Ultime notizie

La prova di preselezione del [...]

Il ministero ha comunicato  con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.33 del 24 aprile 2018 il rinvio della pubblicazione dei quesiti e del diario della prova preselettiva del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali. Si  comunica  che  la  pubblicazione  dei  quesiti  relativi   al corso-concorso  nazionale,  per  titoli  ed  esami,  finalizzato   al reclutamento  di   dirigenti   scolastici   presso   le   istituzioni scolastiche statali, indetto con D.D.G. n. 1259 del 23 novembre  2017 e pubblicato per avviso nella Gazzetta Ufficiale - 4ª Serie  speciale

Valutazione Dirigenti [...]

Con nota esplicativa n. 3, prot. 6844 del 9/04/2018 il MIUR(nota esplicativa n. 3) ha comunicato che è già disponibile il Portfolio del Dirigente Scolastico da compilare online.

Si è ravvisata l’opportunità di non limitare temporalmente l’accesso, affinché il Dirigente scolastico, attraverso la possibilità di limitare nel tempo le azioni professionali realizzate, orienti le proprie scelta organizzative in maniera sempre più consapevole e funzionale al perseguimento degli obiettivi contenuti nella lettera di incarico.

Per garantire omogeneità e tempi comuni a livello nazionale per la formulazione della valutazione, dal 3q1 luglio 2018 il sistema manterrà in memoria una versione del Portfolio per come compilato entro quella data dallo stesso Dirigente scolastico, versione visibile ma non più modificabile. A partire da quella data tale versione sarà disponibile per il Nucleo e si darà l’avvio alle operazioni connesse all’attività istruttoria, e poi per il Direttore USR per formulare la valutazione relativa all’a.s. 2017/201018.

Arrestato docente di sostegno [...]

Un docente di sostegno è stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Potenza, coordinati dalla locale Procura, per maltrattamenti aggravati e continuati inflitti all’alunna disabile di nove anni affidata alle sue cure. 

Le indagini sono partite dalla denuncia dei genitori della bambina, che frequenta una scuola primaria a Ruoti.La bambina aveva cominciato a piangere tutte le volte che doveva entrare in classe.A seguito della segnalazione sono stati sentiti molti degli appartenenti alla stessa classe ed è stato accertato che l’insegnante infliggeva ogni giorno alla minore, con disabilità motoria e cognitiva, sofferenze fisiche e morali. La piccola veniva insultata e malmenata, per futili motivi, con schiaffi, pizzichi e tirate di capelli. Ma anche altri alunni subivano trattamenti simili dal docente, che infliggeva loro punizioni per evitare che riferissero il fatto che in classe guardava sul suo pc foto a contenuto pornografico.

La vicenda ha spinto il Codacons a ribadire l’urgenza dell’adozione di sistemi di videosorveglianza per evitare abusi e violenze nella scuola.

Disturbi specifici di [...]

In Italia sono oltre 250mila i bambini e i ragazzi che frequentano le scuole di ogni ordine e grado affetti da disturbi della lettura, della scrittura e del calcolo, tre alunni su cento. Un numero elevato destinato ancora a lievitare perché, come sostengono al Miur, il processo di formazione dei docenti e le crescenti competenze didattiche hanno determinato una più consapevole e una sempre maggiore individuazione dei casi di sospetti di Dsa tra i frequentanti, dando seguito al necessario percorso diagnostico presso le competenti strutture sanitarie e determinando così l'incremento del numero delle certificazioni per le varie tipologie di disturbo.

I casi di DSA sono così diversificati: 139.620 gli alunni che presentano disturbi di dislessia, 57.259 quelli che accusano problemi di disgrafia, 68.421 di disortografia e 62.877 di discalculia. Nel volgere di appena un anno la loro presenza si è incrementata dell0 0,4%, passando dal 2,5 al 2,9 per cento, con una incidenza maggiore nella scuola secondaria di primo grado. Nell’anno scolastico 2010/2011, la percentuale di alunni Dsa era dello 0,7 per cento, comunque un boom al seguito della emanazione della Legge 170 del 2010, con la quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli alunni con disturbo specifico dell'apprendimento.

