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CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI

Offerta speciale  Webinar più quiz ministeriali

Il Ministro dell'Istruzione Dott. Bussetti ha personalmente confermato che il concorso Dirigenti Scolastici sarà avviato a luglio, con la prova di  preselezione  già fissata per giorno 23 luglio. Il 27 giugno sarà pubblicata una banca dati di 4000 quesiti, da cui poi saranno estratte le domande.

I 100 quesiti oggetto della prova  avranno quattro opzioni di risposta , di cui una sola corretta.

L’ordine dei quesiti somministrati sarà diverso per ciascun candidato.

Per sostenere  i concorrenti a superare la prova di preselezione del 23 luglio la Casa Editrice Euroedizioni propone le seguenti offerte.

A) Quiz ministeriali + webinar costo 30,00

Vengono offerti i quiz ministeriali e 9 webinar di esercitazione e spiegazione degli stessi quiz che saranno pubblicati il 27 giugno.

L'obiettivo dei webinar è quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quiz a risposta multipla, mediante l'esercitazione pratica proprio sui quiz  che saranno  pubblicati dal MIUR il giorno  27 giugno 2018. Scarica il programma dei webinar.

Inoltre, vengono offerti tutti i test a risposta multipla che saranno pubblicati dal Ministero il giorno 27 giugno in versione on line  riorganizzati per materia sul simulatore on line predisposto da Euroedizioniper consentire l’autoapprendimento e la simulazione della prova d'esame. 

I quiz ministeriali, suddivisi per aree tematiche, saranno organizzati in schede con gruppi di 25 domande, per favorire l'esercitazione e consentire più rapidamente l'apprendimento.

Grazie al simulatore sarà possibile esercitarsi alla prova rispondendo ai test a risposta multipla, ripassare gli argomenti, coniugare lo studio teorico con la verifica della propria preparazione oltre a simulare lo svolgimento della prova d'esame stessa.

Fresco di nomina, il Ministro Bussetti, in occasione della fine dell’anno scolastico e degli esami di Stato, ha inviato un saluto personale a tutti gli studenti:

«Carissimi,

mi rivolgo a tutti voi, ora che l’anno scolastico volge al termine, con un messaggio di saluto e gratitudine. Voglio ringraziare tutti, proprio tutti, coloro che operano nel mondo della scuola per il lavoro portato avanti con dedizione e senso di responsabilità. Un lavoro sempre rivolto alla formazione dei ragazzi.

Per molti di voi, cari studenti e care studentesse, è arrivato il tempo della pausa e del meritato riposo, dopo un anno ricco di esperienze e impegni. Per altri stanno per iniziare gli Esami di Stato: “in bocca al lupo” sia a chi conclude il percorso della scuola secondaria di primo grado, sia ai “maturandi”.

So bene che vivete il momento degli Esami con un po’ di ansia e di attesa. Un pizzico di tensione - nella giusta misura - aiuta a reagire positivamente alle sfide. Sono con voi, al vostro fianco, e vi auguro di riuscire a dare il meglio di voi stessi.

Da pochi giorni ho assunto la carica di Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Intendo svolgere questo ruolo mettendo al servizio del Paese l’esperienza di una persona che ha sviluppato il suo percorso professionale tutto all’interno del mondo dell’istruzione. Desidero ascoltare con cura e attenzione tutte le componenti della scuola, per affrontare il lavoro insieme, nel rispetto dei ruoli. Che la scuola sia per tutti una finestra sul mondo».Marco Bussetti

 

 

A fine anno scolastico è di rito in molte scuole la foto di classe. L’introduzione della privacy ha reso difficile anche questo rituale, specie quando si interpretano in maniera rigida le disposizioni, che pure lasciano spazi di “fattibilità”.

Così, è successo che a Grado, a seguito del divieto del dirigente opposto alla foto di classe, decisi a non mollare, i ragazzini di una classe di prima elementare hanno deciso di farsi fotografare di spalle: un bel gruppo fotografato di schiena.

