Ultime notizie

Nella Gazzetta Ufficiale del 9 novembre è stata resa nota la data della prova scritta del concorso per Dirigenti scolastici per i candidati della Sardegna, rinviata per le avverse condizioni del tempo il 18 ottobre: si terrà giovedì 13 dicembre a partire dalle ore 10.00.

 

Un problema che si è andato evidenziando in merito al concorso straordinario è quello segnalato, sulla sua pagina facebook, dal senatore Pittoni responsabile istruzione Lega e Presidente della 7^ commissione Istruzione del Senato: Il caso di un docente che alla data del 12/12/2018 (scadenza del bando) non abbia ancora perso la qualifica di docente di ruolo perché l’amministrazione territoriale del MIUR non ha provveduto a emanare il decreto di esecuzione della sentenza sfavorevole all’interessato che lo retrocede dalle GAE alla II^ fascia delle graduatorie di istituto con contestuale rescissione del contratto a tempo indeterminato e conseguente trasformazione dello stesso in contratto tempo determinato fino al 30 giugno 2018; così come potrebbe verificarsi il caso che alla stessa data non ci sia ancora la pronuncia giurisdizionale che toglie all’interessato il diritto all’inclusione nelle GAE. I docenti in tali condizioni non potrebbero presentare domanda di partecipazione al concorso.

Per questi motivi, il senatore Pittoni, ha annunciato la proposta di un decreto ad hoc, perché i termini del bando vengano riaperti limitatamente ai soggetti nei confronti dei quali venga emanato un decreto di cancellazione dalle GAE in data successiva a quella di scadenza del bando. In tal modo si consentirebbe anche di poter usufruire della riserva di posti ai sensi della legge 68, che scatta esclusivamente per chi non ha in atto un rapporto a tempo indeterminato.

 

Intervenendo alla scuola di formazione politica della Lega, il vicepremier Salvini ha espresso l’intenzione di mettere in discussione l’abolizione del valore legale del titolo di studio: “Negli ultimi anni – ha sottolineato– la scuola e l’università sono stati serbatoi elettorali e sindacali: l’abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare”.

Il problema del titolo di studio non è nel programma di governo, ma sembra essere un argomento che interessa molto il popolo leghista, prevalentemente radicato nel Nord Est del Paese: abolire il valore legale del titolo di studio potrebbe comportare l’eliminazione della garanzia per tutti di partecipare ai pubblici concorsi o di concorrere per una professione, prescindendo dal territorio di provenienza.

Per contro, questo renderebbe più difficile, per i diplomati e laureati del Sud, l’accesso nel mondo del lavoro.

CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI

Come prepararsi ed affrontare la prova orale

vi proponiamo il testo di Antonio Di Lello

ICASI DELLA SCUOLA

Guida alla prova orale del concorso dirigenti scolastici

Pagine 300 , Costo euro 22,00

(aggiungere 4,00 euro per spese di spedizione con corriere SDA)  

Vengono proposti 46 casi .  Ogni caso prospettato viene analizzato in tutte le sue componenti, fornendo la relativa soluzione con gli opportuni e necessari riferimenti normativi richiamati.

 Noi crediamo che questo testo possa servire come validissimo e consistente aiuto a tutti i candidati al Concorso per Dirigente Scolastico per affrontare la prova orale, considerata la vastissima casistica di situazioni che quotidianamente si presentano e la relativa ampia e non sempre chiara normativa a cui essi sono costretti a fare riferimento.

Questo testo di agile lettura espone in forma semplice e discorsiva una serie di casi pratici che il dirigente scolastico nella sua attività quotidiana può essere chiamato a risolvere e che sicuramente potranno costituire oggetto di domanda per la risoluzione del caso alla prova orale.

Nella bozza del testo di riforma dei concorsi a cattedra si prevede che, per accedere ai prossimi concorsi, basterà la laurea e aver conseguito 24 crediti formativi in discipline antropo – psico -pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Saranno esentati dal conseguimento dei CFU e CFA i soggetti in possesso di abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione,

Saranno esentati”

I soggetti in possesso di abilitazione per altra classe di concorso o per altro, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente.