La problematica più diffusa è la dislessia, presente nel 42,5 per cento degli alunni che presentano disturbi dell'apprendimento; a seguire la disortografia (20,8 %) e la discalculia col 19,3 per cento.

 

Prima tornata di prove [...]

Conclusa la prima tornata di prove Invalsi, la Ministra Fedeli traccia un bilancio: “Alla fine di questa prima tornata di prove Invalsi 2018, che ha coinvolto le classi III della secondaria di I grado, possiamo tracciare un bilancio più che soddisfacente. E possiamo farlo grazie alla risposta importante e positiva del mondo della scuola, delle ragazze e dei ragazzi, delle famiglie, alle novità introdotte dal decreto legislativo 62 del 2017”.

Fino all’anno scorso le prove Invalsi si svolgevano, nella scuola secondaria di I grado, durante l’esame finale. Da quest’anno, invece, le studentesse e gli studenti sono stati chiamati ad effettuare le prove di Italiano, di Matematica e, per la prima volta, di Inglese, in un periodo diverso da quello degli esami. E, sempre per la prima volta, le prove si sono svolte al computer, coinvolgendo oltre mezzo milione di ragazze e ragazzi fra il 4 e il 21 aprile.

Queste novità sono state volute - ricorda Fedeli - per consentire agli studenti di accedere alle prove con una maggiore serenità e viverle come un’occasione per misurare le proprie conoscenze e le proprie competenze, scoprire i propri punti di forza e gli aspetti su cui continuare a investire per migliorare giorno dopo giorno. La valutazione, pertanto, deve essere uno stimolo e non uno spauracchio. Così come deve apprezzata come un’opportunità la novità dell’Inglese che consente a tuttidi “valutare, con uno strumento qualitativamente alto come la prova Invalsi, la propria conoscenza della lingua, in coerenza con il Quadro comune di riferimento europeo per le lingue, senza costi aggiuntivi per le famiglie”.

I bulli di Lucca: tre [...]

All’indomani della diffusione delle immagini relativi agli episodi di violento bullismo nei confronti di insegnanti a Lucca e Velletri, la Ministra Fedeli aveva tuonato: “Minacce e offese a docenti da parte di studenti sono inaccettabili ed è necessaria una linea rigorosa nelle sanzioni. Chi infrange le regole, chi ricorre alla violenza verbale o fisica nei confronti di professoresse e professori va sanzionato secondo le norme vigenti, che prevedono la sospensione dalle lezioni per periodi di tempo diversi a seconda della gravità delle azioni compiute e, nei casi più gravi, anche la non ammissione allo scrutinio finale”.

Dall’Istituto Tecnico di Carrara è arrivata la risposta: tre studenti bocciati, due sospesi fino al 19 maggio ma ammessi agli scrutini.

Così si è pronunciato, dopo una riunione di quattro ore, il consiglio d'Istituto, chiamato a esprimersi sulla proposta, avanzata dal consiglio di classe, di far ripetere l'anno a cinque dei sei studenti indagati per gli insulti e le minacce nei confronti del proprio docente di italiano e storia.

Le due sospensioni mitigano la proposta di bocciatura espressa da consiglio di classe, perché nel frattempo – ha dichiarato il dirigente scolastico - si sono acquisite informazioni “utili” da uno dei due studenti, inoltre perché è stata valutata anche la recidiva nelle condotte: i due non erano stati sospesi in precedenza, a differenza degli altri tre. Il dirigente ha anche tenuto a precisare che “non è un premio: gli alunni che rientrano dovranno sudare sette camicie", spiegando inoltre di non sapere se le famiglie decideranno di mandarli nuovamente a scuola, una volta conclusa la sospensione.

