Ultime notizie

CONCORSO DIRIGENTI [...]

Presentazione delle domande dal 29 novembre al 29 dicembre

Sul sito del MIUR è stata data notizia dell'avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del bando di concorso a 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia,per coprire i posti vacanti del prossimo triennio.

REQUISITI PER PARTECIPARE

Al corso-concorso possonopartecipare  i docenti e il personale educativo di ruolo in possesso del diploma di laurea magistrale, specialistica o diploma accademico di secondo livello rilasciato da istituzioni dell’AFAM,  con contratto a tempo indeterminato e confermati in ruolo, (anche se in anno di prova per passaggio da un ruolo precedente) purché abbiano maturato un servizio di almeno cinque anni, anche antecedente alla stipula del contratto a tempo indeterminato.

Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

USCITA AUTONOMA DA SCUOLA PER [...]

Nel decreto fiscale di fine anno c'è  il via libera  alla proposta di modifica per consentire ai minori di 14 anni di uscire da scuola autonomamente sollevando l'istituto e il personale scolastico dalle responsabilità di vigilanza, previa specifica autorizzazione dei genitori. L'esonero dall'obbligo di vigilanza, si specifica, avviene anche nei confronti di quegli alunni che si avvalgono del servizio di trasporto scolastico.

Basta con i compiti a casa?

Interpellata dall’agenzia di stampa Dire, a margine della premiazione delle Olimpiadi di Debate a Roma, sui compiti a casa, la Ministra Fedeli è stata esplicita sull’argomento:  "Ci sono tesi a favore e tesi contro – dice Fedeli – e questo è ovviamente espressione del dibattito che ci sarebbe in tutta Italia qualora questo diventasse un tema della politica. Credo che ci debba essere un atteggiamento sicuramente migliorativo rispetto a quello tradizionale ‘Ti faccio la lezione frontale, poi tu approfondisci a casa da solo’. Credo che questo non sia più il tempo né della sola lezione frontale né dei singoli compiti a casa”.

Inoltre ha aggiunto che i ragazzi hanno bisogno non di schemi rigidi: “Ci sono condizioni differenti, opportunità differenti: a volte serve concentrarsi singolarmente su un compito necessario, anche con un approfondimento; di contro sarebbe anche importante che ci fosse la possibilità di fare dentro il percorso scolastico, magari il pomeriggio, magari in termini più socializzanti, anche approfondimenti collettivi soprattutto nelle scuole che assumono innovazione didattica e approfondimenti curriculari molto più flessibili e moderni, molto più legati anche alla trasversalità dei saperi”.

In Francia non si assegnano compiti per casa. Da settembre, infatti, orari ed attività scolastiche sono stati riorganizzati: ogni mese i bambini rimangono a scuola fino ad un massimo di 15 ore in più per svolgere compiti ed attività extra finalizzate all'approfondimento e al consolidamento di quanto appreso in classe durante l'orario curricolare.

In Italia, invece, da oltre il movimento 'Basta Compiti', nato su iniziativa di Maurizio Parodi, chiede l'abolizione dei compiti a casa, anche con una petizione - che è stata firmata da circa 24mila persone - e con un gruppo social che conta circa diecimila iscritti.

Sull'esempio del modello finlandese, che ha abolito da tempo i compiti a casa, e da Biella - città capofila del progetto “Niente compiti” - è partita una sperimentazione che si è estesa in tutta Italia e che, quest'anno vede la partecipazione anche di 90 classi della provincia di Milano, di 40 della provincia di Trapani e di altri istituti delle province di Torino e Verbania. I ragazzi frequentano la scuola col solito orario e svolgono la loro lezione seguendo per una o due settimane lo stesso argomento portato avanti dai docenti in maniera interdisciplinare.

Caso Liceo “Virgilio”: [...]

Già il Liceo “Virgilio” di Roma si era segnalato per l’esplosione di petardi nel cortile durante la ricreazione e per episodi di spaccio, adesso si segnala per un video che ritrae due studenti che fanno sesso durante l’occupazione avvenuta ad ottobre; video girato all’insaputa dei protagonisti e di cui, prima che la notizia uscisse sui giornali, nessuno aveva mai sentito parlare.

