Ultime notizie

CARTA DEL DOCENTE

Sul sito del MIUR è stata data notizia che dal 14 al 18 dicembre non sarà possibile utilizzare la carta del docente.  i tecnici stanno lavorando per consentire l'utilizzo del  bonus residuo dell’a.s. 2016/17.

A  partire da martedì 19 dicembre (nel corso della giornata) sarà possibile visualizzare ed utilizzare, nel sistema carta del docente, le somme non spese (o i bonus non validati) nei precedenti anni scolastici.

 Pertanto, al fine di effettuare gli adeguamenti informatici e le necessarie verifiche amministrative e contabili, gli esercenti ed i docenti non potranno utilizzare il sistema carta del docente dal giorno 14 dicembre a tutto il 18 dicembre.

Contratto. Ancora contrasti [...]

Il rinnovo del contratto sembra essersi incagliato, pur se al Miur sono fiduciosi di poter chiudere la trattativa entro la fine dell’anno. Punti di contrasto sono sostanzialmente due, il bonus docenti e l’istituto della chiamata diretta. Riguardo al bonus i sindacati vorrebbero che i duecento euro destinati all’occorrenza fossero destinati agli aumenti degli stipendi e riguardo alla chiamata diretta ne sostengono la cancellazione. Su entrambe le questioni il Miur ha opposto il suo rifiuto; la bocciatura arriverebbe proprio dal Partito Democratico che sarebbe contrario ad una modifica ritenuta importante della Legge 107/2015, perché la relativa discussione rallenterebbe il rinnovo del contrattoe inciderebbe sul processo di consenso popolare che il Governo vuole curare in vista delle elezioni politiche.

Occorre considerare che la chiusura dei contratti statali è basilare anche per il rimborso dovuto al mancato rinnovo degli anni 2016 e 2017 per il quale è stata calcolata una cifra media di 581 euro per ogni dipendente della Pubblica amministrazione.

Abbandono scolastico: alla [...]

Facendo un raffronto tra i dati relativi all’abbandono del 2006 e quelli del 2016, nel decennio l 'Italia ha fatto grandi passi in avanti per contrastare l'abbandono scolastico, ma resta ancora ai primi posti in Europa pur realizzando un calo dal 20,4% al 13,8%. I dati, contenuti nelle tabelle Istat ed elaborati dall'AdnKronos, evidenziano che la Sicilia è la regione in cui è maggiore il numero di banchi lasciati vuoti: è passata dal 28,2% del 2006 al 23,5% del 2016, registrando un calo inferiore rispetto alla media del Paese (-4,7 punti).

La  Campania ha recuperato 8,8 punti percentuali arrivando al 18,1% di abbandoni. La regione che ha recuperato di più è il Friuli Venezia Giulia, che partiva con un abbandono scolastico del 20,1% ed è arrivata all'8%, registrando un calo di 12,1 punti percentuali. Numeri migliori si rilevano solo per due regioni: il Veneto (6,9%) e l'Umbria (6,7%).

Il calo più consistente, dopo il Trentino Alto Adige, è quello registrato dalla Puglia (-10 punti) che però partiva da uno dei dati più alti, il 26,9% di abbandono scolastico, e quindi resta sopra la media della penisola (16,9%). Situazione analoga è quella registrata dalla Sardegna che, nonostante una riduzione di 9,9 punti percentuali, resta a livelli elevati (passa dal 20% al 18,1%). A fare meno passi in avanti è stato invece il Lazio, che nel decennio è passato dal 12% al 10,9%, con la riduzione di 1,1 punti percentuali.

Nella tabella che segue si riporta il dato di abbandono scolastico regionale nel 2006, nel 2016, e il confronto tra i due anni in punti percentuali.

REGIONE                  2006                2016        DIFFERENZA

Piemonte                    19,5%             10,2%               9,3

Valle d'Aosta               21,4%             14,5%               6,9

Liguria                        15,5%              11,4%               4,1

Lombardia                  18,4%              12,7%               5,7

Trentino A.A.              17,3%               9,5%                7,8

Veneto                        14,7%               6,9%                7,8

Friuli V.G.                    20,1%               8%                  12,1

Emilia R.                     17,4%               11,3%              6,1

Toscana                      16,6%               11,5%              5,1

Umbria                        14,3%               6,7%                7,6

Marche                       17,5%               11%                  6,5

Lazio                           12%                 10,9%               1,1

Abruzzo                      14,8%              12,4%               2,2

Molise                         15,9%              10,3%               5,6

Campania                   26,9%              18,1%               8,8

Puglia                          26,9%              16,9%              10

Basilicata                    15,2%              13,6%               1,6

Calabria                      19,6%              15,7%                3,9

Sicilia                          28,2%              23,5%                4,7

Sardegna                    28%                18,1%                 9,9

ITALIA                        20,4%              13,8%                 6,6.