Nel frattempo la polizia ha effettuato una perquisizione a casa degli studenti, tutti indagati.Sono stati sequestrati gli indumenti indossati dai ragazzi nei video, i loro cellulari e il casco da moto utilizzato per colpire il docente. Gli indagati dovranno rispondere anche del tentato furto del tablet contenente i dati scolastici, che uno di loro ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento. Nei prossimi giorni seguiranno gli interrogatori.

 

“Vorrei una legge [...]

Venerdì 20 aprile, presso l’Aula del Senato, la Ministra Valeria Fedeli, insieme al Senatore Questore Antonio De Poli, ha premiato le scuole vincitrici della X edizione del progetto “Vorrei una legge che...”, l’iniziativa che ha l’obiettivo di avvicinare anche le più piccole e i più piccoli alle Istituzioni e incentivarne il senso civico.

Il concorso era rivolto alle bambine e ai bambini dell’ultimo anno della scuola primaria e del primo anno della scuola secondaria di primo grado, le cui classipotevano proporre veri e propri disegni di legge illustrati con disegni, cartelloni, video, fotografie, canzoni. La selezione è stata effettuata da una Commissione mista composta dal Senato della Repubblica e dal MIUR, che poteva riconoscere tre vincitori per ogni ordine di scuola e assegnare un numero imprecisato di menzioni speciali.

Hanno partecipato al concorso oltre cento istituti scolastici di ogni regione d’Italia.

Gli elaborati prodotti dalle scuole vincitrici sono stati esposti nella Sala Garibaldi di Palazzo Madama e sono disponibili anche su Senato Ragazzi LAB.

Vincitori e con menzioni speciali, per la SCUOLA PRIMARIA

 - Istituto comprensivo "Deledda-Pascoli" di Carbonia (Carbonia-Iglesias);

 - 13° Istituto comprensivo “Archimede” di Siracusa;

 - Direzione didattica Statale I Circolo “E. Solvay” - plesso Europa di Rosignano Marittimo (Livorno);

 - Istituto comprensivo “Pier delle Vigne” di Capua (Caserta);

 - Istituto comprensivo “Luigi Lanzi” - Scuola primaria San Claudio di Corridonia (Macerata);

 - Istituto comprensivo “Carnevali” di Sant’Angelo in Vado (Pesaro Urbino);

 - Istituto comprensivo “Maria Montessori” di Padova;

 - Istituto comprensivo “Montanari” di Pieve Albignola (Pavia).

 Vincitori e con menzioni speciali per la SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO:

 - Istituto comprensivo “1° C. D. Capraro” di Procida (Napoli);

 - Istituto comprensivo di Barberino del Mugello - Scuola secondaria di 1° grado “L. De Medici” di Barberino del Mugello (Firenze);

 - Istituto comprensivo “Johannes Amos Comenius” di Cognola (Trento);

 - Istituto comprensivo “Tommaso Cornelio” - Scuola secondaria di 1° grado Trenta Magli di   Rovito (Cosenza).

 

Firmato il CCNL della scuola [...]

La Scuola ha finalmente il suo contratto, sottoscritto da Flc Cgil, Cisl e Uil,  Gilda con riserva. Interessa 1.191.694 docenti a Ata, ai quali si aggiungono 53.000 lavoratori delle Università (esclusi i docenti), 24.000 degli Enti di ricerca e 9.500 dell’Afam.

Come previsto dall’ipotesi di contratto, si prevede un incremento stipendiale complessivo medio di 96 euro al mese per i docenti delle scuole (oscillazione da 80,40 euro a 110 euro), incremento medio di 84,5 euro Ata (da 80 a 89 euro), per l’università l’incremento medio è di 82 euro, per ricercatori e tecnologi di 125 euro, per l’area amministrativa della ricerca di 92 euro, per l’Asi di 118 euro.