“I fatti emersi in questi giorni dalle cronache sono preoccupanti e meritano i dovuti approfondimenti. Abbiamo letto di episodi di spaccio, di bombe carta lanciate in cortile, di video rubati con minorenni coinvolti. Sono episodi che vanno condannati e affrontati con fermezza -  così la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, è intervenuta su quanto accaduto al liceo Virgilio di Roma. - Ci sono gli strumenti per prevenirli e sanzionarli, anche in ambito scolastico. Sono certa che la comunità educante del Virgilio saprà trovare le modalità per farlo. E che tutte le istituzioni coinvolte faranno la loro parte per aiutare a fare chiarezza. Per questo è urgente ripristinare il dialogo che si è interrotto fra le varie componenti della comunità scolastica. Arginando immediatamente anche la fuga di studentesse e studenti che stanno chiedendo il nulla osta per cambiare istituto”.

Il presidente uscente del comitato genitori, Marco Luzzatto, mette in discussione che il video davvero esista: “Io vedo un accanimento mediatico contro questa scuola di 1.300 ragazzi, che vengono da diverse estrazioni sociali e culturali e che sono stati capaci di costruire un'uguaglianza nella diversità. Si parla di qualche petardo ma non dell'edilizia scolastica fatiscente e della mancanza del 'luogo sicuro nel piano della sicurezza' all'esterno della scuola”.

Ad ottobre gli studenti occuparono l'istituto per la questione dell'edilizia scolastica dopo il crollo di una parte del solaio dell'ala seicentesca della scuola. L'occupazione si concluse con un party a pagamento per gli esterni che sollevò molte polemiche. La vicenda fu denunciata da un giornalista del Messaggero e nei giorni scorsi i ragazzi del liceo sono andati a manifestare sotto la sede del quotidiano romano.

 

 

Patto di Corresponsabilità [...]

Sono trascorsi dieci anni dall’emanazione del primo “patto di corresponsabilità, voluto nel 2007 dall’allora Ministro Fioroni. Lo stesso Fioroni, insieme alla Ministra Fedeli hanno colto l’occasione per avviare i lavori “Verso il nuovo patto di corresponsabilità”, per innovare e rinnovare il testo, coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea.

Nel corso dell’incontro, svoltosi il 21 novembre, i rappresentanti dei Forum delle associazioni dei genitori e degli studenti , alcuni protagonisti del mondo scuola, i componenti del tavolo tecnico che sta curando anche i lavori per la definizione di una proposta di riforma sulla rappresentanza, hanno illustrato un pacchetto di proposte di modifica.

L’aggiornamento del testo ha lo scopo di rafforzare il patto educativo e le relazioni positive tra scuola e famiglia. L’estensione del Patto alla scuola primaria, una  maggiore chiarezza del procedimento sanzionatorio, il miglioramento e il rafforzamento della comunicazione fra scuola e famiglia e fra scuola e studenti, sono alcune delle proposte emerse.  Alla base di questi aggiustamenti restano i principi informatori di legalità, condivisione e convivenza tra le parti, affinché si possa migliorare la comunicazione tra giovani, famiglie e scuole e rafforzare la partecipazione responsabile di tutti i soggetti di fronte alla nuove sfide educative.

“In un sistema plurale di rappresentanza, è importante trovare punti di condivisione. Il lavoro che insieme stiamo affrontando aumenta e valorizza il protagonismo di studentesse e studenti”, ha affermato la Ministra Fedeli. L’ex Ministro Fioroni ha ribadito il senso del Patto di corresponsabilità:

Si propone anche di modificare il nome da Patto Educativo di Corresponsabilità a Patto di Corresponsabilità Educativa..

“Genitori e docenti devono intendere l’educazione dei giovani come una missione comune. È questo il primo fondamento del Patto di Corresponsabilità. Scuola e famiglia devono stare dalla stessa parte”.

La nuova versione del Patto sarà pronta entro il mese di gennaio 2018.

 

Dispersione scolastica in [...]

Dalla pubblicazione curata dall’Ufficio  Statistica e Studi del MIUR sulla dispersione scolastica, emerge che il fenomeno è in calo ma permane il divario tra Nord e Sud del Paese, sia alle Secondaria di I grado sia nella Secondaria di II grado. I numeri parlano chiaro: i maschi sono più coinvolti delle femmine, e percentuali più alte di “dispersi” si registrano fra i ragazzi immigrati che non sono nati in Italia.