La dirigente scolastica, già evidenziata della cronaca per aver obbligato per mesi i genitori a venire a prendere di persona i figli alla fine delle lezioni delle medie di Grado e Ronchi dei Legionari, ritenendo la privacy più importante di un bel ricordo, aveva richiesto una specifica liberatoria da parte dei genitori, in aggiunta a quella concessa dai genitori ad inizio d’anno. Risultando difficoltosa la raccolta dell’ennesima liberatoria, per non rinunciare al momento felice rappresentato dalla foto di classe, hanno trovato l’escamotage della foto cista dal lato B. Risultato: la foto ha trovato spazio in molti sui media e su molti quotidiani nazionali.

 

Siamo in chiusura d’anno scolastico e le tensioni tra docenti e genitori possono avere punte ancora più esasperate, come dimostra l’ennesimo episodio che registra l’aggressione di una mamma nei confronti di una docente di inglese in servizio a Caselle di Selvazzano (PD), “colpevole” di aver assegnato un 4 al figlio.

La genitrice, infuriata per il voto insufficiente, ha atteso la docente all’uscita da scuola, prima le ha inveito contro tutta la sua rabbia, poi l’ha aggredita fisicamente rifilandole uno spintone che la faceva cadere a terra. Nella caduta, la professoressa si è ferita al labbro, così ha chiamato i carabinieri, riservandosi di sporgere denuncia, poi si è recata al pronto soccorso di Padova.

Con la nota prot. n. 1207 del 7 giugno 2018, concernente la comunicazione dei dati riferiti agli esami di Stato 2018 del II ciclo, il Miur ricorda che la procedura per la comunicazione dei dati ripropone quella degli anni scolastici precedenti, che, a seguito dell’informatizzazione dei modelli ES0 e dei modelli ES-C (proposte di configurazione delle commissioni e di designazione commissari interni), semplifica e snellisce le relative attività.

Si ricordano, quindi le quattro fasi e le tempistiche previste per la procedura:

- Prima fase: PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI (a cura delle segreterie scolastiche) Dall’11 giugno fino all’insediamento della Commissione sulla piattaforma SIDI

- Seconda fase: LAVORI DELLA COMMISSIONE (a cura delle Commissioni d’esame secondo quanto previsto dall’O.M. n.350/2018)

- Terza fase: COMUNICAZIONE DEGLI ESITI DEGLI ESAMI DI STATO (a cura delle segreterie scolastiche a partire dal 2 luglio)

- Quarta fase: ADEMPIMENTI FINALI (a cura delle segreterie scolastiche):

1) gestione dei piani orario per la predisposizione dei certificati di superamento prove;

2) produzione del Certificato di superamento prove;

3) produzione dell’Attestato (per svolgimento prove differenziate);

4) produzione del Diploma, (in formato A3);

5) produzione del Supplemento Europass al Certificato (dall’O.M. n.350/2018 – art 27).

Si ricorda che nell’area Documenti e manuali del SIDI sono disponibili le guide esplicative per l’attività delle segreterie sul SIDI e per l’utilizzo di “Commissione Web” da parte delle Commissioni. Le informazioni riguardanti “Commissione Web” sono disponibili nella sezione Esame di stato secondo ciclo del portale www.miur.gov.it. Per eventuali chiarimenti per le procedure sul Sidi può essere contattato l’ufficio Gestione patrimonio informativo e statistica; per problemi tecnici dell'applicazione è disponibile il numero verde curato dal gestore del sistema informativo 800903080.

Nell’incontro con oltre 500 bambini delle Ferrovie dello Stato, il 9 giugno nell’atrio dell’Aula Paolo VI, Papa Francesco di è sentito chiedere se ricordasse come fossero le maestre che aveva avuto a scuola.

