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Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Smartphone, tablet, dispositivi elettronici vari: benvenuti a scuola o da espellere? di Luciano Lelli

Le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione a supporto della didattica di Feldia Loperfido e

Giuseppe Ritella

E-Learning nella formazione dei docenti

di Carmelina Maurizio

Piani di lavoro, progettazione educativo-didattica e curricolo. Linee di sviluppo di Nicola Serio

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Fare l’insegnante in carcere di Lia Pensabene

Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata? di Gian Carlo Sacchi

La creatività digitale… leva strategica per il miglioramento del successo formativo di Caterina Bagnardi

 

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Parliamo di noi: femmine e maschi di Nicoletta Calzolari

 

 

SCUOLA PRIMARIA

Insegnare a Sognare di Rita Quinzio

Leggere e scrivere al tempo del web di Gheti Valente

Tecnologie interattive e soluzione di problemi: la didattica del fare di Emanuela Cren

 

 

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SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Il digitale a scuola, facciamo il punto. L’Europa ci guarda di Anna Alemanno

L’e-learning per un apprendimento significativo di Loredana De Simone

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Migranti: apprendimento della lingua e cultura italiana e integrazione di Lorella Tomirotti

 

 

Rubriche

 

Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

La lezione di Sant’Agostino di Loredana De Simone

 

Le Parole della Scuola

Competenze di Ivana Summa

 

Scuole che innovano

Un’innovazione didattica nel nuovo ordinamento “Web Community” di un Istituto di Istruzione Superiore di Serena Selvaggia Pezone e Domenico Consoli

 

Legislazione e normativa scolastica

Il valore delle norme interne all’istituzione scolasticadi Anna Armone

 

Un LIBRO al mese

Da Le linee rosse e Quando inizia la nostra storia: quali stimoli per l’insegnamento/apprendimento? di Flavia Marostica

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Ivana Summa  Direttore  responsabile

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

Il tema che in questo numero della rivista è fatto oggetto di attenzione riguarda l’utilizzo delle tecnologie nelle attività didattiche che vengono praticate nelle nostre scuole. Ovviamente, ciascuno di noi è libero di essere favorevole o contrario all’utilizzo didattico delle tecnologie ma, in ogni caso, è preliminare il considerare che sia l’una che l’altra posizione, se estremizzata, è sbagliata.

Da un lato, infatti, non si può ignorare il fatto che la storia dell’umanità è anche storia delle tecnologie e che queste hanno un potere di cui non sempre si comprende la portata, anche se la storia dell’uomo potrebbe essere scritta come storia di “epoche tecnologiche”. E così, fino a qualche decennio fa, educare voleva dire trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di saperi che l’umanità aveva costruito nei secoli, perché si riteneva utile per essere in grado di affrontare, da adulti, i problemi. Come è facile intuire - ma, forse, non si riflette mai abbastanza su questo aspetto - alla base di questa funzione sociale affidata ai sistemi scolastici c’è la certezza (infondata!) che i problemi del futuro saranno molto simili a quelli che le generazioni precedenti hanno già risolto. Insomma,per la scuola è sufficiente la “trasmissione” di saperi codificati in modo immutabile.

Come sempre accade, quando si verifica un avvicendamento politico, la scuola viene chiamata in ballo con promesse salvifiche. Non è sfuggito alla regola neanche il neoeletto segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che, domenica, all’Assemblea Nazionale, nel discorso che celebrava la cerimonia di investitura ha richiamato l’attenzione su due leggi da proporre subito: “quota 10” e istruzione pubblica, che non ha esitato a definire come “architrave di un’ampia operazione di crescita”.

L’istruzione pubblica, ha precisato, deve essere oggetto di “scelte radicali a cominciare dalla prossima legge di bilancio; per chiedere l’aumento dei salari a tutti i maestri e le maestre e l’apertura a tempo pieno delle scuole del Paese”.

Il Ministro Marco Bussetti ha firmato il decreto di adozione del nuovo “Sistema di misurazione e valutazione della performance” del Miur, in vigore già a partire da quest’anno, al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti dal Ministero ai cittadini e far crescere le competenze professionali del personale attraverso la valorizzazione del merito.