 

Lauree professionalizzanti. [...]

La Ministra Fedeli ha firmato il decreto che dà il via libera ai nuovi percorsi che debutteranno il prossimo anno accademico. Il provvedimento è il risultato finale del lavoro fatto nei mesi scorsi da un’apposita Cabina di regia convocata dalla Ministra e coordinata dal Sottosegretario Gabriele Toccafondi per armonizzare l’offerta formativa che sarà attivata dagli atenei - dedicata ai percorsi con ordini e collegi professionali - con quella degli ITS, gli Istituti tecnici superiori. 

Il decreto prevede un’importante modifica per l’accreditamento e l’attivazione di nuovi corsi di studio: ci sarà, infatti, una maggiore flessibilità rispetto ai numeri richiesti per la docenza. Le Università, anche se in carenza di alcuni requisiti, potranno ampliare la propria offerta formativa, ma solamente nel caso di  atenei dove gli indicatori di sostenibilità economico-finanziaria risultino positivi.

“Le Università potranno ora avviare questi percorsi con un quadro di riferimento più chiaro e con obiettivi precisi, definiti dal documento finale del Gruppo di lavoro. I corsi offerti dagli Atenei dovranno consentire alle studentesse e agli studenti una rapida qualificazione professionale. Si potranno creare partenariati con i collegi e gli ordini professionali per l’attivazione dei percorsi. Si tratta di una novità importante e molto attesa”, sottolinea Fedeli. “Con la maggiore flessibilità prevista per l’accreditamento iniziale dei corsi diamo poi una risposta alle sollecitazioni che ci sono arrivate dal mondo universitario per poter garantire un graduale ampliamento dell'offerta che sia comunque adeguata e coerente con il loro progetto formativo. Una flessibilità che intercetta le esigenze delle studentesse e degli studenti senza però mettere a rischio la qualità”.

Le Università potranno attivare al massimo un corso di laurea di tipo professionalizzante per anno accademico da erogare in modalità tradizionale, dunque non on line. Il corso dovrà essere attivato in stretta collaborazione con il mondo del lavoro e definito in relazione a professioni comunque disciplinate a livello nazionale, a partire da quelle ordinistiche. I percorsi formativi saranno sviluppati in collaborazione con gli ordini professionali. Nell’ambito delle convenzioni con gli ordini e i collegi professionali le Università potranno realizzare partenariati con le imprese. I corsi partiranno dal prossimo anno accademico. Sono previsti tirocini durante il percorso di laurea.

Con l’avvio delle lauree professionalizzanti e la loro armonizzazione con l’offerta degli ITS il nostro Paese si dota di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante.

L'USCITA AUTONOMA DA SCUOLA [...]

Il Parlamento ha definitivamente  approvato le nuove norme sull`accompagnamento dei minori di 14 anni previste dalla legge di conversione del cosiddetto decreto legge fiscale.

Ecco nello specifico il testo del provvedimento approvato:

 “I genitori esercenti la responsabilità genitoriale, i tutori e i soggetti affidatari ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età di questi ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito di un processo volto alla loro auto responsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine delle lezioni.

 L’autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza”.