Il contratto prevede anche la fruizione di congedi per le donne vittime di violenza, il cosiddetto “diritto alla disconnessione” e l’applicazione delle norme previste per coloro che contraggono matrimonio, anche alle unioni civili, e quindi anche a persone dello stesso sesso.

Il diritto alla disconnessione riguarda email, messaggi WhatsApp e telefonate della scuola in qualsiasi orario del giorno e della notte, nel rispetto della privacy della persona. Per rimediare al fatto che si è affermata l’abitudine di utilizzare le nuove tecnologie interattive per la convocazione di consigli di classe, collegi docenti e partecipazione a qualsiasi attività anche in orari diversi da quelli di servizio, è previsto che  dirigenti scolastici possano inviare le mail pertinenti al di fuori dell’orario di servizio solo se previsto dalla contrattazione d’istituto.

Alle donne vittime di violenza e inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, debitamente certificati, si riconosce il diritto ad astenersi dal lavoro, per motivi connessi a tale percorsi, per un periodo massimo di congedo di 90 giorni lavorativi fruibili nell’arco di tre anni a partire dalla data d’inizio del percorso.

Tra le novità introdotte, figurano le misure disciplinari da adottare nei confronti di chi utilizzerà impropriamente i canali di informazione informatica per relazionarsi con gli studenti e il licenziamento per i docenti protagonisti di comportamenti a molestie di carattere sessuale nei confronti degli alunni.

CONCORSO DIRIGENTI: prova [...]

Secondo voci attendibili, la prova preselettiva del concorso per Dirigenti Scolastici, programmata per il 29 maggio, slitterà a luglio, e indicativamente si dà come probabile il giorno 23. Il Comitato Tecnico Scientifico Nazionale nominato per la preparazione dei 4.000 item a risposta multipla, che dovevano essere resi noti almeno 20 giorni prima della data prevista per la prova, procede a rilento e non potrà assolvere per tempo all’impegno (la commissione si è riunita solo due volte).

Di conseguenza anche la prova scritta dovrebbe slittare a dopo l’avvio dell’anno scolastico. Per la conferma della data prova preselettiva occorrerà attendere la pubblicazione su Gazzetta Ufficiale del 24 aprile.

Fa notizia la pipì a orario [...]

Il Dirigente scolastico di un Istituto Professionale di Genova, al fine di contenere “l’uso inadeguato e a volte vandalico dei servizi igienici” ed anche per “necessità organizzative per il Personale della Scuola”, ha ritenuto “necessario contingentare i tempi dell’apertura in tre spazi orari di 10 minuti ciascuno. Per esigenze particolari degli alunni, la disposizione prevede che l’autorizzazione ad uscire in orari diversi dietro richiesta della famiglia o presentazione di certificato medico.

Di conseguenza, alcuni studenti dell’Istituto si sono rivolti al “Blocco Studentesco” per denunciare la situazione, che ha trovato eco sulla pagina Facebook dell’organizzazione: "Una decisione di questo tipo è inammissibile e illegale, dato che in caso di stringente necessità nessuno, professore o collaboratore scolastico che sia, può impedire a uno studente di recarsi semplicemente al bagno. Parliamo di una scuola frequentata da un migliaio di studenti, con un numero anche piuttosto limitato di bagni a disposizione: pensare di limitare l'uso dei pochi servizi a una mezz'ora su cinque, sei, sette ore di lezioneè sia poco intelligente che ingiusto. Non è accettabile che sul luogo di studio o di lavoro vigano divieti così ferrei nell'uso dei servizi igienici".

"Una decisione di questo tipo - prosegue l'organizzazione -è inammissibile e illegale, dato che in caso di stringente necessità nessuno, professore o collaboratore scolastico che sia, può impedire a uno studente di recarsi semplicemente al bagno. Parliamo di una scuola frequentata da un migliaio di studenti, con un numero anche piuttosto limitato di bagni a disposizione: pensare di limitare l'uso dei pochi servizi a una mezz'ora su cinque, sei, sette ore di lezioneè sia poco intelligente che ingiusto. Non è accettabile che sul luogo di studio o di lavoro vigano divieti così ferrei nell'uso dei servizi igienici".