Le nuove disposizioni, che sono state anche oggetto di apposito confronto con le organizzazioni sindacali, si sono rese necessarie per aggiornano il sistema di valutazione del Miur alla luce delle recenti modifiche normative intervenute sul decreto legislativo 150 del 2009 in materia di riforma della Pubblica Amministrazione. Alla loro formulazione si è adoperato un tavolo tecnico predisposto ad hoc e coordinato dall’Organismo Indipendente di Valutazione della performance(OIV) scaduto da due anni e riattivato dal Ministro Bussetti. Le novità relative al Sistema di misurazione e valutazione della performance.

Per Bussetti “Il nuovo Sistema sarà uno strumento fondato sulla profonda connessione tra programmazione, obiettivi, risorse, attività e risultati del Miur. Vogliamo che il nostro Ministero funzioni sempre meglio, che sia sempre più efficiente e offra servizi di qualità ai cittadini, a partire dai suoi numerosissimi dipendenti”.

In forza di questo testo, precisa il Ministro, “riduciamo fortemente gli spazi di discrezionalità– e introduciamo criteri e parametri di misurazione e valutazione più oggettivi. Il nuovo Sistema ci consentirà di avere maggiore trasparenza all’esterno e allo stesso tempo di gestire meglio il lavoro all’interno dei nostri uffici: ci permetterà di monitorare la nostra azione, di correggere il tiro in caso di bisogno e di valorizzare il lavoro del personale del Ministero”.

Tra le novità introdotte si evidenzia l’eliminazione del meccanismo dell’autovalutazione della performance della macchina organizzativa e amministrava del Miur, che avverràseguito di un processo di valutazione precisamente scandito nelle fasi e nei tempi, sulla base di criteri più oggettivi, e che coinvolgerà figure dirigenziali e non, quindi affidando con chiarezza con chiarezza ruoli specifici ai principali attori che sono parte del ciclo della performance e riconoscendo il contributo dato da ciascun dipendente in relazione al diretto grado di responsabilità.

La valutazione comprenderà le attività degli enti vigilati o partecipati dal Ministero e rivolgerà particolare attenzione anche al parere dei cittadini e degli utenti esterni, attraverso questionari einiziative dedicate).Riguardo alla valutazione dei singoli dipendenti si prevedono procedure di conciliazione in caso di disaccordo sul giudizio finale.

E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  del 15 marzo il calendario della prova preselettiva del concorso per diventare DSGA. 

La prova preselettiva del concorso pubblico, per esami e titoli, a 2004 posti di direttore dei servizi generali ed amministrativi, si svolgerà l’11, il 12 e il 13 giugno 2019.

La banca dati dei 4000 quesiti da cui verranno estratti i test oggetto della prova preselettiva saranno pubblicati almeno 20 giorni prima rispetto alle date su indicate, sul sito del MIUR. L’elenco delle sedi con la loro esatta ubicazione, l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti sulla base della Regione per la quale hanno presentato la domanda di partecipazione, l’orario di svolgimento e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicate almeno quindici giorni prima della data di svolgimento della prova tramite un avviso che verrà pubblicato sul sito del MIUR e degli USR competenti.

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Governo e Camera dei Deputati hanno approvato la mozione che impegna il Governo ad adottare iniziative per introdurre progressivamente e gradualmente, entro il 2022, nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione lo studio del pensiero computazionale e del Coding nell’ambito del curricolo digitale obbligatorio, in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo.

La prima firmataria della mozione, n. 1-00117, è l’On. Aprea (capogruppo F.I. della Commissione Cultura)  che, dopo aver espresso grande soddisfazione per l’approvazione, ha spiegato: “Governare con scelte pubbliche le trasformazioni della quarta rivoluzione industriale con tempestività e lungimiranza richiede, prima di tutto, l’introduzione dell’insegnamento del Coding sin dalla scuola dell’infanzia e primaria per favorire la formazione del pensiero computazionale, la creatività digitale, e più generalmente, la cittadinanza digitale. Intelligenza artificiale, robotica e biotecnologia, costituiscono i nuovi campi da sviluppare per favorire una nuova era del lavoro, migliorare anziché sostituire le condizioni e le opportunità del lavoro. Per questo, il Coding, la programmazione informatica, deve essere considerata come la quarta abilità di base per le nuove generazioni di studenti, insieme al leggere, allo scrivere e al far di conto.