I genitori dei minori di 14 anni potranno d'ora in poi legittimamente autorizzare le scuole a consentirne l'uscita autonoma dai locali scolastici dei propri figli al termine dell'orario delle lezioni, in considerazione dell'età, del grado di autonomia e dello specifico contesto, nell'ambito di un processo di autoresponsabilizzazione.
Il rilascio dell’autorizzazione da parte della famiglia avrà l’effetto di esonerare il personale scolastico dalla responsabilità connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza.
“Le novità introdotte - sottolinea la Ministra Valeria Fedeli - rappresentano un punto di equilibrio fondamentale tra diverse esigenze, tutte di grande rilievo e irrinunciabili, quali la tutela dell’incolumità delle e dei minori, il raggiungimento di gradi sempre maggiori della loro autonomia, le scelte educative delle famiglie e il ragionevole contenimento degli obblighi di vigilanza in capo al personale scolastico”.
Le norme approvate sono nate dall’esigenza di intervenire all’indomani della pubblicazione, lo scorso settembre, di un’ordinanza della Corte di Cassazione che aveva abbracciato un’interpretazione particolarmente rigorosa delle attuali disposizioni in materia di obblighi di vigilanza nei confronti dei minori. A seguito di questa ordinanza molti dirigenti scolastici avevano emanato specifiche circolari per impedire l’uscita autonoma da scuola delle alunne e degli alunni con età inferiore ai 14 anni. Provvedimenti che hanno determinato proteste e preoccupazioni da parte delle famiglie, che si sono trovate anche nell’evidente difficoltà di contemperare la presenza quotidiana all’uscita della scuola dei propri figli con l’orario di lavoro. Gli stessi docenti si sono visti costretti a dover prolungare la loro presenza nei locali scolastici anche oltre l’orario di lavoro. Con l’ordinanza della Cassazione, in pratica, è emersa la mancanza, nel nostro ordinamento, di una disciplina specifica sulla questione, che tra l’altro garantisse l’uniformità normativa su tutto il territorio nazionale.
Le novità approvate consentiranno di superare tutte le problematiche richiamate, nel rispetto dei principi sanciti nella Carta Costituzionale, laddove assegnano alla famiglia e alla scuola la responsabilità di educare e di istruire i giovani in un rapporto famiglia/scuola che va nella direzione di una relazione sempre più interattiva, introducendo modalità organizzative tese a favorire un maggiore coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica, investendoli così della corresponsabilità educativa. In questo quadro, l’autorizzazione dei genitori all’uscita autonoma dei minori di 14 anni da scuola costituirà il frutto del confronto responsabile, dell’accordo partecipato, della condivisione di metodologie e obiettivi tra famiglia e scuola, che devono caratterizzare il processo di crescita del minore in ambito scolastico.

 

CORSO DI PREPARAZIONE [...]

INCONTRO PROPEDEUTICO ALL'AVVIO DEL CORSO INTEGRATO DI FORMAZIONE 

La Casa Editrice EUROEDIZIONI ha organizzato un INCONTRO PROPEDEUTICO ALL'AVVIO DEL CORSO INTEGRATO DI FORMAZIONE PER LA PARTECIPAZIONE AL CORSO-CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI, che  si svolgerà

il giorno  16 Dicembre 2017  alle ore 15,00 presso Liceo Classico "G. D'Annunzio,” Via Venezia, 41   PESCARA

Scarica il Programma dell'incontro dal sito di Euroedizioni www.euroedizini.it per conoscere il

dettaglio dell'articolazione dei corsi e  le modalità di partecipazione all'incontro informativo del 16 Dicembre 2017.

Si precisa che l’iscrizione all'incontro informativo gratuito dovrà essere effettuato  spedendo via mail a direttore@euroedizioni.it il modulo di iscrizione allegato

 Per informazioni SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

Tel. 011.220.92.45 - 011 2264714 - 3663068345

“Scuole Belle”. [...]

Nella Legge di bilancio approvata alla Camera, figura, tra glialtri,un emendamento che riguarda il progetto “Scuole Belle”

In virtù di questo emendamento, l’acquisizione da parte delle scuole dei servizi di pulizia e degli altri servizi ausiliari, degli interventi di mantenimento del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici possono proseguire fino al 30 giugno 2019 con i soggetti già destinatari dei contratti e degli ordinativi di fornitura. Oltre tale data sarà attivata la convenzione prevista dal comma 3 della legge, che prevede che la Consip provveda all’espletamento delle procedure di gara tramite Convenzione quadro, che va completata entro l’anno scolastico 2019/20.

Il dispositivoriguarda le regioni in cui la Convenzione quadro Consip sia stata risolta prima del 24 aprile 2017 o non sia mai stata attivata o siano scaduti i relativi contratti. Peraltro, l’acquisizione inoltre non deve travalicare i limiti di spesa previsti dall’articolo 58 e incrementati di 64 milioni per l’anno 2017, di 192 milioni per il 2018, di 86 milioni per l’anno 2019. Gli aggiudicatari della procedura dovranno garantire il livello occupazionale esistente.

 

Ragazza critica la scuola su [...]

