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Alternanza Scuola-Lavoro. La [...]

A seguito delle dimostrazioni in piazza degli studenti sul problema dell’alternanza scuola-lavoro, accusata di renderli simili a “merce nelle mani delle aziende”, rispondendo alle critiche e alle rivendicazioni, la Ministra Fedeli ha risposto nell’ambito di un’intervista a Radio 24: “Ci sono alcune criticità. La prima è la qualità dei progetti. C’è un lavoro da fare. Rendere responsabili chi accoglie i ragazzi perché si tratta di formazione, non di lavoro o di apprendistato. Si tratta di didattica. Stiamo sostenendo i tutor dentro la scuola. E implementeremo di più le linee guida che erano state date all’indomani della legge 107. Dobbiamo fornire ai docenti la capacità di progettare e che serve per l’alternanza. Abbiamo già fatto un accordo con il ministero del lavoro per mandare sul territorio 1000 tutor preparati su alternanza scuola lavoro, per qualificare i progetti”

Alternanza Scuola-Lavoro: [...]

Venerdì 13 ottobre gli studenti hanno manifestato contro l’alternanza scuola lavoro, che non li tutela nei loro diritti essenziali.

Nella stessa giornata il Ministro Fedeli aveva espresso il suo pensiero sulla tematica e annunciato una piattaforma di gestione e la convocazione degli Stati Generali per dicembre.

“L’alternanza scuola-lavoro è un’innovazione didattica importante – ha affermato il Ministro -. È uno strumento che offre alle studentesse e agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e consente loro di orientarsi con più consapevolezza verso il loro futuro di studi e lavorativo. L’alternanza è uno strumento in cui crediamo profondamente. Anche per questo, come Ministero, lavoriamo per elevare ulteriormente la qualità dei percorsi offerti, mettendo al centro, come ho ribadito il 10 ottobre in audizione in Parlamento, le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Su questo punto garantiamo il massimo impegno e anche la massima fermezza di intervento in caso di situazioni in cui il patto formativo che sta alla base dell’alternanza sia violato, impedendo a studentesse e studenti di fare un percorso significativo, innovativo e di qualità. Stiamo mettendo in campo strumenti concreti che vanno in questa direzione e che ci consentiranno un costante monitoraggio e controllo perché la qualità formativa è decisiva”.

Riguardo ai primi due anni della sua attuazione, Fedeli ha ribadito che  “nell’anno scolastico 2016/2017, secondo le prime rilevazioni del Ministero che confluiranno in un ampio report a fine ottobre, il 95% degli istituti ha fatto alternanza con la partecipazione di “oltre 873.000 fra scuole statali e paritarie, l’89% della platea attesa per le classi terze e quarte, quelle già coinvolte dall’obbligo lo scorso anno. Sono oltre 900.000 se si considerano anche le classi quinte. Le strutture ospitanti sono state più di 200.000, 131.000 di queste sono imprese. Il coinvolgimento è alto”. Nei Licei il 91% degli studenti iscritti nelle classi terze e quarte ha svolto un percorso di alternanza.

Per qualificare ulteriormente i percorsi e la gestione delle procedure da parte delle scuole, rispondendo alla richiesta degli studenti di poter far emergere eventuali problemi riscontrati durante la loro esperienza, sarà attivato un ampio confronto su questo il 16 dicembre, con gli Stati Generali che vedranno  la partecipazione di tutti gli attori in campo, a partire dai rappresentanti degli studenti. Prima di allora saranno lanciati due strumenti: la piattaforma di gestione dell’alternanza e la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza.

La piattaforma sarà pronta nei prossimi giorni entro la fine di ottobre, e sarà messa a disposizione di tutte le scuole, delle strutture ospitanti, degli studenti e delle  famiglie per facilitare la progettazione, la gestione e il controllo dell’alternanza.

Esami Scuola media. Si cambia

La Ministra Fedeli ha firmato il decreto attuativo che disegna il nuovo Esame di Stato della scuola secondaria di I grado.

Queste le novità che andranno in vigore già dal corrente anno scolastico.

Parliamo ancora di [...]

Fare L'insegnante n.2/2017

Editoriale di Ivana Summa e luciano Lelli

Parliamo ancora di competenze...

Frugando tra documenti di varia natura – appunti, fotocopie, libri, materiali reperiti nel web – ci è capitato di gettare lo sguardo su un saggio di Jerome Bruner che, come dice la nostra rubrica, è un maestro del passato che parla al presente. E, infatti, il grande pedagogista ci regala la seguente riflessione: «Parlare di competenze è parlare di intelligenza nel senso più ampio, del sapere come piuttosto che del sapere cosa. La competenza presume in effetti l’azione, la modificazione dell’ambiente come adattamento a esso».