Per i precari storici che abbiano svolto, nel corso degli otto anni scolastici precedenti l’avvio delle procedure concorsuali almeno tre annualità di servizio, anche non successive su posto comune o di sostegno, si prevede la possibilità di partecipare per un numero di posti riservati pari al 10%.

Il concorso diventa abilitante all’insegnamento per le medesime classi per le quali si partecipa.

Non ci saranno idonei, ma la graduatoria a fine concorso, sarà composta da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso e le graduatorie avranno valenza biennale.

Le prove concorsuali saranno: due prove scritte una orale. Quest’ultima avrà l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze dei candidati nelle discipline facenti parte della classe di concorso.

Per il sostegno, le prove saranno due: uno scritto e un orale.

Viene cancellato il FIT, il percorso triennale di formazione dei docenti previsto dalla legge 107/2015. Chi vincerà il concorso farà un anno di prova e di formazione come supplente, quindi sarà assunto in ruolo.

Chi vince assume l’obbligo di rimanere 4 anninella stessa scuola in cui ha svolto l’anno di prova.

Saranno aboliti gli ambiti territoriali, per cui i docenti saranno nuovamente nominati su scuola.

Il 6 novembre, il Ministro Bussetti ha incontrato il Forum Nazionale delle Associazioni Studentesche e ha ribadito l’opportunità di lavorare insieme nel rispetto dei ruoli e con obiettivi precisi e condivisi per rimettere la scuola al centro della società. Quindi ha manifestato l’intenzione di “mettere ordine in normative che hanno messo a dura prova la scuola, sovraccaricando dirigenti e istituti. Come anche potenziare la didattica, attraverso metodologie e strumenti innovativi e grazie ad una formazione continua del corpo docente”.

Riferendosi alla Carta delle studentesse e degli studenti e degli studenti in Alternanza Scuola-Lavoro, il Ministro ha confermato l’intenzione di apportare modifiche, per cui il coinvolgimento degli studenti è fondamentale. “C’è da parte di questo Ministero – ha ancora affermato il Ministro - la massima apertura. A voi, però, anche il compito di aumentare la rappresentatività, di coinvolgere maggiormente i vostri coetanei e sviluppare così senso di appartenenza nei confronti dell’istituzione scolastica”.

 

Il Miur ha emanato la circolare 1892 del 7 novembre,che fissa i termini per le iscrizioni alle classi prime di scuola primaria e secondaria di I e II grado per l’anno scolastico 2019-2020. Ci sarà tempo dalle ore 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019, in anticipo rispetto all’anno scorso.

L’anticipo del periodo delle iscrizioni, fortemente voluto dal Ministro Bussetti, servirà per far partire prima la macchina delle operazioni che servono per portare in cattedra tutti i docenti a inizio anno scolastico.

Le iscrizioni dovranno essere fatte on line, ma già a partire dalle 9.00 del 27 dicembre 2018 si potrà accedere alla fase di registrazione sul portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità.

Le iscrizioni on line riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito). Per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea. L’adesione delle scuole paritarie al sistema delle ‘Iscrizioni on line’ resta sempre facoltativa.

Per effettuare l’iscrizione on line le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di interesse. Sarà come sempre disponibile, a questo scopo, il portale ‘Scuola in Chiaro’ che raccoglie i profili di tutti gli istituti italiani e consente di ricavare informazioni utili che vanno dall’organizzazione del curricolo, all’organizzazione oraria, agli esiti degli studenti e ai risultati a distanza (Università e mondo del lavoro).

Scuola dell’Infanzia - La domanda resta cartacea e va presentata alla scuola prescelta. Possono essere iscritti alle scuole dell’infanzia i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2019, che hanno la precedenza. Possono poi essere iscritti i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 30 aprile 2020.