Il Blocco annuncia che “nei prossimi giorni seguiremo l'evolversi della situazione e controlleremo l'operato del Dirigente Scolastico, pronti a sostenere nella pratica le giuste rivendicazioni degli studenti”.

 

EDITORIALE di Anna Armone

Direttore responsabile - Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

PRIVACY: Entro maggio 2018 la riforma del codice per adeguarlo alle nuove direttive europee

Nel silenzio assordante di quasi tutte le Pubbliche amministrazioni, si avvicina il mese di maggio 2018, data in cui entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sulla privacy. Le istituzioni scolastiche sono poco attente a questo tema, anzi, mi correggo, lo affrontano con una leggerezza allarmante. L’Italia fa parte della Comunità Europea, ma la sua impostazione culturale sembra distante anni luce dalla visione culturale che sottende il tema della privacy.

Nel 2009 la Commissione europea ha iniziato l’elaborazione di uno studio articolato volto a valutare l’attualità delle regole di protezione dei dati personali contenute nella direttiva 95/46/CE (recepita dal d.lgs. 196/2003). Le conclusioni di questi studi, pur evidenziando la necessità di adeguare il complesso normativo ai notevoli cambiamenti intercorsi per effetto dell’evoluzione tecnologica (il cui ritmo cresce in modo esponenziale), hanno confermato la validità dei principi fondamentali della direttiva e l’opportunità di mantenere il suo carattere neutro sotto il profilo tecnologico.

Con la comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo del 4/11/2010 denominata«Un approccio globale alla protezione dei dati personali nell’Unione europea»si dava il via al percorso di riforma della direttiva 95/46/CE.

Nel testo si premetteva che«la direttiva del 1995 è una pietra miliare nella storia della protezione dei dati personali nell’Unione europea. Essa sancisce due antiche ambizioni ugualmente importanti del processo d’integrazione europea: la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone, quindi anche del diritto fondamentale alla protezione dei dati, e la realizzazione del mercato interno, ossia, nello specifico, la libera circolazione dei dati personali».

La Commissione evidenziava anche che «la rapidità dell’evoluzione tecnologica e la globalizzazione hanno mutato profondamente il mondo in cui viviamo, ponendo nuove sfide alla protezione dei dati personali. Oggi la tecnologia consente di condividere agevolmente informazioni sui comportamenti e sulle preferenze, e di rendere pubblici a livello mondiale quantità di dati senza precedenti. I social network, con centinaia di milioni di membri in tutto il mondo, sono forse la più evidente ma di certo non l’unica manifestazione di questo fenomeno. Allo stesso tempo le modalità di raccolta dei dati personali si complicano e diventa più difficile individuarle».

A queste motivazioni si aggiungeva anche la verifica dell’insufficiente armonizzazione, tra i vari paesi europei, delle norme di protezione dei dati. La necessità di migliorare la certezza giuridica, ridurre gli oneri amministrativi e assicurare condizioni più omogenee per la gestione dei dati, soprattutto in considerazione della dimensione transnazionale di gran parte delle attività economiche, costituiva anch’esso pertanto un obiettivo primario del legislatore europeo.

Sulla scorta di queste azioni preliminari, il Paramento europeo, con la risoluzione del 6 luglio 2011, dava incarico alla Commissione di procedere alla definizione di un nuovo quadro regolamentare della materia.

Il nuovo quadro giuridico europeo, si configurava ufficialmente il 25 gennaio 2012, con due proposte legislative, il c.d. “pacchetto protezione dati” in quanto concepito come un unico insieme di disposizioni complementari da approvare congiuntamente:

una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati;

una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione di tali dati.