Il Pontefice ha risposto con molta semplicità: «La maestra si chiamava Stella: una maestra che ho avuto nel primo anno e nel terzo, la stessa maestra. Nel secondo e nel quarto ne ho avuta un’altra. Era brava, ci insegnava a scrivere e a leggere, bravissima. Poi, sempre, quando sono uscito dalla scuola, l’ho ricordata sempre, perché ricordare la prima maestra o il primo maestro è molto importante perché è quello che ti fa andare nella vita per primo. E io la chiamavo al telefono, già da ragazzo, già da prete. E poi da vescovo l’ho aiutata nella sua malattia. È morta a 94 anni. E io l’ho seguita sempre. Quel ricordo non lo dimentico mai».

Poi ha aggiunto: «Non dimenticatevi mai dei primi maestri, non dimenticatevi mai della scuola. Perché? Sentite bene. Perché sono le radici della vostra cultura. Cosa significa sradicato? Senza radici. Io non devo essere sradicato, cioè senza radici. E per questo ricordare la scuola, le maestre, sempre nella vita ci aiuterà, mantenere le radici per dare fiori e frutti».

Lucia Azzolina e Vittoria Casa, parlamentari del Movimento 5 Stelle, hanno annunciato una interrogazione al ministro dell’istruzione, Bussetti, affinché venga attivata la procedura concorsuale relativa ai Dsga.

Nella interrogazione, le parlamentari ricordano il D.D. 979/2010, che indiceva una procedura selettiva per l’accesso alla mobilità professionale ed in particolare per il passaggio dall’area B all’area D, profilo professionale Direttore servizi generali e amministrativi, per cui chiedono l’attivazione della procedura per la formazione del personale inserito nella suddetta graduatoria definitiva redatta non solo ai fini delle immissioni in ruolo, ma anche ai fini della redazione di una nuova graduatoria permanente da utilizzare negli incarichi, utilizzazioni e supplenze DSGA. Tale formazione consentirebbe la copertura parziale e/o totale dei posti disponibili.

Accanto a questa iniziativa, le due parlamentari chiedono che venga bandito al più presto un concorso che vada a coprire la carenza di ben 1700 DSGA, così da garantire il pieno ed efficace funzionamento delle Istituzioni scolastiche coinvolte.

L'Assemblea Nazionale francese ha votato la proposta di legge che introduce il «divieto effettivo» dei telefoni cellulari nelle scuole elementari e medie dall'inizio del prossimo anno scolastico. Il presidente Macronlo aveva promesso in campagna elettorale rafforzando ilo divieto che già esisteva dell’uso del cellulare in classe: adesso, secondo il testo di legge approvato, i telefonini saranno vietati appena varcato il portone della scuola, non più solo a lezione. In teoria, in base ai regolamenti d’istituto, già adesso dovrebbero restare spenti negli zaini, ma sia sa come difficilissimo far rispettare ai ragazzi questa semplice norma di convivenza civile. Peraltro, in Francia ai docenti non è concesso di perquisire gli studenti né tanto meno di sequestrare i telefoni, quindi resta da capire come faranno ad accertarsi che i ragazzi terranno effettivamente spenti i telefonini?

In Italia, con il governo Gentiloni, più che puntare sul divieto ha sollecitatol’«uso responsabile» del telefonino, una formula invero piuttosto generica che autorizza l’uso dei dispositivi digitali in classe ma solo a scopo didattico, superando la circolare Fioroni del 2007, che ne vietata l’uso in classe. Sulla questione, la ministra Fedeli si è dimostrata più di “manica larga” ritenendo il divieto inutile e preferendo regolamentarne l’uso attraverso precise linee guida.

L’ex ministra dell’Istruzione, Gelmini, plaude all’iniziativa francese e promette di presentare anche lei in Parlamento “una proposta di legge che vieti l’utilizzo dei telefoni cellulari tra i banchi di scuola, affinché ci sia un uso consapevole di questi dispositivi digitali, solo se in linea con la didattica e propedeutici allo studio”.