Sul sito del Miur circolare 1892 del 7 novembre e allegati

Circolare: http://www.miur.gov.it/miur-theme/icons/file-pdf.svg

Una Rivista mensile pensata per la funzione di Educatore del Dirigente scolastico e per l'Aggiornamento professionale dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado

La rivista  è  disponibile anche on line collegandosi al sito www.farelinsegnante.it - Gli abbonati oltre a ricevere regolarmente la copia cartacea, avranno la possibilità di sfogliare e stampare la rivista in tempo reale dal proprio pc.

La password sarà comunicata appena ricevuta comunicazione dell'avvenuto pagamento dell’abbonamento. L'abbonamento annuale alla  rivista costa solo € 50,00

Ogni numero  della rivista tiene in particolare considerazione una tematica di attualità o costantemente rilevante, alla quale dedica una certa quantità di interventi caratterizzanti.

Le tematiche che saranno sviluppate nell'anno scolastico 2017/2018

·       n. 3 - Novembre: Formazione in servizio del personale scolastico

·       n. 4 - Dicembre:  Valutazione di sistema e del personale

·       n. 5 - Gennaio:    Valutazione degli alunni

·       n. 6 - Febbraio:   Le innovazioni metodologiche e didattiche per il successo   formativo

·       n. 7- Marzo:        La didattica con l’apporto delle tecnologie digitali e l’educazione ai media

·       n. 8 - Aprile:       Ambienti di apprendimento e inclusione

·       n. 9 - Maggio:    Gestione delle classi e dinamiche relazionali

·       n. 10 - Giugno:   Individualizzazione e personalizzazione degli insegnamenti/apprendimenti

 

FARE L'insegnante n.2/2018 - 2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

 

Editorialedi Ivana Summa

Le discipline tra multidisciplinarità e interdisciplinarità

 

 

TEMI DI SCUOLA

Cosa sono e come sono le discipline nella scuola dei  curricoli per competenze di Ivana Summa

 

La musica: disciplina dall’elevato potenziale educativo e formativo di Giovanna Facilla

 

Dell’educazione come prassi di giustizia di Antonio Vernacotola e Gualtieri D’Ocre

 

Le discipline fra Programmi e Indicazioni di Gianni Balduzzi

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Valutazione iniziale, prove d’ingresso e progettazione curriculare. Oltre statiche osservazioni, verso un apprendimento per lo sviluppo di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Storie di mani  di Laura Rossi e Alessia Sansoni

 

La componente educativa delle attività nella scuola dell’infanzia: principi e criteri di base di Giada Iannuzzi

 

SCUOLA PRIMARIA

Tell me a tale. Quando Alice entra in classe di Rita Quinzio

 

Per una gestione efficace della classe di Monica Piolante

 

Insegnare: un dialogo costante all’interno del curricolo di Emanuela Cren

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Aver ragione è ancora un’arte? Dialettica e argomentazione in Schopenhauer di Elisabetta Imperato

 

Il lessico: una sfida per tutti gli insegnanti di Loredana De Simone

 

Un esempio di potenziamento delle competenze in due discipline mediante metodologia CLIL di Marco Pellizzoni

 

Rubriche

Maestri del passato che parlano al presente

L’attualità del pensiero filosofico e pedagogico di Jacques Maritain di fronte ai problemi del nostro tempo di Nicola Serio

 

Le Parole della Scuola

Ambiente di apprendimento di Luciano Lelli

 

Scuole che INNOVANO

Comprensivi per davvero... una storia di vera innovazione! di Ivana Summa

 

Arte Musica e Spettacolo

Personal Shopper di Olivier Assayas di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

L’informativa sul trattamento dei dati personali a scuoladi Anna Armone

 

Un libro al mese

Edgar Morin, INSEGNARE A VIVERE di Rosanna Rinaldi

 

MODALITA' DI ACQUISTO

Per abbonarsi per l'anno scolastico 2017/2018 è sufficiente effettuare il pagamento con una delle seguenti modalità