Per un post su Facebook, nel quale critica la scuola e la dirigente scolastica, una studentessa di 16 anni (Liceo “Quinto Orazio Flacco”” di Portici) ha avuto sette giorni di sospensione. La ragazza aveva colto l’occasione di un riconoscimento ricevuto dall’istituto a Tallin, in Estonia, dove i rappresentanti della scuola hanno partecipato alla cerimonia conclusiva del Tes Schools Awards 2017, per criticare la scuola.

«Amore per i vostri ragazzi? Senso di appartenenza? Davvero credete –ha scritto l’alunna online - che le cose vadano così in questa scuola? Presentare il Flacco in un contesto felice sui social media non lo renderà tale!». Quindi la ragazza esponeva una dura critica verso la gestione dell’istituto: «Posso provare solo vergogna e disprezzo verso chi scrive una cosa del genere senza prendere minimamente in considerazione la vera realtà di questa scuola, che ormai, per come è diventata e gestita, può solo farci mettere le mani nei capelli a tutti noi studenti. Siete dei falsi! Mai sentito alcun alunno del Flacco dire di essere felice nel contesto scolastico. E guardate che se questa scuola ha avuto fama per i propri successi, è solo ed esclusivamente grazie a noi studenti e ai pochi professori che si salvano nell’istituto».

Contro la sospensione si sono schierati molti studenti, che hanno espresso solidarietà alla ragazza, esponendo striscioni di protesta alle finestre dell’Istituto e scendendo in piazza per manifestare, ottenendo che tra studenti e professori si aprisse un dialogo sul caso.

Nel frattempo la ragazza è rientrata, ma la vicenda ha suscitato l’attenzione della direzione scolastica regionale, che ha inviato un ispettore.

Insediato il Nuovo [...]

Lunedì 27 novembre si è insediato il nuovo Osservatorio permanente per l’Inclusione.

“L’Osservatorio sarà uno spazio essenziale e molto operativo di confronto. Abbiamo chiesto ai partecipanti –ha sottolineato la Ministra Valeria Fedeli-di lavorare insieme al Ministero in questa fase di attuazione dei decreti della legge 107 del 2015. Come ho più volte ricordato i decreti attuativi rappresentano una delle parti più qualificanti della riforma. Dobbiamo lavorare insieme, ognuno per la propria parte, per consentire una attuazione rapida ed efficace delle norme che metta al centro le nostre ragazze e i nostri ragazzi”. Il Miur, in particolare, ha proposto all’Osservatorio di attivare un gruppo di lavoro per ciascuna delle deleghe della legge 107. L’Osservatorio si darà anche un regolamento interno per coordinare i due organismi nei quali si articola: Comitato Tecnico scientifico e Consulta delle Associazioni. Il regolamento sarà predisposto entro metà dicembre per consentire un veloce avvio dei gruppi di lavoro.

TUTTI I TESTI PER PREPARARSI [...]

COME PREPARARSI AL CONCORSO PER DIRIGENTI SCOLASTICI 2018

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Il ricordo di un grande maestro:Stefano Rodotà

di Anna Armone - esperta in Scienza dell'Amministrazione Scolastica

Dedico l’editoriale di questo numero ad un grande uomo, un grane giurista, un grande maestro, Stefano Rodotà scomparso nel giugno scorso. Il ricordo è dettato, innanzitutto, dal mio particolare affetto verso questo scienziato del diritto che è stato mio docente di diritto civile e relatore della mia tesi di laurea. Allora, a poco più di vent’anni, era il fascino dell’eloquenza, la capacità di far comprendere un mondo sconosciuto, la differenza con gli altri docenti a farmi davvero affezionare a Rodotà.

Tornando indietro nei ricordi, devo riconoscere come la mia vita è stata direttamente condizionata dagli incontri dei grandi giuristi del periodo romano della Sapienza degli anni ‘70. Massimo Severo Giannini, Mario Nigro, Giuliano Vassalli, Gino Giugni, Giovanni Conso e tanti altri. Fu un’ubriacatura di conoscenza veicolata dai grandi giuristi (irripetibile quel periodo) che, però, avevano un’aurea di autorevolezza distante da noi studenti degli anni ‘70. Stefano Rodotà era diverso. Aveva un modo di comunicare i contenuti che metteva in moto la riflessione individuale, apriva al mondo dei diritti e delle libertà. Mi innamorai tanto del diritto civile che chiesi di fare la tesi con lui. Il ricordo più bello di quel periodo è racchiuso in una conversazione telefonica nella quale gli annunciavo di aver concluso il primo capitolo. Con la sincerità dell’età gli dissi che avevo una gran paura e  insicurezza per quanto avevo scritto. Mi disse, con la sua voce chiara e serena, di stare tranquilla perché “chi legge è sempre meno sicuro di scrive”.