In un istituto tecnico di Parma, lo scorso 5 giugno, una ragazza di 18 anni è stata violentata da un compagno di classe. La classe era semideserta e, al termine della lezione, erano rimasti in aula solo la ragazza e due compagni; a questi si è aggiunto un altro studente, diciannovenne, mai stato individuato dalla scuola come soggetto a rischio, che si è reso protagonista dello stupro. Dopo averle strappato di mano il cellulare, l’avrebbe immobilizzata e provato a baciarla, quindi l’aggressione sessuale, che si è arrestata solo dopo una ventina di minuti, scoraggiato dalla fermezza della ragazza a farlo smettere:“Mi ha preso il cellulare e non voleva ridarmelo – ha denunciato la ragazza -, io l’ho inseguito e ho cercato di riprenderlo. A quel punto mi ha stretto le mani intorno al collo spingendomi verso il muro. Mi ha messo le mani su tutte le parti del corpo, io provavo a spingerlo via e a dirgli di fermarsi”.

Sotto shock, la ragazza è corsa dalla Dirigente scolastica raccontando l’accaduto, poi ha sporto denuncia ai carabinieri, che hanno avviato le indagini sentendo i giovani testimoni per trovare riscontri al racconto della studentessa.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il molestatore si sarebbe fermato di fronte ai ripetuti ‘no’ della ragazza, mentre i due compagni che erano con lei si sarebbero limitati solo a dire all’aggressore di fermarsi, ma senza intervenire.

Intervistata dalla Gazzetta di Parma, la preside dell’istituto ha manifestato la propria vicinanza alla studentessa e alla famiglia, annunciando provvedimenti per tutti responsabili.“L’istituto – ha dichiarato la preside - è sempre stato in prima linea nel portare avanti i valori di rispetto e tutela delle persone, come abbiamo fatto con le assemblee d’Istituto con Lucia Annibali e tanti altri momenti di questo tipo che hanno sempre cercato di coinvolgere i ragazzi. Proprio per questo siamo i primi a sentirci feriti”.

La Scuola è risultata assente anche nel discorso programmatico che il Presidente del Consiglio ha pronunciato alla Camera dei deputati. Nel tentativo di recuperare il silenzio il silenzio del Senato, Giuseppe Conte ha solo detto: «Abbiamo ragionato con tanti stakeholders, interverremo sui nodi critici della legge 107», senza far cenno a quali siano questi nodi.

Un passo indietro rispetto alla proposta di “smantellamento” della “Buona Scuola”?

Sembra che tra i punti critici rientrino la “chiamata diretta”, per cui si prospetta un ridimensionamento dei poteridei dirigenti scolastici, il bonus premiale, che potrebbe essere ridotto e la carta docente, che potrebbe subire una sforbiciata in conseguenza dei tagli che potrebbero interessare i fondi del MIUR

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

La scuola ai tempi del web

Il tema che in questo numero della rivista è fatto oggetto di attenzione riguarda l’utilizzo delle tecnologie nelle attività didattiche che vengono praticate nelle nostre scuole e, tra queste, sicuramente, è inclusa l’esplorazione del web. Ovviamente, ciascuno di noi è libero di essere favorevole o contrario all’utilizzo formativo delle tecnologie ma, in ogni caso, è necessario considerare che sia l’una che l’altra posizione, se estremizzata, è sbagliata. Da un lato, infatti, non si può ignorare il fatto che la storia dell’umanità è anche storia delle tecnologie e che queste hanno un poteredi cui non sempre si comprende la portata, anche se la storia dell’uomo potrebbe essere scritta come storia di “epoche tecnologiche”.Di particolare rilevanza poi sono le tecnologie collegate alla produzione del sapere, alla sua trasmissione/documentazione nonché diffusione e comprensione. Il passaggio dall’oralità alla scrittura ha determinato una vera e propria rivoluzione culturale tanto da determinare l’evoluzione culturale di interi popoli e dell’intelligenza sociale. E oggi che le tecnologie ci mettono di fronte ad una trasformazione impensabile, come si dovrebbe attrezzare la scuola? È sufficiente introdurre le nuove tecnologie per la mediazione didattica o è necessario riconsiderare la stessa funzione della scuola in rapporto alla gestione della conoscenza?