“L’Italia presenta un elevato indice di rischio di cambiamento pari al 35,5 per cento dei lavori attuali, al di sopra della media internazionale. Se ignoriamo queste trasformazioni e non interveniamo per alfabetizzare le nuove generazioni ai linguaggi delle nuove tecnologie si allargheranno le lacune di competenze, si creeranno nuovi e maggiori diseguaglianze e polarizzazioni”.

Per raggiungere entro il 2022 questo obiettivo al Governo si chiede di rispettare i seguenti impegni:

– a considerare lo studio del « coding» e la dotazione nelle classi degli strumenti tecnologici a tal fine necessari come nuovi aspetti degli ambienti per l’apprendimento in sostituzione degli arredi tradizionali, quali le lavagne di ardesia e la tradizionale organizzazione degli spazi con banchi e sedie non modulabili;

– a valutare, di conseguenza, la dotazione di strumenti hardware avanzati quali componente essenziale dei nuovi ambienti di apprendimento;

– ad adottare misure affinché gli edifici scolastici di nuova costruzione siano predisposti per facilitare la diffusione del coding a scuola;

– ad adottare iniziative per prevedere, a partire già dall’anno scolastico in corso, percorsi di formazione per il personale docente delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, al fine di sensibilizzarlo alle nuove metodologie didattiche digitali attraverso cui veicolare gli apprendimenti e raggiungere gli obiettivi delle indicazioni nazionali;

– a promuovere e favorire iniziative volte all’alfabetizzazione e allo sviluppo dell’apprendimento del « coding» nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Con largo anticipo rispetto al passato, anche in considerazione delle novità che entrano in vigore per effetto del decreto legislativo 62 del 2017, è disponibile sul sito del MIUR l’ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato conclusivo del II ciclo di Istruzione. Il documento guiderà presidenti, commissari e docenti nelle tappe di avvicinamento alle prove di giugno e nello svolgimento delle stesse. “Con l’ordinanza – spiega il Ministro Bussetti - offriamo un quadro chiaro delle norme e delle diverse tappe dell’Esame. Nelle prossime settimane andremo avanti con le simulazioni della prima e della seconda prova che abbiamo voluto per consentire a insegnanti e studenti di ‘testare’ i nuovi scritti previsti dal decreto 62 del 2017. Proseguiremo anche gli incontri sui territori con docenti e ragazzi”.

I contenuti dell’O.M.

- Entro il prossimo 15 maggio ogni consiglio di classe elaborerà un documento che espliciterà “i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo” seguito dagli studenti e anche “i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti”. Il documento illustrerà, poi, le attività, i percorsi e i progetti eventualmente svolti nell’ambito di “Cittadinanza e Costituzione” ai fini della prova orale. I commissari condurranno il colloquio tenendo infatti conto di quanto previsto dal documento elaborato dai docenti della classe.

- La prima riunione plenaria delle commissioni si terrà il prossimo 17 giugno alle 8.30. La prima prova, italiano, è calendarizzata per il 19 giugno, alle 8.30. il giorno dopo, giovedì 20 giugno, sempre alle 8.30, ci sarà la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. L’ordinanza individua anche le date per le eventuali prove suppletive.

- Una specifica sezione del documento è destinata alla prova orale: le commissioni dovranno dedicare un’apposita sessione di lavoro alla sua preparazione. Il colloquio prenderà il via da materiali predisposti dalla commissione (testi, documenti, esperienze, progetti, problemi) e che servirà a verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi caratteristici delle singole discipline e la capacità del candidato di utilizzare le proprie conoscenze e di metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale. I materiali, precisa l’ordinanza, costituiranno solo uno spunto di avvio del colloquio che si svilupperà poi in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare, per fare emergere al meglio il percorso fatto da ciascuno studente. Nella predisposizione di questi materiali di partenza la commissione terrà conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento prodotto a maggio da ciascun consiglio di classe.