Vent’anni dopo incontrai Rodotà in treno e gli ricordai quelle parole che tanto hanno significato nella mia vita. I grandi maestri seminano nelle menti conoscenze e valori, ma rimangono nel cuore per qualcosa che tocca le corde più profonde dell’anima. Io avevo bisogno di sentirmi rassicurata e mi sentii proprio così.

Rodotà è stato il primo Presidente del Garante alla Privacy e questo suo ruolo ha consentito al Paese di avere un impianto nella materia tra i migliori al mondo. Le pronunce e i provvedimenti di quel settennato fanno ancora scuola. Nella Relazione 2004, nel discorso del Presidente Rodotà si sintetizza il lavoro del Garante “Non abbiamo “inventato la privacy”. Abbiamo reagito ad ogni forma di riduzionismo, ispirato da interessi settoriali o da miopia culturale. Abbiamo proiettato la protezione dei dati personali in una dimensione più ricca, senza arbitri, ma interpretando correttamente una disciplina che vuole collocata tale protezione nel quadro dei diritti e delle libertà fondamentali, legata alla tutela della dignità.

Abbiamo così potuto accompagnare una progressiva presa di coscienza della società italiana e pure, possiamo dirlo con un certo orgoglio, dell’opinione pubblica europea.

In Europa, infatti, siamo stati i più fermi assertori del rispetto di un diritto fondamentale che si presenta come uno dei più importanti di quest’avvio di millennio, ed abbiamo curato una informazione all’estero con una presenza diretta in diversi istituti italiani di cultura. Abbiamo dialogato con istituzioni di altri Paesi, collaborando allo sviluppo della legislazione e degli strumenti di garanzia.

Pensavamo di discutere soltanto di protezione dei dati. In realtà, ci stavamo occupando di temi che riguardano il destino delle nostre società, il loro presente e soprattutto il loro futuro. Abbiamo affrontato questioni di sicurezza interna e internazionale, di genetica e di salute, del credito e delle telecomunicazioni, del funzionamento del mercato e dell’organizzazione dell’impresa, del sistema dei media e del rapporto tra tecnologie e politica, della nuova dimensione della libertà personale, della libertà d’espressione e di circolazione. L’intero orizzonte dei temi di questi tempi difficili è davanti ai nostri occhi. Emerge un legame profondo tra libertà, eguaglianza, democrazia, dignità e privacy, che ci impone di guardare a quest’ultima al di là della sua storica definizione come diritto ad essere lasciato solo.

Sappiamo che libertà e diritti sono, insieme, forti e fragilissimi. Vivono non nelle forme giuridiche alle quali sono affidati, ma nella capacità di uomini e istituzioni di dare ad essi attuazione, di difenderli contro insidie e attacchi ai quali sono incessantemente esposti. Abbiamo costruito la nostra autorità con questo spirito e questi intenti. Speriamo che possano durare nel tempo”.

Sin dall’inizio la scuola è stata investita dal tema della riservatezza in maniera diretta, quasi consustanziale rispetto alla sua missione istituzionale. I minori, in particolare, sono destinatati e attori primari del processo educativo e didattico e lungo questo percorso la loro complessa entità viene“trattata”se non per altro, per la stessa soddisfazione del servizio. Purtroppo, si pone attenzione solo all’aspetto formale della tutela dei dati personali dei minori e degli studenti, quando si pone correttamente. Perché uno dei problemi più gravi è l’allegro uso dei dati che le scuole fanno, in particolare, sul web e sui social. Foto di minori, primi piani, spesso accompagnati dal nome e cognome, video celebrativi o ricognitivi delle attività, escono fuori dai confini della documentazione interna e vengono dispersi in rete, fuori controllo. Una scuola di Milano ha tappezzato il muro esterno della scuola con un mosaico composto da 150 foto di bambini sorridenti. Spero che non si tratti dei bambini che frequentano quella scuola. E mi chiedo cosa accadrebbe se uno di quei bambini fosse fatto oggetto di qualche azione criminosa perché facilmente individuato. La protezione dei minori, della loro sicurezza, come della loro dignità, deve venire prima di qualunque obiettivo artistico, didattico, pedagogico. Sono questi obiettivi a dover essere piegati al rispetto e alle garanzie per i minori. Possibile che nessuno se ne renda conto?