Nel passaggio dall'anno scolastico 2015-2016 a quello successivo (2016-2017), dei 556.598 ragazze e ragazzi che hanno frequentato il terzo anno delle Medie, 34.286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento; il 4,47% è passato alla formazione professionale regionale, l'1,61% ha abbandonato del tutto.

L'abbandono alle Superiori è del 4,3% (112.240 ragazzi), con una percentuale molto elevata nel primo anno di corso (7%) e con i maschi che abbandonano più delle femmine. Tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. Per contro, le percentuali più basse di abbandono si registrano in Umbria (2,9%), in Veneto e Molise con valori del 3,1%.

Il fenomeno della dispersione interessa maggiormente gli alunni con ritardo scolastico: 14,5% contro 1,2% degli alunni in regola. Inoltre, tra le tipologie di istituti interessati eccellono gli istituti professionali, cove il fenomeno è dell’8,7% più distanziati gli istituti tecnici (4,8%) e ancora più distanziati i licei (2,1%).

Si conferma una forte correlazione tra la condizione socio-economica e il successo (o l’insuccesso) scolastico, fenomeno che, in Italia, è più forte che altrove: nelle scuole che presentano un indice socio-economico basso il numero di alunni bocciati cresce notevolmente.

 

Uscita da scuola: via libera [...]

La Commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento Pd a firma Marcucci e Puglisi che risolve la questione dell’uscita dalle scuole medie per i ragazzi al di sotto dei 14anni:  potranno uscire da scuola da soli, previa autorizzazione dei genitori che esonera gli istituti dalla responsabilità connessa all’obbligo di vigilanza. L’emendamento precisa anche la modalità di esenzione dalla responsabilità in caso di servizi di utilizzo degli scuolabus.

 

Obbligo vaccini: dal prossimo [...]

In Commissione Bilancio al Senato è stato approvato un emendamento che semplifica la materia sulla vaccinazione obbligatoria per l’accesso a scuola sospendendo l’autocertificazione. Dal prossimo anno scolastico, infatti, gli istituti forniranno alle Asl gli elenchi degli iscritti e, successivamente, le Asl comunicheranno alle scuole i nominativi degli eventuali alunni inadempienti.

Iscrizioni a scuola: dal 16 [...]

Da giovedì 16 novembre è disponibile da oggi, sul sito del MIUR, la circolare sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2018/2019.

Ci sarà tempo dalle 8.00 del 16 gennaio alle 20.00 del 6 febbraio 2018 per effettuare la procedura on line per l’iscrizione alle classi prime della scuola primaria, della secondaria di I e II grado.; ma già a partire dalle 9.00 del 9 gennaio si potrà accedere alla fase di registrazione sul portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità.

Contratto Scuola: le novità

Fervono le trattative tra Miur e Sindacati sul contratto della scuola. Nell’ultimo incontro del 9 novembre all’Aran sono state avanzate delle proposte da parte dei sindacati che sembrano di difficile attuazione.

Uno dei temi centrali è quello riguardante l’eliminazione degli scatti d’anzianità dai parametri con i quali stabilire l’aumento di stipendio; verrebbero introdotti nuovi criteri basati sul merito, e questa è un’opzione che piace al governo ma che i sindacati non intendono prendere in considerazione.

Per contro, i sindacati hanno fatto sapere che all’Aran verrà chiesto il recupero degli scatti perduti, anche per tutti i docenti che nel frattempo sono andati in pensione, un tema che coinvolge circa 650mila insegnanti ed è per questo che potrebbero essere necessari più di 380milioni di euro, cifra che non sembra alla portata del Governo e che potrebbe non trovare alcuna risposta positiva.

Altro tema affrontato è quello che riguarda i bonus previsti dalla legge 107. I sindacati vogliono arrivare ad una contrattualizzazione del bonus, e all’inserimento in busta paga sia del bonus  da 500 euro sia di quello premiale per i docenti meritevoli. Anche questa proposta dei sindacati, però, come quella del  recupero degli scatti perduti, comporta un notevole esborso economico per le casse del governo. Per questo motivo, anche su questo tema il governo ha fatto sapere che almeno per ora le risorse economiche non ci sono, e quindi almeno per questa legge di bilancio non ci sono speranze per le proposte avanzate dai sindacati.