- Per garantire a tutti i candidati trasparenza e pari opportunità, la commissione predisporrà, per ogni classe, un numero di buste con i materiali di avvio del colloquio pari al numero dei candidati aumentato almeno di due unità, in modo da assicurare anche all’ultimo candidato di esercitare la facoltà di scelta fra tre buste. Il giorno del colloquio, infatti, il presidente di commissione preleverà in modo casuale tre buste alla presenza di ciascun candidato e le sottoporrà a quest’ultimo che ne sceglierà una. I materiali delle buste già scelte dai candidati non potranno essere riproposti in successivi colloqui.

Il 26 marzo il MIUR pubblicherà una nuova simulazione della prova di italiano, il 2 aprile è in calendario la pubblicazione di ulteriori esempi della seconda prova.

In allegato, l’ordinanza completa.

O.M. n°205

Infografica tappe Maturità 2019

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

Argomenti:

Giacomo Mondelli - Una Proposta di Atto di Indirizzo: l’Articolazione degli Indirizzi Generali per l’azione formativa

Maria Rosaria Tosiani - I nuovi adempimenti per le istituzioni scolastiche in materia pensionistica

Raffaella Scibi - Reddito di cittadinanza

Antonio Di Lello - Congedo straordinario retribuito

Maria Rosaria Tosiani - La gestione del fondo minute spese. Le novità del nuovo regolamento di contabilità

Filippo Sturaro - Diventare insegnante di sostegno. Corsi di specializzazione al via!

Silvia Giannone - Le occupazioni studentesche: quando sfociano in violenza privata e interruzione di pubblico servizio

Angelo Muratore - Volontarietà dei contributi scolastici e loro detraibilità/deducibilità

Luciana Petrucci Ciaschini - Riscatto laurea. Le novità del D.L. del 17/01/2019

Sandro Valente - Per il personale ATA il nuovo contratto prevede la determinazione concordata della sanzione

 

Notizie:

Alternanza Scuola-Lavoro: si cambia

Personale cessato dal servizio dal 02/01/2016 in poi: applicazione CCNL 19/4/2018 - Luciana Petrucci Ciaschini

Rubriche:

PENSIAMOCI SU... a cura di Angelo Muratore

Per la Corte di Giustizia Europea va applicata la parità di trattamento tra lavoratori precari e non

L’ANGOLO DELLA PSICOLOGIA a cura di Vittorio Venuti

Le reciproche aspettative come presupposto alla realizzazione del benessere organizzativo

GIOCANDO S’IMPARA

RISPOSTA AI QUESITI POSTI DAI LETTORI

NOTE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA SCOLASTICA

Editoriale: Vittorio Venuti  - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

Francesco G. Nuzzaci - Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione

Michela Lella - In cerca di credibilità

Damiano Verda - Riforme educative: l’agenda Macron

Antonio Di Lello - Il nuovo Esame di Stato del 2° ciclo. Cosa cambia da quest’anno (Prima parte)

Maria Torelli - Didattica per competenze e nuovo esame di stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta

Anna Armone - La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’ esercizio dell’azione amministrativa

Gian Carlo Sacchi - Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?

Loredana Garritano - Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti

Maria Rosaria Tosiani - Pensioni scuola a.s. 2019/2020

 

Rubriche:

I CASI DELLA SCUOLA ...  a cura di Antonio Di Lello

Indennità funzioni superiori - Riconoscimento del diritto al compenso

 

LA SCUOLA IN EUROPA … a cura di Mario Di Mauro

Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex-Jugoslavia

 

PSICOLOGIA DELLA GESTIONE … a cura di Vittorio Venuti

Concorso dirigenti All’orale cadono le maschere ovvero:  come ci si presenta al colloquio orale?