 

Il complesso percorso di approvazione degli atti legislativi dell’Unione si è concluso finalmente il 27 aprile 2016 con l’approvazione contemporanea del Regolamento (UE) 2016/679, (Regolamento generale sulla protezione dei dati - d’ora in poi RGPD) e della Direttiva (UE) 2016/680, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni.

Il Regolamento costituisce l’architrave di questo cambiamento: a decorrere dal 25 maggio 2018, data in cui lo stesso diventerà obbligatorio e direttamente applicabile, in tutti gli Stati membri dell’Unione europea si avrà una medesima base giuridica unitaria anziché le tante, diverse leggi di recepimento della precedente direttiva.

Il regolamento, in quanto fonte primaria, in base all’art. 288, par. 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha portata generale ed è, a differenza della Direttiva, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Al contrario, la Direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta, per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma richiede una norma nazionale di recepimento che, in questo caso, dovrà essere adottata entro il 6 maggio 2018.

Nell’ambito della legge n.163 del 25/10/2017 per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea (Legge di delegazione europea 2016-2017), è stata prevista la delega al Governo per dare attuazione alla Direttiva (UE) 2016/680 (art. 11) e adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del RGPD (art. 13), fissando i seguenti principi e criteri direttivi:

abrogare espressamente le disposizioni del Codice in materia di trattamento dei dati personali, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (d’ora in poi Codice), incompatibili con le disposizioni contenute nel RGPD;

modificare il Codice limitatamente a quanto necessario per dare attuazione alle disposizioni non direttamente applicabili contenute nel RGPD e coordinare le disposizioni vigenti in materia di protezione dei dati personali con le disposizioni del RGPD;

prevedere, ove opportuno, il ricorso a specifici provvedimenti attuativi e integrativi adottati dal Garante per la protezione dei dati personali nell’ambito e per le finalità previsti dal RGPD;

adeguare il sistema sanzionatorio, penale e amministrativo, vigente alle disposizioni del RGPD, con previsione di sanzioni penali e amministrative efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità delle violazioni commesse.

 

Le norme relative all’adeguamento della disciplina al RGPD dovranno essere adottate entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di delegazione.

Il RGPD lascia maggiori margini di autonomia ai titolari del trattamento pubblici e privati, rispetto al passato, diminuendo gli adempimenti preventivi al trattamento (eliminata la notificazione del trattamento) e le autorizzazioni preventive da parte dell’Autorità (la consultazione del Garante avverrà solo nei casi nei quali la valutazione di impatto privacy, effettuata dal titolare del trattamento, evidenzia che il trattamento può comportare rischi elevati per i diritti e le libertà delle persone fisiche). Questa maggiore autonomia è però, d’altro canto, compensata dal dovere di dimostrare, ogni qual volta si renderà necessario, la compatibilità al regolamento delle decisioni assunte.

Ciò comporterà quindi l’esigenza di disporre di qualificate risorse in grado di orientare le decisioni dei titolari del trattamento. In questo senso l’introduzione anche in Italia del Responsabile della protezione dei dati (RPD) costituisce una grande opportunità. Questa figura chiave, obbligatoria per i trattamenti effettuati dalle autorità pubbliche o da organismi pubblici, sarà chiamata a facilitare l’osservanza delle disposizioni sulla protezione dei dati personali e dovrà svolgere un complesso ruolo di interfaccia fra il titolare o il responsabile del trattamento, gli interessati e il Garante. Questa nuova figura, che il regolamento richiede sia individuata in funzione delle qualità professionali e della conoscenza specialistica della normativa e della prassi in materia di protezione dati, costituisce il fulcro del processo di attuazione del principio di “responsabilizzazione”. Il diretto coinvolgimento del RPD in tutte le questioni che riguardano la protezione dei dati personali, sin dalla fase transitoria, è sicuramente garanzia di qualità del risultato del processo di adeguamento in atto. In questo ambito, sono da tenere in attenta considerazione i requisiti normativi relativamente a: posizione (riferisce direttamente al vertice), indipendenza (non riceve istruzioni per quanto riguarda l’esecuzione dei compiti) e autonomia (attribuzione di risorse umane e finanziarie adeguate).