Altro argomento discusso concerne l’orario di lavoro dei docenti.  La questione è stata posta all’attenzione da Rino Di Meglio il coordinatore della Gilda Insegnanti, il quale annunciato  che il suo sindacato si opporrà a qualsiasi tentativo di aumentare l’orario di lavoro dei docenti italiani, ed ha sollecitato che nel rinnovo contrattuale della scuola che si sta mettendo a punto si chiarisca meglio la definizione di “orario di lavoro”, specificando che in questo è compreso anche il tempo in cui il dipendente non è a lavoro ma a disposizione del datore di lavoro e “nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”. La proposta di Di Meglio vuole fare emergere il lavoro sommerso degli insegnanti che sono costretti a passare molto tempo a scuola e a casa per lo svolgimento di quelle mansioni utili per svolgere il loro lavoro (preparazione delle lezioni, correzione dei compiti in classe) senza alcun riconoscimento professionale né retributivo.

DIRIGERE LA SCUOLA N 11/2017

Editoriale di Vittorio Venuti - Esame di Stato scuola media:cambia ma non migliora

Le riforme e i decreti attuativi che si abbattono con sempre più preoccupante regolarità sulla scuola, tranne che per qualche isolato “rigurgito”di buon senso, sono per lo più deludenti. Non sfugge a questa regola neanche il decreto attuativo che ridisegna l’esame di Stato della scuola media. La Ministra Fedeli lo ha definitivamente firmato consegnandolo alla ufficialità e all’applicazione. Le modifiche erano già state definite e pubblicizzate, quindi nessuna novità, a parte la reintroduzione, nella valutazione del I ciclo, del giudizio sintetico in accompagnamento ai voti in decimi e a una descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto, “per rendere più completa e chiara la valutazione alle famiglie”.

Si sposta questo, si modificano i termini, quest’altro si rivede nella forma ma non nella sostanza e il risultato, rispetto agli esami ante riforma, non cambia; anzi, nel caso specifico, oseremmo dire che si peggiora, confermando la deriva“rigorista” del nostro sistema d’istruzione. Si ribadisce che la bocciatura è sempre possibile e si evidenzia che lo svolgimento della prova Invalsi sarà requisito indispensabile per l’ammissione all’esame, in tal modo subordinando ad un ente esterno le competenze valutative dei docenti, dei consigli di classe, dei collegi docenti, del curriculum stesso degli studenti, dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, che dovrebbe contemplare anche i criteri di valutazione da.

In definitiva, si ricorre ancora alla logica dei “pannicelli caldi”pur di non affrontare le questioni nodali dell’Istruzione: il senso degli esami di Stato, la specificità della scuola media – che rientra pur sempre nella fascia dell’obbligo -, la professionalità docente. L’impressione è di trovarsi in una situazione bifronte: la testa mira in una direzione e le gambe si indirizzano per la via opposta.

E se avessimo il coraggio di affermare e sostenere che la questione esami deve essere guardata da un altro punto di vista? che, così come sono orchestrati, sono solo la sterile rappresentazione di un sistema d’istruzione che annaspa e si contraddice?, che non riscontrano l’attualità, le modificazioni sociali e culturali in atto?, che penalizzano finanche il reale impegno che ciascuna scuola si affanna a sostenere e gli insegnanti esprimono tra delusioni, insicurezze strutturali e mancanza di riconoscimenti?

Si tratta di“capovolgere”il senso degli esami!

Premesso che il decreto attuativo conferma la bocciatura come una delle vie percorribili per “stoppare”i ragazzi che, per un motivo o per l’altro, non“meritano”, forse dovremmo riconoscere che, se si guarda agli esami come a una valutazione (giudizio) a cui sottoporre gli studenti, continuiamo a essere fuori rotta. L’esame non può continuare ad essere inteso come momento in cui l’alunno si “accomoda”davanti alla Commissione e rende conto di quanto e come ha fatto sulla base delle richieste che gli vengono fatte. Forse sarebbe il caso spostare il punto di osservazione e di pensare agli esami come ad una verifica finale, un momento conclusivo e ufficiale (l’ufficialità appare come requisito ineludibile) in cui la scuola incontra l’alunno non per giudicarlo ma per “verificare”l’impatto che essa (la scuola) e i singoli insegnanti hanno avuto su di lui, attraverso i contenuti che si riterrà importante evidenziare (che non potranno, comunque, essere di impronta nozionistica) e anche, specialmente, alla luce del suo personale percorso scolastico.

