di aggressioni agli insegnanti, appaia come investita da un’ondata di spaesamento. Solo in quest’ultimo periodo si stanno apprezzando segni di risveglio: professori e scuola hanno cominciato a denunciare i responsabili e ad assumere provvedimenti disciplinari anche seri. Sappiamo, però, che si tratta di una reazione tamponee che le cose non cambieranno granché per questa ragione. La scuola sconta «l’ideologia del permissivismo a ruota libera nei confronti degli studenti - afferma Ernesto Galli Della Loggia in suo editoriale sul “Corriere della Sera” del 24 aprile scorso- che ha trovato una conferma simbolica nell’abolizione decretata lo scorso anno di quello che era una volta il voto di condotta, oggi sostituito da un “giudizio sintetico” dal solito sapore socio-psicologico comune a tutte le salse con cui la burocrazia del Miur è solita condire i suoi illeggibili testi». Ma, prosegue Della Loggia, «dietro il dilagare del teppismo fuori e dentro le aule c’è altro: c’è il dato di fatto (e l’ideologia) dell’irrilevanza del docente. C’è la cancellazione della figura e del ruolo dell’insegnante. Che in molti casi diventa, ahimè, una inevitabile autocancellazione».

Irrilevanza del docente! C’è da meditare su questo, sulle cause che hanno portato la figura del docente a non essere più il “centro motore”dell’istituzione scolastica, a smarrire l’autorità insieme al senso del proprio ruolo. E le cause sono da ricercare sì nella diffusa maleducazione giovanile e nelle intemperanze aggressive di molti genitori, ma anche nella scarsa considerazione da parte delle stesse istituzioni, nel risibile riconoscimento economico, come anche nell’esasperante insieme di impegni e richieste che dalle parti più disparate si precipitano nella scuola e sugli insegnanti, sempre più tuttofaree sempre meno educatori.

Anche quest’anno“Dirigere la scuola”ha affidato ad Antonio Di Lelloil compito di focalizzare la sua attenzione sull’impegno centrale di questo mese: “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”,un impegno al quale si arriva al seguito di un ulteriore anno poco sereno, funestato da un’incessante serie di episodi di bullismo sempre più diretti contro insegnanti e, in qualche caso, anche contro i dirigenti; un impegno che deve misurarsi con le novità introdotte con il D.L.vo n. 62/2017. Di rilievo appaiono le condizioni per l’ammissione all’esame dei candidati interni, tra le quali spicca la partecipazione alle prove Invalsi. Ma si evidenzia anche che possono partecipare agli esami pure gli studenti con un voto di ammissione inferiore a sei decimi, ritenendo valida la motivazione favorevole acquisita a maggioranza dal Consiglio di Classe. Altra novità è la presenza in Commissione d’esame dei docenti di Religione cattolica; una questione che ha sollevato molte perplessità considerato che, trattandosi di docenti con notevole numero di classi, spesso su più scuole, le ripercussioni che si potrebbero avere sull’organizzazione dei lavori di Commissione e Sottocommissioni potrebbero essere notevoli.

Scrutini ed Esami rappresentano un’occasione importante per riflettere non solo sul sistema di valutazione adottato, ma anche sulla considerazione che si è avuta degli obiettivi e delle “promesse”del PTOF come anche delle intenzioni di personalizzazione del rapporto educativo e delle intenzioni didattiche.

Dopo gli esami, un altro impegno particolarmente significativo interesserà la scuola: la “Verifica del Programma Annuale”,un adempimento da compiere entro il 30 giugno. Angelo Muratore illustra i termini e le disposizioni che attengono alla validazione del documento contabile proponendo i modelli relativi ai tre organi interessati: la Comunicazione Relazione del Direttore SGA, il Documento Dirigenziale, la Deliberazione di Verifica/Modifica del Consiglio d’Istituto.

A seguire, Anna Armoneillustra“La vita difficile del dirigente scolastico”, evidenziando come, rispetto ai direttori e presi di una volta, si sia complicato il lavoro del Capo d’Istituto col conferimento dell’autonomia funzionale alle istituzioni scolastiche e l’attribuzione della dirigenza con relativo riconoscimento delle responsabilità, ulteriormente sottolineato dall’intervento del Ministro Brunetta, nel 2009, volto a ridisegnare l’azione amministrativa attraverso un meccanismo complesso e meccanicistico: la performance organizzativa ed individuale. Il contributo si sofferma su un ipotetico dirigente degli anni 2000, fresco di concorso, e costretto a muoversi in uno scenario complesso e difficile da interpretare, una realtà completamente diversa da quella descritta dalle parole della norma.