 

CON LA CARTA DEL DOCENTE

Come creare il buono spesa:
accedi con il tuo Spid alla piattaforma ministeriale https://cartadeldocente.istruzione.it
cliccare la voce “Crea buono” dal menu in alto a sinistra
si aprirà la schermata “Per quale tipologia di esercizio/ente?” - cliccare su “Fisico
scegli l’ambito “Libri e testi ( anche in formato digitale)", sia per i libri, sia per le riviste;

inserisci l’importo corrispondente  al costo delle riviste o dei libri  - cliccare su “Crea buono”
Verrà generato un buono spesa contraddistinto da un codice.

Scaricare il buono in PDF e spedirlo  alla nostra casella  euroed@euroedizioni.it  insieme ai dati (nome, cognome, indirizzo completo ).

- oppure mediante

·       Bonifico: CODICE IBAN   IT 85  D  07601  01000 000035368109

·       Carta di Credito collegandosi al sito www.euroedizioni.it “acquista on line”

·       versamento sul c/c postale n. 35368109,  intestato  a EUROEDIZIONI TORINO SRL, Via Gaetano Amati, 116/7 10078 Venaria Reale (TO).

Le scuole per ricevere la fattura elettronica devono comunicare il CIG  a  euroed@euroedizioni.it

 

Rivista on line delle istituzioni scolastiche

GLI ARGOMENTI DEL MESE

Antonio Sapiente -  Privacy, il nuovo registro dei trattamenti

Filippo Sturaro -  Garantire i diritti degli alunni

Silvia Renzulli  - Visite mediche di controllo ed esenzione dalla reperibilià

Michela Lella -  Predisposizione del PTOF per gli anni 2019/2022

Salvatore Argenta  - La Corte di Giustizia Europea dichiara legittima la norma che riconosce  il servizio non di ruolo nella misura di quattro anni interi e due terzi per l’ulteriore periodo

 

Slittano i termini per la predisposizione del programma annuale 2019

E' pignorabile il conto corrente del pensionato?

Legge di Bilancio 2019

E' dovuta l’imposta di bollo sugli atti dei concorrenti nelle procedure di gara per l’acquisizione di beni e servizi?

Digitalizzazione delle procedure di gara

 

NOTE DI GIURISPRUDENZA SCOLASTICA

·       Licenziamento per giusta causa e diritto di critica delle decisioni del datore di lavoro

·       Licenziamento disciplinare e principio di immutabilità della contestazione

·       Infortunio sul lavoro e responsabilità del datore

·       Demansionamento e onere probatorio

 

MIUR

·       Decreto Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Funzione Pubblica n. 206 del 17 ottobre 2017 - Regolamento recante modalità per lo svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per malattia

·       Decreto del Presidente della Repubblica del 24 ottobre 2018  - Assunzioni docenti afam anno accademico 2018-2019

·       Nota prot. n. 14748.25-10-2018 - Incarichi a tempo determinato personale ATA - Graduatorie d’istituto 24 mesi

 

Il MIUR  con la nota 21617 del 31 ottobre 2018 della Direzione generale delle risorse umane ha comunicato che sarà disposta la proroga del termine per la redazione del programma annuale 2019.

L'iniziativa è collegata alla circostanza che è intenzione del MIUR pubblicare, in tempi brevi, il nuovo regolamento di contabilità scolastica, dopo una lunga e travagliata gestazione durata circa tre anni,  in modo che il programma annuale per il 2019 venga predisposto con le regole del nuovo regolamento di contabilità

Il nuovo regolamento contiene sostanziali modifiche alla contabilità, la più significativa la redazione del bilancio in termini di competenza e di cassa che rappresenta la novità più rilevante.