Lasciamo ai nostri lettori la riflessione su questa affermazione che chiama in causa il concetto stesso di intelligenza che, nella sua poliedricità, si manifesta concretamente quando è in grado di fronteggiare – modificandolo con la propria capacità di adattamento – il contesto di vita in cui si è chiamati ad agire.

FARE L'insegnante n.2/2017

FARE L'insegnante n.2/2017

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale 

Parliamo ancora di competenze... di Ivana Summa e Luciano Lelli

Temi di scuola

Di che cosa parliamo quando parliamo di competenze e dintorni... di Ivana Summa

Il CLIL: una marcia in più per la didattica per competenze

di Antonietta Centolanze

Rivoluzione (virtuale?) di contenuti e didattica: le ambizioni di un decreto di Luciano Lelli

CONVEGNO A ROMA

“I GIOVANI E LA STORIA”: UN’ ESPERIENZA DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Venerdì 20 Ottobre 2017

Presso Casa madre A.N.M.I.G., ( Associazionale Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra)

Piazza Adriana, 3, Roma

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE [...]

Il ricordo di un grande maestro:Stefano Rodotà

di Anna Armone - esperta in Scienza dell'Amministrazione Scolastica

Dedico l’editoriale di questo numero ad un grande uomo, un grane giurista, un grande maestro, Stefano Rodotà scomparso nel giugno scorso. Il ricordo è dettato, innanzitutto, dal mio particolare affetto verso questo scienziato del diritto che è stato mio docente di diritto civile e relatore della mia tesi di laurea. Allora, a poco più di vent’anni, era il fascino dell’eloquenza, la capacità di far comprendere un mondo sconosciuto, la differenza con gli altri docenti a farmi davvero affezionare a Rodotà.

Che significato vogliamo dare [...]

DIRIGERE LA SCUOLA N.10/2017

Editoriale di Vittorio Venuti

Che significato vogliamo dare alla parola“rigore”?

Quando sento invocare la parola “rigore”, specialmente quando si parla di scuola, quindi di valutazione, e si pone l’accento sulla necessità di giudicare più severamente gli alunni rammentando l’opportunità della“bocciatura” degli studenti, devo trattenere a forza la mia irritazione, perché si banalizza una questione che merita ben altra attenzione.

I “nativi digitali imparino [...]

Altro che smartphone, agli studenti bisogna insegnare a impugnare correttamente la penna e scrivere in corsivo.

A distanza di qualche settimana dalla proposta di lanciare l’uso dello smartphone in classe a sostegno della didattica e dell’apprendimento, col patrocinio della ministra dall’istruzione, c’è chi ha pensato che, invece, sarebbe meglio insegnare ai cosiddetti “nativi digitali” come si impugna correttamente la penna.

L’Istituto comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso ha messo in cantiere un corso per insegnanti sull’argomento: Come insegnare agli alunni ad impugnare correttamente una penna.

La vicepreside ha così spiegato l’iniziativa all’Ansa: “Può apparire strana, ma alla luce delle esperienze maturate nel corso degli anni ci si è resi conto che non aver prestato la giusta attenzione alla corretta impugnatura di un qualsiasi mezzo grafico, può pregiudicare l’acquisizione di strumentalità fondamentali e la fluidità nel movimento. Negli ultimi anni, con l'utilizzo dei mezzi multimediali forse si è perso il senso dell'importanza della scrittura ed è anche cambiato il linguaggio. Abbiamo notato anche una difficoltà maggiore nella produzione del pensiero.”. Inoltre, verrà prestata particolare attenzione al corsivo, visto che, “Per bambini e ragazzi collegare le lettere nel corsivo – sottolinea la vicepreside - è diventato difficile. Oggi scrivono in stampato, anche perché hanno probabilmente hanno interiorizzato le lettere delle tastiere. Noi ci siamo interrogati su questi aspetti, anche sulla base delle nostre esperienze, e abbiamo accettato la proposta di un Corso tenuto da esperti di un colosso nella produzione di mezzi grafici, la ‘Stabilo’, ritenendola utile”.

 

 

 

Fronte dem del PD: Tempo [...]

Il Fronte democratico del PD, che fa capo al governatore della Puglia Michele Emiliano ha messo a punto il piano le proposte per l’assemblea programmatica del PD, che si terrà a ottobre a Roma. La scuola è posta al centro del piano sintetizzabile nella richiesta di “tempo pieno ovunque e obbligo fino ai 18 anni”, aspetto, quest’ultimo caldeggiato anche dalla ministra Fedeli.