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.4/2016

Editoriale di Anna Armone

Referendum costituzionale e riflessi sull’autonomia delle istituzioni scolastiche

 

Quando l’ultimo numero di questa rivista sarà pubblicato, probabilmente gli esiti referendari saranno oramai noti. Tra i punti all’esame referendario vi è la riforma del Titolo V della Costituzione, all’interno del quale l’art. 117 regola la ripartizione delle materie oggetto di competenza legislativa da parte dello Stato e delle regioni. La scuola si trova coinvolta profondamente nel processo di riforma, senza alcuna assoluta protezione derivante dall’autonomia funzionale. La dimensione di tale autonomia è sempre dipesa dall’estensione dei poteri esercitati dai soggetti della Repubblica attributari di competenze in materia di istruzione. Nella visione del legislatore costituzionale del 2001, l’istruzione avrebbe dovuto essere materia di legislazione concorrente accompagnata da un pieno esercizio delle regioni in materia di organizzazione dell’istruzione, con conseguente gestione anche degli organici di tutto il personale scolastico. La condizione per far decollare questo disegno doveva essere la realizzazione del federalismo fiscale attraverso la fissazione dei livelli essenziali delle prestazioni e il trasferimento delle risorse dallo Stato alle regioni.

Di questo disegno non è stato, in pratica, realizzato nulla. L’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, in materia di autonomia finanziaria di entrata e di spesa di Regioni ed enti locali, costituisce da anni, per una molteplicità di fattori, un’opera incompiuta. Si protrae così, per le finanze degli enti territoriali, una condizione generalizzata di incertezza, legata alla fase transitoria nel corso della quale i principi costituzionali non sono in grado di esplicare pienamente i loro effetti.

Alla fase transitoria si è aggiunta l’emergenza economica e finanziaria, che ha compromesso un processo già segnato da rilevanti elementi di complessità. Le esigenze di coordinamento della finanza pubblica, derivanti sia dai vincoli europei sia da quelli nazionali, hanno inciso in profondità sul processo in corso.

Partendo dagli esiti di questo iter, si è bloccato il conseguente processo di normazione dell’istruzione da parte delle regioni (solo Emilia Romagna e Lombardia hanno legiferato in materia di istruzione). Intanto è stato avviato il processo di riforma costituzionale che ha profondamente innovato la Costituzione. Ma noi ci soffermeremo esclusivamente su quanto interessa l’istruzione. Secondo l’art. 116 del testo del 2001 oltre alle Regioni ad autonomia speciale, alle Regioni ordinarie avrebbero potuto essere attribuite con legge«rafforzata» dello Stato, previa intesa con la Regione interessata, alcune limitate competenze (giustizia di pace, istruzione, ambiente e beni culturali). Secondo il testo sottoposto a referendum sono estese le materie «differenziabili»(si aggiungono politiche sociali, politiche del lavoro e territorio), ma si condiziona la loro attribuzione al fatto che la Regione sia in condizione di equilibrio di bilancio. I cambiamenti, dunque, vanno nel senso di rafforzare i vincoli di bilancio delle Regioni e degli altri enti. È costituzionalmente prevista la definizione per legge di indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo per spese di investimento e con contestuale definizione di piani di ammortamento; e solo se per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio.

Passando all’art. 117, oggi lo Stato ha una serie di competenze «esclusive»(elencate nell’art. 117.2) e può emanare «norme di principio»nelle materie «concorrenti» (elenco nell’art. 117.3, tra cui l’istruzione). Secondo il testo sottoposto a referendum sono eliminate le materie «concorrenti», una parte delle quali transita nell’elenco delle materie «esclusive» dello Stato (spesso però limitandone la competenza a dettare «disposizioni generali e comuni»: vedi le lett. m, n, o, p, s, u dell’art. 117.2, tra le quali disposizionigenerali e comunisull’istruzione; ordinamento scolastico.

Oggi lo Stato (art. 117.2) può emanare «norme di principio» nelle materie «concorrenti»(elenco nell’art. 117.3). Secondo il testo sottoposto a referendum sono eliminate le materie «concorrenti», una parte delle quali transita nell’elenco delle materie «esclusive»dello Stato (spesso però limitandone la competenza a dettare «disposizioni generali e comuni»: vedi le lett. m, n, o, p, s, u dell’art. 117.2). La giurisprudenza costituzionale aveva già affermato in relazione alla riserva di norme generali a favore dello Stato in materia di istruzione, che queste si distinguono dai principi fondamentali per il fatto che questi ultimi trovano espressione in “norme che, nel fissare criteri, obiettivi, direttive o discipline…da un lato, non sono riconducibili a quella struttura essenziale del sistema d’istruzione che caratterizza le norme generali sull’istruzione, dall’altro necessitano, per la loro attuazione dell’intervento del legislatore regionale”.Le norme generali, invece, comprendono quelle “disposizioni statali che definiscono la struttura portante del sistema nazione di istruzione e che richiedono di essere applicate in modo necessariamente unitario e uniforme in tutto il territorio nazionale, assicurando, mediante un’offerta formativa omogenea, la sostanziale parità di trattamento tra gli utenti che fruiscono del servizio dell’istruzione (interesse primario di interesse costituzionale)”.