Il “giudizio”non ricadrà totalmente sull’alunno ma anche e soprattutto sulla scuola, su come e quanto è riuscita ad incidere sulla crescita e sulla sua formazione civile e culturale dello studente in qeustione. Si tratta, per la scuola, di gestire un momento di rendicontazione importantissimo.

Tra i due, la scuola e l’alunno, è la prima a doversi ritenere principalmente sotto esame; è la scuola che deve verificare se stessa. Smettiamola di parlare di ammissione come se fosse una concessione e non paventiamo la bocciatura come rimedio a ciò che la scuola non riesce, non può o non è in condizione di compiere. Il ruolo degli insegnanti è pur sempre quello di educatori. Si tratta di rivedere il senso e la finalità della scuola aggiornandola alle mutate condizioni sociali e, soprattutto, alla mutata dimensione psicologica e affettiva degli studenti, alle mutate condizioni di vita. Proviamo a immaginare la situazione rovesciata, abbandoniamo la sicurezza del gruppo di insegnanti che esamina il singolo e lo cristallizza. Chiediamoci a cosa deve servire il rituale dell’esame, se al singolo o agli insegnanti, al singolo o alla scuola.

Andiamo al contenuto della rivista. Il numero si apre con una accurata e preziosa riflessione di Anna Armonesu “Il ruolo ‘etico’ del dirigente scolastico nella salvaguardia della tutela dei minori”, un argomento delicato quanto complesso, perché l’azione del responsabile del capo d’istituto non può rivestire i caratteri della sola legittimità, ma deve ispirarsi ai principi etici che governano questa materia nei luoghi di sviluppo umano ed intellettivo dei minori, quale, appunto la scuola; comunque resa più difficoltosa, oggi, dal fatto che le sue responsabilità sono sempre più afferenti alla gestione formale dell’istituzione scolastica. Ai fini del significato di responsabilità, si pone, come riferimento culturale importante, la visione dirigenziale degli effetti della propria azione.

Giacinto Iannuzzipropone, in “Sapere disciplinare e Sapere formativo”, la prima parte di una riflessione sullo sbilanciamento che si viene a determinare negli studenti quando un accumulo incontrollato, indiscriminato ed eccessivo di conoscenze e notizie (anche di una certa validità) non è compensato dalla acquisizione di adeguate capacità di pensiero e di elaborazione personale, soggettiva, concettuale dei contenuti appresi. Una nuova, moderna concezione delle discipline di studio, dinamiche e in sintonia col mondo moderno, con il tramonto definitivo delle tradizionali materie scolastiche, ripetitive e, al più, soggette a cambiamenti molto lenti, sono le ragioni essenziali della costruzione di nuove ipotesi curricolari e dell’elaborazione, sul piano delle ricerca, di nuove teorie in questo campo.

Molto interessante l’excursus che Franco De Anna fa in merito ai molti tentativi di riforma del percorso scolastico“Solo per i minori di 18 anni”, che a più riprese hanno affrontato il problema di come modificare i cicli scolastici attraverso alchimie numeriche che non hanno ancora portato a nulla, a parte la sperimentazione partita quest’anno di riduzione del ciclo secondario di secondo grado in 100 scuole del Paese. Giustamente De Anna ricorda che andrebbe permanentemente ricordato che l’organizzazione del sistema di istruzione rappresenta, rispetto alla dinamica dello sviluppo individuale, un“artefatto”che, nella sua inevitabile “prigione”, incorpora i processi reali di sviluppo, come in una veste “esterna” e che, dunque, più tali “contenitori” sono ampi e flessibili, meno accentuato è il pericolo che mortifichino i processi reali. Ciò vale non solo per la struttura dei cicli ed i loro rapporti, ma anche all’interno di ciascun ciclo per l’incastellatura formale della organizzazione della didattica.