Il sistema dell’istruzione si presenta alquanto debole e impreparato. La debolezza è nella capillarità strutturale del sistema. Sembra improbabile che in ogni scuola si possa individuare tale figura, considerato il livello di competenza che deve possedere e il ruolo esclusivo che deve svolgere. Sarebbe opportuno iniziare una riflessione sull’assetto del sistema scolastico per individuare i nodi sui quali porre questa nuova figura di supporto all’attività dei soggetti interni alla scuola, il titolare e il responsabile.

 

Ed ora veniamo al contenuto di questo numero della rivista. Francesco Nuzzacianalizza le modifiche al d.lgs. 165/2001 apportate dai decreti legislativi 74 e 75 del 2017. In particolare commenta la nuova regolazione dell’art. 40 individuandone i margini di rinnovamento e le conferme. Alla luce del nuovo testo ripropone la procedura di individuazione dei docenti di ambito, qualificando il ruolo del dirigente e, quello nuovo, del collegio dei docenti, così come richiama la procedura di attribuzione del bonus premiale ai docenti, riportando l’azione nella sfera della competenza discrezionale dirigenziale. Il pezzo si conclude con un richiamo alla nuova formulazione del procedimento disciplinare, ponendo l’accento sulla competenza dirigenziale all’irrogazione della sanzione della sospensione fino a dieci giorni, anche per il personale docente.

Antonio Marcellino, broker assicurativo, espone il modello della scelta del contraente in campo assicurativo, facendo riferimento alla categoria del broker, professionista che supporta l’amministrazione per la stipula dei contratti assicurativi. L’autore richiama le norme sulla trasparenza per sostenere la necessità di un procedimento ad evidenza pubblica aperto alla libera concorrenza e agli altri principi comunitari, al fine di garantire le famiglie contribuenti e l’interesse pubblico dell’Amministrazione.

Maria Grazia Accorsiaffronta il tema della quarta rivoluzione industriale e la sua relazione con tutti i contesti formativi, formali e informali. Nel corso della trattazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro esplicita un nuovo concetto di orientamento, “da intendersi sia come abilità e conoscenze che migliorano la capacità di fissare obiettivi (prendere decisioni, muoversi nel mondo, impegnarsi di volta in volta su obiettivi diversi, assumere apprendimento permanente come progetto di vita; sviluppo di self efficacy), sia come capacità di fare scelte realistiche, non avventate o etero dirette o basate su casualità, pregiudizi, illusorie rappresentazioni, ma fondate sulla conoscenza di sé e su una buona (meglio se diretta) conoscenza del mondo dell’istruzione, del lavoro e delle professioni”.

Vanna Monduccicompleta la relazione sul 7° SUMMIT sulla professionalità docente svoltosi ad Edimburgo nello scorso mese di marzo (la prima parte è stata pubblicata sul n. 2/2017). La panoramica è oltremodo interessante, in particolare con riferimento alla centralità riconosciuta alla qualità della professione docente che condiziona gli esiti degli studenti. Molti paesi stanno anche cercando di affrontare gravi difficoltà di reclutamento, che potranno essere superate solo se l’insegnamento diventerà più attraente sia finanziariamente che intellettualmente e se si potranno affrontare questioni relative al carico di lavoro e al benessere degli insegnanti. Un ulteriore punto di interesse è costituito dalla valenza riconosciuta al gruppo sociale degli insegnanti. TALIS 2015 ha esplorato il rapporto tra la leadership didattica e la creazione di comunità professionali di apprendimento che permettono agli insegnanti di collaborare e si impegnano in dialogo professionale costante con l’obiettivo di migliorare la pratica dell’insegnamento.