 

Ed ora veniamo al contenuto di questo numero della rivista. Giancarlo Sacchi fa un’analisi approfondita del sistema di istruzione e formazione professionale in Emilia Romagna, che, con la legge 15/2011, ha inteso agganciare i due versanti, in modo che tutti i giovani in uscita dalla scuola media potessero frequentare almeno un anno di scuola superiore, prima di accedere, a 15 anni, alla formazione professionale, in considerazione anche del prolungamento dell’obbligo di istruzione. L’analisi di Sacchi è oltremodo interessante alla luce dell’attuale sistema normativo in materia che si fonda sull’attuale, non riformato, sistema costituzionale il quale ribadisce il principio di una congiunzione tra istruzione e formazione professionale: è matura la possibilità di un intervento che superi il dualismo tra Stato e regioni, con un’attenzione particolare agli accreditamenti di strutture private, associative o delle categorie produttive.

Dalla Costituzione si trae un indirizzo alla politica di dirimere finalmente la questione di un unico governo del settore, quello regionale, con un’azione di coordinamento e di vigilanza sui risultati da parte del nuovo Senato delle autonomie, con poteri di intervento legislativo e di sussidiarietà verticale.

ènoto che il regionalismo spinto ha portato frammentazione e difficoltà di comunicazione tra i sistemi regionali e le indicazioni europee. Un federalismo equilibrato avrebbe avuto bisogno di una camera delle regioni, ma la riforma costituzionale non è andata a buon fine.

Con Gabriele Venturaabbiamo fatto una riflessione sul sistema informativo (le Anagrafi degli studenti) come risorsa o come handicap per la inclusione scolastica e sociale delle persone in età evolutiva (minori) con disabilità. I dati nazionali e locali relativi all’andamento dei bambini, alunni e studenti con disabilità fotografano una situazione in cui il numero delle certificazioni è in costante aumento nelle scuole di ogni ordine e grado negli ultimi dieci anni.

Il quadro complessivo che emerge segnala difficoltà importanti e crescenti nel percorso di crescita, formazione e apprendimento dei bambini e dei ragazzi, anche se la frammentazione e la mancata coerenza delle fonti informative (già in fase di rilevazione, di elaborazione e di pubblicazione dei dati da parte dei diversi soggetti istituzionali interessati: sistema centrale e decentrato del Miur, sistema sanitario nazionale e regionale, sistema delle autonomie locali) non ci consente ancora ad oggi di andare a fondo nell’analisi del fenomeno. Emerge chiaramente l’urgenza di un intervento politico e legislativo sull’intera materia in modo da consentire non solo la “perfezione giuridica”dell’impianto ma la sua efficacia, la migliore inclusione possibile dei bambini e degli studenti disabili.

Pasquale Anneseanalizza i risultati e l’efficacia delle risorse PON 2007/2013 alla luce della nuova programmazione 2014/2020. L’analisi è quanto mai opportuna in funzione della programmazione comunitaria, di cui all’AVVISO QUADRO 950 del 31.01.2017, già formalizzata in atti con l’avvio scaglionato di tutte e dieci le azioni ivi previste, questa volta destinate non solo alle regioni dell’obiettivo 1, ma a tutte le regioni italiane del sud, del centro e del nord Italia, sia pur in un quadro generale caratterizzato ancora da forti divari territoriali tra le varie aree geografiche del paese. Annese porta avanti l’analisi utilizzando gli indicatori contenuti nei documenti di programmazione traendo, di volta in volta, conclusioni specifiche e contestualizzate.

Domenico Ciccone prosegue nell’analisi dello status dei capi d’istituto affrontando la regolazione nel sistema francese. Pregiudiziale è la considerazione del sistema amministrativo francese caratterizzato da un centralismo statale mitigato dall’assetto regionalista. Il sistema dell’istruzione si modella su questo disegno. Per la scuola dell’infanzia e primaria, le funzioni di vertice sono affidate ad un insegnante che continua a svolgere il compito di docente, con un sistema di semiesoneri o esoneri, a seconda del numero di classi affidato in gestione. La presenza di una figura e di una funzione che prescinda dalla docenza e che abbia uno status distinto, si afferma, invece, nel grado secondario dell’istruzione che gode di maggiore autonomia, di rafforzate competenze di ordine progettuale, organizzativo e didattico, con ancora due distinzioni al suo interno: il Collège, cioè l’istituto scolastico secondario di primo grado, è affidato ad un Principal; il ruolo di Capo di istituto nel livello scolastico secondario superiore (Lycée) è invece affidato ad un Proviseur.