D’altro canto, se non si può ignorare l’uso degli strumenti tecnologici, è anche rischioso adottarli in modo indiscriminato e lasciarli in uso agli alunni in modo rassegnato visto che i divieti non hanno effetto. Educare ai media, dunque, diventa un’emergenza educativa.

Ragionando su questo versante, facciamo un passo indietro. Alla fine del secolo scorso, il filosofo francese Régis Debray coniò il termine di mediasferaper descrivere in generale l’ambiente dei media che caratterizza una determinata epoca. Secondo Debray, tre tipologie di mediasfere si sono succedute nella storia dell’umanità: la logosfera, il periodo della oralità e della scrittura a mano; la grafosfera, che si sviluppa in seguito all’invenzione della stampa e vede prevalere la lettura privata; la videosfera, epoca in cui, in seguito alla diffusione dei mediaaudiovisivi, assistiamo al dominio delle immagini nel vivere sociale.

Il noto linguista Raffaele Simone, nel suo saggio “Presi nella rete. La mente ai tempi del web (2012)”, assume l’attuale mediasfera a fondamento delle sue riflessioni allorché sottolinea come le tecnologie moderne, con la loro multiforme presenza, che ha modificato il modo di comunicare, abbiano già trasformato la nostra maniera di usare il corpo e la mente. Fermiamoci su questo ultimo punto - le modificazioni della mente - poiché quelle relative al corpo sono del tutto visibili ai nostri occhi, specie se ci focalizziamo sui comportamenti personali e sociali.

Raffaele Simone ci mette di fronte all’evidenza per cui la mediasferaodierna ci accerchia in modo così serrato da avvolgerci in modo ineludibile tanto da aver creato un fenomeno che, in biologia, viene denominato esattamento(in inglese exaptation). Con questo termine, infatti, i biologi mettono in evidenza una sorta di inversione del processo evolutivo delle specie: funzioni e bisogni prima inesistenti si manifestano in modo prepotente ed urgente, perché il nuovo organo tecnologico ha messo in moto impulsi, bisogni, necessità prima sconosciuti. Sono bisogni ancestrali oggi risvegliati dalle tecnologie oppure - come suppongono molti studiosi di questi fenomeni - la modernità tecnologica sta inducendo un formidabile esattamentodella specie umana? L’esattamento, poiché non è un semplice adattamento di tipo evolutivo, in realtà ha creato un nuovo impellente e incontrollabile bisogno: il bisogno compulsivo di utilizzare i media, di connettersi per gli scopi più svariati e addirittura senza alcuno scopo. Sono già note alcune patologie collegate all’uso dei dispositivi tecnologici (tutte le molteplici forme di “disturbi dell’attenzione” di cui soffrono ormai molti dei nostri alunni ne sono una prova) e, soprattutto, all’abuso ossessivo da parte degli utenti più giovani, ormai vittime di questa nuova forma di dipendenza.

Come sta cambiando la nostra mente? Il fenomeno dell’esattamentocambia la nostra mente o, meglio, quella che viene denominata noosfera, cioè l’insieme dei pensieri, idee, opinioni, concezioni che pullulano nella mente umana. Così come la scrittura personale e poi quella a stampa hanno modificato le modalità percettive, comunicative e cognitive delle persone, allo stesso modo la mediasferacontemporanea sta modificando le nostre percezioni, le nostre forme comunicative e cognitive. E, allora, con quale formamentis arrivano i nostri ragazzi nelle nostre aule? Il loro“ambiente di apprendimento”, infatti, è al di fuori delle mura scolastiche e familiari, è seduttivo anche perché fuori dal controllo dei docenti e degli stessi genitori. Ma proprio qui, forse, sta il problema per la scuola perché avere a disposizione, fin dalla nascita, tante informazioni e tanti spazi comunicativi senza che si sia in grado di organizzarli in modo critico può essere davvero pericoloso.