Nicoletta Tomba, che si occupa di comunicazione presso l’Area istruzione del Comune di Bologna, sintetizza in quadro chiaro e lineare il tema della comunicazione pubblica, istituzionale e non istituzionale. Benché la scuola non preveda una figura addetta alla comunicazione, una riflessione sul modello organizzativo da adottare e sui passi operativi da approntare, sembra opportuno e strumentale ad una progettazione strategica dell’offerta formativa e dei servizi.

Gabriella Zanetti, dirigente scolastico, racconta di un caso di conflitto tra il collegio dei docenti, il consiglio di istituto e il dirigente scolastico in merito all’annosa questione della riduzione dell’ora di lezione e alle modalità del recupero. La vicenda si snoda lungo il concetto di responsabilità, collegiale e individuale che investe tali decisioni. L’autrice riporta in modo molto analitico la posizione dell’Amministrazione scolastica e della giurisprudenza in merito alla qualificazione degli elementi di tale responsabilità, che si sviluppa nell’ambito dell’esercizio e realizzazione dell’autonomia scolastica. A valle delle decisioni sull’oggetto del conflitto c’è il diritto degli studenti alla prestazione del servizio che va sicuramente garantito.

Ivana Summaaffronta il tema delle conoscenze professionali come risorsa organizzativa nell’istituzione scolastica. Il ragionamento parte dall’assunto che deve esserci coerenza tra ciò che viene scritto in termini di norme, principi, valori, obiettivi e ciò che concretamente le persone fanno e che dovrebbero fare. Purtroppo, la costante richiesta del MIUR ai dirigenti scolastici di tenere sotto controllo la struttura formale facendo passare in secondo piano la trama relazionale ad essi affidata tacitamente, rappresenta un potente indicatore della capacità di conduzione di un’organizzazione complessa come le nostre scuole. E sono proprio i processi organizzativi relazionali che decidono del comportamento professionale delle persone. Partendo da questo assunto l’autrice afferma che le organizzazioni affidabili sono quelle capaci di “azione collettiva” e ciò vale anche per a scuola, che è un particolare contesto organizzativo che, per funzionare in modo unitario dovrebbe elaborare una sorta di“mente collettiva”,costituendosi come una vera e propria “comunità professionale”.

Domenico Ciccone conclude il primo ciclo annuale sull’analisi comparata della figura dirigenziale approfondendo il ruolo del capo di istituto in Finlandia. Il quadro che ne risulta è quello di una pragmatica realtà fondata sulla responsabilità sociale all’interno e all’esterno della struttura scolastica. Il ruolo della comunità locale si gioca su diversi fronti, quello della decisionalità rispetto all’individuazione dei dirigenti ma anche, principalmente, quello, del vero governo del sistema. Niente dirigenza all’italiana, niente stratificazioni normative e regolamentari. Una sana, semplice e responsabile gestione.

Giuliana Costantini, nella rassegna libraria, propone tre romanzi ad uso dei lettori anche nell’ambito di attività didattiche e un testo tecnico, a cura di Angelo Mari, sul recente decreto legislativo avente ad oggetto il sistema integrato 0-6 anni. Questo testo, in particolare, parte dall’esegesi del sistema e approda ad una serie riflessioni e di proposte che possono supportare questa fase decisionale della politica e dell’Amministrazione.

Il numero si chiude con le recensioni cinematografiche di Vincenzo Palermo. L’autore racconta di tre film estremamente interessanti. Il primo, Captain Fantastic, narra di un’utopia educativa, basata sul rapporto con la natura e valori fondamentali, che alla fine fa i conti con l’adattamento ad una vita borghese. Il secondo film, Okja, è un cartone che narra di una sorta di amore tra una bimba e un supermaiale. La bimba metterà a rischio se stessa, il proprio incontaminato eden e gli amici animalisti pur di liberare Okja dal mattatoio. È una sorta di denuncia contro il consumismo sfrenato.

Buon 2018 a tutti e alla nostra Scuola, in particolare. Ne ha proprio bisogno... . X

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