 

FARE L'insegnante n.8/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

La “buona didattica” è inclusione

L'intento che ci ha guidato nel decidere a quale tematica dedicare il n. 8 della rivista era ed è quello di dare un sguardo consapevole all’agire didattico quotidiano di tanti insegnanti (che, peraltro, non sempre sanno utilizzare la didattica in funzione inclusiva!) che considerano la scuola stessa come la palestra in cui si impara a fare comunità, a stare insieme, a sapersi muovere in un contesto micro-sociale che è poi l’ologramma della società più generale. Infatti, sentirsi inclusi è il modo migliore di vivere insieme, perché basato sulla convinzione che ogni individuo ha valore per quello che è ed appartiene alla comunità. Del resto, anche se non espressamente citata, il legislatore della Costituzione italiana si riferisce all’inclusione sia nelle dichiarazioni dell’art. 3 che nell’art. 34: il primo impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’uguaglianza, alla libertà e alla dignità dei cittadini; il secondo, in modo icastico, dichiara che la scuola è un luogo accogliente, perché “aperta a tutti”.

Per sintetizzare che cosa sia l’inclusione possiamo affermare che comunità ed appartenenza sono i diametri fondamentali con cui essa si manifesta. L’intrecciarsi di questi due aspetti dà poi come esito la formazione dell’ identità personale che è alla base di tutte le relazioni sociali. Così intesa, l’inclusione deve avvenire non solo nella scuola ma in molteplici ambienti che si configurano come aggregazioni sociali più o meno formali, più o meno scelte. Così intesa, l’inclusione ha come destinatari tutti gli individui e, in particolare, tutti coloro che - per qualche caratteristica - si presentano differenti rispetto a parametri anche di natura sociale che, in una determinata fase storica, vengono percepiti come la diversità. Essere troppo bassi, troppo alti, troppo grassi, avere la pelle nera o cose del genere, tutto ciò può rappresentare un ostacolo per le relazioni interpersonali e sociali che, specialmente in età di crescita - coincidente sostanzialmente con la vita quotidiana a scuola - assume una valenza formativa potente, sia in senso positivo che negativo.

Dunque, tutto l’orizzonte di senso dell’agire educativo dentro le nostre scuole dovrebbe essere inclusivo perché, oltre alle differenze che connotano ogni essere umano, la scuola aggiunge altre differenze come - a mo’ di esempio - quelle connesse alla valutazione degli apprendimenti. I voti e i giudizi, infatti, sia quelli formalizzati in schede e pagelle che quelli informali, creano una sorta di rating, una classificazione predittiva addirittura del futuro successo/insuccesso come persone.

Abbiamo voluto dilungarci sul significato di inclusione, perché il D.lgs n. 66/2017 - di cui Giancarlo Sacchi fa una efficace sintesi - è davvero molto deludente per chi, come noi, crede che l’inclusione è qualcosa di diverso dell’integrazione che ha caratterizzati fino a qualche anno fa tutte le politiche nei confronti degli alunni con disabilità riconosciute. Nel dibattito che si è avuto dopo la legge 107/2015, infatti, hanno preso il sopravvento l’analisi e la diagnosi delle disabilità, lasciando nell’ombra la visione educativa che, per essere concretamente inclusiva, deve caratterizzare lo stesso ambiente di apprendimento che viene predisposto per tutta la classe. E questo perché includere non può significare rivolgersi soltanto ad alcuni soggetti, escludendo gli altri; sarebbe, infatti, un vero e proprio paradosso!

Si è discusso soprattutto di garantire livelli essenziali di inclusione scolastica senza discutere in modo adeguato degli strumenti, dei criteri, delle modalità che caratterizzano l’agire inclusivo che va declinato con molta chiarezza e concretezza a partire da una discussione a 360°, chiamando gli stessi docenti a dare un contributo in questa direzione.

Facciamo - sempre a mo’ di esempio - alcune domande provocatorie come quelle che seguono:

Inclusione vuol dire garantire a tutti alcuni apprendimenti essenziali e fondamentali?

Inclusione vuol dire fare accoglienza in modo da rendere accessibile a tutti la scuola?

Inclusione vuol dire creare pari opportunità?