Anche in questo numero, Giacomo Mondelliprosegue nella sua trattazione della disciplina che attiene al PTOF. In“Azioni e procedure per elaborare il PTOF e per adeguarlo nel tempo” entra più direttamente nel merito del complesso delle mosse organizzative secondo le quali elaborare il Piano Triennale dell’Offerta Formativa e riqualificarlo annualmente. In particolare, l’autore evidenzia quattro fasi:

1) azione preliminare di conoscenza, di orientamento e di (ri)motivazione del personale docente;

2) Azione di riflessione e confronto progettuale;

3) Azione di estensione del processo riflessivo e progettuale;

4) Azione di redazione del PTOF.

La cronaca ci ha proposto, di recente, casi emblematici di docenti che, in ragione di un doppio lavoro, avevano trovato il modo di rendersi fantasmi a scuola per perseguire un’altra attività a tempo pieno, utilizzando certificazioni di comodo e sfruttando le pieghe di una normativa che, seppure chiara, comunque offre la prospettiva di zone franche. Su questi aspetti verte il contributo di Tecla Riversoche, in “Professione docente: le norme sulle incompatibilità e cumulo di impieghi”,ricorda i casi di incompatibilità relativi al personale docente nonché i requisiti che determinano la concessione o la negazione dell’autorizzazione.

A seguire un contributo diSandro ValenteCambia l’esame di stato della terza media” dove vengono riassunte le novità contenute nel decreto del MIUR n.741 del 3 ottobre 2017 contenente le nuove norme sullo svolgimento degli Esami di Stato della scuola secondaria di I grado.

Si occupa di “Relazioni sindacali e contrattazione in ambito scolastico”il contributo di Maria Rosaria Tosiani, che ripercorre la disciplina che attiene alle relazioni e alla contrattazione integrativa d’istituto, puntualizzandone le modalità di svolgimento. L’articolo è corredato da uno schema della Relazione illustrativa del dirigente scolastico prevista a corredo del contratto integrativo e redatta secondo il modello proposto dalla Ragioneria generale dello Stato.

La pedagogista Carmen Russoparla de “Gli organizzatori anticipati: importanti strumenti didattici”,richiamando l’insegnamento di David Paul Ausubel, autore di importanti studi sull’apprendimento scolastico, e per il quale il fattore principale dell’applicazione di efficaci strategie di apprendimento è costituito dalla presa in considerazione della struttura del bagaglio di conoscenze e di esperienze di chi apprende. Gli organizzatori anticipati sono definiti come informazioni verbali o visive fornite al soggetto prima del materiale da studiare, con l’obiettivo di attivare le conoscenze pregresse e attivare le strutture cognitive adeguate per un apprendimento significativo.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lelloriferisce di “Incompetenza del Dirigente scolastico ad irrogare sanzioni”, prendendo ad esempio una vicenda che ha interessato recentemente una scuola di Novara: il Dirigente scolastico irroga ad un docente la sanzione disciplinare di un giorno di sospensione dal servizio e dalla retribuzione per infrazioni che violano l’art. 494 del D.L.gs n. 297/94. All’opposizione del docente, il dirigente risponde confermando la sanzione irrogata. Sarà legittima la determinazione del dirigente?

Per La Scuola in Europa, Mario di Mauropone il quesito “Plurilinguismo o multilinguismo nella società europea?”,una questione particolarmente sentita specialmente in questo momento storico nel quale si vanno sempre più contrapponendo e sovrapponendo identità, storie, interessi e, necessariamente, lingue. Ma quali sono, se ci sono, le reali differenze tra i significati e i concetti ai quali rinviano?

Per Appunti di Psicologia della Scuola, Vittorio Venutiriflette su “L’arte di montare in cattedra”, rispondendo ad un interrogativo posto da un lettore: Come si fa a non cadere vittima dell’effetto Pigmalione?, noto anche come effetto Rosenthal, dal nome dello psicologo tedesco che per primo parlò di questo fenomeno. La prima risposta è: riscontrare ogni singolo allievo anche già prima di farsene un’idea o di assumere informazioni, ossia “apprezzarlo”nella sua dimensione di potenzialità psicofisica, apprezzarlo come individuo per riconoscerlo come persona. X

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