Ricordiamo che, tra i paesi europei, solo in Belgio, Portogallo, Paesi Bassi e in alcuni lander della Germania l’obbligo scolastico arriva fino ai 18 anni, mentre nella stragrande maggioranza dell’Unione Europea l’uscita da scuola è fissata ai 16 anni, come in Italia.

La sollecitazione della Ministra Fedeli, riattivata adesso dal Fronte dem, si collega con la sperimentazione del diploma in quattro anni prevista dal Miur a partire dall’anno 2018/2019 e che coinvolgerà 100 classi di licei e istituti tecnici.

Fare L'insegnante n.2/2017

Editoriale di Ivana Summa e luciano Lelli

Parliamo ancora di competenze...

Frugando tra documenti di varia natura – appunti, fotocopie, libri, materiali reperiti nel web – ci è capitato di gettare lo sguardo su un saggio di Jerome Bruner che, come dice la nostra rubrica, è un maestro del passato che parla al presente. E, infatti, il grande pedagogista ci regala la seguente riflessione: «Parlare di competenze è parlare di intelligenza nel senso più ampio, del sapere come piuttosto che del sapere cosa. La competenza presume in effetti l’azione, la modificazione dell’ambiente come adattamento a esso».

Lasciamo ai nostri lettori la riflessione su questa affermazione che chiama in causa il concetto stesso di intelligenza che, nella sua poliedricità, si manifesta concretamente quando è in grado di fronteggiare – modificandolo con la propria capacità di adattamento – il contesto di vita in cui si è chiamati ad agire.

Una prima considerazione è la seguente: la competenza, dunque, non esiste senza l'azione intesa in tutte le sue manifestazioni, da quelle pratiche e concrete a quelle astratte e teoriche; agire è il sapersi servire di ciò che si è appreso attraverso lo studio e l'esperienza. La competenza, ovviamente, si riscontra allorché l'azione non è intrapresa come mera ripetizione meccanica di una procedura, ma in quanto viene  guidata  dal soggetto che intende risolvere un problema elaborando una risposta adeguata. E questa è una differenza essenziale perché un conto è l'esercizio passivo e un altro è quello attivo. Insomma, per comprendere la natura stessa della competenza (o, meglio, delle competenze) è necessario  focalizzarsi sul rapporto tra pensiero ed azione, tra ciò che si conosce e ciò che si mette in moto  per servirsene, combinando il sapere e la creatività.

Una seconda considerazione riguarda il rapporto tra intelligenza ed ambiente, in quanto la conoscenza – su cui la competenza affonda le proprie radici – è considerata inseparabile dal suo padroneggiamento  nel momento dell'azione che non si realizza mai in vacuum, bensì in un contesto specifico e sempre diverso, non routinario. Ecco perché la competenza non può essere assimilata ad un generico "saper fare" come, purtroppo,  a volte la si vuole sintetizzare.

Qui ci preme sottolineare  che il termine competenza non è nuovo nel nostro paese né in termini relativi (è comparso negli anni '80 su proposta del Ministero del lavoro e dell'ISFOL per poi apparire/scomparire/evolversi in numerosi documenti normativi fino alle recenti Indicazioni Nazionali e Linee Guida), né in termini assoluti, se si pone mente al fatto che  la competenza è stata da sempre la stessa ragione fondativa della scuola, la legittimazione  del suo esistere come istituzione. Possiamo dire che formare persone competenti è nel dna della scuola, anche se  il dna, come è noto, si modifica proprio per l'ambiente con cui entra in contatto. E l'ambiente, il mondo e i suoi fenomeni sociali, è in costante evoluzione e la scuola – se vuole continuare a legittimarsi – è costantemente chiamata a fronteggiarlo, in modo competente. E dobbiamo ammettere che è diffusa la convinzione che le competenze acquisite in ambito scolastico siano trasferibili alle situazioni che l'allievo dovrà affrontare nel mondo futuro,per il quale si suppone che la scuola lo debba preparare.

Ed è proprio in questa prospettiva che invitiamo i nostri lettori a leggere i saggi che vengono proposti in questo numero e che ci apprestiamo a passarein rassegna.

Il numero esordisce, nell’ambito del settore Temi di scuola, con il contributo di Ivana Summa Di che cosa parliamo quando parliamo di competenze e dintorni …, nel quale la problematica delle competenze, ulteriormente analizzata nella prima parte di questo editoriale, viene sviscerata nella sua sinergia funzionale con lo strumento «curricolo», con identificazione approfondita dei rapporti tra conoscenze, abilità, traguardi e competenze, con ricognizione sistemica dell’assunzione  della logica delle competenze a fondamento delle vigenti Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo. A seguire Antonietta Centolanze presenta la tematica di grande attualità dell’insegnamento che si avvale della metodologia CLIL, rilevando come tale modalità d’approccio rappresenti una marcia in più per la didattica delle competenze, concorrendo essa efficacemente sia agli apprendimenti disciplinari che al consolidamento del veicolo linguistico trascelto per l’attuazione della metodologia CLIL.