Come misurare la qualità dell’inclusione in modo che sfugga alla semplice percezione empirica (pure rilevante!) senza cadere nella formalizzazione burocratica, più attenta ad elaborare documenti che ad agire davvero ciò che si scrive?

Dobbiamo convenire che non è semplice rispondere a queste domande, anche se i contributi che pubblichiamo negli appositi spazi dedicati ai diversi gradi di scuola vanno proprio nella direzione di una pluralità dei significati attribuiti alla didattica inclusiva che, tuttavia, partono pur sempre dall’ambiente di apprendimento creato dai docenti. In fondo, l’educazione è davvero inclusiva quando si attua soprattutto attraverso l’esperienza personale dell’alunno, interamente determinata dall’ambiente che include anche il “maestro”, perché tale si considera il docente che sa organizzare l’ambiente stesso e sa guidare gli allievi nella loro personale esplorazione. Ed è proprio l’agire di tutti, docenti e discenti, in questo ambiente che diventa spazio sociale, che si costruisce come senso di appartenenza, comunità ed identità.

Purtroppo - almeno da quanto emerge dalla lettura del D.lgs n. 66/2017 e nello stesso discorso degli addetti ai lavori - sembra che gli studi di psicologia dello sviluppo affettivo, cognitivo e linguistico riguardino soltanto i casi di alunni con specifiche disabilità e, in questa prospettiva, si moltiplicano le etichette riferite alle diverse tipologie di disabilità e di disturbi fino a far coincidere le naturali differenze con le differenti diversità. Insomma, la scuola, per poter agire, deve prima apporre la giusta etichetta ad ogni allievo, poi acquisire certificazioni e documentazioni, infine elaborare piani e progetti! E tutto ciò avviene pur sapendo che le differenze non sempre sono patologie ma possono diventare tali a seconda dell’impatto che hanno sugli ambienti sociali, spesso caratterizzati da una certa rigidità, da molti pregiudizi, da immagini e rappresentazioni sociali fortemente omologanti.

A questo punto dovremmo fare una qualche riflessione sulla stessa struttura istituzionale del nostro sistema scolastico, tanto da rendere del tutto evidente la schisi che c’è tra gli esiti delle ricerche scientifiche e la realtà del funzionamento e dell’organizzazione delle nostre scuole. Si rifletta sulla diffusa realtà che di fatti separa gli alunni con etichetta da quelli senza: i primi vengono affidati agli insegnanti di sostegno, mentre i secondi agli insegnanti di classe creando delle disparità paradossali e, di fatti, rendendo impraticabile la complementarità tra le competenze specialistiche dei docenti che agiscono nella stessa comunità-classe. Tali disparità, peraltro, si manifestano a livello degli stessi strumenti didattici: stiamo pensando agli studenti con DSA che hanno il diritto di utilizzare il personal computer, contribuendo in tal modo a sottolineare le differenze tanto da farle diventare diversità. Questi fenomeni non avrebbero modo di manifestarsi se le tecnologie informatiche fossero rese disponibili per tutti e facessero parte di un ambiente di apprendimento ricco, differenziato, accessibile e favorevole a tutti gli stili di apprendimento. L’ambiente di apprendimento è pensato per tutti affinché ciascuno possa muoversi per apprendere, comprendere, crescere.

Il discorso, procedendo nella direzione da noi privilegiata, si fa davvero ampio ed articolato perché investe addirittura la stessa concezione di curricolo e il ruolo giocato dalle discipline. Infatti, alcune vengono considerate di serie A, mentre tutte le altre sono considerate di serie B. Tutte le persone di scuola sanno benissimo che questa forte separazione è assurda e intellettualmente disonesta perché, di fatti, ne sottovaluta la valenza formativa e di crescita individuale e sociale.

Vorremmo concludere con una affermazione forte: la scuola non ha bisogne di altre riforme, ma ha bisogno di una forte rivoluzione culturale e questo spetta a noi della scuola e si può fare in un unico modo: mettere al centro l’apprendimento. X

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