Inoltre, viene introdotta la «clausola di supremazia», per cui con un procedimento speciale (art. 70.4), lo Stato può legiferare anche fuori delle sue materie quando lo richieda l’interesse nazionale (art. 117.4).

Viene abrogata la competenza legislativa concorrente delle Regioni. In materia di istruzione spetta alle Regioni la potestà legislativa, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario.Nella Costituzione del 2001 la potestà legislativa concorrente delle regioni, sulla base dei principi fondamentali fissati dallo Stato, era relativa all’“istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale”.L’ambito di competenza regionale appare, nella Costituzione del 2001 certamente più ampio, nella logica di un disegno federalista. La locuzione “servizi scolastici” attiene all’esercizio puro di funzioni amministrative.

Un riflesso importante del nuovo assetto costituzionale sottoposto a referendum si prospetta a livello di relazioni interistituzionali sul territorio. Nella prospettiva costituzionale attuale, la relazione autonomie scolastiche - territorio apre ad una molteplicità di modelli partecipativi alle decisioni di policy territoriale, dipendenti dalla visione politica dei diversi territori. Lo Stato, in questo modello, assume una funzione di “vigilanza”.Non bisogna dimenticare quanto previsto dall’art. 8 del d.p.r. 98/2014 “L’Ufficio scolastico regionale vigila sul rispetto delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni, sull’attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli essenziali delle prestazioni, sull’attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli di efficacia dell’azione formativa e sull’osservanza degli standard programmati…”.

Nella prospettiva della riforma costituzionale del 2015, va immaginato un nuovo modello di relazioni sui territori, modello anticipato dalla l. 107/2015 e divenuto sempre più chiaro nella fase attuativa. Viene irrigidita la filiera programmatoria statale e le relazioni sul territorio vengono affidate ad una sorta di rappresentatività debole delle scuole, fatta salva la programmazione che vede la partecipazione dello Stato. Mi riferisco, in particolare, alla previsione, al c. 70 della su richiamata legge, della costituzione di reti di ambito. Tra le altre funzioni, tali aggregazioni (nate discrezionali, ma divenute via via obbligatorie) devono rapportarsi con il territorio. Sembra quasi che tali soggetti possano godere di una sorte di personalità giuridica che possa garantire la loro rappresentatività, ma non è così. L’accordo di rete non attribuisce personalità giuridica, poiché non dà luogo ad alcun soggetto, crea unicamente un vincolo rispetto alle attività da porre in essere.

In ogni caso, saranno sempre le Regioni, nonostante gli incerti esiti del quesito costituzionale, a decidere se e come far partecipare le istituzioni scolastiche, attraverso le reti di ambito, alle decisioni di policy.

Il legislatore scrive e prescrive, la realtà modella le norme sulle culture amministrative che, a loro volta, sono determinate dalla cultura di un Paese.

Veniamo al contenuto di questo ultimo numero dell’anno 2016.

Apriamo uno spazio ad una tematica“trasversale”che, con l’approvazione da parte delle Nazioni Unite dell’agenda globale per lo sviluppo sostenibile e dei relativi obiettivi, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’ONU, deve assumere un posto di rilievo nella riflessione all’interno delle istituzioni scolastiche.

 

È un programma d’azione che impegna i partecipanti a perseguire uno sviluppo sostenibile in grado di assicurare “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”, secondo la definizione proposta nel rapporto “Our Common Future” pubblicato nel 1987. è evidente, come afferma Carmen Iuvone, che l’agenda globale per lo sviluppo sostenibile, rappresenta un impegno fondamentale per tutti i paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo e che l’educazione a queste tematiche ha un ruolo determinante. Si tratta, come spiega l’autrice, dopo l’illustrazione delle linee essenziali sulle quali dovranno essere improntati interventi di natura educativa e didattica, di una grande sfida ma anche di speranza sul futuro.