Non si discosta dall’accentramento della focalizzazione sulla questione delle competenze – anche se non insiste direttamente su di essa – Luciano Lelli, nel suo contributo Rivoluzione (virtuale?) di contenuti e didattica: le ambizioni di un decreto. Il decreto menzionato è il 60, applicativo della legge 107/2015, qui considerato su un versante nelle sue virtualità di innovazione in profondità e in totale ampiezza dei comportamenti metodologico-didattici delle scuole di ogni ordine e grado, su altro criticato nelle sue effettive potenzialità di realmente innovare, per un carico di motivi nell’articolo evidenziati.

Il settore Problemi di scuola affronta tre problematiche tutte di rilevante attualità nel panorama operativo della scuola d’oggi: Gianluca Dradi argomenta su La responsabilità disciplinare degli studenti e il suo procedimento, con attenzione posta sugli aspetti giuridici di tale responsabilità e sulle differenziate tipologie delle sanzioni, che è adeguato abbiano sempre una connotazione emendativa ed educativa. Nicola Serio, con il contributo L’attività motoria con particolare riguardo per gli alunni diversamente abili: aspetti formativi e percorsi didattici, focalizza non tanto e non soltanto la rilevanza formativa dell’attività motoria ma l’incidenza che essa assume nell’inclusione degli alunni diversamente abili. Maria Consuelo Marazziti si occupa d’una questione, che pare accertata da seria indagine, nell’intervento I ragazzi italiani sono i più stressati d’Europa: all’implementazione dello stressassai probabile che anche la scuola concorra, con atteggiamenti nei riguardi degli studenti non proprio pertinenti.

Come previsto dal format della rivista, segue la serie degli articoli concernenti tipologie  variegate del funzionamento metodologico-didattico delle scuole di ogni ordine e grado.  Per la Scuola dell’infanzia Nicoletta Calzolari analizza la procedura per costruire un “ambiente di senso” per sviluppare le competenze linguistiche; Roberta Roversi, prendendo le mosse da una esperienza reale, evidenzia come si possa realizzare una continuità di pratiche tra nido e infanzia. I lettori particolarmente interessati alle problematiche della Scuola primaria,possono fruttuosamente fruire delle riflessioni di Cinzia Mion sulla progettazione a ritroso adoperata per implementare l’educazione alla cittadinanza; di Rita Quinzio che tratta dell’insegnamento della lingua inglese, tramite l’approccio metodologico story telling. Ancora, per la Scuola secondaria di I grado, la rivista propone in sequenza il contributo di Enrico Marani e Ilenia Melli che, nell’ambito d’una esperienza didattica condotta “seguendo le tracce di Italo Calvino”, realizzano un approccio interdisciplinare  mirato all’acquisizione di competenze; quello di Marco Bardelli e Claudia Pinti che presentano esperienze laboratoriali atte a promuovere apprendimenti significativi; il percorso di Marco Mongelli concernente la formazione scientifica agevolata dal ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nel settore Scuola secondaria di II grado Loredana De Simone rilancia l’attenzione alla metodologia CLIL, già trattata in questo numero, declinandone la pratica in relazione appunto alla scuola secondaria superiore; Marcella Trapanipropone suggestioni e riflessioni riguardanti il rapporto tra museografia e didattica “in ambito egittologico”: collocato in questo settore, l’articolo considera però la questione anche con riferimento agli allievi della primaria e della scuola media.

Argomentando in merito all’educazione degli adulti, Maria Grazia Accorsi indaga su come evitare la collisione tra due diritti in merito al valore con pertinenza attribuibile ai crediti formativi nei percorsi a tali studenti riservati.

A che cosa serve il curricolo di istituto? A tale domanda viene fornita una circostanziata risposta.

Come sempre ampia e dinamica è la serie delle rubriche: Vincenzo Palermo si occupa di film come oggetti linguistici e riflessioni sul linguaggio; Anna Armone affronta il fenomeno del cyberbullismo praticato con non poca frequenza nelle scuole; Marsa Bassani analizza la carta del docente, rilevandone le novità e le conferme;  Rosanna Rinaldi consiglia la lettura di uno stimolante libro di Howard Gardner; Loredana De Simone rievoca un grande maestro del passato, John Dewey, la cui lezione non è estinta, anzi.

 

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