La rapidità con cui evolve il settore informativo richiede che i processi mentali divengano ancor più reattivi, ovvero capaci di adattarsi ad un ambiente esterno di stampo postmoderno. L’effetto si riverbera anche in ambito pedagogico-educativo suscitando l’interesse di molti studiosi, tra i quali si distingue il neuroscienziato Idriss Aberkane, che arriva ad ipotizzare una vera e propria ergonomia della mente. Ne tratta Damiano Verda in: “Ergonomia della mente”,dove si fa riferimento anche all’ecologia della mente di Bateson e si richiamano i neuroni specchio evidenziati da Rizzolati.

Negli ultimi tempi si è acceso un dibattito relativamente al numero crescente di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento nelle nostre scuole. I dati forniti dal MIUR relativamente all’a.s. 2016/2017 registrano una consistenza pari al 2,9% del totale degli alunni comprendendo sia gli alunni frequentanti gli ultimi tre anni della scuola primaria e la scuola secondaria con certificazione di DSA, sia gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria rilevati come a rischio di DSA. Filippo Sturaro illustra i dati in “Gli alunni con DSA: un fenomeno in crescita!”.

Giacomo Mondelli prosegue i suoi interventi in ordine al PTOF e in “L’elaborazione del Piano (Triennale) dell’Offerta Formativa è (ancora) collegiale”dibatte sulla espansione, in merito, delle prerogative dirigenziali, ossia della sua potestà di indirizzarne l’elaborazione al posto del collegio dei docenti. In realtà si registra una palese difficoltà nella elaborazione personale da parte del dirigente, stante la complessità costitutiva del documento.

Innovazione sembra essere l’imperativo che sta attraversando tutti i sistemi che basano la nostra vita. L’equivoco di fondo è che viene spesso confusa con l’innovazione tecnologica, mentre è da intendere principalmente come culturale. Maria Chiara Grigianteci introduce all’argomento e, nel contributo “Innovazione possibile”,sottolinea che oggi ci troviamo nel periodo storico dell’era della conoscenza, nasce e che, avendo questa a portata di clic, si svilupperanno molteplici, inaspettate e necessarie competenze. La scuola saprà mettersi in gioco? Saprà dire addio alle vecchie aule e creare nuovi spazi per l’apprendimento? Nell’articolo si propone la significativa innovazione promossa nel Liceo Scientifico“Amedeo di Savoia”di Pistoia.

Per la rubrica CPIA, sotto il titolo “Rapporto di autovalutazione (RAV) e CPIA”, Ada Mauriorileva che Il segmento dell’istruzione degli adulti non è ancora valutabile e che i dirigenti dei CPIA sono nell’impossibilità di dare attuazione al processo di autovalutazione, come previsto dall’articolo 6 del DPR 80/2013, obbligatorio per tutti gli altri dal 2015; di conseguenza, i dirigenti dei CPIA non possono predisporre il piano di miglioramento (PdM), venendo meno alla finalità della valutazione, in assenza di indicazioni in merito dal MIUR.

Per La Scuola in Europa, Mario di Mauroscrive su “Ricerca empirica e Big-data, un’alleanza di certo da discutere nell’educational”,ponendo a sottotitolo l’interrogativo se davvero le cosiddette didattiche professionali dell’insegnamento facciano la differenza in una scuola, un Paese, un continente. Alla base della sua riflessione, l’autore pone la definizione di Big data: risorse informative ad alto volume, ad alta velocità e / o ad alta varietà che richiedono forme innovative ed economiche di elaborazione delle informazioni che consentono di ottenere informazioni approfondite, prendere decisioni e automatizzare i processi. Un mondo che è solo apparentemente distante dalla scuola e dai suoi interessi.

Per Psicologia della gestione, Vittorio Venuti si unisce al dibattito che si è incentrato ultimamente sulla lezione frontale, da molti ritenuta superata e inutile. Ma è davvero così, o non si tratta di adeguarla alle mutate esigenze riscontrare l’interesse degli alunni, a partire dalla modificazione degli ambienti di apprendimento? In “L’arte di salire e scendere dalla cattedra”,la questione si sposta sul modo di intendere la lezione, che pur sempre deve essere interpretata come il momento in cui l’insegnante si esprime con la consapevolezza di trovarsi fronte a fronte con gli studenti e, quali che siano gli strumenti che utilizzerà, questi saranno al servizio di entrambe le parti. X

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