Rimaniamo sul filone della cultura ambientale per richiamare l’articolo scritto da Irene De Chiaroe che riguarda un tema di grande rilievo, il tema degli acquisti verdi della PA e i nuovi criteri ambientali negli appalti pubblici.

Parliamo di “Green Public Procurement”(GPP), letteralmente“acquisti verdi della pubblica amministrazione”,utilizzata per indicare l’insieme degli strumenti giuridici attraverso cui le istanze ambientali vengono integrate e acquistano rilevanza nelle procedure pubbliche di acquisto di beni e servizi. Secondo la definizione della Commissione Europea il GPP è “... l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”(1). In Italia dapprima con il d.lgs. 163/2006, poi con il Decreto Interministeriale di approvazione del Piano d’azione nazionale sul Green Public Procurement, D.M. 11 aprile 2008 (G.U. n. 107 dell’8/5/2008), è stato delineato anche a livello nazionale un quadro di riferimento complessivo utile a facilitare l’adozione e l’implementazione di pratiche di GPP sia dal punto di vista tecnico che metodologico. Il D.Lgs. n. 50/2016 ha abrogato - a decorrere dal 19 aprile 2016 - il previgente D.Lgs. n. 163/2006, e con l’art. 34, espressamente dedicato ai “Criteri di sostenibilità energetica e ambientale”,ha confermato le previsioni introdotte dal “Collegato ambientale”,contemplando l’inserimento obbligatorio nei bandi di gara dei CAM che siano stati adottati dal Ministero. È facilmente comprensibile come le istituzioni scolastiche, chiamate sempre più spesso all’applicazione della normativa generale che investe le PPA, e in particolare, per quanto riguarda la materia degli appalti. “Se tutte le scuole esistenti applicassero il GPP, infatti, avremmo conseguenze visibili su larga scala: la capillarità sul territorio delle istituzioni scolastiche comporterebbe un bilancio complessivo costi-benefici decisamente favorevole in un lasso di tempo contenuto”. (2)

Adalgisa Irlandoinizia una serie di scritti sul sistema dei controlli degli atti sottoposti alla RTS. A seguito dell’entrata in vigore delle misure procedenti dall’art. 1 , commi 8 e 9 della L. n. 183/2014, inizialmente per il solo 2015, nel rispetto del vincolo di copertura finanziaria, sono stati modificati alcuni istituti oggetto di previsione del D. Lgs. n. 151/01 (Testo Unico sulla Maternità), ad ulteriore tutela dei lavoratori. In ordine all’attività di competenza relativa ai controlli della Ragioneria dello Stato, saranno esaminate, in più puntate, in questa sede le novità di regolamentazione riguardanti:

a) Congedo di Maternità.

b) Congedo Parentale.

c) Congedo per le donne vittime di violenza di genere.

d) Assenze per visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici.

 

Il livello di interesse non solo teorico ma anche operativo del tema, è motivato dall’importanza che riveste a livello di singola istituzione scolastica, la garanzia della legittimità degli atti. I procedimenti posti in essere in tale contesto si concludono, qualora i provvedimenti debbano essere valutati dalla RTS, con la trasmissione a tale organo, al fine dell’apposizione del visto di regolarità amministrativa e contabile.

Passiamo all’attività didattica e formativa così come è progettata e realizzata. Vanna Monducci ci offre un esemplare raffronto tra il sistema duale scuola lavoro che in Germania coinvolge, da un lato, il Ministero federale per la cultura (e le scuole), dall’altro l’economia, la ricerca e la tecnologia, in stretta collaborazione con le parti sociali rappresentate dai sindacati e dalle associazioni degli imprenditori, e un esperimento portato avanti in un istituto tecnico professionale di Imola, proprio sulla base del modello tedesco. Si tratta della prima esperienza del genere in Italia. Come dice l’autrice “La sperimentazione appena avviata necessiterà di frequenti adattamenti in itinere, per il fatto che è priva di qualsiasi esperienza pregressa a livello nazionale. L’obiettivo della sperimentazione, tuttavia, va fortemente perseguito con l’obiettivo, ripreso integralmente dal portale http://www.sistemaduale.lavoro.gov.it, di adottare misure di medio-lungo periodo per ridurre i tassi di disoccupazione, agevolare le transizioni e ridurre il divario in termini di competenze tra scuola ed impresa, … rafforzare l’asse formazione - lavoro, finalizzato alla creazione di un sistema organicamente integrato”.