Si tratta di una funzione non ascrivibile al ruolo dirigenziale così come lo intendiamo nel nostro Paese. In Francia la dirigenza pubblica è reclutata dall’ ENA (Ecole National d’Administration) e tra i profili in uscita non è previsto quello del capo d’istituto.

Vito Tenoretratta del procedimento disciplinare a carico degli studenti, ma dopo aver fatto un’approfondita ricognizione dei principi che regolano l’attività disciplinare nel pubblico impiego. L’approfondimento che riguarda gli studenti costituisce un chiarissimo vademecum attraverso la ricostruzione del sistema normativo in materia e i richiami giurisprudenziali.

Renato Loiero analizza le questioni intorno alla razionalizzazione degli acquisti delle pubbliche amministrazioni e le centrali uniche di committenza. Si tratta dell’evoluzione normativa di un istituto, la Consip. Lo sviluppo della normativa iniziale è stato poi integrato con la Legge finanziaria per il 2007 laddove, al comma 449 ha disposto l’obbligo di ricorrere alle convenzioni Consip per tutte le Amministrazioni statali centrali e periferiche,ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado. Con il comma 450 della stessa finanziaria 2007 si stabiliva poi, a carico delle Amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, nonché a carico degli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale pubblici e le agenzie fiscali, l’obbligo di ricorso al MePA per gli acquisti di beni e servizi di importo pari o superiore a mille euro e al di sotto della soglia di rilievo comunitario. Nell’ambito della disciplina del programma di razionalizzazione rileva, poi, il D.L. 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni dalla legge del 23 giugno 2014, n. 89, che ha previsto misure volte a favorire la centralizzazione degli acquisti delle amministrazioni pubbliche centrali e periferiche. In particolare, l’art. 9 ha predisposto, a tal fine, un sistema di acquisizione di beni e servizi mediante soggetti aggregatori. Senza ripercorrere lo sviluppo dell’istituto, se ne richiama l’estrema importanza, considerato il modello organizzativo attuale delle reti di ambito che potrebbero, in qualche, riprendere il modello della responsabilità unica (descritto nelle riflessioni conclusive dell’autore) in materia di acquisto di beni e forniture.

La rassegna delle recensioni librarie di Giuliana Costantinisi apre con un libro ambientato in Calabria, che racconta della vera storia dell’autrice che attraversa la storia di un paese dell’entroterra negli anni ‘50 e ‘60, con tutta la rassegnazione per l’ineluttabile destino di questa terra. Il secondo libro, di autore francese, si snoda lungo il tema della perdita del lavoro in età oramai matura. La seconda occasione offerta ad Alain si concretizza in un gioco di ruolo complesso e originale finalizzato a dimostrare le competenze richieste dal nuovo impiego. L’ultimo libro affronta il tema della geografia come rappresentazione dei luoghi di conflitto e pregiudizi. Una bella lezione per i ragazzi.

Il numero si chiude con la rassegna cinematografica. Vincenzo Palermo racconta due film che parlano di diciassettenni. Si tratta di due film stranieri che affrontano la complessità dell’adolescenza attraverso il racconto di giovani vite. Il primo film, The Edge of Seventeen, USA 2016,affronta la difficile tematica della ricerca di se stessi puntando tutto sulla caratterizzazione dei personaggi, sui conflitti irrisolti che li agitano e su una rinascita possibile solo dopo l’incontro e il dialogo con l’altro. Il secondo film, Quand on a 17 ans,Francia 2016,“descrive gli abbracci spezzati e gli strappi di due anime solitarie, mantenendo il giusto distacco e domando ogni eccesso melodrammatico. Una carezza in un pugno”.

La recente pubblicazione del d.lgs. 60/2017, sulla promozione della cultura umanistica e sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali, nonché sul sostegno alla creatività, richiede sicuramente un’attenzione particolare all’attività di critica cinematografica, disciplina che si fonda sulle conoscenze storico letterarie e sulle competenze di grammatiche linguistiche e si può praticare solo se il curricolo riesce a costruirne e consolidarne le basi conoscitive.

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