La scuola, dunque, deve effettuare un vero e proprio salto di qualità che non può soltanto riguardare la didattica perché si tratta di rivisitare la sua stessa funzione sociale. Abbiamo già messo in evidenza come la realtà digitale eserciti una formidabile influenza nel campo della conoscenza, del suo formarsi, del suo diffondersi e del suo conservarsi. E non ci riferiamo alla conoscenza elaborata e posseduta dagli specialisti bensì a quella della gente comune, alla cosiddetta conoscenza diffusa. Questa rappresenta il bagaglio culturale che, nelle nostre società, solitamente si forma frequentando la scuola nella fase giovanile in vista di ulteriori acquisizioni future, che avvengono nei contesti più diversi e con diverse modalità durante tutta la vita.

Questa cultura di base, formatasi nelle aule scolastiche, consente alle persone di continuare ad imparare per tutta la vita, avendo maturato un’adeguata strumentazione culturale in grado di fare da filtro mentale, di organizzare continuamente il nostro sapere personale. Se consideriamo il fatto che la vita ci fa fare esperienza di un coacervo affastellato di informazioni - credenze, valori, opinioni, informazioni generiche che accumuliamo attraverso lo studio ma anche leggendo, conversando con gli altri, negli ambienti di lavoro - dobbiamo constatare come l’esperienza quotidiana stia cambiando la qualità del nostro “imparare ad imparare”.Il nostro modo di conoscere, la nostra esperienza del tempo, il nostro essere presenti/assenti contemporaneamente in diverse realtà, la nostra rapida concentrazione e altrettanto rapida distrazione sono segnali di un cambiamento che nei cosiddetti “nativi digitali”è già ampiamente presente e con il quale bisogna fare i conti.

Nella nostra epoca, le conoscenze così intese sono state coinvolte in una metamorfosi che riguarda l’apprendere e il comprendere: si apprende in modo più veloce e si comprende in modo più superficiale, poiché nell’hic et nuncdella connessione non c’è spazio per il pensiero riflesso.

Concludiamo questo nostro editoriale condividendo un’affermazione di R. Simone: ci troviamo di fronte ad una “tempesta culturale” di cui ancora non possiamo prevedere gli esiti. E, a questo punto, noi dobbiamo chiederci come la scuola, intesa come sistema scolastico e contemporaneamente come corpo docente, debba prendere coscienza di questo fenomeno che sconvolge la ragione fondativa dell’istituzione scolastica. La domanda è pertinente perché la scuola rappresenta ancora (o, forse, non più) l’istituzione delegata a trasmettere i saperi da una generazione all’altra, ma deve, ancora di più che in passato, fornire gli strumenti culturali per agire nella realtà così come si presenta in tutte le sue articolazioni sociali.

Per un’efficace trasmissione di informazioni oggi i docenti debbono avvalersi dei dispositivi tecnologici per non lasciare fuori il mondo e per animare cumiudicioil tradizionale ambiente di apprendimento che rischia di trasformare l’istituzione scolastica in una paleo-scuola o, peggio, in una neo-scuola dallo stampo naif. Non vogliamo fare i sociologici, ma abbiamo voluto fin qui fare delle riflessioni che, peraltro, esposte in modo così sintetico, rischiano di essere fraintese. In parole semplici, ci stiamo chiedendo come la scuola si stia attrezzando di fronte a queste sfide che hanno a che fare con la funzione trasmissiva della conoscenza e, contemporaneamente, con la sua funzione formativa. I contributi che pubblichiamo in questo numero vanno in questa direzione: ci dicono che è opportuno creare ambienti tecnologici che favoriscano l’apprendimento e la comprensione, a patto che gli insegnanti agiscano in modo sensato e all’interno di un progetto educativo articolato. X

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