Giancarlo Sacchiripercorre il lungo cammino della scuola fino alla recente l. 107 attraverso l’evoluzione dei poteri degli organi decisionali. Ne emerge un quadro che negli ultimi tempi appare regressivo negli elementi di autonomia e autodeterminazione. In particolare, l’autore fa l’esempio delle reti, le quali, da opportunità organizzativa diventano struttura amministrativa obbligatoria. Ma è la figura dirigenziale che ci appare mortificata nella sua funzione e non a causa del profilo normativo, ma dell’indeterminatezza che avvolge l’intero sistema scolastico, gli organi collegiali, la funzione docente. L’autore rintraccia nell’attuale sistema una moltitudine di aporie, di involuzioni, di contrazione di spazi decisionali che sono rimasti a livello di esclusiva previsione normativa.

La rivista apre all’innovazione didattica proprio nell’ottica dello spirito della scienza dell’amministrazione. La tecnica applicativa rende viva la disciplina. Emilia Ciampanelliespone il progetto “Progettazione trasversale di storytelling, drammatizzazione e process drama di classici della letteratura vittoriana inglese”.Esso si basa su due opere teatrali e un romanzo dell’autore anglo-irlandese, Oscar Wilde, avvalendosi di una metodologia sinergica di tecniche tratte dallo storytelling, dalla drammatizzazione e dal process drama, atta a migliorare le competenze L2, le conoscenze generali ed educative nonché l’integrazione socio-culturale di una V classe multi-etnica liceale romana, con l’ausilio di dispositivi audio-video e ICT.

La rassegna letteraria si conclude, per quest’anno, con la recensione di quattro libri che spaziano nei sentimenti. Voglio, in particolare citare Bernard Friot, Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita Ed. Lapis, 2016. Tra incomprensioni, gelosie e invidie, Friot ci mostra come per gli adolescenti le parole possano avere ancora un valore e la poesia non sia poi cosi lontana dalla vita di tutti noi.

Il libro, poi, per chi volesse saggiare la propria vena poetica, ci propone un link dedicato che offre ai ragazzi la possibilità di cimentarsi, magari con l’aiuto degli insegnanti, nell’arte di Clio.

Concludiamo con la rassegna cinematografica, osservatorio privilegiato su un mondo culturale che offre di tutto e di più. Vincenzo Palermorecensisce due film, profondamente diversi, ma di grande interesse per il mondo scolastico. Detachment - Il distacco [USA 2011] REGIA Tony Kaye, è il primo film che scava nell’intimità di una determinata categoria sociale - i docenti - e degli allievi ai quali gli stessi si pongono, a causa del degrado sociale a cui sono sottoposte le periferie americane, in qualità di guida spirituale, prima che didattica.

Il secondo è un film italiano, di Piccioni che – tra lacrime appena accennate e sorrisi a mezza bocca – circoscrive all’interno di un’anonima gabbia scolastica, le tante celle dentro cui si sentono prigionieri i tre attori sociali, chi in cerca di rivincite, chi inseguendo l’ambizione di una vita e altri ancora reclusi e vinti senza possibilità di redenzione. E tuttavia, non oscurato da tragico pessimismo, Il Rosso e il bluci racconta che è ancora possibile trovare una via d’uscita dal torpore e dalla noncuranza, o forse solo un piccolo pertugio tra le sbarre di un mondo che, il più delle volte, uccide sogni e speranze di riscatto.

 

 

Buon fine anno a tutti.

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(1) Commissione Europea, Appalti pubblici per un ambiente migliore, COM(2008) 400.

(2) T. Celestino, Il Green Public Procurement nella scuola, Il Chimico italiano, n. 1 gen/feb 2011.

 

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